MANUALE DI SOPRAVVIVENZA LESBICA
DOCUMENTI
oggi
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004

attualit
costume&societ
cronaca
diritti civili legislazione
media cultura arte
movimento
omofobia discriminazione
politica
religione

counter
visitato *loading* volte

 


martedì, marzo 08, 2005


Dall'Australia tecnica che potenzia difese immunitarie contro Hiv  

 Scienziati australiani hanno scoperto quasi per caso una tecnica capace di potenziare significativamente le difese immunitarie contro Hiv/Aids e altri mortali virus. Gli studiosi di due università australiane hanno fatto la scoperta - che ritengono cruciale nella lotta contro l'Aids - mentre sviluppavano un test per misurare la capacità dei sistemi immunitari di animali di laboratorio, nel combattere l'Hiv. Lo studio è stato appena pubblicato dalla rivista internazionale Journal of Virology. Occorre cautela.


I ricercatori del dipartimento di Microbiologia e immunologia dell'università di Melbourne e della Scuola di ricerca medica dell'Università nazionale a Canberra hanno estratto il sangue di animali di laboratorio e rivestito le cellule di peptidi marker dell'Hiv (sostanze che avvisano il sistema immunitario che una cellula è infettata dal virus). Quando il sangue rivestito dal marker è stato iniettato nuovamente negli animali, per creare l'illusione che le cellule fossero infettate dall'Hiv, è scattata una risposta immunitaria drammatica, spiegano gli autori.

"Quando abbiamo analizzato l'immunità specifica all'Hiv nelle settimane successive, abbiamo osservato che era stato indotto un marcato rafforzamento dell'immunità specifica al virus", ha spiegato oggi Steven Kent dell'Università di Melbourne. "Così, il test che stavamo cercando di sviluppare si è rivelato in realtà un vaccino, il che era del tutto inaspettato", ha aggiunto.


La procedura è stata già sperimentata con successo su topi e scimmie, e l'équipe spera di iniziare entro due anni le sperimentazioni cliniche sull'uomo. "Crediamo che sia una tecnica molto promettente, che offre speranza di una terapia contro l'Hiv e altre infezioni croniche, come l'epatite C", ha aggiunto Kent. Il trattamento, che non avrebbe nessuno degli effetti collaterali dei farmaci prescritti attualmente contro l'infezione da Hiv, comporterebbe l'iniezione nei pazienti delle loro cellule sanguigne, rivestite dei peptidi ottenuti dalla superficie di cellule infettate dall'Hiv. Le iniezioni potenzierebbero quindi sostanzialmente il sistema immunitario del paziente contro il virus. "L'Hiv è difficile da eliminare completamente ma se è tenuto a bada con qualche genere di terapia immunitaria potrà non essere tecnicamente curato, ma la persona può continuare a vivere senza problemi".
 
02/03/2005 - Nadir Notizie 

postato da Diamocela | 17:03 | commenti


sabato, dicembre 04, 2004


RISULTATI POSITIVI DA TEST POSSIBILE VACCINO CONTRO AIDS  

Studio effettuato da scienziati brasiliani e francesi

Un vaccino contro l'Aids, elaborato da studiosi brasiliani e francesi, sta dando risultati 'positivi e incoraggianti'. I risultati ottenuti finora, pubblicati su Nature Medicine, sono analoghi a quelli ottenuti con il cocktail di medicinali usato attualmente, senza pero' i pesanti effetti collaterali e la grave dipendenza. Testato su una trentina di sieropositivi di Recife: in tutti si e' verificata una riduzione di almeno l'80% del tasso di linfociti CD4.

30/11/2004 - ANSA 


postato da Diamocela | 15:07 | commenti


AIDS: GIORNATA MONDIALE; PER UE EMERGENZA RIGUARDA DONNE  

ROMA, 29 NOV - Sono le donne le piu' a rischio Aids tanto che la Commissione europea in occasione della giornata mondiale contro l'Aids, ha finanziato un opuscolo informativo sull'infezione fra le donne e una serie di ricerca proprio per la difesa della salute femminile. Sempre piu' donne, giovani e adulte, sono vittime dell' infezione da HIV, che contraggono soprattutto attraverso i rapporti sessuali. Lo strumento potenzialmente piu' efficace di cui le donne potrebbero servirsi per tutelare la propria salute sarebbero i microbicidi per neutralizzare il virus nei rapporti non protetti che possono essere utilizzati durante un rapporto sessuale senza bisogno per l'uomo di ricorrere al profilattico. Il numero di donne infette e' in continua crescita. Per questo e' stata creata una rete europea capace di rispondere ai bisogni delle donne. Tra il 2000 e il 2002 e' stata, quindi, istituita una rete di dieci nazioni con i finanziamenti della Commissione europea e di altri donatori. Scopo del progetto era diffondere una politica attiva sull'HIV tra la popolazione femminile e ottimizzare le risorse esistenti.
Le donne sono piu' vulnerabili all'infezione da HIV per una serie di ragioni, tra cui quelle di tipo biologico, che espongono maggiormente le donne alla trasmissione eterosessuale. Tuttavia continuano a mancare i mezzi per proteggere le donne e per impedire che contraggano l'infezione. Cio' vale, in particolare, per le donne di eta' compresa tra i 15 e i 24 anni, nelle quali e' piu' probabile una gravidanza. In taluni Paesi africani una donna gravida su quattro e' HIV-positiva.

