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giovedì, aprile 28, 2005
Nozze gay, obiettori i sindaci del Pp spagnolo
Alcuni primi cittadini accolgono l’appello del Vaticano. Ma il ministro della Giustizia avverte: i pubblici ufficiali sono tenuti a rispettare la legge
MADRID Diversi sindaci conservatori spagnoli hanno minacciato di non applicare la legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il provvedimento, voluto dal governo socialista di Josè Luis Rodriguez Zapatero, è stato approvato la settimana scorsa dalla Camera ed entrerà in vigore una volta che avrà ottenuto anche il via libera del Senato.
Contro la normativa si è scagliato il Vaticano che ha chiesto ai funzionari pubblici di non applicarla. L'appello all'obiezione di coscienza sembra aver fatto alcuni proseliti. «Anche se la legge mi consente di sposare omosessuali, non eserciterò questa autorità e non lo delegherò a nessun consigliere dell’amministrazione comunale», ha chiarito Javier Leon de la Riva, sindaco di Valladolid, in un'intervista al quotidiano «La Razon». «Non ho nessun problema riguardo al fatto che queste coppie abbiano gli stessi diritti degli altri cittadini», ha proseguito, «ma non mi sembra giusto che la loro unione sia chiamata matrimonio». Secondo il giornale, sulla stessa linea di Riva sono anche i primi cittadini di altre grandi città della provincia della Castiglia-Leon come Avila e Leon.
Il ministro della Giustizia spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar ha però ricordato subito che sia ai sindaci che ai funzionari pubblici non è consentito di boicottare una legge approvata dal Parlamento. La norma, ha ricordato a Punto Radio, riguarda diritti e doveri civili, e «non ha niente a che fare con la religione o un sacramento». «Il fatto di applicare questa legge non condiziona la libertà di coscienza o la libertà religiosa, perchè in Spagna il matrimonio secondo i sacramenti è salvaguardato», ha detto il ministro. Comunque il governo spagnolo non ha ancora chiarito quali misure adotterà contro i sindaci obiettori.
La posizione del sindaco di Valladolid è condivisa dal vicesindaco di Valencia, Miquel Dominguez. Nonostante sia esponente del partito popolare, il primo cittadino di Madrid, Alberto Ruiz Gallardon, si è invece più volte detto disponibile a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. La sua però è una voce isolata nel Pp. A quanto riferisce il quotidiano «El Mundo» nel suo sito internet, stanno creando non poche polemiche in Spagna le dichiarazioni del sindaco popolare di Pontos, vicino a Barcellona. Lluis Fernando Caldentey non solo si è scagliato contro le unioni tra gay, che considera «immorali», ma ha anche definito gli omosessuali «persone tarate che nascono con una deformazione fisica o psichica».
Il segretario generale del Pp, Angel Acebes, non ha fatto commenti sulla decisione di questi sindaci e si è limitato a dire che la posizione del partito «è stata una netta opposizione al matrimonio omosessuale».
Il portavoce del partito socialista Alfredo Perez Rubalcaba ha reagito con durezza. Le posizioni espresse dai sindaci popolari sono «reazionarie», ha detto nel sollecitare il leader dell'opposizione Mariano Rajoy a «non chiudere gli occhi» quando i suoi colleghi di partito affermano «che non obbediranno alla legge». Perez Rubalcada, poi, ha chiesto al Pp di prendere provvedimenti nei confronti di Caldentey.
Il sindaco di Pontons è stato criticato però anche dal vicesegretario dei popolari in Catalogna, Francesc Vendrell, che ha definito «più che deplorevole» l'uscita contro i gay.
Il governo socialista ha ripetutamente mandato su tutte le furie la chiesa cattolica nel suo primo anno di potere, anche per avere allentato le restrizioni all'aborto, reso più facile il divorzio e permesso la ricerca sulle cellule staminali. I sondaggi mostrano però che la maggioranza degli spagnoli sostiene il matrimonio gay e le altri leggi in materia di diritti civili adottate dal governo socialista anche se queste hanno trovato una dura opposizione nella chiesa e nei politici conservatori all'opposizione.
