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mercoledì, aprile 13, 2005


GRILLINI: PENOSO E INUTILE ODG OMOFOBO APPROVATO IN SENATO  

"La destra 'geriatrica' pretende di rovesciare Costituzione"

Roma, 7 apr. (Apcom) - "Nei giorni della clamorosa sconfitta elettorale della maggioranza alle elezioni regionali la rappresentanza della destra 'geriatrica' al Senato riesce a farsi approvare un penoso ordine del giorno, di Maurizio Eufemi (Udc), che pretenderebbe di rovesciare nientepopodimeno che la Carta Costituzionale Europea laddove si dice che ogni essere umano ha il diritto a costituirsi una famiglia". Lo dichiara Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell'Arcigay, ricordando il testo della Costituzione Ue:"Parla chiaro: ognuno ha diritto ad una famiglia".


"Ovviamente - sottolinea Grillini - questo ordine del giorno non avrà la benché minima influenza sull'applicazione del testo stesso che ha già trovato in Europa concreta attuazione nell'approvazione di leggi che riconoscono i diritti degli omosessuali".


"Ancora una volta - prosegue - sulla Costituzione italiana si dicono falsità: l'articolo 29 non dice affatto che non si possono riconoscere altre forme familiari e non dice nemmeno, per chi sa leggere, che una famiglia deve essere composta da due persone di sesso diverso. In Italia proponiamo il Patto civile di solidarietà che si rappresenta come strumento di garanzia per i momenti difficili della vita tra due persone conviventi. La legge è attualmente in discussione in Commissione giustizia alla Camera dei Deputati ed è sperabile - conclude Grillini - si arrivi ad un voto positivo entro fine di questa legislatura".

 
07/04/2005 - APCOM

postato da Diamocela | 12:34 | commenti


martedì, aprile 05, 2005


Per la prima volta un omosessuale presidente  

Grillini: in Puglia la vittoria più bella: «Per la prima volta un omosessuale presidente, l’Italia entra in Europa»
 
ROMA - «Quella della Puglia è la vittoria più bella per chi come noi ha sempre pensato che un omosessuale possa ricoprire qualsiasi incarico a qualsiasi livello dello Stato. Dobbiamo dire grazie a Nichi Vendola e agli elettori pugliesi che si sono recati in massa alle urne per votare un rinnovamento radicale che non mancherà di avere effetti forti e duraturi sulla cultura di tutto il Paese». Il deputato Ds e presidente onorario di Arcigay Franco Grillini esulta per i risultati che sembrano assegnare a Nichi Vendola la poltrona di governatore in Puglia.

«Negli ultimi giorni - aggiunge l’esponente Ds - il centrodestra aveva giocato la carta della volgarità e dell’insulto sulla vita privata di Vendola, dimostrando ancora una volta l’incapacità di capire la modernità e, soprattutto, il cambiamento nella cultura e nel costume. Dopo la vittoria di Vendola non si potrà mai più dire che un omosessuale non può rappresentare le istituzioni in quanto istituzioni di tutti».

Grillini ricorda che proprio a Bari, tre anni fa «la grande manifestazione del gay pride aveva mostrato che la maggioranza della popolazione condivide gli ideali di libertà e giustizia assieme alla cultura dei diritti civili espressa dal movimento omosessuale».
«Siamo grati a Vendola per la sua battaglia e la sua perseveranza. La sua elezione popolare - aggiunge il presidente onorario di Arcigay - riveste un carattere particolare perché dimostra come lo stereotipo del machismo e del maschilismo meridionale sta venendo meno di fronte all’avanzare di una nuova classe dirigente aperta e capace di interpretare il cambiamento».

4/4/2005

www.lagazzettadelmezzogiorno.it

postato da Diamocela | 12:06 | commenti


martedì, marzo 08, 2005


La relazione di Sergio Lo Giudice all'11° Congresso Nazionale di Arcigay  

 Giorgio e Nino erano due ragazzi di quindici e venticinque anni, una coppia gay che aveva provato a vivere la propria relazione con l'entusiasmo che dà l'amore, ma non ce l'aveva fatta... 
Giorgio e Nino erano due ragazzi di quindici e venticinque anni, una coppia gay che aveva provato a vivere la propria relazione con l'entusiasmo che dà l'amore, ma non ce l'aveva fatta.

Perché siamo nell'Italia dei 1980 e questo non va bene e perché siamo in un paese della Sicilia, Giarre, e al bar non si parla d'altro che di quei due.


Così i due ragazzi chiamano un cugino, Franco, un ragazzino di dodici anni, gli regalano un orologio, gli procurano una pistola e lo convincono ad ucciderli, sdraiati nell'erba, abbracciati, come li ritroverà la polizia dopo quindici giorni, fra lo sconcerto dei paese e l'incapacità di comprendere dell'Italia intera.


Di fronte ai fatti di Giarre, alcuni gay siciliani sentirono che bisognava fare qualcosa, così presero l'iniziativa e poche settimane dopo, nel dicembre dei 1980, creavano un settore per i diritti degli omosessuali dentro l'ARCI di Palermo: nasceva così il primo nucleo dell'ARCI Gay.


La trasformazione di quell'esperienza locale in un coordinamento nazionale sarà promossa da Don Marco Bisceglia, animatore dei "cattolici dei dissenso" che era stato per molti anni parroco della Chiesa dei Sacro Cuore di Lavello, un paesino vicino Potenza, prima di essere sospeso a divinis dal suo Vescovo per essere un radicale, di sinistra, favorevole alla legge sull'aborto e al superamento dei pregiudizi verso le persone omosessuali.


Sospeso a divinis come oggi don Vitaliano della Sala, amico dei movimento Glbt - gay, lesbico, bisessuale e transessuale - a cui va la nostra piena solidarietà.


A partire dall'82 altri gruppi a Brescia, Milano, Pavia, Genova, Roma cominciarono a gravitare attorno a quei progetto: strutturare l'ARCI Gay come un coordinamento nazionale che unisse i tanti collettivi omosessuali italiani in un movimento unitario.


Il 3 marzo dei 1985, a Bologna, Marco Bisceglia, Franco Grillini, Beppe Ramina, Gianpaolo Silvestri, Nichi Vendola, Paolo Hutter e tanti altri davano vita alla nuova avventura.


Il battesimo dell'Arci Gay nazionale avvenne nella già mitica sede dei Cassero di Porta Saragozza assegnata tre anni prima al Circolo omosessuale XXVIII Giugno dalla Giunta guidata da Renato Zangheri, grazie anche all'aiuto di quei grande amico dei movimento omosessuale italiano che è stato Renzo Imbeni , che ricordiamo con grande affetto.


Non si trattava solo di unire le forze dei tanti gruppi gay privi di una solida rete nazionale di riferimento dopo: la scommessa era anche quella di riuscire' a trasformare l'energia provocatoria e trasgressiva che aveva contrassegnato l'azione politica dei collettivi omosessuali autonomi nati alla fine degli anni Settanta in una pratica politica più matura, orientata a produrre concreti cambiamenti, legislativi oltre che sociali e culturali, che migliorassero la vita delle persone omosessuali, riducendo il pregiudizio e offrendo servizi concreti alla comunità gay e lesbica che pian piano si andava creando.


Tanto lavoro è stato fatto da allora, tanto grano è stato macinato.


Negli anni dello sconforto per la rapida diffusione dell'AIDS, Arcigay seppe essere uno strumento importante per il consolidarsi della consapevolezza e il diffondersi della prevenzione.


Quella esperienza chiamò l'associazione a combattere contro l'indolenza delle istituzioni e il pregiudizio dell'opinione pubblica e poi a diventare motore di interventi efficaci, diffondendo messaggi di prevenzione nelle scuole, organizzando la risposta della comunità, svolgendo un ruolo di supporto attivo agli insufficienti interventi ministeriali.


Intanto si mettevano in piedi le linee di telefono amico, i consultori per la salute degli omosessuali, gli archivi di cultura gay e lesbica.


Si organizzava l'aggregazione, si strutturavano gli spazi di accoglienza e si facilitava la nascita di circoli ricreativi che fornissero per la prima volta un'alternativa diffusa su tutto il territorio nazionale all'atomizzazione sociale e alla pericolosità degli incontri notturni che erano da sempre il destino degli omosessuali.