L'EPIDEMIA AL FEMMINILE.

La percentuale di donne infette dall'HIV rispetto alla popolazione totale varia enormemente di paese in paese: si va dal 27% dell'Europa orientale e dell'Asia centrale al 25% dell'Europa occidentale, dal 20% dell'America settentrionale al 58% dell'Africa subsahariana fino al 7% di Australia e Nuova Zelanda. In tutto il mondo oltre il 90% delle infezioni da HIV tra adolescenti e adulti sono la conseguenza di rapporti sessuali di tipo eterosessuale. Quasi il 50% dei 38 milioni di persone affette da HIV/AIDS e' di sesso femminile, rispetto al 41% del 1997. Dei 21,8 milioni di persone morte di AIDS, 9 milioni erano donne e 4,3 milioni erano bambini. Nell'Africa subsahariana il 57% delle persone infette dal virus, pari a circa 17 milioni, e' di sesso femminile. Nei Caraibi il 49% dei casi positivi e' rappresentato da donne, rispetto al 30% del 1999; in India la percentuale e' del 38% rispetto al 25% di qualche anno fa. Negli USA l'HIV/AIDS e' la principale causa di morte tra le donne afroamericane di eta' compresa tra i 25 e i 34 anni e la settima causa di morte tra le donne bianche americane appartenenti alla stessa fascia di eta'. In Russia cresce il numero di donne a cui viene diagnosticata l'infezione: da una su quattro nel 2001 a una su tre nel 2003.

L'AZIONE COMUNITARIA.

Per risolvere il problema sempre piu' profondo dell'infezione da HIV e dell'AIDS nelle donne, la Commissione europea ha deciso di finanziare progetti di ricerca attivi su piu' fronti: studi sulla trasmissione da madre a figlio, le differenze di genere nella progressione dell'epidemia, le complicazioni nei bambini e, piu' di recente, le nuove strategie preventive (i microbicidi). Se, da un lato, i profilattici offrono una protezione efficace e continuano a rimanere uno dei pochi strumenti disponibili per controllare la diffusione dell'infezione, dall'altro lato molte donne in tutto il mondo non sono in grado di praticare una vita sessuale sicura. La creazione di un microbicida vaginale capace di impedire la trasmissione sessuale del virus offrirebbe a queste donne l'opportunita' di salvaguardare la propria vita.

Fra i progetti finanziati dalla Commissione europea i ricercatori stanno stilando un elenco di molecole che potrebbero essere utilizzate come potenziali microbicidi.
 
29/11/2004 - ANSA 




postato da Diamocela | 15:05 | commenti


lunedì, ottobre 25, 2004


CANALE 5. ALLA TRASMISSIONE L'ANTIPATICO IRENE PIVETTI DICE SI AI PACS ANCHE GAY  

Alla trasmisisone di Maurizio Belpietro, L'Antipatico, si è discusso di gay, matrimonio, adozione, Buttiglione, lobby, Europa 
Su Canale 5 (e come mai no sulle altre tv?) è andato in onda un dibattito tutto interno alla destra italiana su gay, Pacs, coppie, adozioni, matrimoni gay, lobbyes, Europa, culattoni e Tremaglia. Presenti Ignazio La Russa di An, Maurizio Belpietro (direttore de "Il Giornale", l'hause organ di FI)conduttore in studio, Cecchi Paone, Irene Pivetti.

Sorprendentemente la Pivetti, ex presidente della Camera dei Deputati, ha sostenuto le tesi del Pacs anche per le coppie gay. "E' giusto -ha detto la Pivetti- che lo Stato riconosca una relazione di coppia basata sugli affetti, anche quella gay".

Mentre Ignazio La Russa concordava sulla necessità di una legge per le coppie di fatto ma solo quelle eterosessuali e solo per sistemare la questione figli nati fuori dal matrimonio negando con ciò di "avercela coi gay come dimostrano i miei amici gay" (ma certa genete chi frequenta?, ndr).

Bravo Cecchi Paone nel sostenere le ragioni delle coppie omosessuali anche se si è detto contrario alle adozioni da parte delle coppie gay e al matrimonio gay.

La Russa intervenendo continuamente ha sostenuto, mentendo, che lo Stato già riconosce la possibilità di contratti privati tra le persone in coppia. Ovviamente ciò non è affatto vero, ma è nota la tecnica di dire balle in una trasmissione dove nessuno è in grado di smentirle.

Per dare una parvenza di pluralismo è stato tarsmesso un collage di interventi supertagliati di vari parlamentari del centrosinistra tra cui Grillini ("c'è chi vuole trasformare il peccato in reato"), Vendola, Finocchiaro, Realacci, Santanchè, Franceschini ("mai il matrimonio gay che è incostituzionale").

