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martedì, gennaio 11, 2005
«Aggressioni per strada? Ci sono»
«Sento dire che Modena è una città tranquilla e tollerante coi gay. E’ vero fino ad un certo punto. Voglio rendere noto che in realtà in sei mesi è stata segnalata una ventina di aggressioni ad omosessuali in città, sempre a scopo di rapina». Parla Ennio Trinelli dell’associazione Lamanicatagliata. «Stiamo attenti ad abbassare troppo il profilo della tolleranza e dire che a Modena non succede niente ai gay. Dall’inizio dell’anno una ventina circa di gay hanno denunciato alle associazioni - ma quasi mai alle autorità - aggressioni pesanti sempre nelle stesse circostanze. Non abbiamo ritrovi e quindi ci incontriamo per la strada. Proprio in occasione di ritrovi occasionali di questo tipo che avvengono sempre in luoghi pericolosi ecco che può scattare l’aggressione con rapina». «Abbiamo fatto presente quanto accade più volte, spesso sono fatti riportati anche dai giornali locali ma non vanno sottovalutati proprio perché il problema della sicurezza investe anche le minoranze. Il problema di fondo, ripeto, è che mancano posti di ritrovo e quindi capitano fatto gravi di questo tipo». «A proposito della tolleranza a Modena, vorrei poi segnalare un altro fatto. Stiamo raggiungendo una soglia critica del 10% di presenze di immigrati extracomunitari. E’ un dato da tenere d’occhio. Il fatto è che spesso questi immigrati hanno una cultura fortemente contraria all’omosessualità». «Non voglio tirare fuori i recenti fatti in Olanda ma la tolleranza può nascondere disattenzione che può avere gravi ripercussioni anche da noi tra pochi anni», conclude l’esponente dell’associazione modenese. 10/01/2005 - Gazzetta di Modena
domenica, novembre 28, 2004
USA: ESORCISMO ANTI-GAY NELLA CATTEDRALE, INDAGINI
Un esorcismo non autorizzato compiuto nella Cattedrale di St.Paul, capitale del Minnesota, e' oggetto di un'indagine della polizia: l'atto di esorcismo era indirizzato contro i cattolici omosessuali e ha provocato danni alla chiesa per migliaia di dollari.
Le tracce del sacrilegio sono state notate – riferisce la stampa locale - domenica 7 novembre, dopo la messa di mezzogiorno, quando ci fu un alterco in chiesa tra esponenti della Rainbow Sash Alliance, un gruppo per i diritti degli omosessuali, e del gruppo Catholics Against Sacrilege, il quale non vuole che gli omosessuali accedano alla comunione.
I due gruppi si sono gia' scontrati in passato, anche durante le funzioni religiose. Quando le autorita' ecclesiastiche si resero conto che qualcuno aveva gettato olio santo e sale tutt'intorno alla cattedrale, hanno subito collegato il fatto a un rituale esorcista.
La polizia sta indagando, nell'ipotesi che il rito sia stato compiuto tra la sera di sabato, quando la cattedrale fu chiusa, e la messa di mezzogiorno della domenica. L'inchiesta rilancia le polemiche tra i gruppi gay e anti-gay, i cui elementi sono sospettati, senza prove, di essere responsabili del sacrilegio.
25/11/2004 - ANSA
lunedì, novembre 15, 2004
Lei lo lascia per una lei, lui ottiene la pari potestà
ROMA - L’affidamento ”congiunto” dei figli, quello che consente ai genitori che si separano di mantenere entrambi la possibilità di educare i figli con ampia disponibilità di tempo, non sempre presuppone l’accordo dei coniugi. In alcuni casi, infatti, può essere stabilito del giudice della separazione, a patto che siano le circostanze a richiederlo. E’ accaduto qualche tempo fa a Roma, al termine di una movimentata separazione tra un agiato commercialista, Andrea B. e una architetta che spesso lavora all’estero, Marina S.; in ballo c’era il futuro di due bambini, una femminuccia di 11 anni e un maschio di 13. «Soprattutto - spiega l’avvocatessa Antonella Tomassini, che rappresenta il commercialista - c’era la necessità di mantenere presente davanti ai loro occhi una figura maschile, per tutto il periodo dello sviluppo e della crescita».I fatti sono presto raccontati: il matrimonio tra Andrea e Marina va in crisi, come accade in molte coppie italiane; cominciano le incomprensioni, i silenzi, le litigate per motivi futili. Poi le parole diventano pietre, talvolta alla presenza dei bambini: lei accusa lui di essere poco virile, poco uomo, con la testa altrove. Lui comincia a sentirsi in colpa, fino a chiedere l’aiuto di un analista.