Così la storia di Arcigay - insieme a quella delle altre articolazioni della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale - si è intrecciata con la storia migliore dei Paese, rappresentando una delle pochi voci in difesa della laicità delle istituzioni e delle libertà individuali.


Abbiamo percorso i sentieri dell'associazionismo e delle sue forme, già tracciati da quell'ARCI che vent'anni fa ci offri una casa e un modello da interpretare e reinventare per dare corpo e visibilità ad una parte sociale frammentata e dispersa.


Abbiamo incontrato il movimento delle donne, la loro istanza di liberazione da modelli maschilisti e sessisti su cui si fondava e si fonda la loro oppressione come la nostra.


Abbiamo incontrato e fatto nostro il valore della pace come condizione dei rispetto dei diritti umani e civili, valore tanto più sentito in questi giorni in cui abbiamo unito la nostra voce a quella di chi richiede la liberazione di Giuliana Sgrena.


Abbiamo percorso, a partire dalla nostra specificità e dalla centralità dei nostri temi, nuove vie per la costruzione di un ambiente sociale e naturale accogliente ed inclusivo, solidale e rispettoso delle diversità.


L'abbiamo fatto in condizioni avverse, costantemente chiamati a giustificare la nostra esistenza, senza mai dare niente per scontato, perché quasi nessuno dava per scontata la giustezza delle nostre istanze.


Ma siamo arrivati fin qui, in un contesto che, grazie anche alla nostra azione e a quella delle altre componenti dei movimento Glbt - gay, lesbico, bisessuale e transessuale - italiano ed internazionale è molto cambiata in questi anni.


Oggi il tema dei diritti di gay e lesbiche è diventata una questione politica di rilevanza planetaria, come furono nel '900 la questione femminile o la lotta contro le discriminazioni razziali.


L'Unione Europea ha prodotto continui pronunciamenti sulla parità dei diritti degli omosessuali, fino a produrre la Direttiva 78 dei 2000 sulle discriminazioni sui lavoro e all'inserimento dei divieto di discriminazione sulla base dei l'orientamento sessuale nel Trattato Costituzionale Europeo.


Dodici Stati europei (compresi paesi latini come Portogallo e Francia) riconoscono i diritti delle coppie gay e lesbiche ed altri cinque, fra cui la cattolicissima Spagna, si stanno apprestando a farlo.


La questione gay è stata un tema importante delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e, in Europa, è costata la seggiola a Rocco Buttiglione.


Noi siamo e saremo presenti sempre più in un contesto transnazionale, tramite l'ILGA, l'organizzazione internazionale gay e lesbica di cui ci onoriamo di esprimere, con il nostro Riccardo Gottardi, il presidente europeo, ma dovremo farlo anche consolidando un nostro ruolo d i retto.


La nostra protesta di qualche tempo fa sotto l'ambasciata d'Egitto insieme agli amici Radicali non dovrà rimanere un fatto isolato, di fronte alla brutale realtà di sette paesi islamici in cui è prevista la pena di morte per sodomia e ai circa settanta Stati dei mondo che puniscono coi carcere l'omosessualità.


Fra i nostri prossimi impegni dovremo annoverare la partecipazione al World Pride che si terrà a Gerusalemme e l'azione per il riconoscimento dei diritti di gay, lesbiche e trans a Cuba, oggi compressi e mortificati, proseguendo il lavoro già iniziato lo scorso anno grazie all'intuizione dell'ARCI dei compianto Tom Benetollo, carissimo amico di Arcigay a cui rinnoviamo il nostro affettuoso pensiero.


Una proiezione internazionale della nostra azione non significa certo avere risolto i problemi in patria: questi tre giorni di congresso dovranno servirci per definire in modo chiaro la rotta di Arcigay per i prossimi anni e rinnovare le forme dei suo servizio alla comunità.


Una cosa abbiamo già chiara, perché è stato un tema importante dei percorso congressuale:la nostra centralità rimane il benessere delle persone omosessuali in carne ed ossa, i loro bisogni concreti spesso taciuti o marginalizzati.


Questo obiettivo oggi richiede che la nostra azione sociale si articoli in progetti specifici ed interventi ben definiti.


Negli anni scorsi abbiamo accolto con piacere l'emergere di realtà nuove fuori da Arcigay: iniziative editoriali, un'imprenditoria diffusa, gruppi locali, espressioni nazionali di specifiche soggettività come quella lesbica, quella transgender, quella dei gay credenti.


Ci siamo detti: smettiamo di pensare Arcigay come il monolite unico, favoriamo noi stessi il sorgere di una realtà più articolata fuori dai noi nostri confini.


Oggi questo è, in una certa misura, accaduto ed Arcigay, elemento centrale di una comunità che cresce e si differenzia, ha di fronte nuove sfide.


La prima riguarda un consolidamento della struttura dei l'associazione, in continua espansione: siamo presenti con circoli politico-culturali in trentacinque province italiane e le sessanta strutture ricreative affiliate ci hanno permesso di superare il numero di centomila soci.


Sono ormai necessarie alcune riforme organizzative mirate alla costruzione di un'organizzazione più solida e ramificata, dotata di strutture provinciali e regionali in tutto il Paese che ci consentano un radicamento territoriale più forte


La seconda sfida è quella che ci chiama a declinare le nostre pratiche in modo più adeguato ai nuovi specifici bisogni che emergono fra la popolazione omosessuale e a cui dobbiamo dare nuove specifiche risposte.


Un primo tema è quello che riguarda la presenza femminile nel l'associazione.


L'articolazione di Arcigay- Arcilesbica in due organizzazioni autonome, decisa dal Congresso di Rimini nel 1996, aveva creato due case distinte per gay e lesbiche: oggi quel modello non è più adeguato a descrivere la realtà di Arcigay, che un numero crescente di lesbiche considera la propria associazione di riferimento.


Questo ci chiama a tornare a pensare di nuovo le nostre pratiche anche interne in un'ottica di genere e questo non potrà che farci bene, anche nel rapporto con Arcilesbica, che consideriamo la nostra più vicina compagna di strada e una componente importante e necessaria dei movimento glbt italiano.


Un altro tema a cui riconoscere una nuova centralità è quello dei migranti omosessuali, spesso fuggiti da situazioni insostenibili di pregiudizio o di persecuzione.


Dovremmo attrezzarci a supportare le loro richieste di asilo politico - supportate anche dalla innovativa sentenza di Torino - ma, soprattutto, a confrontarci con loro come nostri fratelli e nostre sorelle, sviluppando una nuova capacità di accoglienza che non sarà sempre facile e scontata.


Andrà pianificato - confrontandoci con le associazioni di genitori, gli insegnanti, le scuole - un progetto mirato di accoglienza e aggregazione per quei tanti giovani, talvolta adolescenti, che si rivolgono alle nostre sedi per trovare i punti di riferimento essenziali alla loro crescita e che, purtroppo, troppo spesso né la famiglia né la scuola sono disposti a dare o sono in grado di fornire.


Anche il tema dei disabili omosessuali ci chiama ad un impegno nuovo, e ci mette di fronte alla necessità di lavorare su noi stessi e non solo sulla realtà esterna, per prevenire possibili discriminazioni.


E' necessario ed urgente un rilancio sui temi della salute e della prevenzione, non solo attraverso una pressione pubblica contro l'inadempienza della politica sanitaria dei Ministro Sirchia, ma anche ripensando le forme della nostra azione di prevenzione e riflettendo sui modi più adeguati ad evitare un riflusso di attenzione.


Va pianificato e avviato un progetto organico di intervento di Arcigay nel mezzogiorno, una zona dei paese nella quale, nonostante alcune importanti conquiste degli ultimi anni come il successo dei Pride di Bari o la nascita dei primo circolo in Calabria, viviamo una situazione di forte difficoltà ad organizzare una nostra presenza strutturata.


Per questo motivo ci. hanno fatto particolarmente piacere due vicende meridionali.


La prima è stata l'elezione, proprio due anni fa, di un Sindaco dichiaratamente gay in un grosso centro della Sicilia, ad alta densità mafiosa e - si pensava - forte maschilismo sociale: Saro Crocetta, Sindaco di Gela, oggi non è solo un simbolo della lotta alla mafia, ma anche un simbolo di riscatto per i gay dei Sud.