Non è mancata la solita battuta da bar del per così dire ministro Calderoli che non perde una occasione per sparlare degli omosessuali, si direbbe che la cosa costituisca una sua propria autentica ossessione.

Cecchi Paone è apparso anche su "Cronache marziane", la trasmissione condotta su Italia 1 da Fabio Canino, subito dopo con un'ottima performance molto apprezzata anche dagli sms che sono apparsi successivamente di sottofondo.

23/10/2004 - Gaynews.it


postato da Diamocela | 14:44 | commenti


giovedì, ottobre 14, 2004


"L´omosessualità maschile ha origini genetiche"  

Uno studio italiano: influenzata dal cromosoma X 
LONDRA - Troverebbe un´ulteriore conferma la tesi dell´origine genetica dell´omosessualità. Secondo una ricerca di un gruppo di scienziati dell´Università di Padova i fattori genetici sarebbero trasmessi negli uomini attraverso il cromosoma X, quello che si eredita dalla madre. Lo studio è stato pubblicato sui Proceedings of the Royal Society. A determinare l´omosessualità maschile - dicono gli scienziati - contribuirebbero però anche altri geni e ovviamente l´ambiente sociale e le prime esperienze di vita. I risultati sono basati su uno studio condotto su 98 omosessuali, 100 eterosessuali e 4.600 loro parenti. Si è riscontrato che numerosi gay maschi hanno ascendenti con le stesse preferenze sessuali nella linea materna della famiglia. Non è la prima volta che ricerche scientifiche attribuiscono l´omosessualità al cromosoma X.

13/10/2004 - La Repubblica


postato da Diamocela | 11:29 | commenti


venerdì, ottobre 01, 2004


La psicoterapia "diversa"  

La rivista della scuola della Gestalt dedica un numero all’omosessualità. Giuseppe Iaculo, uno dei primi ad aver affrontato l’argomento, spiega le particolarità di questo approccio. 
PISA - La psicoterapia non solo aiuta ad affrontare i problemi delle persone; spesso le sue correnti di pensiero possono influire sulla mentalità delle persone in generale e soprattutto degli stessi psicoterapeuti. E’ quanto è successo, ad esempio, con il modello teorico-clinico della Gestalt che ha contribuito a far crescere sia i professionisti a disagio nell’avvicinarsi alla diversità e a forme di amore meno frequenti e conosciute, sia gli individui ed i gruppi eterosessuali, e sia gli stessi uomini gay e le donne lesbiche.
Nonostante ciò, questa scuola di pensiero raramente ha affrontato in maniera diretta il tema dell’omosessualità. Giuseppe Iaculo, uno dei primi psicoterapeuti europei della Gestalt ad aver proposto di recente un saggio sull’omosessualità maschile (Le identità gay, del 2002), ricava le motivazioni di tale mancanza dall’idea che i fondatori avevano della sessualità umana: “L’omosessualità non era vista come un’entità prefissata ed immutabile, così come d’altronde le altre opzioni sessuali. Non ritenevano, partendo anche dalle proprie esperienze di vita, che la sessualità umana fosse divisibile in due nette categorie, eterosessualità ed omosessualità, ma che vi potessero essere piuttosto fasi differenti nell’esistenza, nelle quali un aspetto poteva essere più enfatizzato rispetto all’altro, né che la prassi della terapia della Gestalt dovesse agevolare un adattamento definitivo”.

Recentemente, la scuola della Gestalt ha affrontato per la prima volta in maniera diretta il tema delle relazioni omosessuali: la Gestalt Review una delle principali e più prestigiose riviste specialistiche nel campo della psicoterapia della Gestalt, ha dedicato buona parte del suo ultimo numero a tematiche inerenti all’omosessualità e al sostegno terapeutico che si può offrire ai clienti gay e alle donne lesbiche.

Sulla Gestalt Review, organo quadrimestrale del Gestalt International Study Center diretto da Joseph Melnick ed Elizabeth S. Revell, sono presenti, insieme ad altri, due contributi principali di Carol Brockmon e dello stesso Giuseppe Iaculo, al quale abbiamo chiesto di spiegare il ruolo della Gestalt nella psicoterapia di clienti omosessuali.


Come nasce la psicoterapia della Gestalt?


