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giovedì, aprile 28, 2005
Svezia, ristorante multato per aver cacciato coppia lesbica
STOCCOLMA (Reuters) - Una coppia lesbica svedese, che era stata cacciata da un ristorante di Stoccolma nel 2003 perchè si era baciata, ha vinto ieri in appello la causa contro il ristoratore accusato di discriminazione sessuale.
La Corte d'Appello di Stoccolma ha inflitto al proprietario del ristorante Aziz Cakir una multa di 50.000 corone (7.100 dollari) per danni più i costi legali sostenuti dall'organizzazione svedese contro la discriminazione sessuale, HomO, che ha portato avanti la causa.
Cakir chiese a Anna Fernstrom e Susanne Gustafsson di lasciare il suo ristorante dopo che le due donne si erano baciate e ha quindi detto alla polizia di non permette a nessuno di comportarsi in quel modo, a prescindere dall'orientamento sessuale.
La corte distrettuale di Stoccolma lo aveva scagionato dall'accusa di discriminazione, un capo d'imputazione che può portare a un anno di carcere, nel primo test della legge svedese contro la discriminazione sessuale nella fornitura di beni e servizi.
Ma il direttore di HomO director Hans Ytterberg ha spiegato che la corte di appello ha decretato che il ristorante non è riuscito a provare che "queste due ragazze si sono comportate in modo che fosse giustificato il fatto di dire loro di smetterla e di lasciare il posto" .
"La corte di appello ha chiarito che la discriminazione nel campo degli orientamenti sessuali è una seria violazione dei diritti della persona e può costare caro", ha detto a Reuters.
27/04/2005 - Agenzia Reuters
Raschiamo il fondo...
LETTERE
Caro direttore, a pochi giorni dall'elezione del nuovo Pontefice, ecco che la Spagna di Zapatero se ne esce con la trovata del secolo: "Sì ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie gay". Non bastava il gay pride, ora dobbiamo subirci pure questa. In un mondo sottosopra, decadente, privo di ideali, di morale, di disciplina, dove non si distingue più il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato e soprattutto i ruoli ben distinti e fatti per compensarsi dell'uomo e della donna, non poteva non accadere. E allora dai! Diventiamo tutti gay! Questo è il prodotto di 60 anni di "libertà", dove tutto è lecito e consentito tranne che seguire l'ordine naturale delle cose. In un regime democratico, dove tutti reclamano "diritti" e ben pochi si ricordano i loro "doveri", accadono ahimè abominii come questi e se ti dichiari "contro" subito ti tacciano di bigottismo e di razzismo. Mi chiedo se Zapatero abbia pensato minimamente alle conseguenze che tale scelta avrà sui bimbi che vengono adottati e cresceranno in una famiglia con due papà o due mamme. Quando andranno a scuola, diverranno lo zimbello preferito degli alunni, con le gravissime ripercussioni psicologiche che ne conseguiranno. Ne usciranno bambini psicotici, turbati, disagiati, magari sedati a suon di ritalin. La dignità del bambino, non viene minimamente presa in considerazione, scordandosi che egli ha il diritto di crescere con entrambe le figure, maschile e femminile. Non basta "l'amore" (come dicono loro) per crescere una creatura. Esiste un ordine biologico nel mondo che va rispettato. Stiamo decisamente raschiando il fondo. Sessant'anni di libertà, cominciano a farsi sentire. Maurizia Brunelli
27/04/2005 - Brescia Oggi
Incubi padani
«C'è sempre qualche politico a sinistra che mette sullo stesso livello le coppie di sesso diverso e le coppie omosessuali. È a questa sinistra che vogliamo dare il timone del Paese? Davvero i padani e gli italiani tutti vogliono scardinare l'ordine delle cose?» (...) «Con il modello di famiglia che certa sinistra ha in mente (un figlio e due papà o due mamme a seconda della sfiga che gli capita...) è già tanto se parleremo ancora di famiglia tradizionale: con un papà che è papà e una mamma che è la mamma».