E siamo orgogliosi che simbolo dell'antimafia sia diventato anche uno dei fondatori dell'Arcigay, l'amico Nichi Vendola che ha dimostrato, vincendo le primarie in Puglia, che la gente non ha più paura ad affidare i propri destini ad un bravo politico omosessuale, e che è animato della stessa passione contro le ingiustizie che lo ha portato ad essere tra i fondatori di Arcigay.


Siamo fieri di avere contribuito in modo determinante, in questi vent'anni, a modificare le lenti attraverso cui l'opinione pubblica dei nostro paese legge l'articolarsi di una presenza gay e lesbica sempre più visibile.


Sul piano culturale e sociale l'Italia, da questo punto di vista, ha vissuto la sua rivoluzione gentile e la sfida di quei visionari che vent'anni fa ruppero gli ormeggi si è rivelata fondata.


Ma Arcigay ha rappresentato anche altro, segnando anche su questo una svolta: con Arcigay il movimento omosessuale ha assunto una responsabile pratica di relazioni politiche e istituzionali finalizzata al raggiungimento di obiettivi concreti.


Questa decisione, già affermata nell'85, ha prodotto molti risultati positivi. Oggi tutte le forze politiche hanno, nel bene e nel male, una loro posizione sulla questione omosessuale. Alcuni dei massimi esponenti dei nostro movimento, come Franco Grillini, Nichi Vendola, Titti De Simone, sono membri dei Parlamento da dove danno un contributo importante alla visibilità delle questioni Glbt.


Alcune importanti operazioni politiche degli ultimi anni sono figlie di questa strategia: dall'istituzione di una specifica Commissione presso il Ministero delle Pari Opportunità retto da Laura Balbo e poi da Katia Belillo alla recente calendarizzazione alla Camera della proposta di legge Grillini sul Pacs; dal successo nell'affaire Buttiglione alla presenza di una folta delegazione italiana nell'intergruppo gay e lesbico al Parlamento europeo.


Ma se la passione con cui generazioni di gay e lesbiche hanno preparato il presente ha prodotto concrete riforme legislative nel resto d'Europa, questo non è accaduto ancora in Italia e questo oggi non è più giustificabile: non con il nostro consenso, non nel nostro silenzio.


In questi vent'anni abbiamo condotto una lunga traversata nel deserto, irrigando la secchezza dei pregiudizio con l'acqua dell'informazione, utilizzando la crescente visibilità dei gay e delle lesbiche dei Paese per seppellire lo stigma sociale con la nostra gioia di vivere e con le nostre relazioni d'amore vissute alla luce dei sole.


Abbiamo atteso che le forze politiche che hanno accettato di percorrere con noi la stessa strada procedessero con più lentezza, come in quelle carovane in cui chi va avanti ad esplorare il cammino con mezzi più agili sa di dover aspettare lungo la salita i carri e le salmerie.


Ma oggi siamo in un'altra fase: a chi ci ha seguito a distanza, chiediamo di procedere insieme rapidi verso la meta; a chi ci aiutato a seminare oggi diciamo che è venuto il tempo necessario dei raccolto.


Sappiamo che valori come la laicità delle istituzioni, la libertà dei percorsi individuali di esistenza e l'uguaglianza di fronte alla legge oggi sono valori condivisi dalla maggioranza degli italiani, così come sono condivise le riforme legislative che abbiamo proposto in attuazione di quei principi.


Noi chiediamo che sia applicata pienamente in Italia la Direttiva dell'Unione Europa contro le discriminazioni sul lavoro, che un decreto legislativo dei governo Berlusconi ha prosciugato e immiserito.


Chiediamo che si proceda con l'inserimento dei l'orientamento sessuale nella legge Mancino contro le discriminazioni. secondo la proposta fatta propria dalla maggioranza di centrosinistra durante il governo D'Alema e troppo frettolosamente ritirata dopo l'esplicitazione della contrarietà della Conferenza Episcopale Italiana.


Chiediamo che si dia applicazione ai decreti firmati dal ministro Veronesi contro l'assurda discriminazione dei gay donatori di sangue, che si riattivino gli interventi ministeriali di prevenzione dell'Aids rivolti ai gay, che una legge definisca, sul modello tedesco della "piccola soluzione", la possibilità per le persone transgender di cambiare identità anagrafica senza sottoporsi ad operazione chirurgica.


E una cosa oggi chiediamo sopra ogni altra: si ponga fine all'anomalia italiana e si approvi, finalmente, quella proposta che ha radici antiche quanto Arcigay, che la inserì nella propria piattaforma programmatica già nel Congresso dell'85: una legge che dia riconoscimento giuridico alle convivenze fra coppie anche dello stesso sesso, riconoscendone diritti, doveri e responsabilità reciproche, una legge sul Patto Civile di Solidarietà.


In questi anni abbiamo confrontato con pazienza ed attenzione le nostre posizioni con quelle dei nostri interlocutori, laici e cattolici, costruendo processi condivisi con sensibilità culturali diverse ma disposte al dialogo, cercando di superare lo steccato dei pregiudizio attraverso il confronto delle idee.


Abbiamo spiegato che non vogliamo guerre di religione, ma vivere in un paese in cui il valore della libertà religiosa sia fondamento di laicità; che non vogliamo distruggere famiglie, ma avere la possibilità di costruirne di nuove senza anacronistici ostacoli giuridici.


Oggi, responsabilmente, non proponiamo l'estensione dei matrimonio alle coppie omosessuali ma un istituto, diverso e distinto da quello, che riconosca anche alle coppie gay e lesbiche uno status giuridico ed alcune opportunità irrinunciabili come assistere il proprio partner in ospedale, partecipare alle decisioni relative alla sua salute, lasciargli in eredità i propri beni senza le imposizioni fiscali previste per una persona estranea


Questo chiediamo e lo chiediamo adesso, perché è venuta l'ora di eliminare l'assurda situazione per cui una lesbica o un gay in Italia sono doppiamente discriminati: rispetto agli eterosessuali italiani, dì cui non godono degli stessi diritti, e rispetto agli omosessuali della gran parte d'Europa, a cui i rispettivi Stati hanno riconosciuto un'effettiva applicazione di quei principi contenuti nella Carta di Nizza per cui vanno evitate le discriminazioni di gay e lesbiche anche garantendo loro il diritto di costituire, al di fuori dei matrimonio, le loro famiglie.


Su queste richieste ci aspettiamo risposte chiare perché chiaro sarà il nostro atteggiamento di fronte alle coalizionì politiche che si presenteranno al voto il prossimo anno: Arcigay si sentirà rappresentata solo da un programma di governo che indichi in modo esplicito l'impegno ad approvare una legge che dia uno status giuridico alle coppie gay e lesbiche, sul modello francese dei Patto Civile di Solidarietà.


Lo chiederemo al centrodestra anche se abbiamo chiara quale sia stata in questi anni la politica prevalente della Casa delle Libertà sui temi che riguardano i diritti civili delle persone, a partire dall'approvazione della legge 40 sulla Fecondazione medicalmente assistita che ha introdotto una norma medievale per la sua concezione dei corpo della donna e delle libertà individuali.


Una concezione dello Stato come strumento laico di armonizzazione delle complessità sociali e fondato sul rispetto delle singole posizioni filosofiche, culturali e religiose ha lasciato il passo all'idea, di sapore totalitario, di uno Stato etico che orienti per via normativa le scelte più profonde e personali di cittadine e cittadini.


Siamo stati con convinzione - accanto agli amici Radicali e all'Associazione Luca Coscioni - fra i promotori dei referendum abrogativo, bloccato dalla Corte Costituzionale, che avrebbe permesso di cancellare l'art. 5 della legge, che introduce per la prima volta nel nostro ordinamento un principio esplicito di discriminazione sulla base dei l'orientamento sessuale vietando alle donne lesbiche di ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita: continueremo comunque a dare il nostro impegno nella battaglia per gli altri referendum affinché quella legge sia modificata profondamente.


Ma non è solo la legge sulla procreazione assistita che ci fa considerare illiberali le politiche di quella che ha voluto chiamarsi Casa delle Libertà: sulla droga, la prostituzione, il carcere, l'immigrazione, gli orari di chiusura dei locali, le discriminazioni sul lavoro, il secondo governo Berlusconi si è dimostrato fra i più illiberali della recente storia d'Italia.


Alcuni suoi esponenti, come i ministri Tremaglia e Calderoli, hanno assunto posizioni incivili, incredibilmente offensive e indegne di un paese democratico, gettando nella vergogna il nostro paese agli occhi dell'Europa.