La psicoterapia della Gestalt si inserisce nel filone dell’approccio esistenziale e delle terapie umanistiche. L’approccio esistenziale si sviluppa intorno al 1930 in Europa e sostiene che l’uomo deve essere compreso in quanto esistenza e che la psicoterapia funziona fondamentalmente come un incontro; all’interno di questo incontro il terapeuta ha il compito di saper valorizzare le risorse e le qualità del cliente, relazionandosi a lui come persona e non come oggetto di studio. L’obiettivo della terapia diventa in tal senso far sì che il cliente possa sperimentare la propria esistenza con effettiva pienezza. Le psicoterapie umanistiche si ispirano al Movimento per lo Sviluppo del Potenziale Umano, sorto negli Anni Cinquanta, e alle idee di Martin Buber, il filosofo dell’incontro autentico “io-tu”, dell’apertura fiduciosa all’altro e del rispetto per la soggettività. La psicoterapia della Gestalt nasce nel 1950 circa a New York dalle idee innovative di Friedrick Perls, psicoanalista tedesco eretico, e dall’ispirazione anarchica di un gruppo di intellettuali (tra i quali Paul Goodman e Isadore From) che, insieme a lui, e a sua moglie Lore, elaborarono il modello del nuovo approccio terapeutico.


Puoi illustrare in maniera accessibile, magari con degli esempi, i principi su cui si basa la Gestalt, per permettere a chi non la conosce di farsene un'idea?


È difficile sintetizzare i principi di un indirizzo terapeutico in maniera divulgativa senza rischiare di cadere nella banalizzazione. Ci provo! Diciamo intanto che la Gestalt propone sia come chiave di lettura del comportamento umano, sia come strumento centrale di cura, la relazione. Ogni conflitto e difficoltà esistenziale va affrontato nel qui ed ora della relazione reale cliente – terapeuta. C’è una sorta di aneddoto che raccontiamo a volte agli allievi nei Corsi di Formazione che forse chiarisce un po’. Se un paziente va in terapia da uno psicoanalista classico, un freudiano, e in seduta inizia a dire di essere arrabbiato, lo psicoanalista può indagare come la rabbia possa avere a che fare con i vissuti antichi legati alle figure genitoriali e magari chiedergli: “Mi dica perché è arrabbiato con suo padre!”. Uno psicoterapeuta della Gestalt, con lo stesso cliente e nella stessa situazione chiederebbe: “Mi dica cosa le fa o le ha fatto rabbia di me?”, e terrebbe presente cosa di nuovo e di diverso dal passato può sperimentare quella persona, nella relazione con lui, portandogli la rabbia. Ho semplificato davvero molto, ma è per provare a farmi capire ai tanti lettori che comprensibilmente non sanno molto del mondo delle psicoterapie.


Stai dicendo che il terapeuta è lo strumento di cura del paziente?


Sarebbe meglio dire che è la disponibilità all’incontro, alla sperimentazione e al confronto di cliente e terapeuta, è quello che succede nel mezzo del loro entrare in contatto (la teoria fa riferimento al concetto di “confine di contatto”) a porsi come momento di cura e di cambiamento. Come ha recentemente scritto Giovanni Salonia, uno dei miei due principali maestri (insieme a Margherita Spagnolo Lobb), nel suo libro Sulla felicità e dintorni, uno dei compiti del terapeuta è, un po’ come fa il poeta, “inventare le parole che curano le ferite interiori del paziente” (Salonia, 2004, 76). E la parola per essere cura deve partire dal corpo, dalla “carne”, essere veramente “mia”, così da avere il potere di toccare l’altro, di incontrare la sua intenzionalità bloccata.


All'interno della storia dell'approccio gestaltico, che rilevanza ha avuto la tematica omosessuale? È già successo che riviste del settore si occupassero dell'argomento? Ci sono esponenti della ricerca che si sono concentrati su questa tematica?


Malgrado negli Anni Cinquanta Frederick e Lore Perls fossero ritenuti figure autorevoli dell’avanguardia culturale statunitense e, tra l’altro, persone vicine, proprio per la loro apertura ideologica, al movimento omosessuale, malgrado la dichiarata ma mai ostentata omosessualità di Isadore From e di molti esponenti del New York Institute for Gestalt Therapy, l’orientamento bisessuale di Paul Goodman, ed una più ampia disponibilità politica e psicologica dell’approccio verso il sostegno per le minoranze, sono stati davvero pochi i terapeuti della Gestalt interessati a scrivere, almeno in passato, sull’argomento. Sono convinto che ciò dipenda dal fatto che in Gestalt l’omosessualità non viene considerata un’entità prestabilita e statica, così come d’altronde le altre opzioni sessuali. La sessualità e l’affettività umane non sono scindibili così rigidamente in due nette categorie: eterosessualità ed omosessualità; anche se ognuno può sentirsi completato maggiormente in un senso o nell’altro nel corso della propria intera esistenza, o solo per una parte di essa. Un’altra peculiarità della psicoterapia della Gestalt è il non dar mai per scontato e per definitivo un adattamento, una forma di equilibrio. Ci si propone di sostenere il continuo divenire della persona, il suo movimento verso la vita. Il terapeuta non ha il compito di definire cosa è “salute” e “normalità”, ma quello di aiutare la persona a trovare la propria “forma buona” (buona in quel momento della sua vita) di pienezza, di maturità.


Per quanto riguarda i testi sull’argomento di orientamento gestaltico credo che l’unico che affronti finora in maniera più dettagliata la tematica del lavoro clinico con i pazienti omosessuali, soprattutto per quanto riguarda il loro processo di coming out, sia il tuo Le identità gay.