Dall'editoriale del direttore de la Padania Gianluigi Paragone pubblicato sotto la foto, a tutta pagina, del 24 aprile
26/04/2005 - L'Unità
«Ci hanno separate a forza»
Questa non è una storia di speranza. La speranza se l’è portata via una parola scritta su una cartella clinica: «Cancro al colon». La diagnosi che ha spezzato futuri e sogni di Cinzia (la chiameremo così), una donna di 42 anni che, dopo un matrimonio travagliato, aveva finalmente trovato la sua strada sentimentale accanto a Lidia, sei anni più giovane. Tutte e due lavorano come interpreti e proprio ad un convegno, all’estero, si sono incontrate otto anni fa. «Cinzia si era sposata giovanissima con un coetaneo, un uomo dal carattere chiuso e molto forte», racconta adesso Lidia che vive insieme con una figlia di otto anni e che solo saltuariamente («grazie a qualche infermiera o a qualche amico») riesce a vedere la sua compagna che da mesi ormai vive dentro e fuori la clinica.
«Fino alla malattia tutto andava bene. O quasi. Certo, i genitori di Cinzia erano contrari al nostro legame e pensavano che la frattura nel matrimonio della figlia fosse colpa mia». Lidia parla mordendosi le unghie, abbassando il tono e gli occhi, una stanchezza del cuore che la corrode da quando le hanno impedito di vedere Cinzia. «In realtà, io e Cinzia ci siamo conosciute in un gruppo in terapia psicologica. Incontri per capirsi, per avere il coraggio di fare delle scelte. Lei era timida, impaurita. Poi mi disse che si sentiva in colpa di essere lì. Abbiamo iniziato a frequentarci. Era disperata a casa, con un marito sempre assente e cattivo nei suoi confronti. Le diceva che era brutta e vecchia, mentre non c’è niente che mi venga in mente più bello dei suoi occhi».
Cinzia si separa (e poi divorzierà). Le due donne iniziano a frequentarsi, si innamorano e decidono di andare a vivere insieme. «Cinzia era felice di stare con me e di vivere anche con mia figlia. Naturalmente avevamo stanze separate e non abbiamo mai fatto capire alla bambina la natura dei nostri rapporti anche se lei, sono certa, li ha capiti lo stesso. I bambini sono buoni, limpidi non vedono il male dove non c’è». Lidia si interrompe mille volte quando deve raccontare la separazione forzata: «Una violenza devastante, per me e per lei. La scoperta del tumore è stata improvvisa, non aveva mai avuto fastidi. E quando ce ne siamo accorti il male aveva ormai occupato il suo corpo. Quando l’hanno portata in ospedale, la famiglia ha detto ai medici di non farmi entrare. Se in Italia ci fosse stata la possibilità di sposarsi tra donne, non sarebbe successo. Cinzia è devastata dal male e non si sa opporre, non può opporsi. L’ex marito è rientrato nella sua vita come se niente fosse e dà ordini ai medici e agli infermieri. Io la chiamo, nei rari momenti di lucidità. Lei l’ultima volta mi ha detto: “Non farti fare del male, stai lontana da loro. Tanto io non ci sono più”».
23/04/2005 - La Stampa
Il Vaticano vuole impedire le nozze gay
Zapatero: le leggi si rispettano
[prima pagina] Spagna - Il Vaticano si rivolge agli spagnoli: impedite le nozze gay. E fa appello all’obiezione di coscienza contro Zapatero degli impiegati comunali perché non trascrivano i matrimoni fra omosessuali nei registri pubblici. I cristiani - dice Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia - devono opporsi anche a rischio del posto di lavoro. Immediata la risposta di Madrid: le leggi si rispettano. Il premio Nobel Dario Fo in un’intervista a l’Unità dice: «È una bella risposta all’elezione di un Papa come Ratzinger».
[pagina 9]Il Vaticano agli spagnoli: impedite le nozze gay
Appello all’obiezione di coscienza contro la svolta di Zapatero. Madrid: le leggi si rispettano
È scontro aperto tra Madrid e il Vaticano, dopo che giovedì il Parlamento di Madrid ha dato il suo primo «sì» alle nozze gay, rispettando una delle promesse fatte dal premier socialista Zapatero durante la sua campagna elettorale. Come in passato, la Chiesa torna di nuovo ad interferire nella laicità della società spagnola, contagiata da una «strana idea di modernità», «disumanizzante», dice il Vaticano. Dopo aver definito, qualche tempo fa, per bocca dell’allora cardinale Ratzinger, «distruttiva per la famiglia e per la società» l’idea di Zapatero di legalizzare il matrimonio tra omosessuali, ieri, a legge approvata, il cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, dalle colonne del Corriere della Sera si è spinto ancora più in là. «Ordinando» ai consiglieri comunali spagnoli di disobbedire alla legge spagnola e di fare «obiezione di coscienza contro una legge iniqua a disumana». Obiezione, che «non è facoltativa», puntualizza Trujillo: Ma che più o meno deve essere percepita, per chi ha fede, come un ordine morale: tutti i cristiani devono opporsi all’applicazione della nuova normativa fino a pagare «anche il pezzo più alto, la perdita del lavoro». È un esplicito invito alla rivolta, per la quale, in nome dei valori di quella famiglia che l’attuale governo spagnolo «sta distruggendo mattone per mattone», si è disposti anche al licenziamento.
