MANUALE DI SOPRAVVIVENZA LESBICA
DOCUMENTI
oggi
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004

attualit
costume&societ
cronaca
diritti civili legislazione
media cultura arte
movimento
omofobia discriminazione
politica
religione

counter
visitato *loading* volte

 


giovedì, aprile 28, 2005


Finti gay per non tornare in Africa  
«Sono omosessuale, non fatemi tornare nel mio paese. Rischio il carcere e la tortura». Escamotage di molti immigrati: così si evita il rimpatrio. 
«Sono omosessuale, non fatemi tornare nel mio paese. Rischio il carcere e la tortura». Una frase pronunciata sempre più frequentemente nelle aule del palazzo di giustizia. È la rivelazione di chi, immigrato clandestino, confessa davanti al giudice le proprie preferenze sessuali pur di evitare il rimpatrio. Un fenomeno esploso soprattutto negli ultimi mesi: da quando le aule delle direttissime si riempiono giornalmente di stranieri fermati in città e ritenuti non in regola. Marocchini, romeni, albanesi. Senegalesi, per la gran parte. Quasi tutti di fede musulmana, tutti vittime della legge sull'immigrazione clandestina: la Bossi-Fini. Col permesso di soggiorno scaduto oppure già colpiti da decreto di espulsione prefettizio e invece trovati ancora in circolazione. Eppure, nonostante la legge parli chiaro, pochissimi vengono mandati via: arrestati la sera, vengono scarcerati la mattina seguente. La norma, almeno in apparenza, è puntualmente disattesa dai giudici. In realtà le cose non stanno proprio così. Gli immigrati arrivano all'assoluzione sfruttando una possibilità: quella del giustificato motivo. «Per la legge l'arresto e la conseguente espulsione sono obbligatori, è vero», afferma l'avvocato Luigi Porcella, legale di fiducia di tantissimi immigrati: «Ma la stessa norma, parlando di questo giustificato motivo, dà al giudice la possibilità di decidere quasi sempre per l'assoluzione. Infatti spesso gli immigrati non sono in grado di comprendere il decreto di espulsione o sono impossibilitati a eseguire il provvedimento: magari non hanno soldi». Oppure - ed ecco la nuova trovata - molti confessano la loro omosessualità. Si potrebbe dire: fatta la legge, trovato l'inganno. Ma le punizioni cui va incontro un gay nel proprio paese di origine evidentemente sono ritenute un ottimo motivo per evitare l'espulsione. È notizia dello scorso 5 aprile, del resto, la punizione inflitta in Arabia Saudita a quattro uomini gay: due anni di reclusione e 200 frustate. «Anche in Senegal esiste una normativa severissima da questo punto di vista», afferma Porcella «e allora i magistrati preferiscono essere clementi». Il punto è che in Italia si può entrare solo con un visto regolare. «E quando questo scade si diventa irregolari», dice N'Diae, rappresentante della comunità senegalese (la più numerosa in città): «Servirebbe un'altra sanatoria, l'ultima è del 2004. Oggi in tutto il Paese saranno circa 700 mila gli irregolari». Per poter stare sul territorio nazionale è necessario avere un'occupazione. Ma anche in questo caso il datore di lavoro che volesse assumere un immigrato deve tener conto delle quote di ingresso annuali. «Nel 2005 sono previsti 79 mila ingressi», afferma N'Diae. Forse con questi controlli più stretti «il Ministero vuole dare l'immagine di uno Stato efficiente», polemizza Luigi Porcella: «In qualunque caso questa situazione è stata creata da una legge meramente punitiva e al limite della costituzionalità: non c'è garanzia nei confronti di chi non è cittadino italiano. I pochissimi che vengono condannati magari non riescono a spiegare di non avere soldi o non capiscono l'italiano». Sta di fatto che «le forze dell'ordine non fanno altro che applicare la legge», afferma N'Diae. Allora, forse, la soluzione sarebbe approvare «una normativa che applichi criteri più logici», suggerisce Porcella. Andrea Manunza
 
24/04/2005 - L'Unione Sarda
postato da Diamocela | 15:35 | commenti
 
       

sito ottimizzato per una risoluzione a 1024x768 Internet Explorer 6.0
NO COPYRIGHT! è consentita la riproduzione del materiale originale del sito, purchè ne venga citata la fonte