Sì, ti ripeto, è stato scritto molto poco in passato su questo. È perciò che l’uscita del numero di Gestalt Review, che include articoli di terapeuti, uomini e donne, dichiaratamente omosessuali, sulla lettura dell’omosessualità in chiave gestaltica, ed un dibattito sul lavoro clinico con gli uomini gay e le donne lesbiche, può essere visto come un segnale, insieme a molti altri, di un importante cambiamento culturale.


Alcuni esponenti del mondo della psicoterapia conservano ancora visioni pregiudiziali dell'omosessualità, che naturalmente si riflettono nel loro operato: credi che il mondo scientifico sia pronto ad escludere sempre più questo tipo di atteggiamento?


Ci sono molti segnali che fanno ben sperare – insieme purtroppo a perduranti atteggiamenti omofobi, più o meno espliciti, di alcuni colleghi –, esiste soprattutto un movimento culturale diffuso, presente a più livelli, nel mondo scientifico e non, ed ormai inarrestabile, che induce a guardare alle “omosessualità” come a varianti naturali della complessità umana. Mi auguro che presto non sia più così fondamentale dover esplicitare il proprio orientamento sessuale, che ad esempio un uomo possa presentare ad altri il proprio compagno senza dover prima circostanziare: “Guarda, io sono gay…!” Ci vorrà ancora tempo, soprattutto in Italia, per arrivare a questo tipo di spontaneità, ed il ruolo degli psicoterapeuti, degli psicologi, degli intellettuali può essere importante nel promuovere ulteriormente questo tipo di cambiamento, ma lo è ancora di più, a mio avviso, quello delle donne e degli uomini omosessuali, bisessuali, a tutt’oggi troppo spesso identificati con stereotipi antiquati.


Mi racconti, brevemente, la storia del percorso terapeutico di un paziente venuto in terapia da te perché in difficoltà nell’accettare la propria omosessualità?


Ti racconto di Paolo, un mio giovane cliente, del quale ho scritto anche nel mio libro. Paolo aveva interrotto gli studi universitari ed avvertiva sentimenti di ansia a depressione, da quando aveva iniziato ad avvertire dei forti desideri di vicinanza e di contatto fisico volti verso Saverio, un suo amico conosciuto da poco. Queste nuove sensazioni gli avevano fatto sorgere il dubbio, per lui stridente, di essere gay. Aveva bisogno di chiamare l’amico più volte al giorno, di vederlo tutte le sere, preferendo spesso la sua compagnia a quella della ragazza di turno, con la quale si sforzava di continuare ad accompagnarsi. Provava sentimenti di gelosia e tradimento quando Saverio sceglieva una sera di non incontrarlo o di uscire con altre persone. Ma si rassicurava rispetto a quest’evidente vissuto di innamoramento ricordando a se stesso e a me che aveva rapporti sessuali “normali” con le ragazze, non faceva fantasie erotiche sull’amico, e non aveva mai pensato al sesso con gli uomini. La crisi di Paolo si è acuita quando, durante un tenero abbraccio con l’amico, ha avuto per la prima volta un’erezione, e già nel momento in cui ha iniziato a dirmi in terapia, con grande imbarazzo, che c’era “qualcosa di me” che gli piaceva. Sono stati la lenta e difficile presa di consapevolezza della sua inequivocabile preferenza amorosa, l’accettazione dei sentimenti che mi esprimeva, una forma di sostegno rispettosa e non invasiva per il suo “venir fuori”, la sua motivazione a fare chiarezza, insieme al graduale lavoro sulla destrutturazione delle sue rigide convinzioni, assorbite in un ambiente familiare molto tradizionalista e da un padre con il mito del “machismo”, a farlo accettare col tempo come gay.


Mi dici in chiusura cosa ha spinto te ad avvicinarti alla Gestalt?


Da ragazzo avevo una certa propensione per l’arte, la musica, il teatro ed aspiravo ad indirizzarmi verso questi campi. Per tutta una serie di motivi e di circostanze, che sarebbe troppo lungo esplicitare ora, ho rinunciato a queste velleità artistiche, anche se la musica, l’arte, il teatro sono rimaste comunque grandi passioni della mia vita! La psicoterapia della Gestalt è un approccio molto creativo, è un’arte, piuttosto che una professione, in quanto si concretizza nell’incontro sempre nuovo e diverso tra cliente e terapeuta, nella loro capacità di “creare” una forma nuova, significativa, originale! L’indirizzo ha inoltre un forte background nelle discipline artistiche, Perls ha fatto teatro con il Living Theatre, idem Goodman, cimentatosi in testi teatrali, oltre che in romanzi e saggi (di Paul Goodman ricordo ad esempio Partents’ Day, un classico della letteratura underground a tematica gay), Lore Perls era appassionata di danza e di musica, Miriam Polster (altra mia preziosa formatrice insieme al marito Erving) era stata una cantante lirica, e potrei continuare a lungo. È chiaro quindi che la Gestalt mi ha consentito di “recuperarmi artista” e di sentirmi tale negli scambi di vita arricchenti con le persone che si rivolgono a me.