La reazione di Madrid non si è fatta attendere. L’ingerenza dell’alto prelato non è piaciuta alla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, Che ha subito convocato una conferenza stampa, per spiegare, -il senso era quello- che se c’è qualcuno che può ordinare qualcosa ai funzionari pubblici, questo qualcuno è il governo spagnolo e non certo il Vaticano. I funzionari pubblici, ha ammonito la vice di Josè Luis Rodriguez Zapatero, non possono fare obiezione di coscienza ma «devono applicare le leggi che il governo propone e il parlamento approva». Detto questo, «il governo rispetta la Chiesa, nessuna delle decisioni prese da questo governo, compresa la legge sul matrimonio o sul divorzio, limita i diritti di qualcuno o danneggia qualche famiglia». «Ogni cittadino -ha continuato la de Vega- può costruirsi una famiglia secondo i canoni della Chiesa se lo ritiene giusto o della legge se lo desidera».
Ma per la Chiesa la famiglia «è un dono reciproco totale fra uomo e donna che esige la fedeltà nel tempo, l’esclusività e l’apertura alla nuova vita, ai figli. L’hanno mai domandato alle famiglie spagnole?», interroga il cardinale Trujillo. Che punta il dito anche contro le coppie di fatto, considerate «moneta falsa, finzione giuridica». E non c’è solo il problema delle nozze gay. «In un crescendo di assurdità si arriva alla parte più insensata e negativa di tutte», spiega Trujillo. Ricordando il congresso Onu sull’infanzia nel 1989, il porporato colombiano sottolinea come «il principio fondamentale è che l'adozione faccia bene ai bambini, e non a quelli che li adottano. Il bambino non è un giocattolo, una cosa che deve piacere ai vecchi o alle famiglie».
La rivoluzione laica messa in atto dal premier spagnolo irrita il Vaticano. Più Zapatero tira dritto con le sue riforme, -divorzio più facile, sì alle nozze gay, l’intenzione di cambiare la legge sull’aborto, di rivedere la legge sulla religione- più la Chiesa reagisce con veemenza e toni di accesa condanna. Con l’esplicito benestare del Patito popolare. Lo scontro tra Madrid e Città del Vaticano rimane. Uno scontro tra chi difende, in nome di un principio assoluto, «il diritto naturale» del matrimonio tra un uomo e una donna e chi invece, in nome di una società laica e democratica, combatte per l’eguaglianza dei diritti umani.
In difesa dello Stato laico era intervenuto già Zapatero subito poco prima dell’approvazione della legge in Parlamento. Tenendo ben presente la posizione della Chiesa in materia gay, il premier spagnolo aveva subito detto: «Se il nuovo Papa dice qualcosa, sono pronto a rispettare qualunque cosa dica». «Per fortuna -aveva aggiunto - una delle garanzie della democrazia è la libertà religiosa e di opinione, così come la libertà di portare avanti un progetto politico con i voti dei cittadini». Progetto che comprende appunto anche la legge sulle nozze gay, approvata con coraggio da Zapatero, mantenendo fede all’ennesima promessa fatta durante la campagna elettorale.
23/04/2005 - L'Unità - Cinzia Zambrano
L'arcivescovo di Sassari contro i matrimoni gay
«Spero solo che qua in Italia non arrivi mai un simile bacillo cancerogeno, che attenta alla verità della vita e degli esseri umani». Sono le parole del vescovo di Sassari monsignor Paolo Atzei che così commenta la scelta spagnola di dire sì ai matrimoni gay. «Nulla da obiettare -sottolinea il vescovo- sulla scelta politica. Ma tutto da obiettare da un punto di vista valoriale. Si tratta di un'antropologia assurda e di un senso della vita e della famiglia altrettanto assurdo».