Tuttavia, sappiamo che anche fuori dal centrosinistra esistono posizioni autenticamente laiche e libertarie.


I Radicali, innanzitutto, di cui sappiamo con quale passione lottino da sempre sugli stessi temi; i quaranta parlamentari che hanno firmato una proposta di legge sul Pacs presentata da Dario Rivolta, deputato di Forza Italia; forze politiche esterne alla Casa delle Libertà ed eredi della tradizione laica e socialista, come il Nuovo Psi.


Da loro ci aspettiamo di potere riprodurre il modello di quell'alleanza trasversale che permise alle forze laiche di maggioranza e opposizione di votare insieme le leggi sul divorzio e sull'aborto.


Naturalmente perché questo accada contiamo soprattutto sul sostegno delle forze dei centrosinistra, ma sia chiaro che non lo diamo per scontato: troppi segnali ce lo impediscono ed è ancora viva la delusione vissuta durante i governi dell'Ulivo che non seppero produrre neanche una legge contro le discriminazioni.


Oggi le forze della sinistra italiana hanno assunto una posizione più chiara e ferma sulla necessità di riconoscere i diritti delle coppie gay e lesbiche, posizione oggi più vicina a quelle dei riformismo europeo.


Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Democratici di Sinistra come anche i socialisti dello Sdi, i Repubblicani Europei, l'Italia de Valori hanno assunto una posizione molto netta e di questo li ringraziamo di cuore, perché sappiamo che anche loro hanno affrontato delle difficoltà, ma queste forze non si presenteranno da sole agli elettori: lo faranno all'interno di una coalizione che, nelle prossime settimane, metterà a punto il suo programma.


Sarà lì, nel programma dell'Unione ' che i gay, le lesbiche, i loro genitori ed amici, le persone bisessuali, transessuali e transgender, ogni cittadino e cittadina che abbia a cuore i diritti civili e la promozione della libertà individuali potrà misurare il grado di laicità e di libertà che la coalizione di centrosinistra intenderà imprimere alla prossima azione di governo.


Il primo segnale non è stato incoraggiante: le parole pronunciate qualche giorno fa proprio qui a Bologna, il luogo in cui ha preso avvio la sua Fabbrica dei programma, da Romano Prodi, che si è esplicitamente dichiarato contrario ai matrimoni gay, hanno destato preoccupazione.


Prodi ha ritenuto di mandare così un segnale chiaro e netto ad una parte dei suo elettorato; una parte che riteniamo minoritaria, se diversi sondaggi, come quello dell'Eurispes, ci dicono che più di metà degli italiani è a favore dei matrimoni gay, e comunque una rassicurazione inutile dato che oggi questo non è un tema all'ordìne dei giorno.


Oggi stiamo discutendo di altro, di qualcosa differente dal matrimonio che si chiama Patto Civile di Solidarietà, su cui Romano Prodi non ha ritenuto finora di mandare alcun segnale altrettanto chiaro ed esplicito.


Una delle prime tessere di Arcigay conteneva una frase tratta dal Simposio di Platone che diceva: "A coloro che comandano non conviene che nei sudditi nascano pensieri grandi, né a amicizie forti e una vita in comune, quali appunto l'amore più di ogni altra cosa, suole _generare''.


Noi vogliamo sapere se chi chiederà il nostro consenso per governare il Paese avrà o no rispetto dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti, avrà o no paura delle nostre relazioni di amicizia e di amore, vorrà o no favorire le nostre vite in comune, i nostri progetti.


Su questo chiediamo che si arrivi ad un patto chiaro fra le coalizioni politiche e la comunità gay, lesbica, bisessuale e transgender: sulla base di questa chiarezza misureremo la coerenza dei nostri interlocutori e decideremo di conseguenza.


"Il tempo del cambiamento è ora" è il bel titolo che gli amici e le amiche dell'ARCI hanno dato al loro recente Congresso: non è uno slogan massimalista, ma la promessa di un impegno che guarda al futuro di un altro mondo possibile ma è fondato sull'azione presente e sulla necessità concreta di modifiche forti.


Oggi è anche il tempo della piena cittadinanza per le persone gay e lesbiche; oggi è il tempo in cui l'orientamento sessuale, l'identità e l'espressione di genere smettano di essere motivo di discriminazione sociale o di imbarazzo politico; il tempo in cui gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender, queer ed ogni individuo che non si riconosca in una norma identitaria di maggioranza possa vivere la pienezza della sua esistenza fuori da condizionamenti eterosessisti.


Chi non vorrà essere parte attiva della soluzione di questo nodo storico sarà inevitabilmente parte dei problema e così lo considereremo, a partire dalle prossime elezioni politiche.


Noi non siamo una comunità separata dal resto dei paese, siamo donne e uomini portatori di un tratto di identità che, come accadde e accade alle donne, agli ebrei, agli afroamericani, mette in discussione solo altre identità che si sono costituite storicamente come dominanti e si sono percepite come assolute.


Siamo portatori e portatrici di un tema politico ma, soprattutto, testimoni di una istanza diffusa di libertà dei desideri e dei sentimenti troppo spesso costretti in logiche di dominio.


Ha scritto Andrew Sullivan, giornalista e militante gay: "t come se i gay avessero imparato che l'esistenza è fatta di incertezza, che determinati suoi aspetti sono indecifrabili, che vi sono problemi senza soluzione, che certe strade non conducono in nessun luogo, che alcuni fenomeni sono privi di significato e che l'esercizio supremo della libertà è un viaggio improvvisato, non programmabile"..


E' vero: l'esperienza di ogni gay e di ogni lesbica - come quella di ogni persona in transito fra i generi - scorre fuori dai canali tracciati dalle convenzioni sociali e per questo può scorgere mancanza di senso dove altri fondano le loro certezze.


Vogliamo mettere questa nostra esperienza, la nostra energia, la nostra creatività al servizio di un paese migliore, più ricco e plurale consapevoli,come ci ha insegnato John Stuart Mill, che "il carattere individuale è l'elemento sicuramente principale del progresso individuale e sociale


Per secoli in Italia l'omosessualità è stata ignorata perché, come spiegava Giuseppe Zanardelli nel progetto dei Codice Penale dei 1889 che avrebbe preso il suo nome, rispetto alle libidini contro natura ( ... ) riesce più utile l'ignoranza del vizio che non (...) la cognizione delle pene che lo reprimono

Ad un certo punto della storia italiana questa ignoranza non è stata più possibile e lo scherno sociale che ne ha preso il posto si è rivelato un'arma spuntata con l'emergere di un movimento omosessuale nel paese, quando l'orgogliosa rivendicazione dei proprio diritto all'identità ha sostituito la secolare vergogna imposta dallo sguardo sociale.


Allora si sono levate potenti e forti contro di noi le forze dei conservatorismo, dei fondamentalismi culturali e religiosi, dei maschilismo e dell'eterosessismo ancora così diffuse nella società italiane e sempre più spesso solleticate da uomini politici irresponsabili abituati a pescare voti nel ventre più molle dei paese


Ma noi confidiamo nella profezia di Gandhi che scriveva: "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci".


Sta a noi costruire le condizioni per la vittoria, che sappiamo verrà, ineluttabile: ce lo dice il modo deciso in cui l'Europa ha imboccato questa direzione; ce lo dicono i sondaggi relativi all'opinione dei più giovani, massicciamente schierati dalla nostra parte.


Quel giorno non sarà Arcigay a vincere, non sarà il movimento Glbt italiano a vincere, perché non è per noi, per un interesse particolare che stiamo conducendo questa battaglia.


Quel giorno avrà vinto un'idea di democrazia che ha le sua radici nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo.


Allora saremo lieti di avere speso le nostre energie e li nostro entusiasmo per fare crescere questo Paese e saremo orgogliosi di avere contribuito coi nostro impegno a dare nuovo respiro all'idea della convivenza civile e a mettere nuove ali ad un'idea più avanzata di libertà.