Giuseppe Iaculo risponde alle domande dei lettori nella rubrica LEO - L'Esperto Online di Gay.it: clicca qui


Il numero di Gestalt Review incentrato più in generale sul tema del relazionarsi, centrale nel sistema teorico e clinico della psicoterapia della Gestalt, include articoli di terapeuti, uomini e donne, dichiaratamente omosessuali, sulla lettura dell’omosessualità in chiave gestaltica, e ad un dibattito sul lavoro clinico con gli uomini gay e le donne lesbiche.

L’elenco completo degli articoli pubblicati su Gestalt Review volume 8 numero 2 è il seguente:


Brockmon C., The Fish is in the Water and the Water is in the Fish: A Perspective on the Context of Gay and Lesbian Relationships for Gestalt Therapists, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 161-177.

Iaculo G., Relational Support in the Gay Coming-Out Process, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 178-203.

Aaron B., Coming Out as a Life-Long Practice: Commentary on “Relational Support in the Gay Coming Out Process” by Giuseppe Iaculo, in “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 206-209.

Brockmon C., Response, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 223.

Cook C. A., Commentary on “The Fish is in the Water and the Water is in the Fish” and “Relational Support in the Gay Coming Out Process”, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 217-222.

Iaculo G., Response, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 224-228.

Layton M., Commentary: The Fish is in the Water and the Water is in the Fish, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 204-205.

McCann A., Commentary on Articles by Carol Brockmon and Giuseppe Iaculo, in: “Gestalt Review”, 8 (2), 2004, 210-216.
 
27/09/2004 - Gay.it - Giulio Maria Corbelli
























postato da Diamocela | 19:41 | commenti


lunedì, settembre 27, 2004


Sud Africa, parata gay per festeggiare la libertà  

Migliaia di gay e lesbiche hanno sfilato in una rumorosa marcia oggi per festeggiare le leggi sui diritti degli omosessuali in Sud Africa. 
JOHANNESBURG (Reuters) - La costituzione sudafricana del post-apartheid è la prima al mondo a riconoscere i diritti dei gay e alle coppie dello stesso sesso ora è permesso adottare bambini ed essere inclusi nel testamento del partner.

Dimostranti con costumi colorati, molti con striscioni gialli e verdi con messaggi a favore dei gay, si sono radunati in una lunga processione pacifica, guardati a vista dalla polizia.

"Questa è la celebrazione di 10 anni di riconoscimento ed esistenza", ha detto uno dei manifestanti, riferendosi alla fine nel 1994 dell'apartheid e alle prime elezioni sudafricane che hanno portato Nelson Mandela e il Congresso nazionale africano al potere.

"Questo celebra la costituzione sudafricana, che rispetta tutti", ha detto un altro.

Al confine settentrionale del Sud Africa, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe ha definito i gay "minori dei cani e dei maiali" e la sodomia come un crimine. Il leader della Namibia Sam Nujoma ha chiesto il loro arresto, mentre a Zanzibar, al largo delle coste africane, le attività omosessuali sono considerate un crimine.

Nonostante i gay e le lesbiche in Sud Africa siano protetti legalmente, non manca chi li critica.

Alcuni gruppi a Johannesburg hanno condannato l'omosessualità, dicendo che i gay sono più vulnerabili all'Aids e sono tra i gruppo in cui la malattia si diffonde più velocemente.

Il Sud Africa ha il numero maggiore di malati di Aids rispetto al resto del mondo, con centinaia di migliaia di morti.
 
26/09/2004 - Agenzia Reuters - Dinky Mkhize




postato da Diamocela | 13:44 | commenti


martedì, settembre 21, 2004


Presto a Bologna un centro per le differenze  

Lavorerà contro le discriminazioni ai danni delle persone GLBT: l'annuncio della Giunta Cofferati al dibattito "Le città arcobaleno" 
"La realizzazione di sé e dei propri desideri, la costruzione della propria identità secondo percorsi individuali, non sono più un problema solo privato, ma investono la sfera pubblica. Occorre quindi considerare unitariamente tutti i fattori di differenza elencati dalla Carta di Nizza, compreso l’orientamento sessuale, e costruire un momento unitario e trasversale, sia di indirizzo che organizzativo, che faccia suo e pratichi questo approccio, a partire dal riconoscimento delle esperienze associative più significative”.

Questi gli intenti della nuova giunta Cofferati, contenuti nel programma di mandato e ribaditi dalla neo assessora alle politiche per le Differenze, Milli Virgilio, al dibattito “Le città arcobaleno - Welfare locale e diritti di gay, lesbiche e trans” che si è svolto sabato 18 settembre alla Festa dell’Unità di Bologna.


L’incontro, condotto da Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay e consigliere comunale nel capoluogo emiliano, ha visto un confronto fra i leader nazionali delle principali organizzazioni glbt e rappresentanti delle amministrazioni locali.


