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domenica, marzo 27, 2005


Da grande voglio essere un po bisex  

Non solo etero. Ma neppure troppo lesbo. Con marito o fidanzato, magari con frequenti turnazioni di boy friend. E attratte pure dalle donne. La generazione «Bi» si fa largo. Non solo tra le post adolescenti che, con la scusa dell'identità sessuale incerta, indossano boxer come i loro coetanei e s'abbracciano in discoteca e per strada scambiandosi naturalmente bacetti e baci più arditi. Bisex sono soprattutto le donne mature. Persino un sex symbol come Sharon Stone non disdegna. Annuncia il ruolo di una bisessuale in Basic Instinct 2 Risk Addiction. E mentre è in cerca della girl friend del film ammette che se può amare una donna sullo schermo non è detto che non possa farlo pure nella vita. «La mezza età è un periodo di esplorazioni e menti aperte», ha dichiarato in un'intervista durante lo show tv Access Hollywood, «non escludo di avere. un giorno, una relazione con un'altra dorma». E non è la sola. Da qualche tempo riviste omosex come il diffuso The Advocate pullulano di ammissioni di signore per le quali lui e lei pari sono. Compromesso con l'omosessualità o nascita di un nuovo esercito che afferma il primato della libertà di scelta?

«C'è sempre un innamoramento anche fisico nella più profonda amicizia femminile», dice Drew Barrymore, due matrimoni, quasi tre e qualche chiacchiera su presunte love story femminili. «Complicità, vera confidenza e aiuto, in certi periodi, sono più facili da trovare con un'amica che con un uomo. Sono legami fatti anche di attrazioni che si sviluppano su registri diversi». Innamorate di lui, appassionate di lei. Relazioni emotive e sensuali con il proprio sesso che Angelina Jolie, sciupamaschi di lungo corso, non ha mai nascosto. «La complicità, l'amicizia sentimentale con le donne fa parte del mio carattere non competitivo», afferma. «La curiosità per il mio sesso il piacere di guardare e ammirare la bellezza femminile sfociano sicuramente anche nel bisogno di confidenza e contatto fisico. Come si vivono e si esternano è poi qualcosa che riguarda ognuna di noi».

Se etero e omo sono categorie che incastrano e definiscono nel copione erotico, essere bisex è soprattutto un punto di arrivo personale che non ha bisogno di invocare diritti. «La stanza da bagno del mio appartamento è quella in cui trascorro i momenti più rilassanti e di cura della mia femminilità e di confidenza con le amiche», dice Queen Latifah. «Per me ogni donna può vivere momenti emozionanti e di abbandoni fisici senza distinzioni di sesso ma non vanno confusi con esibizionismo di moda o provocazione». Non ha dubbi Marcia Cross, protagonista di Desperate Housewives. «La bisessualità fa parte delle libere scelte ed esperienze di ognuno», dice. «Con il successo un coro di voci mi ha dato per lesbica. Smentire avrebbe significato negare una libertà d'attrazione e di esperienze che ognuna può decidere di sperimentare come le pare».

Essere un po' «Bi» è anche chic. Per questo piace alle bianche, ricche e privilegiate. Bandiere, per dirla con il sociologo Zygmun Baumann, dell'«amore liquido»: in un mondo senza certezze vince il desiderio di tenere aperte tutte le opzioni possibili. Visto che quella verso il maschio sembra languire di asfissia. Non diverso è in Italia. E' nella maturità che le donne realizzano quanto imbecilli siano gli uomini», dice Lucrezia Lante della Rovere (in tournée con Scoppio d'amore e guerra, di Duccio Camerini). «Magari fossi bisessuale, sarebbe un regalo della natura». Alla dichiarazione di Sharon Stone risponde un'eco di «Perché no?». Tiepidi come quello di Hanna Schygulla (dal 30 di marzo a Firenze per Voci d'Europa, festival ideato da Maurizio Scaparro): «Se una cosa ci dà piacere prendiamocela». E di Domiziana - Marcia Cross Giordano: «Sono un'impulsiva di natura e non escludo niente; e poi, come ognuno, è tutta la vita che cerco la mia identità sessuale». Senza pudori e dettagliato come il racconto della giovane Naike Rivelli, figlia di Ornella Muti. «Mi sento attratta da una lei come da un lui, ma soprattutto mi lascio sedurre da ragazze che hanno la mia stessa apertura mentale: con una bisex ci vado, con una lesbicona no», dice. E' cominciato per gioco, per compiacere il mio compagno. Ho invece scoperto un nuovo mondo. Trovo le donne più eccitanti degli uomini. La donna mi può prendere solo fisicamente, l'uomo deve coinvolgermi anche di testa. Rapporti solo al femminile ancora non ne ho avuti, ma non lo escludo». Sessualità esplicita a parte l'intimità fra donne non è poi così rara. «Da piccole facciamo la pipì insieme, da adolescenti ci guardiamo e tocchiamo le tette per confrontarne la crescita», dice Lane