Alla fine, arriva il momento di mettere le carte in tavola: l’architetta in carriera ammette di aver conosciuto un’altra persona, di provare un sentimento forte al di fuori della famiglia. E lui chiede la separazione per colpa; si sente di troppo, abbandona la casa coniugale e si rassegna all’idea di vedere i bambini affidati alla moglie.
Il colpo di scena arriva durante il processo. Andrea diventa curioso, si interessa all’identità della persona che ha preso il suo posto nel cuore della moglie, fa qualche indagine. Alla fine scopre che l’ altro è in realtà una donna: sua moglie, a 35 anni, si è scoperta omosessuale.
E’ a questo punto che Andrea si comincia a preoccupare per il futuro dei figli. Che famiglia avranno se la sua ex moglie decide di convivere con l’amante? Subiranno un trauma avendo ”solo” due mamme? E di che genere? Il commercialista ne parla con il suo avvocato matrimonialista, Antonella Tomassini. E il legale modifica la sua strategia: la separazione diventa consensuale, in modo da consentire al giudice di disporre l’ affidamento congiunto, e permettere al padre di vigilare sull’educazione e sulla crescita dei bambini. Adesso può vederli ogni settimana, dal venerdì alla domenica. E anche negli altri giorni, purché ne dia preavviso alla ex moglie con 24 ore di anticipo. E inoltre, ogni decisione ordinaria e straordinaria sulla loro vita deve essere presa da entrambi. 14/11/2004 - Il Messaggero - MASSIMO MARTINELLI
martedì, ottobre 12, 2004
SIERRA LEONE: ATTIVISTA LESBICA BRUTALMENTE UCCISA
FannyAnn Eddy era la fondatrice del Sierra Leone Lesbian and Gay Association 5 Ottobre 2004 – Il governo della Sierra Leone dovrebbe portare davanti alla giustizia i responsabili del brutale omicidio di FannyAnn Eddy, fondatrice del Sierra Leone Lesbian and Gay Association e attivista lesbica conosciuta in tutta l'Africa, ha detto Human Rights Watch.
Eddy e' stata trovata morta la mattina del 29 Settembre. Mentre lavorava da sola negli uffici dell'associazione la notte precedente, i suoi assalitori sarebbero entrati nell'edificio, stuprandola, pugnalandola e spezzandole il collo.
"FannyAnn Eddy era una persona di straordinario coraggio e integrita', che ha letterlamente dedicato la sua vita ai diritti umani," ha detto il direttore di HRW per le questioni GLBT. "Ripetutamente, nel suo paese e anche altrove, ha attirato l'attenzione sui maltrattamenti, le discriminazioni e la violenza che i gay e le lesbiche subiscono in Sierra Leone. Adesso e' stata uccisa negli uffici dell'organizzazione da lei fondata, e c'e' il sospetto che sia diventata lei stessa vittima dell'odio."
Eddy ha fondato l'associazione nel 2002. Il gruppo forniva assistenza sociale e psicologica ad una comunita' timorosa e nascosta. Eddy stessa, tuttavia, era una figura visibile e coraggiosa, faceva pressione sui ministri per risolvere i problemi delle violazioni dei diritti umani e quelli sanitari della comunita' GLBT.