27/04/2005 - L'Unità
Per le coppie gay in Gb arriva la «civil partnership»
Dal 5 dicembre prossimo sarà in vigore la legge che regola le unioni omosessuali. Ed Elton John si prenota
L'ultimo ostacolo è quello del cinque dicembre prossimo. Dopo di che anche in Gran Bretagna le coppie omosessuali avranno diritto se non a celebrare un vero e proprio matrimonio, almeno a vedere equiparati alle coppie eterosessuali alcuni diritti come quelli economici e legali. Il cinque dicembre la nuova proposta di legge, civil partnership, cioè quella che regola le unioni civili, affronterà l'ultimo scoglio, l'esame alla camera dei Lords, prima di diventare esecutiva. Nei fatti le coppie omosessuali potranno registrare la loro unione in una cerimonia simile a quella dei matrimoni civili. La registrazione consentirà anche alle coppie omosessuali di godere di alcuni diritti relativi alle pensioni, alle proprietà, alla sicurezza, la casa, il lavoro. In pratica la nuova legge sulle unioni civili consentirà per esempio ad uno dei due partner di beneficiare della pensione in caso di morte dell'altro. Ma eliminerà anche la tassa sull'eredità, che i partner omosessuali attualmente sono costretti a pagare. La formula della registrazione sarà consentita soltanto alle coppie omosessuali, non sarà cioè possibile utilizzarla dalle coppie eterosessuali come alternativa al matrimonio civile. Anche la registrazione potrà essere dissolta, attraverso un atto simile al divorzio. Il primo ad annunciare, in una lunga intervista al Daily Mirror, di non vedere l'ora di godere di questa nuova legge è stato il cantante Elton John. Il matrimonio con il suo partner da undici anni, David Furnish, è stato fissato per dicembre. In realtà probabilmente la coppia dovrà aspettare gennaio, perché la nuova legge entrerà in vigore soltanto nel 2006. Per sancire la loro unione, il cantante e il suo fidanzato hanno scelto l'ufficio del registro di Windsor, lo stesso dove si sono appena sposati civilmente Carlo d'Inghilterra e Camilla Parker Bowles.
In realtà Elton John probabilmente non sarà il primo ad usufruire della nuova legge. Tre coppie infatti hanno già prenotato il loro matrimonio a Brighton, che sarà la prima città a celebrare il nuovo rito. L'ufficio del registro della cittadina balneare ha infatti annunciato a marzo che un minuto dopo il 21 dicembre (cioè non appena passati i quindici giorni di attesa necessari per l'entrata in vigore della legge) celebreranno le prime unioni. Come per i matrimoni civili, anche per le unioni omosessuali basteranno un documento di identità e due testimoni per la cerimonia.
Il 2005 in Gran Bretagna si è aperto all'insegna di grandi discussioni sulle coppie omosessuali e sull'omosessualità in genere. Ha fatto scalpore infatti la dichiarazione della chiesa episcopale scozzese che l'omosessualità non comporta un impedimento per chi decide di diventare prete. Il collegio dei vescovi ha pubblicato una dichiarazione sul suo sito internet per rispondere a chi occasionalmente chiedeva di il permesso di poter benedire le coppie dello stesso sesso. I vescovi hanno colto l'occasione per affermare che la chiesa scozzese «non ha mai ritenuto che una persona impegnata in una relazione con un'altra dello stesso sesso non possa prendere i voti».
La posizione della chiesa scozzese è in aperto contrasto con quella della Chiesa d'Inghilterra che ha stabilito che soltanto omosessuali non impegnati in una relazione con persona dello stesso sesso possono essere nominati ministri. In altre parole per la Church of England l'omosessualità non deve essere "attiva". Perché, ha sostenuto un portavoce, «il clero deve essere un modello o un esempio del comportamento di Cristo. Data l'attuale significato di omosessualità attiva - ha aggiunto - essa non è ritenuta un comportamento accettabile per uomini del clero».