La polemica, inevitabile si è già accesa. E alle parole di monsignor Atzei replica il Centro studi teologici di Milano. «Le parole usate dal vescovo di Sassari, sono l'esempio più lampante di intolleranza e di ostilità che si spinge fino all'odio e fino a seminare odio e disprezzo sulle persone». «Definire - sostiene il teologo Giovani Felice Mapelli - contro natura le coppie gay e il loro riconoscimento matrimoniale, è un'insolenza senza pari, che viene soltanto da chi ha fatto, in spregio del monito evangelico del non giudicare per non essere giudicati, non condannare per non essere condannati, della religione una ideologia totalitaria e autoreferente, ed un alibi per attaccare gli altri, i non omologabili, e per opprimerli con moralismi forieri di infelicità e di morte».
«Nessuno ha il diritto di stravolgere l'essenza e l'identità del matrimonio» titolava ieri dell'Osservatore romano. «La legge che equipara le unioni omosessuali al matrimonio - scrive il giornale vaticano - suscita allarme nelle comunità religiose, non solo cattoliche, e in ampi settori della società civile». Il quotidiano ricorda che contro la legge c'è stata anche una iniziativa di rappresentanti delle fedi cattolica, ortodossa, evangelica ed ebraica.
Ma se nella non più cattolicissima Spagna il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è più un tabù, in Italia solo a ipotizzare l'approvazione dei Pacs (i patti civili di solidarietà) getta lo scompiglio tra le forze politiche. E sia a destra che a sinistra pensare a una posizione univoca, di coalizione, è praticamente un'utopia. Ad accendere la miccia sull'argomento è la Cdl.
«L'Unione cosa ne pensa?» è la provocazione del capogruppo centrista alla Camera Luca Volontè. E la stessa domanda la pone, direttamente al Professore, l'ex-presidente della Repubblica Francesco Cossiga. «È dovere di Romano Prodi - puntualizza - dare sollecitamente una risposta in proposito, in qualità di leader dell'Unione e di candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri». Le repliche del centrosinistra, tra le più varie, non si fanno attendere. Primo fra tutti il presidente della Margherita Francesco Rutelli che cerca di stoppare subito ogni eventuale polemica. «Abbiamo un articolo della Costituzione - osserva laconico - che è molto chiaro e penso vada bene così». Tentativo pressochè vano visto che nell'Unione si moltiplicano le prese di posizione, con chi si spinge a chiedere che si faccia come Zapatero e chi cerca invece di far convergere tutta la coalizione su una proposta unica come quella dei Pacs.
«Nella politica italiana - incalza la diessina Gloria Buffo - vedo pochi Zapatero e molti Don Abbondio e mi pare che ci sia poco coraggio e molta subalternità alla Chiesa cattolica». Propone addirittura di andare a prendere «ripetizioni» in Spagna la deputata del Pdci Maura Cossutta, mentre Tiziana Valpiana del Prc loda la «coraggiosa» lezione del governo Zapatero. Plaude alla Spagna, ma si concentra sulle proposte di legge italiane, Franco Grillini. «Siamo di fronte ad una decisione molto grave - ha detto il regista Franco Zeffirelli - e non solo per gli omosessuali... potrebbe sollevare un'ondata di ostilità verso i problemi degli omosessuali».
23/04/2005 - L'Unione Sarda
mercoledì, aprile 13, 2005
Diffamazione, il processo non si farà - Gubert batte le lesbiche
Il senatore trentino Renzo Gubert non verrà processato per diffamazione ai danni delle lesbiche. Lo ha deciso la Corte Costituzionale dichiarando inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Bolzano. I giudici altoatesini contestavano la deliberazione adottata dal Senato della Repubblica il 23 luglio 2003 con cui si dichiaravano insindacabili le opinioni espresse dal politico trentino, in quanto esercizio delle proprie funzioni.
A denunciare Gubert, per un editoriale scritto il 4 gennaio 2000 dall´esponente della Casa delle delle libertà su un giornale locale, furono Neriva Gavina e Caterina De Simone, responsabili dell´associazione Arcilesbica, che ritenevano «gravemente offensive» alcune affermazioni fatte nei riguardi di lesbiche, gay e trans. Nel suo intervento, dal titolo «Amore solo fra uomo e donna», giudicava l´omosessualità «una devianza». Fra l´altro, il senatore affermava che il fatto che ci sia chi fa sesso con animali, non rende la cosa normale. Così anche per chi fa sesso tra persone dello stesso genere.
Il processo era cominciato nell´ottobre 2002 e a nulla erano valsi l´invito del giudice alle parti di accordarsi per evitare il processo. Il senatore Gubert, però, non ne volle sapere dichiarando che non avrebbe mai chiesto scusa alle lesbiche.