In Aprile, Eddy ha fatto parte di una delegazione di attivisti per i diritti sessuali che Human Rights Watch e International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC) hanno aiutato a intervenire nella sessione annuale della Commissione sui Diritti Umani dell'ONU a Ginevra. Eddy ha incontrato la delegazione del suo governo, e ha testimoniato presso Commissione sui diritti degli omosessuali in quella che ha definito "la mia amata Sierra Leone".
"Subiamo costantemente maltrattamenti e violenze dai vicini e dagli altri," ha detto alla Commissione. "I loro attacchi omofobici rimangono impuniti dalle autorita', incoraggiando ulteriormente il loro trattamento discriminatorio e violento sulle lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali." Eddy e la sua organizzazione hanno documentato maltrattamenti, linciaggi e arresti arbitrari di omosessuali e transessuali in Sierra Leone.
La Sierra Leone sta uscendo da un periodo devastante di guerra civile conclusa nel 2002. La guerra era caratterizzata da violazioni dei diritti umani da entrambe le parti ma specialmente dai ribelli che perpetravano stupri, uccisioni, torture e amputazioni di arti. Nonostante il disarmo di 47 mila combattenti e il riuscito completamento delle elezioni presidenziali e parlamentari nel 2002, le questioni che hanno dato origine al conflitto (corruzione endemica, debole stato di diritto, poverta' e l'ineguale distribuzione delle risorse naturali del paese) rimangono tuttora non risolte dal governo.
Se prima del conflitto c'erano gravi problemi con la Polizia e il sistema giudiziario, la guerra civile li ha peggiorati. La comunita' internazionale, specie il Regno Unito, ha investito fortemente per addestrare la polizia e riabilitare il sistema giudiziario, tuttavia numerosi problemi rimangono.
Mentre ci sono stati molti miglioramenti nel comportamento della polizia, sono state denunciate estorsioni, corruzione e condotta non professionale. C'e' un numero insufficiente di magistrati, giudici, pubblici ministeri ed edifici giudiziari che hanno condotto a gravi ritardi nel sistema. Le detenzioni estese e illegali di centinaia di sospetti criminali, molti senza le garanzie del giusto processo sancite dalla costituzione, e' anche un problema chiave.
Le autorita' in Sierra Leone devono investigare questo crimine, ha detto HRW. Devono mandare il messaggio alla comunità omosessuale che la violenza contro loro non rimarra' impunita.
FannyAnn Eddy lascia un figlio di 10 anni.
La dichiarazione di FannyAnn Eddy presso la Commissione ONU sui Diritti Umani e' disponibile a questo URL http://hrw.org/english/docs/2004/10/04/sierra9439.htm
Traduzione di Fabio Quattrocchi da Human Rights Watch 07/10/2004 - Gaynews.it
martedì, ottobre 05, 2004
Sei giovani neofascisti denunciati dalla Digos di Lucca
Lucca, sei esponenti di Forza Nuova denunciati per il raid razzista contro la libreria Baroni LUCCA Sei giovani vicini all’organizzazione neofascista Forza Nuova sono stati denunciati dalla Digos di Lucca per aver partecipato al raid razzista scatenato nell’agosto del 2003 contro la libreria Baroni, nel centro della città, all'indomani di un incontro sulla cultura omosessuale. Le denunce ipotizzano i reati di danneggiamento aggravato e diffusione di idee fomentanti l’odio razziale, con l’aggravante della finalità della discriminazione. L’indagine che ha portato la Digos a individuare i presunti responsabili del raid razzista - la vetrina venne ricoperta di svastiche e sfondata con mazze e bastoni - è stata illustrata dal questore di Lucca, Maurizio Manzo, e dal dirigente della Digos, Maurizio Ferraioli. I denunciati, è stato spiegato, sono sei giovani estremisti di destra, un maggiorenne e cinque minorenni, tra i 20 e i 17 anni, incensurati e residenti a Lucca e nelle zone limitrofe. Le perquisizioni nelle loro abitazioni e nella sede di Forza Nuova, frequentata dai minorenni, hanno portato al sequestro di materiale propagandistico, strumenti di offesa e arredi dell’estrema destra. Pubblicazioni, volantini, stendardi con croci celtiche e bandiere con aste utilizzabili come corpi contundenti ma anche bombolette spray che potrebbero essere state utilizzate nell'assalto alla Libreria Baroni o in altri episodi simili e ritagli di articoli di giornale che parlavano proprio dell'atto vandalico.