Bologna, 4 marzo 2005

 
08/03/2005 - Redazione - Sergio Lo Giudice

postato da Diamocela | 18:18 | commenti


IL NUOVO CORSO DI ARCIGAY  

 Cecchi Paone alla giornata conclusiva del congresso: 'Serve un partito gay'. Risponde Grillini: 'C'è già: siamo noi'. Lanciata la nuova struttura: 'un circolo in ogni provincia'. 
BOLOGNA - Si è chiuso con la rielezione all'unanimità del presidente Sergio Lo Giudice, e con la conferma, a larghissima maggioranza, del segretario Aurelio Mancuso, l'undicesimo congresso nazionale di Arcigay. Approvate le modifiche dello statuto che rinnovano completamente il funzionamento dell'associazione. Che punta a ringiovanirsi.

A dominare la scena dell'ultima giornata del congresso, il giornalista televisivo Alessandro Cecchi Paone, che nei mesi scorsi ha orgogliosamente ribadito la sua "omoaffettività". «Sono con voi sul piano delle idee e delle battaglie per i diritti civili ed il Pacs - ha spiegato il giornalista - Serve una battaglia politica a tutto tondo. Perché ormai non siamo più nell'Italietta familista degli anni '50. Il mondo è cambiato. Io lo posso dire da liberale, voi ditelo ai vostri partiti di riferimento». Cecchi Paone ha illustrato il suo progetto all'interno del movimento gay: «Serve un nuovo grande movimento di liberazione laica e libertaria. E un leader che sia come Zapatero».


«Il partito di cui parla Cecchi Paone - ha risposto il presidente onorario Franco Grillini - c'è già e si chiama Arcigay. E le proposte che fa sono ormai una necessità di riforma democratica e civile del nostro paese»


Un'associazione rinnovata

A parte le conferme dei massimi dirigenti, si è trattato di un congresso di profonda trasformazione per la più grande associazione gay e lesbica italiana. Nuova tessera e nuovo sistema di tesseramento, un nuovo statuto, un'articolazione in comitati provinciali, l'allargamento del consiglio nazionale: sono alcune delle trasformazioni approvate dai 143 delegati arrivati a Bologna da tutto lo stivale.


Il nuovo statuto quindi prevede l'articolazione in comitati provinciali, che saranno composti da tutti i soci e le socie residenti nella provincia di competenza del comitato. Sparisce così la vecchia distinzione tra circoli politici e circoli ricreativi, con rispettivi e separati soci. La strada è quella di un progressivo allontanamento tra le due anime dell'associazione. «E' una trasformazione che nulla toglie al senso di comunità che in questi anni ha unito i nostri circoli - ha spiegato Lo Giudice - Oggi aggiungiamo una nuova capacità di intervento nella società». I comitati provinciali potranno poi articolarsi in coordinamenti regionali, come già è avvenuto in Toscana e come sta avvenendo in Veneto.


Aumenta la tessera, si allarga il consiglio

Sulla nuova tessera risalta il restyling del logo dell'associazione, con il pegaso alato stilizzato. Il sistema di tesseramento sarà trasferito on-line con tutte le procedure di sicurezza del caso e con la garanzia di una maggiore privacy. La quota di iscrizione aumenterà nel 2006 a 15 euro: un rincaro che andrà in parte a finanziare la nuova articolazione dei comitati provinciali. E' aumentato anche il numero di componenti del consiglio nazionale, segno della maggiore partecipazione dei soci all'attivismo dell'associazione. Le regioni più rappresentate, tra i sessanta nuovi consiglieri, sono l'Emilia-Romagna con 15 componenti; segue la Lombardia con 8, quindi il Veneto e la Toscana con 7 consiglieri ciascuno. Meno rappresentate le regioni del Sud, ma il segretario Mancuso promette: «Nei prossimi mesi ci impegneremo a fondo con politiche orientate alla visibilità di gay e lesbiche nel Mezzogiorno». Il nuovo consiglio nazionale cercherà poi di rappresentare le istanze emergenti nell'associazione, come la sempre più pressante voglia dei giovani di contare e di costruire politiche giovanili, e la presenza importante di molte lesbiche in Arcigay.


Sono stati molti infine i temi all'ordine del giorno durante il congresso, con i delegati chiamati a discutere e confrontarsi su diversi temi e problemi che riguardano movimento GLBT italiano. Alla fine sono stati approvati gli ordini del giorno che ribadiscono la centralità della lotta all'AIDS nelle scelte politiche di Arcigay, la cooperazione con le altre organizzazioni del movimento, la lotta alla transfobia, l'impegno nella campagna referendaria per l'abrogazione della legge sulla procreazione assistita, l'approfondimento delle tematiche culturali, e la creazione di un periodico informativo per tutti i soci e le socie. Nei prossimi tre anni nascerà quindi un'Arcigay nuova e diversa: i 143 delegati tornano a casa con tanto lavoro da fare.

 
07/03/2005 - Gay.it - Claudio Malfitano

postato da Diamocela | 18:14 | commenti


INTERVENTO DI DELIA VACCARELLO AL XX CONGRESSO ARCIGAY  

 Storia di una foto che mancava e che aiuta le lesbiche a non essere la costola di un Adamo gay 
Arcigay sa di essere forza propositiva all’interno della società italiana. Sentendo le parole di Aurelio Mancuso e Sergio Lo Giudice che a cominciare dal Pacs chiedono convergenza al mondo della politica e annunciano : “altrimenti faremo da soli”, si assiste alla presa di coscienza della forza di contare. Un salto di qualità iscritto nel linguaggio: il lessico dei vertici Arcigay non è più quello di una minoranza, ma di una grande forza che sa di lottare per libertà irrinunciabili.

Ho sempre avvertito nel mio lavoro la forza di questa associazione. Quando in occasione della battaglia per il riconoscimento delle coppie omosex in sede Casagit, la cassa mutua dei giornalisti, feci il mio coming out sulla prima pagina dell’Unità, nel lontano ’96, Arcigay fu la prima a intervenire. Già dalle prime ore di quella giornata le agenzie stampa diffondevano la solidarietà dell’associazione e l’impegno a scendere in campo. E non passa giorno, da quando curo la pagina sull’Unità dedicata al mondo delle lesbiche dei gay e delle persone trans “Uno, due, tre… liberi tutti”, che non ricevo comunicati di Arcigay. L’attenzione di Arcigay è alta e rapido il suo prendere posizione. In tempi di attacchi all’informazione, questa attività è di grande valore.


Chi sa di essere forza sente il bisogno di crescere sempre. Io indico tre linee lungo le quali è possibile rafforzarsi: la valorizzazione della presenza delle lesbiche, il rapporto con le tante voci non associate e con le province silenti, l’alleanza tra politica e cultura.


Attraverso la pagina de l’Unità e le antologie Mondadori “Principesse azzurre” arrivo a un bacino di lettori che sfiora le 90mila unità. Ricevo una valanga di lettere. Tante sono di donne non raggiunte dalle associazioni che mi chiedono: “come coniugare il lesbismo con la vita pubblica?”. Oggi le donne lesbiche corrono un rischio. Se l’eterosessismo vuole la donna costola di Adamo, la cultura dominante rischia di accreditare le lesbiche come la costola di un Adamo gay. Chiedo ad Arcigay di aiutarci a scongiurare questo rischio. Come? La forza di intervento di questa associazione nella sfera pubblica potrebbe raccordarsi con le voci delle donne che stentano ad arrivare alla stessa sfera. Questo può avvenire quando un’associazione offre ascolto e rappresentanze in grado di far scattare il riconoscimento di sé, la vitale condivisione, alla base del consenso e della partecipazione. Le voci delle donne, spesso ritrose e non valorizzate, potrebbero trovare, se ascoltate, linfa vitale in un’associazione così attenta a quanto avviene nella sfera pubblica.


Se le voci delle donne sono da coltivare, ad esse se ne aggiungono tante altre che diventano spesso oggetto delle storie che pubblico su Liberi tutti: adolescenti, omosex immigrati, gay in divisa, ecc. ecc. Mi sembra di avere dinanzi un giardino di luci, quasi una serra, impaurita ma desiderosa di esserci sempre più, che va innaffiata perché non si spenga. Quando pubblico una di queste storie sull’Unità è palese la sensazione che i protagonisti vivano “un giorno da leone” o “da leonessa” a seconda del genere. Sono voci che le associazioni non raggiungono. Occorre, a mio avviso, rafforzare sempre di più la presenza dell’associazione con rappresentanze di entrambi i generi e portare i Pride, che servono sempre e ovunque, anche lì dove va infranto l’omertoso silenzio: Palermo, Pizzo Calabro, Cogne solo per fare qualche nome. Gli esempi di Bari e Padova sono stati a questo riguardo illuminanti, e la loro onda lunga continua a farsi sentire.