26/04/2005 - Il Manifesto - ORSOLA CASAGRANDE
Nuova Zelanda: al via le unioni civili tra omosessuali
Al momento circa 600 coppie hanno presentato domanda, ma i gay non sembrano avere fretta di approfittare della nuova legge
Entra oggi in vigore la legge che permette le unioni civili in Nuova Zelanda, anche fra persone dello stesso sesso. Al momento circa 600 coppie hanno presentato domanda, ma gli omosessuali non sembrano avere fretta di approfittare della nuova legge. I primi a stringere un'unione civile saranno infatti un uomo e una donna, come ha notato Tim Barnett, l'esponente politico gay che è stato fra i più decisi sostenitori della legge. Intervistato dal quotidiano New Zeland Herald, Barnett si è detto stupito che i gay non stiano accorrendo per chiedere la licenza per le unioni civili, dopo essersi battuti per anni a questo scopo. "Non ve ne sono molti per le prime due settimane"- ha detto- "ne sono sorpreso, ma la gente è consapevole che ormai questa è la legge e non c'è motivo di aver fretta".
da Vita.it
PRODI APRE ALLE COPPIE GAY E LESBICHE
ARCIGAY: PRONTI A UN INCONTRO ALLA FABBRICA DEL PROGRAMMA
“Accettiamo volentieri l’invito di Romano Prodi alla Fabbrica del Programma per discutere di una legge sul riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche che porti anche l’Italia fra i moderni Stati europei”.
É questa la prima risposta del presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice alle dichiarazioni apparse oggi sul Corriere della Sera in cui - per la prima volta - il leader dell’Unione si dice d’accordo ad un riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto anche omosessuali.
“In Italia – precisa Lo Giudice - non abbiamo proposto l’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali ma una responsabile mediazione: un modello, quello di un istituto giuridico distinto e differente, oggi applicato in undici paesi europei. Chiediamo che alle coppie dello stesso sesso venga riconosciuto un preciso status giuridico da cui discendano quei diritti e doveri reciproci che lo stesso Prodi ha indicato come “interventi concreti” da attivare: reciproca assistenza sanitaria, misure in campo fiscale e successorio.
“Le parole di Prodi - conclude il presidente di Arcigay - mostrano che la ricerca di soluzioni concrete ai problemi reali delle persone può essere perseguita senza contrapposizioni ideologiche, parlando in modo chiaro il linguaggio di un riformismo moderno”.
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Background
Sono 13 gli stati europei che riconoscono già, in forme diverse, le unioni dello stesso sesso.
Danimarca, Norvegia, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Ungheria, Francia, Gran Bretagna, Germania, Islanda, Portogallo hanno fatto ricorso ad istituti differenti dal matrimonio.
L’Olanda,il Belgio e la Spagna , invece, hanno esteso il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso.
Le organizzazioni gay e lesbiche italiane chiedono che di adotti il modello francese del Patto Civile di Solidarietà (Pacs), oggetto di diverse proposte di legge già in discussione in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
30 coppie di fatto – omosessuali ed eterosessuali - si uniranno simbolicamente in un Patto Civile di Solidarietà, presso la Sala del Carroccio al Campidoglio, a Roma, in occasione del “Pacs Day” promosso da Arcigay e Arcilesbica. il prossimo 21 maggio.
Il 4 giugno a Milano avrà luogo il Gay Pride nazionale dal titolo “PACS! Patti chiari, amicizia lunga”.
Ufficio stampa Arcigay:
Luigi Valeri
25/04/2005 - Comunicato Stampa Arcigay
Finti gay per non tornare in Africa
«Sono omosessuale, non fatemi tornare nel mio paese. Rischio il carcere e la tortura». Escamotage di molti immigrati: così si evita il rimpatrio.