03/10/2004 - L'Unità
venerdì, settembre 24, 2004
Mamme lesbiche pestano a morte il figlio di 2 anni
Bastonato nel tentativo di educarlo a usare il gabinetto per fare i suoi bisogni NEW YORK – Pestato a morte all'età di due anni dalle sue mamme lesbiche: è la tragica storia di un bambino di due anni di New York frustato con una cintura e bastonato a morte dalle due donne nel tentativo di educarlo a usare il gabinetto per fare i suoi bisogni. Più di sessanta lividi sul corpo, tre costole rotte, lesioni letali al fegato e allo stomaco, una gamba spezzata: il corpo straziato del piccolo Yiovanni Tellez è rimasto abbandonato per ore nel bagno della casa di Harlem, l'ultimo ghetto di Manhattan, prima che Carmen Molina, la convivente della madre biologica Zahira Matos, si decidesse a chiamare il pronto soccorso. Su Zahira, che ha appena 20 anni, e su Carmen, di 12 anni più vecchia, pesa ora l'accusa di omicidio di secondo grado, decisa dal tribunale criminale di Manhattan, nell'unico giorno in cui la madre del piccolo ha mostrato un segno di disperazione di fronte a tanta violenza commessa. Ma con la polizia che la ha interrogata, Matos, che era già stata accusata di abuso su minori dalla polizia del Michigan dove aveva vissuto fino a poco tempo fa, ha ammesso di aver picchiato più volte il figlio e che lo stesso aveva fatto ripetutamente la compagna. Zahira ha raccontato che il figlio fu lasciato per ore morente, abbandonato sul pavimento, in presenza anche degli altri due figli della donna, una bambina di sei anni e un'altra di pochi mesi, ora tenute in custodia. È stata Carmen Molina che ha ricostruito per gli agenti l'agghiacciante dinamica dell'infanticidio. Ha ammesso di aver perso la testa per la rabbia sabato scorso quando si è accorta che Yiovanni aveva di nuovo sporcato le mutandine. Ha preso a pugni il bambino colpendolo violentemente allo stomaco, poi lo ha immerso nella vasca da bagno per lavarlo, abbandonandocelo. Quando è tornata nel bagno, Carmen ha trovato il bimbo steso per terra con una gamba in una posizione innaturale. Ma nonostante le condizioni disperate del bambino, Molina non si è preoccupata di accudirlo. Nè lo ha fatto la madre, quando, rientrata in casa, ha trovato il figlio con ferite alla testa e su tutto il corpo. Il bambino, vittima di un episodio che ora appare sulle prima pagine di tutti i tabloid newyorchesi, non ha quindi ricevuto medicazioni fino alle due di notte, quando la Molina si è decisa a bussare alla porta di un vicino di casa chiedendo di usare il telefono per chiamare il pronto soccorso. Yiovanni è stato trasportato al St. Lukès-Roosevelt Hospital Center, ma il suo corpicino era già livido prima di lasciare la casa di Harlem. Yiovanni è morto in ospedale alle 2.26 del mattino. Scioccata la polizia, che non ha risparmiato commenti sulle due donne: «Hanno brutalizzato il bambino per molto tempo», ha detto un poliziotto accorso sul posto: «Sono dei mostri».