Essere forza significa accogliere e proporre. Ecco perché va detto con energia che abbiamo bisogno di un cibo troppo spesso ignorato: il cibo della cultura, un cibo che va condito con la politica. Noi lesbiche e gay siamo portatori di soluzioni nelle nostre vite quotidiane, e possiamo esserlo a testa alta nella vita pubblica. Abbiamo compito e ruolo di inventare modelli inediti, simboli che trasformino strutture del vivere inadeguate nella società di oggi, forme di visibilità cariche di significato. E’ di pochi giorni fa la pubblicazione nel Corriere magazine (l’inserto del Corriere della sera) di una fotografia che ritrae sei donne lesbiche. Quella foto nasce da una indignazione e, una volta scattata, è entrata nel corredo immaginario di molte donne di ogni età, dalle giovanissime in su. A farla nascere è stata una donna della politica, Anna Paola Concia della consulta Ds Gayleft, seduta qui in sala, che intendo pubblicamente ringraziare. Anna Paola ha visto la copertina che il magazine aveva pubblicato dopo le elezioni di Niki Vendola. La copertina era a lui dedicata e il pezzo di accompagno era tutto riservato all’omosessualità maschile. Titolo: “Sdoganamento gay”. Le donne lesbiche, non citate, per il magazine restavano, evidentemente, al di qua della frontiera.


Anna Paola ha scritto, indicando la omissione dannosa per l’immagine delle donne.


Il magazine ha raccolto l’appello e ha pubblicato una foto che ritrae sei lesbiche: Benedetta Emmer, Valeria Viganò, Anna Paola Concia, Titti De Simone, Imma Battaglia e la sottoscritta. Foto corredata da un articolo che spiega la “necessità” per le donne lesbiche di non essere più “voci fuori campo”. Ho ricevuto molte lettere dopo la pubblicazione della foto (visibile collegandosi a www.fuorispazio.net). Una lettrice di sedici anni mi dice di averla appesa in camera accanto a quella del social forum e di Carlo Giuliani, un’altra rivela di averla messa sotto vetro accanto all’immagine di Noam Chomsky. Natalia Aspesi sul venerdì di Repubblica l’ha citata come segnale di incoraggiamento alle donne omosex che oggi sono tentate da scelte di autonegazione. Dunque, una foto che mancava. Ecco cosa succede quando la politica sostiene la cultura. La vera politica è infatti collettività, alleanza fertile, capacità di illuminare e far crescere ciò che, intriso di valore, resta avvolto nell’ombra. Scoperta e promozione di ciò che può essere bene per tutti.


La politica è collettività, ma lo è anche la creatività. Le idee e le soluzioni al vivere nascono proprio perché sentiamo una presenza allargata, una attività fervida, perché percepiamo il respiro delle nostre esistenze e i luoghi ove possano incontrarsi. La collettività nutre l’immaginario.


L’invito che rivolgo ad Arcigay è di far tesoro dei suoi valori e dei tanti che possiamo scoprire e far crescere lavorando di concerto.


E ringrazio Arcigay, nella convinzione che senza di voi, senza questa attiva collettività, io non potrei pensare ciò che penso.

 
06/03/2005 - Gaynews.it

postato da Diamocela | 18:07 | commenti


Congresso Arcigay: Fassino, i Ds per leggi regionali contro discriminazioni  

 CONGRESSO ARCIGAY: FASSINO, I DS PROMUOVERANNO LEGGE REGIONALI CONTRO LE DISCRIMINAZIONI ANTI-GAY 
Bologna, 05 marzo 2005

L’impegno dei Democratici di sinistra è stato annunciato stamattina dal segretario nazionale Piero Fassino, intervenendo al congresso nazionale di Arcigay in corso a Bologna. Domani mattina il congresso vedrà l’intervento, tra gli altri, di Cecchi Paone e si concluderà con l’elezione dei principali organi dell’associazione.

I Democratici di sinistra promuoveranno l’approvazione di leggi regionali contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, sull’esempio di quanto già fatto dal Consiglio regionale della Toscana. L’impegno è stato assunto, accanto a quello per una legge nazionale sul Pacs, dal segretario nazionale dei Ds Piero Fassino, intervenendo stamattina al congresso nazionale di Arcigay, in corso a Bologna.

La prima legge regionale contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale è stata approvata dalla Regione Toscana nel corso del 2004.

“Anche le regioni italiane – ha commentato il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice – possono contribuire a realizzare in Italia le condizioni per una società più libera, accogliente e rispettosa di tutte le diversità. Le regioni possono supplire a ritardi gravi dello Stato italiano rispetto alla maggior parte degli altri stati europei in cui leggi contro le discriminazioni vigono ormai da anni”.

Il congresso nazionale di Arcigay si concluderà domattina con le votazioni e l’elezione dei principali organi dell’associazione: presidente nazionale, segretario nazionale, presidente onorario, consiglio nazionale. In mattina è anche previsto l’intervento del giornalista Alessandro Cecchi Paone, che nei giorni scorsi aveva rivolto ad Arcigay la proposta di fondare un partito gay.


06/03/2005 - Comunicato Stampa - Arcigay Ufficio Stampa

postato da Diamocela | 18:04 | commenti


DA CLANDESTINI AL CASSERO A PROTAGONISTI...  

 Meglio avere un figlio ladro che omosessuale. Lo strano corteo fu il primo Gay Pride italiano, organizzato per inaugurare il Cassero, prima sede di proprietà pubblica concessa ai gay. Una incursione a Palazzo d´Accursio, con il bacio di Ciro Cascina al sindaco Renato Zangheri. E la sera il ballo di Beppe Ramina con l´assessore alla cultura Sandra Soster, prima della fuga in Egitto, sulla terrazza del Cassero.
Passa tutta da Bologna, la storia del movimento di liberazione delle lesbiche e dei gay. Ora il loro congresso somiglia un poco a quello degli altri partiti. L´Arci Gay pone «precise condizioni» prima di dare un appoggio elettorale. «Prodi e Berlusconi si impegnino ad inserire il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso nei rispettivi programmi elettorali. Sosterremo solo quelle coalizioni che abbiano assunto impegni concreti, e denunceremo l´illiberalità e l´arretratezza delle altre». Vogliono assolutamente il Pacs (Patto civile di solidarietà), non accettano dilazioni. E in prima fila, ad ascoltare, ci sono Luciano Violante (oggi arriverà Piero Fassino), Daniele Capezzone, Alfonso Pecoraro Scanio. Tutti dicono che sono d´accordo con il Pacs, ma Violante ricorda una famosa battuta di Giancarlo Pajetta, pronunciata a Botteghe Oscure nel 1984 (e sembra sia passato un secolo). «Aveva ricevuto una delegazione di gay che chiedeva di costruire una associazione dentro l´Arci e lui rispose: "Gay va bene, Arci gay mi sembra un po´ troppo"».

Ma nel Pci - ha ricordato ieri Franco Grillini, e tutto il congresso si è alzato in piedi nell´applauso - ci sono stati anche uomini come Renzo Imbeni. «Se Bologna è stata l´inizio della nostra rappresentazione politica, lo dobbiamo a questo uomo di sinistra, affidabile e gentile. Segretario della federazione comunista, disse che sulla concessione del Cassero si doveva decidere, perché sui diritti non ci possono essere dubbi. Decise, ed il Cassero fu concesso. Ripetè le stesse parole quando nel 1994 era parlamentare europeo, e fece approvare la risoluzione sui diritti dei gay».

Il congresso dell´Arci Gay diventa anche una ribalta. Ne approfitta il segretario radicale Daniele Capezzone che, «con rispetto», attacca l´arcivescovo di Bologna. «Calderoli con i paramenti sembrerebbe Caffarra, Caffarra con la camicia verde non si distinguerebbe da Calderoli». Adesso sembra davvero di essere a un congresso.