09/04/2005 - La Repubblica
martedì, aprile 05, 2005
Religiosi uniti contro il Gay Pride «E’ un’offesa per Gerusalemme»
Ebrei, musulmani e cristiani insieme per fermare il raduno
GERUSALEMME - «Non sarebbe solo un’offesa, ma anche una provocazione». «Nessuno può sporcare la Città Santa». «E’ una ferita per tutte le religioni». Per una volta hanno parlato con una voce sola. I due rabbini capo d’Israele, Shlomo Amar e Yehuda Metzger, il nunzio vaticano Pietro Sambi, il patriarca latino Michel Sabbah, quello armeno Torkom Manoogian, quello greco-ortodosso Ireneos, gli sceicchi musulmani Abdel Aziz Bouchari e Abed Al-Salem Menasra: ebrei, cristiani e musulmani insieme per fermare il Gay Pride 2005, che in agosto vorrebbe portare a Gerusalemme omosessuali da tutto il mondo per un festival di undici giorni.
I rappresentanti delle tre religioni monoteiste hanno evocato la minaccia di Dio («Ha già distrutto questa città e non vogliamo che succeda a noi. Ci punirà se lasciamo che questo accada», ha proclamato lo sceicco Bouchari) e quella dei fedeli che potrebbero lanciare pietre contro gay e lesbiche durante le sfilate per le strade.
La battaglia contro il WorldPride 2005 è stata lanciata dal reverendo Leo Giovinetti, un evangelico di San Diego, veterano delle crociate anti-omosessuali in America. Durante le sue visite in Israele - ha raccontato il New York Times - ha costruito legami con rabbini e politici e sarebbe stato lui a convincere tutti i partecipanti all’appello collettivo. Ex leader di un gruppo musicale a Las Vegas, Giovinetti ha fatto circolare una petizione contro la «dissacrazione omosessuale di Gerusalemme», che sarebbe stata firmata tra gli altri dai parlamentari del partito ultraortodosso Shas.
Negli ultimi tre anni, a Gerusalemme si sono svolte le sfilate di associazioni omosessuali locali, organizzate con il permesso della polizia malgrado le proteste dei religiosi. Quello che sembra aver spaventato della parata di agosto è la dimensione internazionale e la vicinanza con il ritiro da Gaza, che dovrebbe cominciare alla fine di luglio. Il sindaco della città Uri Lupoliasnki, un ultraortodosso, si oppone alla manifestazione, ma ha ammesso di non avere la possibilità di proibirla. «Chiediamo agli organizzatori dell’evento - ha detto il rabbino capo sefardita Shlomo Amar - di non macchiare la sacralità di questa città. Ci sono già abbastanza drammi con il ritiro dalla Striscia, non abbiamo bisogno di altri conflitti».
Quando il WorldPride venne allestito cinque anni fa per la prima volta a Roma, Giovanni Paolo II espresse la sua «amarezza» e definì la sfilata «un’offesa ai valori cristiani di una città così profondamente nei cuori dei cattolici di tutto il mondo».
Gli attivisti omosessuali hanno già risposto che continueranno a preparare gli undici giorni di festival (dal 18 al 28 agosto): proiezioni di film, mostre e conferenze sotto il titolo «Amore senza confini». «E’ incredibile questo tentativo di globalizzare la bigotteria - ha commentato Hagai El-Ad, direttore della Open House di Gerusalmme -. Mi sembra triste e ironico che questi leader religiosi riescano a trovare l’unità solo per un messaggio così negativo». E in un editoriale sul Jerusalem Post ha scritto: «Non c’e niente di provocatorio nel celebrare a Gerusalemme valori democratici e fondamentali per tutta l’umanità. La comunità gay e lesbica di questa città è un esempio unico di persone che si ritrovano insieme al di là delle loro etnia, religione o dei confini nazionali. Alla Open House questa è una realtà quotidiana per israeliani, palestinesi, cristiani, musulmani ed ebrei. Con il festival di agosto diventerebbe un’opportunità per tutta la città». Israele è l’unico Paese del Medio Oriente - spiegano dalle organizzazioni di Tel Aviv - dove vengano rispettati i diritti degli omosessuali. Fino a diventare un rifugio per i gay palestinesi, che scappano dalla Cisgiordania o dalla Striscia di Gaza dove rischiano di venire ammazzati dai familiari che vogliono cancellare l’onta e il disonore.
Davide Frattini
01/04/2005 - Corriere della Sera
OLANDA: I GAY NON SONO PIU' AL SICURO AD AMSTERDAM
Sempre piu' gay che vivono nei quartieri periferici della capitale olandese sono vittime di violenza da parte di giovani immigrati.
