MANUALE DI SOPRAVVIVENZA LESBICA
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giovedì, aprile 28, 2005


«Ci hanno separate a forza»  

Questa non è una storia di speranza. La speranza se l’è portata via una parola scritta su una cartella clinica: «Cancro al colon». La diagnosi che ha spezzato futuri e sogni di Cinzia (la chiameremo così), una donna di 42 anni che, dopo un matrimonio travagliato, aveva finalmente trovato la sua strada sentimentale accanto a Lidia, sei anni più giovane. Tutte e due lavorano come interpreti e proprio ad un convegno, all’estero, si sono incontrate otto anni fa. «Cinzia si era sposata giovanissima con un coetaneo, un uomo dal carattere chiuso e molto forte», racconta adesso Lidia che vive insieme con una figlia di otto anni e che solo saltuariamente («grazie a qualche infermiera o a qualche amico») riesce a vedere la sua compagna che da mesi ormai vive dentro e fuori la clinica.
«Fino alla malattia tutto andava bene. O quasi. Certo, i genitori di Cinzia erano contrari al nostro legame e pensavano che la frattura nel matrimonio della figlia fosse colpa mia». Lidia parla mordendosi le unghie, abbassando il tono e gli occhi, una stanchezza del cuore che la corrode da quando le hanno impedito di vedere Cinzia. «In realtà, io e Cinzia ci siamo conosciute in un gruppo in terapia psicologica. Incontri per capirsi, per avere il coraggio di fare delle scelte. Lei era timida, impaurita. Poi mi disse che si sentiva in colpa di essere lì. Abbiamo iniziato a frequentarci. Era disperata a casa, con un marito sempre assente e cattivo nei suoi confronti. Le diceva che era brutta e vecchia, mentre non c’è niente che mi venga in mente più bello dei suoi occhi».

Cinzia si separa (e poi divorzierà). Le due donne iniziano a frequentarsi, si innamorano e decidono di andare a vivere insieme. «Cinzia era felice di stare con me e di vivere anche con mia figlia. Naturalmente avevamo stanze separate e non abbiamo mai fatto capire alla bambina la natura dei nostri rapporti anche se lei, sono certa, li ha capiti lo stesso. I bambini sono buoni, limpidi non vedono il male dove non c’è». Lidia si interrompe mille volte quando deve raccontare la separazione forzata: «Una violenza devastante, per me e per lei. La scoperta del tumore è stata improvvisa, non aveva mai avuto fastidi. E quando ce ne siamo accorti il male aveva ormai occupato il suo corpo. Quando l’hanno portata in ospedale, la famiglia ha detto ai medici di non farmi entrare. Se in Italia ci fosse stata la possibilità di sposarsi tra donne, non sarebbe successo. Cinzia è devastata dal male e non si sa opporre, non può opporsi. L’ex marito è rientrato nella sua vita come se niente fosse e dà ordini ai medici e agli infermieri. Io la chiamo, nei rari momenti di lucidità. Lei l’ultima volta mi ha detto: “Non farti fare del male, stai lontana da loro. Tanto io non ci sono più”».

23/04/2005 - La Stampa

postato da Diamocela | 15:19 | commenti
 
       

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