«Sono omosessuale, non fatemi tornare nel mio paese. Rischio il carcere e la tortura». Una frase pronunciata sempre più frequentemente nelle aule del palazzo di giustizia. È la rivelazione di chi, immigrato clandestino, confessa davanti al giudice le proprie preferenze sessuali pur di evitare il rimpatrio. Un fenomeno esploso soprattutto negli ultimi mesi: da quando le aule delle direttissime si riempiono giornalmente di stranieri fermati in città e ritenuti non in regola. Marocchini, romeni, albanesi. Senegalesi, per la gran parte. Quasi tutti di fede musulmana, tutti vittime della legge sull'immigrazione clandestina: la Bossi-Fini. Col permesso di soggiorno scaduto oppure già colpiti da decreto di espulsione prefettizio e invece trovati ancora in circolazione. Eppure, nonostante la legge parli chiaro, pochissimi vengono mandati via: arrestati la sera, vengono scarcerati la mattina seguente. La norma, almeno in apparenza, è puntualmente disattesa dai giudici. In realtà le cose non stanno proprio così. Gli immigrati arrivano all'assoluzione sfruttando una possibilità: quella del giustificato motivo. «Per la legge l'arresto e la conseguente espulsione sono obbligatori, è vero», afferma l'avvocato Luigi Porcella, legale di fiducia di tantissimi immigrati: «Ma la stessa norma, parlando di questo giustificato motivo, dà al giudice la possibilità di decidere quasi sempre per l'assoluzione. Infatti spesso gli immigrati non sono in grado di comprendere il decreto di espulsione o sono impossibilitati a eseguire il provvedimento: magari non hanno soldi». Oppure - ed ecco la nuova trovata - molti confessano la loro omosessualità. Si potrebbe dire: fatta la legge, trovato l'inganno. Ma le punizioni cui va incontro un gay nel proprio paese di origine evidentemente sono ritenute un ottimo motivo per evitare l'espulsione. È notizia dello scorso 5 aprile, del resto, la punizione inflitta in Arabia Saudita a quattro uomini gay: due anni di reclusione e 200 frustate. «Anche in Senegal esiste una normativa severissima da questo punto di vista», afferma Porcella «e allora i magistrati preferiscono essere clementi». Il punto è che in Italia si può entrare solo con un visto regolare. «E quando questo scade si diventa irregolari», dice N'Diae, rappresentante della comunità senegalese (la più numerosa in città): «Servirebbe un'altra sanatoria, l'ultima è del 2004. Oggi in tutto il Paese saranno circa 700 mila gli irregolari». Per poter stare sul territorio nazionale è necessario avere un'occupazione. Ma anche in questo caso il datore di lavoro che volesse assumere un immigrato deve tener conto delle quote di ingresso annuali. «Nel 2005 sono previsti 79 mila ingressi», afferma N'Diae. Forse con questi controlli più stretti «il Ministero vuole dare l'immagine di uno Stato efficiente», polemizza Luigi Porcella: «In qualunque caso questa situazione è stata creata da una legge meramente punitiva e al limite della costituzionalità: non c'è garanzia nei confronti di chi non è cittadino italiano. I pochissimi che vengono condannati magari non riescono a spiegare di non avere soldi o non capiscono l'italiano». Sta di fatto che «le forze dell'ordine non fanno altro che applicare la legge», afferma N'Diae. Allora, forse, la soluzione sarebbe approvare «una normativa che applichi criteri più logici», suggerisce Porcella. Andrea Manunza
24/04/2005 - L'Unione Sarda
A FAVORE E CONTRO
A FAVORE
Pedro Zerolo, consigliere comunale a Madrid e membro del direttivo Psoe
"Io, bandiera di una battaglia oggi sono libero di sposarmi"
nozze d´amore Farò questo passo per militanza ma soprattutto per amore, dopo anni di convivenza - uguaglianza Non si tratta di togliere diritti a qualcuno, ma di estendere quei diritti a tutti
MADRID - «Il problema non è essere omosessuale, è essere omofobo. Il problema non è essere uomo o donna, ma essere machista. Non è essere bianco o nero, ma razzista». Pedro Zerolo sorride ed esulta. Perché dopo anni di battaglie «è il momento di far festa: per il trionfo dell´uguaglianza, per il riconoscimento della nostra dignità». Una gioia incontenibile, forse anche più di quella che lo colse di sorpresa il 3 luglio scorso. Era in mezzo a una folla di un milione di persone che manifestavano a Madrid nella giornata del gay pride quando squillò il cellulare: José Luis Rodríguez Zapatero aveva deciso di inserirlo nell´esecutivo del Psoe. Era il primo omosessuale dichiarato a entrare nell´organo di governo del partito.
Venezuelano di nascita, avvocato, poeta per vocazione, consigliere comunale a Madrid dopo essere stato per anni bandiera del movimento gay spagnolo, a 43 anni Zerolo si prepara a un altro grande passo.
Dicono che sarà uno dei primi a sposarsi. E´ vero?