La sezione di Amsterdam del COC, l'organizzazione nazionale gay olandese, riceve sempre piu' denunce di omosessuali che si sentono minacciati.Soprattutto i gay che vivono fuori il centro storico di Amsterdam denunciano di essere sempre piu' spesso vittime di violenze verbali e fisiche. Sono principalmente giovani immigrati che si macchiano dei reati di intimidazione e violenza nei confronti degli omosessuali. Nei quartieri periferici della capitale olandese vivono molti immigrati, soprattutto marocchini, come al solito sul banco degli imputati. Molti gay che vivono in questi quartieri fuori l'anello stradale che circonda la citta' non vedono ormai altra soluzione che trasferirsi in centro, cosi' da poter vivere indisturbati. Il COC considera questo dei quartieri periferici un problema serio, anche perche' il numero delle violenze e' in continuo aumento. Il COC denuncia anche il fatto che la polizia sta sottovalutando il problema. Un portavoce della polizia ha fatto pero' sapere che il problema e' conosciuto e ha posto l'accento sul fatto che Amsterdam "e' intollerante contro l'intolleranza". Quest'anno tutti gli agenti di Amsterdam seguiranno un corso per meglio poter segnalare atti di discriminazione, fra cui quelli contro i gay, e meglio intervenire.
28/03/2005 - Gaynews.it - Pierangelo Bucci Rozendaal
domenica, marzo 27, 2005
Il decalogo del perfetto premier gay
"L'omosessualità logora chi non ce l'ha" ...il deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha messo insieme dieci consigli a Berlusconi per "essere un perfetto presidente del Consiglio gay"...
Berlusconi: "Se uno vuole santificarsi in Italia deve essere gay e di sinistra" Grillini: "Via i vecchi 'arnesi' del fascismo che gli danno del 'culattone'"
ROMA - Berlusconi "piuttosto che fare dell'ironia sui gay, farebbe bene a occuparsi delle violazioni dei loro diritti": così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta le parole del premier Silvio Berlusconi, che ieri sera a Bruxelles aveva detto che in Italia "se uno vuole santificarsi deve essere gay e di sinistra".
E il deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha messo insieme dieci consigli a Berlusconi per "essere un perfetto presidente del Consiglio gay". Ne ha parlato oggi a Bari dove è intervenuto alla presentazione dell'unica candidata lesbica dichiarata in Italia. Grillini ha ricordato che "sulle orme del premier inglese Tony Blair, che ha affermato la possibilità che nei prossimi anni in Inghilterra un omosessuale diventi presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha affermato che in Italia per essere santificati bisogna essere gay o comunisti e che ha intenzione, di iniziare un processo di canonizzazione". "Lo prendiamo in parola - - ha aggiunto - e gli mandiamo questi dieci preziosi consigli per essere un perfetto 'pres. del cons.' omosessuale".
1) "Liberarsi immediatamente dei vecchi 'arnesi' del fascismo che gli danno del 'culattone'. Non è bello essere gay ed essere circondato da omofobi".
2) "Liberarsi dei ministri 'velati'. I ministri omosessuali che si nascondono finiscono per sparare a zero tutti i giorni sugli omosessuali per allontanare da sé il sospetto. Meglio ministri e ministre esplicitamente gay".
3) "Accettare finalmente la propria calvizie e radersi a zero. I 'rapati', nella comunità omosessuale, sono considerati molto attraenti perché sembrerebbero più virili".
4) "Abbandonare il doppio petto: ingessa".
5) "Dotarsi di un partner adeguato con cui presentarsi in società. Nel Parlamento italiano Berlusconi non avrebbe che l'imbarazzo della scelta anche nelle sue file".
6) "Associarsi alla Lega italiana delle famiglie di fatto per rivendicare parità dei diritti".
7) "Partecipare ai Gay Pride con abbigliamento consono e rappresentanza del Consiglio dei ministri al seguito".
8) "Evitare assolutamente dichiarazioni maschiliste come 'In Italia abbiamo anche bellissime segretarie, delle bellissime ragazze... venite in Italia ad investire...' ".
9) "In occasione del Gay Pride pubblicare un calendario con tutti i giocatori del Milan in costume adamitico".
10) "Dare vita al ministero dell'Omosessualità perché, come noto, 'l'omosessualità logora chi non ce l'ha...".
23/03/2005 - La Repubblica
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