22/09/2004 - La Gazzetta del Sud
domenica, agosto 29, 2004
Torre del Lago, vince il popolo della notte
Ordinanza del sindaco fa proseguire feste e balli per strada. Un via libera solo provvisorio ma che alimenta nuove proteste. TORRE DEL LAGO. Il popolo della notte ha vinto la sua guerra. E a Torre del Lago torna di scena la musica, il ballo in strada, il divertimento a basso costo. Ma solo grazie ad un ordinanza provvisoria del sindaco di Viareggio che ieri sera ha dato il via libera alla musica nonostante lo stop del comando dei vigili urbani per il mancato rispetto delle norme del Parco sull’inquinamento acustico. Un via libera “a tempo” destinato ad alimentare ancora accuse e polemiche che nei giorni scorsi avevano dato vita a lettere e telefonate, manifestazioni in strada, botta e risposta sui giornali: una settimana di battaglia senza esclusione di colpi per difendere l’oasi del divertimento giovanile, etero e omosessuale. 29/08/04 - Il Tirreno - Landucci
Ostacoli per la prima festa “lesbo-gay” berica
Si farà domenica al Dirty Mary di Santorso, ma il Comune non concede la deroga anti-code
Nuvole anche a Santorso per la Festa “lesbo-gay” che gli organizzatori stanno tentando di organizzare al Dirty Mary, dopo il tentativo fatto ad Ospedaletto che era naufragato per le mancate autorizzazioni. In questo caso, spiegano gli organizzatori Alessandro e Antonio, i problemi sono sorti dopo un incontro con il vicesindaco di Santorso, Anna Bisio, per il semplice fatto che il Comune non accetta di concedere la deroga all’obbligo di tesserare chiunque entri alla festa, visto che il Dirty Mary è un circolo e occorre iscriversi per accedervi. «Questa deroga - spiegano gli organizzatori - è già stata concessa dal Comune in due occasioni, per eventi organizzati da un esponente politico e da un imprenditore. Che ora ci venga detto di “no” è una discriminazione». In un comunicato diffuso ieri, l’esponente dei Verdi veneti Olol Jackson parla di «patetici tentativi di boicottare, impedire lo svolgersi di questo tipo di manifestazioni. Non oso pensare cosa sarebbe successo se, anziché un party, qualcuno avesse avuto l’idea di organizzare una bella street parade, un gay-lesbo-trasgender pride nelle nostre strade».
Gli organizzatori comunque non si arrendono: la festa domenica prossima si farà, a costo di fermare una a una le auto in arrivo per far registrare i partecipanti. «Vogliamo evitare al Comune disagi per assembramenti all’esterno del locale, con la coda di opersone in attesa di iscriversi, e per questo abbiamo chiesto la deroga al tesseramento - concludono gli organizzatori (è chiaro che il non tesseramento evita attese e fastidi anche ai partecipanti - ma se non ci viene concessa pazienza. La responsabilità di eventuali disagi non è certo nostra». 25/08/04 - Il Giornale di Vicenza
martedì, agosto 24, 2004
Coppia lesbica muore nell'indifferenza della giustizia americana
La coppia aveva fatto domanda di bancarotta congiunta per pagarsi le medicine. Rifiutata perchè non sono una coppia per la legge Washington Ann e Lee Kandu si sono sposate nel 2002 nella British Collumbia dopo anni di convivenza assieme. Hanno diviso tutto: la casa, gli amici, il lavoro. Anche la malattia. Nel 2003 ad entrambe viene diagnosticato un cancro . Ann è la più grave. Per pagarsi la chemio e le operazioni vendono prima la casa poi i loro averi e infine gli stessi mobili dell'ufficio. Nonostante questo, i soldi non bastano mai. Lee decide di fare domanda di bancarotta per non dover morire tra i debiti e l'unico modo per ottenerla è indicare Ann come sua coniuge. Sbagliato. Nonostante una vita assieme il giudice le risponde che loro non sono una coppia e che quindi i loro destini sono disgiunti, la bancarotta non può essere accettata e chissenefrega se devono morire per strada tra i debiti. Ann muore dopo qualce settimana. Lee fa conoscere la sua storia ai giornali. Ormai è allo stadio terminale ma vuole che la sua storia si sappia visto che per la legge americana loro non sono mai esistite.