Alexander. «Pure da adulte proviamo abiti spogliandoci una di fronte all'altra. Il rapporto anche fisico diventa più normale che con un uomo. Io bacio sulla bocca le mie amiche: è un'abitudine. E in un locale può capitare che tocchi le tette dell'amica appena rifatta. Non lo farei con il pisello». E Piera Degli Esposti delle audaci amicizie ne ha fatto un romanzo, Piera e gli assassini (Rizzoli), scritto a quattro mani con Dacia Maraini. «Ho avuto storie importanti con uomini e con donne, mai negato», dice Piera che del coming out bisex è un'antesignana.

«In alcuni periodi della vita ho avuto più voglia dolcezza e morbidezza. Con un uomo è sempre un duello, con una donna trovo serenità. Dormo meglio accanto a un corpo femminile. In questo momento sono civettuola e gioco con alcune lei e con alcuni lui. L'età me lo consente».

Vicinanza come residuo del post femminismo e libertà in cui l'erotismo può non essere obbligatoriamente sesso. «La bisessualità è un atto di intelligenza, coraggio e indipendenza, pure economica», dice Michi Gioia, navigata signora dei salotti milanesi e romani che sta portando alle stampe il suo terzo romanzo, Un amore di plastica. «Una donna arriverebbe meglio al punto G o forse si fermerebbe prima. Una cinquantenne ferita sul campo, come me, cerca viaggi meno sessuali e più giocosi. E un rapporto bisex potrebbe essere un grande gioco. Sarei pronta. Peccato cheun'educazione borghese e cattolica mi blocchi». Meno freni inibitori per Laura Gancia, frequentatrice dell'alta società e assidua di casaSavoia che dopo qualche ammiccamento socio-culturale («Bisogna avere la cultura per farlo e cultura vuol dire conoscenza anche di se stessi e delle proprie pulsioni») si lancia: «Sharon Stone? Con lei andrei subito, anche solo per curiosità».


Luisa Pronzato

(hanno collaborato Gíovanna Grassi e Januaria Piromallo)

26/03/2005 - Corriere della Sera - Luisa Pronzato

postato da Diamocela | 11:51 | commenti (1)


Gli ambigui legami femminili  

Lo riconosce la stessa autrice di questo grazioso libro: il titolo Virginia Woolf e le sue amiche è spudoratamento "ambiguo" e può essere interpretato in vari modi. 
La stessa Virginia Woolf da qualche parte del suo immenso diario parlando dell'amicizia femminile - lei dice "saffica" - confessa che l'affascina il modo, diciamo così, naturale in cui trapassa in amicizia amorosa. E scrive ammaliata: «Oh, le donne "saffiche" - loro sì che sanno amare le donne!». Sta pensando alla sua adorata Vita Sackville West, che in questo volumetto compare insieme ad altre amiche: Ottoline e Katherine, Carrington e Ethel. E insieme a donne che di Virginia furono parenti - nonna, madre, sorella. Queste messe in prima fila, ed è giusto così: perché se le amiche di Virginia sono anche le donne che l'aiutarono, o le resero più difficile il compito di diventare donna; se è vero che donna non si nasce, ma lo si diventa; bene, la madre Julia, non v'è dubbio, ebbe un ruolo determinante nello sviluppo - come si direbbe oggi - della sua identità di genere. E prima di lei la nonna, e con lei la sorellastra Stella, figlia del primo matrimonio della madre.