«Mi sposo. Per militanza e per amore. Per militanza presentai i documenti, quando la legge era ancora di là da venire. Per amore perché è l´unico vero motivo per cui sento di dovermi sposare. Perché con il mio compagno, Jesús, dopo anni di convivenza non abbiamo smesso di stare nell´ambito della poesia. Quando si passa dalla poesia alla prosa, è l´ora di lasciar perdere».
Questa legge suscita non poche polemiche. C´è chi dice che il governo ha deciso di impegnarsi per qualcosa che interessa solo lo 0,1 per cento della popolazione.
«La libertà e l´uguaglianza non si possono misurare in percentuale. E poi qui stiamo parlando del rispetto di un impegno elettorale, di una decisione che gode dell´appoggio della grande maggioranza dei cittadini e del sostegno di quasi tutti i partiti».
Prima d´ora, nel mondo, solo Belgio e Olanda. Perché la Spagna?
«Ci siamo arrivati nel modo migliore, convincendo la gente. Con l´impegno della sinistra, che è trasformatore e rivoluzionario quando vuole esserlo».
Esistono altri governi di sinistra in Europa e nel mondo. Eppure l´argomento sembra fuori da qualsiasi prospettiva imminente.
«Ci si deve liberare della paura e dell´ignoranza. Quando la sinistra è timorata e indecisa, la destra appare come se fosse di centro. Quando la sinistra fa valere le sue idee la destra appare per quello che è, cioè aggressiva».
Quanto conta il "fattore Zapatero"?
«È stato un appoggio importante per il cambiamento. Perché è un presidente che difende una società dove ci sia posto per tutti e tutte».
Dicono che volete distruggere la famiglia.
«Assurdità. Il fatto di riconoscere i diritti di una minoranza non significa negare quelli di cui gode la maggioranza».
(a.o.)
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CONTRARIO
Parla José Gabaldón, presidente del Foro spagnolo della famiglia
"La società non è stata sentita ha vinto una minoranza"
lo scopo Dicendo che non serve a conservare la specie si altera la natura del matrimonio - il futuro Oggi le nozze omosessuali, domani potremmo arrivare alla poligamia
MADRID - «Ci opporremo fino in fondo. Vogliono modificare il concetto costituzionale e giuridico del matrimonio. E questo è inaccettabile». José Gabaldón è presidente del Foro spagnolo della famiglia, promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare «in difesa del matrimonio e della famiglia», ovvero contro le nozze gay. Attraverso una pagina web, «noesigual. com» («non è uguale», appunto per rimarcare la differenza tra una coppia omosessuale e una etero), ha raccolto in pochi mesi mezzo milione di firme, e tre giorni fa le ha presentate alla giunta elettorale centrale.
La Camera ha già dato il suo «sì» alla nuova legge, con un´ampia maggioranza. La vostra iniziativa è stata tardiva?
«Non si tratta tanto di riuscire a impedire questa riforma voluta dal governo. Vogliamo soprattutto dimostrare che esiste una forte posizione contraria. Vogliamo sottolineare che si è deciso in fretta, senza un dibattito scientifico, senza ascoltare tutte le voci all´interno della società».
Perché vi opponete ai matrimoni gay?
«È soprattutto una questione giuridica. Il matrimonio è un´istituzione costituita dall´unione di amore tra un uomo e una donna. Ora il governo vuole alterarne la natura dicendo che è solo l´unione tra due persone, quindi che non serve per la conservazione della specie».
Ma il governo insiste sull´uguaglianza, che è, anch´esso, uno dei principi fondamentali della Costituzione.
«L´uguaglianza esiste già. A nessuno è negato il diritto di sposarsi. Anche gli omosessuali possono farlo».
In che senso?
«Al momento di sposarsi, a nessuno viene chiesto se è gay o etero».
Quindi l´uguaglianza sta nel fatto che anche un omosessuale si può sposare con una donna, come un etero...
«Certo. Del resto la libertà non significa che tutti possono fare tutto. Il matrimonio non permette altra cosa che non sia l´unione tra un uomo e una donna. E poi gli omosessuali sono solo una piccola minoranza».
Pensate che questa riforma costituisca un pericolo per la famiglia tradizionale?