JENNER MELETTI

 
05/03/2005 - La Repubblica

postato da Diamocela | 17:20 | commenti


Al via il congresso Arcigay  

 Tra gli ospiti Fassino e Violante 
BOLOGNA Dicono che Piero Fassino il tabù l’ha già rotto, inserendo la parola «omosessuale» nella sua relazione. Oggi, da Bologna, i 143 delegati al congresso nazionale ArciGay si rivolgeranno a Romano Prodi. «I Pacs - dice Franco Grillini, parlamentare Ds -, devono essere scritti nel programma di centrosinistra». Elencano le aperture trasversali raccolte anche tra i cattolici, nella Margherita: Rosy Bindi, Gentiloni, Rutelli...«La legge sui Pacs è una legge universalistica, riguarda tutte le coppie di fatto, anche quelle eterosessuali non solo gay o lesbiche». Legge per dare tutele giuridiche alla coppie di fatto, non vincolante, non obbligatoria; perciò non è che «che se si sottoscrivono i Pacs poi non si può scegliere di sposarsi». A Bologna nelle assise nazionali, a tre anni da quelle di Rimini (2002) faranno pesare la loro forza. Gli iscritti all’ArciGay sono oltre 100 mila, ma lesbiche e omosessuali in Italia sono - dicono - circa tre milioni. Avranno tra gli ospiti lo stesso Fassino, Pecoraro Scanio, Diliberto, Violante, Bobo Craxi, Daniele Capezzone e Marco Cappato. In apertura, il saluto di Cofferati. Avrebbero voluto avere anche Prodi, lo hanno invitato, aveva un già un altro impegno. Noi, dice Sergio Lo Giudice, presidente nazionale, ci rivolgiamo sia a Prodi sia a Berlusconi. Ma è solo una questione di forma, quasi di buon galateo. Perchè è «alle forze della sinistra che ci sono state compagne di strada», che guardano. «Nel disinteresse della destra verso questi temi c’è la contraddizione tra essere gay ed essere di destra», dice Grillini, ricordando che nel programma dei Ds i Pacs ci sono già. «Oggi la questione omosessuale in Italia è tra i primi dieci temi più importanti, se ne parla tanto perchè a mio avviso rappresenta la cartina di tornasole della libertà di un Paese». Così a Bologna penseranno alla Spagna di Zapatero (a un altro «tabù infranto, la scelta di Vendola in Puglia»), critici con quell’Islam «fondamentalista» che sopprime le libertà civili. «Oggi lo spazio politico per un movimento come il nostro è enorme - prosegue Grillini -. Interpretiamo quel desiderio di libertà che è fondamentale in ogni democrazia». Ma a formare un partito non ci pensano proprio. A Cecchi Paone che ha lanciato la proposta - anche lui oggi tra gli ospiti - dicono: ben venga la visibilità che ci dà la tua proposta, «ma a noi conviene essere presenti - dice Grillini -, trasversalmente nel centrosinistra con parlamentari che esprimono queste posizioni». 

04/03/2005 - L'Unità

postato da Diamocela | 17:17 | commenti


IL 'VOTO GAY' REGIONE PER REGIONE  

 Ecco i risultati del sondaggio elettorale di Gay.it. La sinistra trionfa in Toscana, Campania e Lazio, ma è punita in Emilia e Umbria. Voti gay decisivi in Puglia, Veneto e Piemonte. 
PISA - I gay scelgono la sinistra, e la loro scelta potrebbe essere decisiva per il risultato finale in molte Regioni alle prossime elezioni del 3 e 4 aprile. E' quanto emerge dal sondaggio online effettuato da Gay.it la scorsa settimana, che ha raccolto 8540 risposte da tutta Italia da parte dei lettori del sito.

L'elettorato omosessuale premia le coalizioni che si sono impegnate concretamente per i diritti di gay e lesbiche, mentre non garantisce il voto a quelle amministrazioni di centrosinistra che non hanno fatto passi concreti.


Nella popolazione omosessuale, infatti, circa i tre quarti degli elettori hanno intenzione di votare per il centrosinistra in regioni come la Toscana, la Campania, la Puglia e il Lazio.


Sostegno tiepido ai candidati dell'Unione, invece, in Emilia Romagna e Umbria. Segno che laddove il centrosinistra non compie atti concreti in favore della comunità glbt (gay, lesbica, bisessuale e transessuale) può perdere pericolosamente il 'voto gay'.


Quasi un omosessuale su tre, infine, voterà per il centrodestra in Lombardia, Veneto e Liguria.


Ma vediamo i dati in dettaglio.


Abruzzo

I dati relativi alla regione Abruzzo evidenziano che oltre il 74% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Ottaviano Del Turco, mentre alle elezioni del 2000 il centro sinistra raccolse il 49,8% dei voti. Solo nel 23% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 49,3% degli elettori.


Calabria

In Calabria oltre il 74% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Agazio Loiero, mentre alle elezioni del 2000 il centro sinistra raccolse il 48,7% dei voti. Solo nel 21,8% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 49,8% degli elettori.


Campania

I dati relativi alla regione Campania evidenziano che oltre il 75,4% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Bassolino, mentre alle elezioni del 2000 il centro sinistra raccolse il 54,2% dei voti, e i sondaggi ora la danno intorno al 56%. Solo nel 18,8% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 44,2% degli elettori.


Anche a livello comunale c'è l'esigenza di avere atti concreti dalle amministrazioni di sinistra: «A Salerno l'associazione "Federico Garcia Lorca" ha raccolto ben cinquanta firme di coppie di fatto - spiega Pasquale Quaranta, presidente dell'associazione - Purtroppo resta ancora un vuoto normativo. In più di un'occasione abbiamo proposto l'istituzione del Registro delle Unioni Civili al Sindaco, Mario De Biase (DS), e all'intera giunta comunale. Hanno risposto favorevolmente, finora, soltanto i Verdi, i Socialisti, i Radicali e Rifondazione: il Registro "non è passato". Da Destra soltanto anatemi e rinvii alla curia di Salerno».


Emilia Romagna

In Emilia Romagna il 73,8% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Errani. Solo nel 22,6% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 40,3% degli elettori. Ma mentre a livello nazionale la percentuale di omosessuali schierati a sinistra è superiore del 50% a quella relativa alla popolazione generale, in Emilia Romagna questa maggiore preferenza è 'solo' del 31%.


Lazio

I dati relativi alla regione Lazio evidenziano che il 75% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Marrazzo, mentre alle elezioni del 2000 il centro sinistra raccolse il 45,8% dei voti. Solo nel 20,8% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 51,5% degli elettori.


Imma Battaglia, presidente di Di' Gay Project, osserva come «la popolazione glbt sia andata oltre le dichiarazioni di Prodi e sappia comprendere il messaggio sociale del Centro Sinistra».


«C'è un nuovo modo di far politica da costruire e noi ne dobbiamo essere protagonisti senza abboccare nei trabocchetti e negli ammiccamenti elettorali - prosegue la Battaglia - Dobbiamo costruire l'unità del movimento glbt per poi proporci per costruire il programma sui diritti civili insieme a Marazzo per le Regionali e insieme a Prodi e a tutto il Centro Sinistra per le politiche 2006».


Liguria

I dati relativi alla regione Liguria evidenziano che il 67,5% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Burlando, ma il 29% delle risposte mostra che l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, terza percentuale più alta di preferenze a livello nazionale. Solo in Lombardia e Veneto ci sono più omosessuali di destra.


«Va dato atto alle forze che sostengono Burlando di aver dimostrato in questi anni, seppure con alcune eccezioni, maggiore attenzione alle tematiche LGBT di quanta ne abbia dimostrata il centrodestra - afferma Santo Balastro, presidente dell'Arcigay 'L'Approdo' di Genova - Questo però non basta, come dimostra il sondaggio. Bisogna fare azioni concrete per promuovere la non discriminazione e la pari dignità di gay e lesbiche, cosa che le istituzioni locali a guida di centrosinistra in questi ultimi anni non hanno fatto: la provincia di Genova non ha considerato la comunità omosessuale nelle commemorazioni della giornata della memoria e il sindaco "liberale" di Chiavari voleva "moralizzare" la spiaggia del Gruppo del Sale mandando via i gay, tanto per fare due esempi recenti. Queste sono scelte che hanno un peso».


Lombardia

I dati relativi alla regione Lombardia evidenziano che il 61% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Sarfatti, mentre il 33% delle risposte mostra he l'intenzione di voto è orientata ad appoggiare Formigoni. Dato questo che conferma che la Lombardia è tra i gay nonostante tutto la regione più di destra d'Italia, seguita dal Veneto in cui il 30% dei gay vota centrodestra.