Se Franco Grillini ha fatto il punto su vent’anni di rapporti fra associazionismo gay e enti locali, la presidente del MIT Marcella Di Folco e quella di ArciLesbica Cristina Gramolini hanno messo in evidenza i bisogni specifici delle cittadine lesbiche e di quelle/i transessuali.


La responsabile diritti dei DS bolognesi, Gabriella Maini, ha sottolineato il valore del tema dei diritti civili ed ha espresso la necessità di un’accelerazione del suo partito su questi temi. E’ toccato alla vice presidente della commissione Sanità e politiche sociali della Regione Emilia Romagna, Silvia Bartolini, raccontare i retroscena dell’inserimento, nel nuovo Statuto approvato solo pochi giorni fa, del riferimento all’orientamento sessuale (e del mancato inserimento dell’espressione ”identità di genere” che era stato richiesto da Arcigay e MIT) e del riconoscimento delle famiglie di fatto.


Infine, l’annuncio dell’assessora Virgilio: Bologna lavorerà all’istituzione di un servizio per le differenze e contro le discriminazioni, sulla scia delle più avanzate esperienze europee.
 
20/09/2004 - Arcigay.it








postato da Diamocela | 17:35 | commenti


venerdì, settembre 10, 2004


Nasce il Gruppo Gaya: Cronisti Senza Frontiere  

E' stato costituito lo scorso 2 settembre, il gruppo "Gaya: cronisti senza frontiere", network di liberi cittadini sparsi in molti punti del globo, che hanno l'obiettivo di divulgare informazione. 
ROMA - E' stato costituito lo scorso 2 settembre 2004, il gruppo "Gaya: cronisti senza frontiere", network di liberi cittadini sparsi in molti punti del globo, che hanno l'obiettivo di divulgare informazione.

Il gruppo attualmente è presente con i suoi cronisti in: California, Argentina, Italia, Congo, Norvegia, Polonia, Svizzera e Olanda, e presto anche in India, Francia e Zaire. Gli argomenti che verranno trattati dal gruppo saranno principalmente inerenti ai diritti umani e civili negati e conquistati; saranno divulgate anche notizie inerenti le comunità GLBT presenti sui territori di competenza dei membri del gruppo.

La particolarità di Gaya è che la maggior parte dei cronisti sono donne e cooperano a questo progetto persone etero, bisex, lesbo, trans e gay. Gaya è infatti un progetto aperto a tutti, sia sul suolo nazionale, che internazionale. Tutti possono aderire e nessuno sarà mai oggetto di discriminazioni o discussioni relative al suo orientamento religioso, sessuale, politico, ecc…

Chi vuol aderire al progetto, può richiedere informazioni e richiesta di adesione al seguente indirizzo email: gaya.cronisti_nf@libero.it
 
07/09/04 - Gay.it




postato da Diamocela | 11:50 | commenti


giovedì, agosto 12, 2004


Una storia d'amore  

Agostino e Ottavio, sette anni insieme. Finché il più giovane non si ammala gravemente. Un calvario comune a molte coppie di fatto. Forse anche la vostra. Che potreste raccontare in un libro. 
ROMA - Il mondo della sofferenza ci coglie sempre impreparati e attoniti di fronte al dolore. Quello delle speranze comuni attraversa la coscienza dei legislatori - nel caso che trattiamo - coloro, cioè, che dovrebbero sancire una adeguata legge per tutte le coppie di fatto. La storia di Agostino è lì, impregnata di ricordi, tolleranze e complicità; un amore rapito dalla morte che dilegia la vita nel peggiore dei modi. Conosce Ottavio e tra i due nasce amore e complicità all'ombra dei Castelli romani. Ottavio è molto più giovane, proviene da una numerosa famiglia dell'entroterra calabro e trova felice la proposta di Agostino di vivere insieme a Frascati. «Andavamo in vacanza dai suoi, accolti come fossimo una coppia sposata. Dormivano su un letto matrimoniale; ci coccolavano, ma non hanno mai voluto sapere nulla della nostra vita comune. Forse li spaventava la vita di coppia tra due uomini. Credo che prima o poi dovrò raccontare loro il mio amore per Ottavio», racconta Agostino. Vi è sudditanza tra una coppia che si differenzia di circa 25 anni? «Proprio nessuna - replica Agostino - io e Ottavio subivamo le diaspore e le gioie di ogni coppia che si vuol bene. La base per entrambi era il rispetto e la comprensione. A volte mi sentivo padre e tutela per un ragazzo più giovane di me, ma questo inorgogliva entrambi per lo scambio esperienziale che finivamo per avere. Scappatelle? Certo, ma il rapporto è rimasto sempre quello di due che si amano.»