«Qui si stanno cambiando le basi dell´unione tra due persone. Oggi si riconoscono i matrimoni omosessuali, domani non sappiamo cosa potrà accadere. Una volta che si attaccano i principi fondamentali, che si cambia la natura essenziale, potremmo magari arrivare al riconoscimento della poligamia. O, perché no, all´unione tra una madre e un figlio».
Non crede che questa legge sia stata voluta dai gay per vedersi garantiti gli stessi diritti degli eterosessuali sposati (pensione, eredità, eccetera)?
«Ci sono altri modi per riconoscere questi diritti. Per l´eredità, ad esempio, sono sufficienti le volontà testamentarie».
23/04/2005 - La Repubblica
«La Spagna radicalizza tutto ma da noi si deve mediare»
«I matrimoni gay sono un'esagerazione». Giorgio Rumi, docente di storia contemporanea all'università Statale di Milano, non è d'accordo con quanto sta facendo il capo del governo Zapatero. Anche se in fondo la decisione del governo spagnolo non lo sorprende più di tanto essendo la Spagna un paese abituato ormai da secoli a radicalizzare lo scontro politico. Passando dalla Spagna all'Italia le cose sono molto diverse: se gli iberici infatti radicalizzano nel nostro paese la questione dei gay non potrà mai essere affrontata perché troppo scomoda a degli schieramenti che litigano su argomenti meno scabrosi. Professor Rumi, come valuta la scelta di Zapatero di riconoscere agli omossessuali gli stessi diritti delle coppie eterosessuali? La Spagna ha sempre avuto l'abitudine a radicalizzare senza mai cercare la mediazione. Mi chiedo se c'era proprio bisogno di concedere agli omossessuali il matrimonio propriamente detto o invece fosse più giusto fare come in Francia, dove ci sono i pacs, che riconoscono ugualmente alcuni diritti e soprattutto sanciscono pubblicamente le loro relazioni. Detto da un cattolico come lei la cosa sorprende. La religione c'entra poco con queste cose. E tuttavia non parlo delle mie opinioni ma della realtà per come si presenta. In un caso come questo non si può pensare che il problema non esista e non affrontarlo del tutto. Bisogna cercare una soluzione che sia la meno costosa possibile e tenere conto anche delle possibili ripercussioni sul piano politico. Che tipo di ripercussioni? In ogni cosa vanno pesati i vantaggi e gli svantaggi. Se fossi un politico eviterei di affrontare la questione ora. Tanto per fare un esempio quando Togliatti votò per l'inserimento dei patti Lateranensi nella costituzione italiana, lo fece perché non voleva spaccare il paese. Facendo un paragone non credo che Prodi abbia l'interesse ad affrontare un problema del genere ora. Per un motivo semplicissimo: che rischierebbe di mettere in crisi i difficili e fragili rapporti all'interno dell'Unione. Insomma gli omosessuali sono condannati a vivere senza diritti sia per la destra che per la sinistra? Un conto è concedere il matrimonio e magari il diritto di adottare i figli. Un altro è concedere dei riconoscimenti e dei diritti che tutelino le coppie di fatto e di conseguenza anche quelle omosessuali. Gli aspetti da affrontare possono essere tantissimi: dalla pensione di reversibilità, fino all'assistenza negli ospedali. Vi sono parecchie cose che possono essere fatte per rendere più equilibrato un sistema come il nostro senza il bisogno di provocare come stanno facendo in Spagna. In Italia il problema dei gay non si risolverà per una questione di voti. Non è vero? Se fossi un politico non metterei altra benzina sul fuoco. La questione dei gay in fondo non ha una valenza simbolica e non è di vitale importanza. Quando agli inizi del secolo scorso c'era il problema del divorzio un politico come Giolitti disse queste parole: “il divorzio interessa soltanto il Papa e Zanardelli. E nessuno dei due è sposato”.