Marche

I dati relativi alla regione Marche evidenziano che il 65,8% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Spacca. Solo nel 29% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 44,2% degli elettori. Ma mentre a livello nazionale la percentuale di omosessuali schierati a sinistra è superiore del 50% a quella relativa alla popolazione generale, nelle Marche questa maggiore preferenza è 'solo' del 32%.


«Se il centro destra è omofobo, il centro sinistra nelle Marche si barcamena senza alcun coraggio e dignità tanto da rifiutare nello Statuto regionale un riferimento ai diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione europea» è l'atto d'accusa di Duccio Paci, presidente Arcigay Agorà Pesaro e consigliere nazionale Arcigay.


«Neppure va meglio nelle altre istituzioni locali dove richieste e istanze avanzate dalle associazioni gay e lesbiche vengono regolarmente respinte o lasciate cadere nel nulla - prosegue Duccio Paci - I gay e le lesbiche marchigiani non possono più riconoscere quali loro rappresentanti quanti accettano e mantengono una inaccettabile situazione di discriminazione tanto formale quanto sostanziale».


Piemonte

I dati relativi alla regione Piemonte evidenziano che il 67% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Mercedes Bresso. Solo nel 28% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 51,8% degli elettori.


Per Andrea Benedino, portavoce nazionale GAYLEFT e assessore all'istruzione al Comune di Ivrea, «i dati del sondaggio sono molto confortanti e testimoniano la stima e la fiducia che le lesbiche e i gay piemontesi hanno nei confronti di una donna laica come Mercedes Bresso da sempre impegnata sui diritti civili. A parer mio ci sono tutte le premesse perché anche grazie al voto determinante degli omosessuali il centrosinistra possa vincere le prossime regionali e perché il futuro del Piemonte possa essere sempre più simile a quello di regioni come la Toscana che in questi ultimi anni hanno tracciato una strada importante per quel che riguarda la lotta contro le discriminazioni degli omosessuali».


Puglia

I dati relativi alla regione Puglia evidenziano che il 74,8% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Nichi Vendola. Solo nel 22,7% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 54% degli elettori.


Toscana

I dati relativi alla regione Toscana evidenziano che oltre il 75,6% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Martini, mentre alle elezioni del 2000 il centro sinistra raccolse il 49,3% dei voti. Solo nel 19,8% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 40% degli elettori.


Umbria

I dati relativi alla regione Umbria evidenziano che il 69% degli intervistati voterà per la formazione guidata dalla Lorenzetti. Solo nel 25,6% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 39,2% degli elettori. Ma mentre a livello nazionale la percentuale di omosessuali schierati a sinistra è superiore del 50% a quella relativa alla popolazione generale, in Umbria questa maggiore preferenza è la più bassa d'Italia ed è 'solo' del 23%.


Veneto

I dati relativi alla regione Veneto evidenziano che il 60,3% degli intervistati voterà per la formazione guidata da Massimo Carraro. Solo nel 30,7% delle risposte l'intenzione di voto è orientata verso il centrodestra, che invece quattro anni fa fu votato dal 55% degli elettori. Nonostante questo, però, il Veneto è la seconda regione dopo la Lombardia in quanto a gay che scelgono il centro-destra.


Per Zeno Menegazzi dell' Arcigay "Pianeta Urano" di Verona il risultato del sondaggio «è l'effetto della campagna 'Usa il tuo voto' che è stata organizzata dai circoli Arcigay in Veneto. Le nostre richieste erano l'inserimento del riconoscimento delle forme di convivenza alternative al matrimonio nello statuto regionale (che in Veneto non è ancora stato approvato) e l'approvazione di una legge regionale contro le discriminazioni. Massimo Carraro si è espresso in modo deciso, accettando le nostre richieste e dimostrandosi aperto alle diversità. Galan è stato più ambiguo: ha ribadito il suo no alle discriminazioni, ma non si è impegnato sulle coppie di fatto, che d'altronde non hanno ricevuto nessuna tutela nei dieci anni dei suoi precedenti mandati. Direi che il risultato rispecchia le nostre aspettative, e premia Carraro per la sua scelta decisa».


Per Claudio Malfitano dell' Arcigay "Tralaltro" di Padova «la comunità gay risente molto poco di influenze ideologiche o identificazioni di partito, ma sceglie tra i candidati quello che s'impegna a garantirgli diritti, laicità, un futuro sereno e la possibilità di costruire un progetto di vita, anche in coppia. Una comunità che in questi anni sta maturando e che adesso può essere decisiva per ribaltare l'esito di queste elezioni».


  Risultato sondaggio Gay.it Risultati region. 2000 Sondaggi pop. gen.
  Centro-sin. Rifond Totale Centro-dx Centro-sin. Centro-dx Altro Centro-sin. Centro-dx Altro
Abruzzo 59,5% 14,9% 74,3% 23,0% 49,8% 49,3% 0,9%      
Calabria 66,7% 7,7% 74,4% 21,8% 48,7% 49,8% 1,5%      
Campania 62,9% 12,5% 75,4% 18,8% 54,2% 44,2% 1,6% 56,5% 38,5% 5,0%
Emilia Rom. 62,2% 11,7% 73,8% 22,5% 56,5% 40,3% 3,2%      
Lazio 61,9% 13,2% 75,0% 20,8% 45,8% 51,5% 2,7% 42,4% 43,6% 14,0%
Liguria 58,9% 8,6% 67,5% 29,1% 43,1% 53,2% 3,7% 51,9% 41,5% 6,6%
Lombardia 51,7% 9,4% 61,2% 33,7% 31,5% 62,4% 6,1% 41,0% 56,0% 3,0%
Marche 53,9% 11,8% 65,8% 28,9% 49,9% 44,2% 5,9%      
Piemonte 55,6% 11,4% 67,0% 28,1% 39,5% 51,8% 8,7% 47,0% 51,0% 2,0%
Puglia 59,9% 14,9% 74,8% 22,7% 43,4% 54,0% 2,6% 47,2% 47,3% 5,5%
Toscana 60,3% 15,3% 75,6% 19,8% 49,3% 40,0% 10,7%      
Umbria 61,5% 7,7% 69,2% 25,6% 56,4% 39,2% 4,4%      
Veneto 51,5% 8,8% 60,3% 30,7% 38,2% 55,0% 6,8% 41,5% 46,5% 12,0%

 
02/03/2005 - Gay.it - Giulio Maria Corbelli

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martedì, marzo 01, 2005


XI CONGRESSO NAZIONALE ARCIGAY A BOLOGNA  

 Fassino, Pecoraro Scanio, Craxi, Capezzone, Cofferati, Cecchi Paone tra gli ospiti 
Bologna, 28 febbraio 2005
XI CONGRESSO NAZIONALE ARCIGAY A BOLOGNA

Fassino, Pecoraro Scanio, Craxi, Capezzone, Cofferati, Cecchi Paone tra gli ospiti


Giovedì 3 marzo la conferenza stampa a Palazzo D’Accursio


Si terrà a Bologna, da venerdì 4 a domenica 6 marzo, l’Undicesimo congresso nazionale Arcigay, la principale associazione gay e lesbica italiana. L’appuntamento triennale cade, quest’anno, in coincidenza del ventennale di Arcigay, fondata proprio a Bologna il 3 marzo 1985.

Saranno 150 i delegati provenienti da tutt’Italia in rappresentanza dei 100mila iscritti dei 100 circoli territoriali dell’associazione, che si riuniranno per tre giorni a Palazzo Re Enzo, in piazza Nettuno, a Bologna. Centinaia gli ospiti, tra cui il segretario nazionale dei Ds Piero Fassino, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il segretario dei Radicali italiani Daniele Capezzone, il portavoce del Nuovo Psi Bobo Craxi, il presidente della federazione dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio, il giornalista Alessandro Cecchi Paone.


La conferenza stampa di presentazione del congresso si terrà:


Giovedì 3 marzo, ore 11:00, sala Savonuzzi, Palazzo D’Accursio, Bologna


Saranno illustrati il programma dei lavori, i temi sul tappeto, le richieste agli schieramenti politici per le prossime elezioni, l’elenco degli ospiti politici e del mondo della cultura, dello spettacolo e della società italiana.


Parteciperanno alla conferenza stampa il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice, il segretario nazionale Aurelio Mancuso e l’onorevole Franco Grillini, presidente onorario.


Ufficio stampa Arcigay

01/03/2005 - Comunicato Stampa - Arcigay Ufficio Stampa

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