A 16 anni Ottavio, come la maggioranza dei suoi coetanei nati in un Mezzogiorno senza prospettive né speranze, si allontana da casa. La precarietà della sua esistenza è fatta di lavori in nero, di spese difficili da sostenere, di qualcuno che gli assicuri un amore sincero. Agostino è la garanzia dei sentimenti cercati, e naturalmente l'aiuto a una vita più degna. La storia d'amore e di coppia dura circa sette anni. In un angolo buio, sosta in attesa la tragedia e il calvario. Ottavio si ammala nel 2002: ha febbri altissime, si sottopone ad accertamenti clinici. La diagnosi è: linfoma di Okscid. Viene internato allo Spallanzani di Roma. «Desideravo su me tutto quel dolore», dice Agostino, passando le mani sugli occhi inumiditi «Dopo una biopsia al linfonodo del collo, una al fegato, un'altra biopsia epatica (due volte); biopsia lombare (quattro volte); e alla fine la maledizione finale dopo una biopsia al cervello. Sentivo che se ne stava andando qualcosa di assoluto per la mia vita, di irripetibile. E in quei momenti non bastava neppure il pensiero di quanto amore viveva tra noi, mentre la disperazione cerca altri tempi da vivere che non sono più ragionevoli, perché sono solamente dei sogni smarriti.»


Confesso il personale smarrimento, ma la storia di Agostino deve continuare a essere narrata perché appartiene a tutti. Chiediamo se ha avuto problemi e incomprensioni con i medici. «Allo Spallanzani tutto il personale è più che comprensivo. I medici mi tenevano informato, permettendomi di assistere Ottavio. Vi erano problemi logicisti, dovendo andare a lavorare. I genitori e un fratello in particolare si avvicendavano con me nelle ore notturne. Ma questa stramaledetta legge che manca in Italia sulle coppie di fatto, mi ha creato problemi e porte chiuse.». Quando Ottavio si ammalò, fece domanda d'invalidità e successivamente la richiesta di accompagno (il diritto a usufruire di 3 giorni al mese dal lavoro per accompagnare l'ammalato alle visite mediche). La legge 104 nega ad Agostino questo diritto, in quanto coppia non riconosciuta. Nel novembre 2003 chiedono un aiuto finanziario al Comune di Frascati: niente! Ma sentite questa: «Dal giorno della visita per ottenere l'invalidità - racconta Agostino - la Usl ha 90 giorni per comunicare l'esito della richiesta. Ottavio è stato visitato il 19 dicembre 2003 e ho ricevuto risposta dall'Usl il 30 aprile 2004. Troppo tardi! In fondo alla lettera scrivono: 'rivedibile fra 3 anni'. Una beffa odiosissima.».


La notte del 23 marzo i medici constatano l'aggravarsi di Ottavio. Al capezzale una sorella e il suo compagno. Nessuno dei medici comprende che la cosa è molto più seria. Agostino alle 9 del 24 marzo, bacia Ottavio e si reca al lavoro. Alle 10,30 il cuore di Ottavio cessa di battere.


Al di là dell'insopportabile dolore, Agostino continua a chiedersi perché uno Stato civile e progressista come il nostro non lo ha potuto tutelare. E di Agostino in giro ve ne sono davvero molti.


Dice Franco Grillini: «Quello di Agostino è un caso che abbiamo seguito, perché è paradigmatico della questione sulle coppie di fatto, soprattutto in una regione come quella del Lazio. Uno dei primi atti che fece Storace quando diventò presidente, fu quello di cancellare la legge sull'assistenza fatta dal centrosinistra. La vicenda di Agostino è il paradigma di una politica crudele, ai limiti della cattiveria gratuita, attuata dal centrodestra che nel fare discorsi di carattere familista finisce per escludere moltissime persone dall'area dell'assistenza. Ottavio e Agostino erano due persone che stavano insieme; finché avevano un reddito tutto filava liscio, quando la disgrazia si è abbattuta su uno dei due le istituzioni se ne sono lavate egregiamente le mani, buttando nella cupa disperazione il partner. Il Pacs che stiamo discutendo è fatto di diritti ma anche di obblighi tra le coppie. Credo che il dibattito parlamentare debba fare da sponda ad una iniziativa forte nel Paese, perché l'opinione pubblica sappia di preciso di cosa stiamo parlando. Sia anche un incentivo per le coppie di fatto a fare come ha fatto Agostino: spiegare la loro vita e i problemi che nascono dall'assenza di una legge. Lanciamo insieme questa proposta: coloro che vogliono raccontarsi, collaborando alla battaglia per il Pacs, scrivano a info@gaynews.it o a m.cirrito@espressoedit.it o alla redazione di Gay.it. Faremo un istant-book che ci aiuterà moltissimo. La stessa proposta è rivolta a tutte le coppie di fatto gay e non che vogliono rendere visibile il loro rapporto.»


E' il momento di darsi voce e coraggio, e soprattutto una legge adeguata. La storia di Agostino appartiene a tutti; può diventare anche la nostra.

 
10/08/2004 - Gay.it - Mario Cirrito








postato da Diamocela | 12:11 | commenti
 
       

sito ottimizzato per una risoluzione a 1024x768 Internet Explorer 6.0
NO COPYRIGHT! è consentita la riproduzione del materiale originale del sito, purchè ne venga citata la fonte