23/08/04 - Gaynews.it - Giorgio Lazzarini
«Preso un provvedimento contro la comunità gay»
TORRE DEL LAGO. Protestano per difendere il luogo del divertimento notturno alla portata di tutti, la discoteca «pulita da droghe e sballi fuori dall’ordinario», quella dove si paga solo la bevuta. Il locale (a cielo aperto) dove la propria sessualità non è motivo di vergogna né discriminazione, dove è possibile «una convivenza civile nel divertimento sano della danza e della musica». Il popolo della notte, che frequenta la marina, si schiera contro l’ordinanza per lo stop alla musica al Mama mia e al Boca Chica: ieri al nostro giornale sono arrivate decine di telefonate ed e-mail, un centinaio in poche ore.
Tutti - omosessuali ed eterosessuali - puntano il dito contro «una decisione vergognosa, una pugnalata alla schiena del mondo gay». Il coro di protesta si indirizza per lo più contro Parco e Comune che ha emesso l’ordinanza anti-musica.
«Le persone che hanno preso questa decisione - osserva Francesco Filippi - non conoscono o non capiscono la comunità gay. In questo modo vanno contro la maggioranza dei viareggini e di tutti quelli che frequentano i due locali che per metà sono eterosessuali». «E’ un colpo basso alla comunità gay che frequenta Torre del Lago - afferma Davide Paleari, impiegato 40enne di Milano - e per di più viene da una giunta di sinistra che dovrebbe essere più sensibile alle problematiche relative al mondo omosessuale». «Sinceramente mi meraviglio della sinistra che è in maggioranza - aggiunge Simone P. in una e-mail - che sembra stare dalla parte della comunità omosessuale solo per “accattare” voti».
Ma perchè i giovani difendono Mama mia e Boca Chica? «Sono eterosessuale - afferma Maria Fiorentino di Torre Annunziata - e frequento il Mama mia con gli amici e il mio ragazzo. E’ un locale pulito, non girano droghe come altrove. Perchè prendere un provvedimento così vergognoso? Viene il dubbio che l’ordinanza sia stata fatta perchè è un locale gay». «Passiamo qui intere serate e non diamo noia a nessuno - afferma Valentina Bracaloni, pisana - siamo tutte persone responsabile e non facciamo altro che divertirci. Oltre tutto è un locale in cui si paga solo la bevuta». «E’ un locale pulitissimo - insiste Aldo Montuoro, studente universitario di Napoli - e oggi come oggi non è una cosa così frequente trovarne uno. Qui ognuno ha diritto di esprimere liberamente la propria identità e questo rende ancora più vergognosa l’ordinanza di stop alla musica». Ne è convinto anche Pietro Carella turista di Milano che ritiene davvero importante, per le proprie vacanze e per quelle di tanti altri giovani, la presenza di un locale come il Mama mia, «motivo di attrazione per molti turisti». Sono molti coloro che sostengono che senza i locali della marina non trascorrerebbero le vacanze in Versilia. «Vengo dalla Puglia - scrive Giuseppe Antonacci - e soggiorno nei vostri alberghi, mangio nei vostri ristoranti, faccio spese nei vostri negozi, pago i vostri costosi parcheggi e tutto questo non certo per le bellezze del vostro mare. Il provvedimento è un atto di cieco e becero moralismo che danneggia l’immagine dell’ospitalità e dell’accoglienza di Viareggio, offrendo agli ospiti un’insopportabile atmosfera di intolleranza». «Mama mia e Boca Chica hanno portato enormi benefici al turismo di Torre del Lago e Viareggio - scrive Alice in una e-mail - facendo affluire persone da tutta Italia. Sono le uniche attrazioni rimaste a dispetto della decadenza che ormai colpisce gran parte degli altri locali». Il pubblico del Mama mia e del Boca Chica, dunque, dietro l’ordinanza di stop alla musica intravede un «accanimento contro i gay» come lo definisce Matteo di La Spezia. «Se la musica è alta - conclude Daniele di Montecatini - dalle mie parti si usa abbassarla, non spegnerla del tutto. E invece Viareggio vuole “spegnere” non solo la musica, ma la presenza gay».
23/08/04 - Il Tirreno - Valentina Landucci
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