23/04/2005 - La Provincia di Como - Mario Cagnetta
Nozze gay, la sinistra italiana si divide - Solo l'ala estrema plaude a Zapatero
Dopo la svolta in Spagna, Cossiga in modo provocatorio chiede a Prodi di precisare la posizione dell'Unione. Rutelli stoppa le polemiche: "La Costituzione è molto chiara"
ROMA. In Spagna il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è più un tabù. E' il terzo Paese al mondo dopo Belgio e Olanda ad approvare la perfetta equiparazione fra le nozze gay e quelle fra eterosessuali. Giovedì la maggioranza socialista guidata da Zapatero ha votato il primo sì a una legge che dà il via libera alle nozze omosessuali e consente ai coniugi gay anche di adottare bambini. In Italia solo ipotizzare l'approvazione dei Pacs (i patti civili di solidarietà, che si limitano a regolizzare le coppie gay) getta lo scompiglio in entrambi i Poli. "L'Unione cosa ne pensa?" è la provocazione del capogruppo centrista alla Camera Luca Volontè. E la stessa domanda la pone, direttamente al Professore, l'ex-presidente Francesco Cossiga: "E' dovere di Romano Prodi dare sollecitamente una risposta in proposito, in qualità di leader dell'Unione e di candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri". Le repliche del centrosinistra, tra le più varie, non si fanno attendere. Primo il presidente della Margherita Francesco Rutelli che cerca di stoppare ogni polemica. "Abbiamo un articolo della Costituzione - osserva laconico - che è molto chiaro e penso vada bene così" (in Italia la Costituzione prevede solo nozze fra eterosessuali). Ma nell'Unione le ali estreme si spingono a chiedere che si faccia come Zapatero, mentre i moderati invece vorrebbero far convergere tutta la coalizione sulla proposta dei Pacs. "In Italia - incalza la diessina Gloria Buffo - vedo pochi Zapatero e molti Don Abbondio e mi pare che ci sia molta subalternità alla Chiesa cattolica". Propone addirittura di andare a prendere "ripetizioni" in Spagna la deputata del Pdci Maura Cossutta, mentre Tiziana Valpiana del Prc loda la "coraggiosa" lezione di Zapatero. Plaude alla Spagna, ma si concentra sulle proposta di legge italiane, Franco Grillini. Il deputato della Quercia ricorda infatti che in commissione Giustizia alla Camera sono in discussione i provvedimenti sui Pacs "sui quali non solo esiste un accordo dentro il centrosinistra, ma anche un ampio consenso nel Paese". Anche molti deputati della Margherita sono favorevoli a un provvedimento di questo tipo. No ai matrimoni gay nel programma dell'Unione - è la linea - ma sì a formule giuridiche a tutela di chi convive. Perfino la cattolica Rosy Bindi, pur essendo contraria ai matrimoni gay, è a favore dei Pacs. Ma anche nel centrodestra non c'è uniformità sull'argomento. Un vasto gruppo di parlamentari di tutti i partiti della coalizione, eccezion fatta per la Lega, hanno sottoscritto una proposta di legge a prima firma Dario Rivolta (Fi) a sostegno dei Pacs.
23/04/2005 - Il Giornale di Sicilia
venerdì, aprile 22, 2005
SPAGNA: MATRIMONIO OMOSESSUALE, APPROVATO DISEGNO DI LEGGE
(ASCA-AFP) - Madrid, 21 apr - I deputati spagnoli hanno approvato il disegno di legge che autorizza il matrimonio tra omosessuali e l'adozione nelle coppie omosessuali. La legge dovra' entrare un vigore la prossima estate.
La legge, che secondo tutte le probabilita' sara' approvata anche dal Senato, modifica il Codice civile introducendo la frase: ''Il matrimonio rispondera' alle stesse condizioni e avra' gli stessi effetti sia se i contraenti sono dello stesso sesso o di sesso differente''.
21/04/2005 - ASCA
Alla Ue caso di Latina Gay sposati in Olanda
No a registrazione matrimonio
È finito al Parlamento Europeo il caso della coppia omosessuale di Latina sposata in Olanda e alla quale in Italia è stata negata la registrazione del matrimonio «per motivi di ordine pubblico».
Antonio Garullo e Mario Ottocento sono stati ascoltati a Strasburgo dall'intergruppo parlamentare che si occupa dei diritti di gay e lesbiche. La coppia pontina, sposata all'Aja il 1 giugno del 2002, ha citato in giudizio il Comune di Latina per la mancata registrazione dell'atto di matrimonio.
16/04/2005 - L'Unità
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