Ora, ammesso che una tale dizione descriva qualcosa di sostanziale, è certo che per Virginia Woolf non fu facile essere "donna". Non poteva rassomigliare alla madre, anzi quel modello lo rifiutò. Maria (la nonna materna), Julia (la madre), Stella (la sorellastra) sono tutte riunite nel primo capitolo sotto la definizione "angeli del focolare" - figura contro la quale Virginia si scaglia a più riprese. Non solo nei romanzi, ma nel suo bellissimo pamphlet - Una stanza tutta per sé . E nell'altro, meno bello, ma più radicale contributo alla critica del patriarcato - Tre ghinee . Per Virginia fu subito chiaro: donne così non si poteva più essere. Bisognava essere donne in un altro modo. Virginia non voleva diventare un'ipocondriaca parassita come la nonna Mia, né crepare di fatica per curare il marito e i poveri come Julia, né sposarsi e morire di matrimonio come Stella. No, queste tre donne - "amiche" di Virginia, la quale le ama e loro amano lei - le erano in verità "nemiche". Bisognava combattere la passività femminile, il carisma femminile della rinuncia, dell'altruismo.


Trova amica su questa strada Vanessa, la sorella - la quale al focolare preferisce il cavalletto della pittrice. E Ottoline Morrell, che piuttosto vuole l'amore - di uomini e donne, non importa; ma che sia creativo, trasfigurante. Le è amica Katherine Mansfield - come lei scrittrice, che vuole una vita tutta sua, tutta da inventare. E per questo Virginia la invidia; ma soprattutto l'ammira, la sente così libera, così coraggiosa. Le è amica Carrington, la pittrice - che ama Lytton Strachey, adorato da Virginia, il quale è omosessuale; ma non importa, perché Carrington lo ama di amore platonico. Passione da non sottovalutare affatto nella sua intensità. Le è amica Vita, sappiamo; è l'unica che le doni il piacere dell'amore quando si fa estasi del corpo. Le è amica Ethel Smyth, la compositrice. Anche questo tardivo di una donna ormai anziana - aveva settantadue anni (e Virginia cinquanta) - fu amore. Virginia spesso se ne sentì perseguitata, perché c'è un aspetto dell'amore che può apparire violento, addirittura una persecuzione e con Ethel questo aspetto si manifestò, e sconvolse la fragile Virginia. Ma Ethel l'amava, e Virginia non disprezzava l'amore. Lo ricambiava. Specie quello femminile, che le donava il calore materno che aveva perso adolescente, e tutta la vita non fece che rimpiangere.


Amore, ispirazione, tenerezza, devozione - sono doni che si mescolano nel termine "amicizia". È amicizia anche il culto di noi lettrici - che negli ultimi venti anni e passa abbiamo dedicato a Virginia Woolf offerte e sacrifici e tributi, contribuendo alla creazione del suo mito. Noi le siamo devote amiche, perché l'amiamo. E l'amiamo perché poche scrittrici hanno saputo come Virginia Woolf amare le donne.
 
26/03/2005 - La Repubblica

postato da Diamocela | 11:45 | commenti


Il decalogo del perfetto premier gay  

"L'omosessualità logora chi non ce l'ha" ...il deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha messo insieme dieci consigli a Berlusconi per "essere un perfetto presidente del Consiglio gay"... 
Berlusconi: "Se uno vuole santificarsi in Italia deve essere gay e di sinistra" Grillini: "Via i vecchi 'arnesi' del fascismo che gli danno del 'culattone'"

 

ROMA - Berlusconi "piuttosto che fare dell'ironia sui gay, farebbe bene a occuparsi delle violazioni dei loro diritti": così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta le parole del premier Silvio Berlusconi, che ieri sera a Bruxelles aveva detto che in Italia "se uno vuole santificarsi deve essere gay e di sinistra".


E il deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha messo insieme dieci consigli a Berlusconi per "essere un perfetto presidente del Consiglio gay". Ne ha parlato oggi a Bari dove è intervenuto alla presentazione dell'unica candidata lesbica dichiarata in Italia. Grillini ha ricordato che "sulle orme del premier inglese Tony Blair, che ha affermato la possibilità che nei prossimi anni in Inghilterra un omosessuale diventi presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha affermato che in Italia per essere santificati bisogna essere gay o comunisti e che ha intenzione, di iniziare un processo di canonizzazione". "Lo prendiamo in parola - - ha aggiunto - e gli mandiamo questi dieci preziosi consigli per essere un perfetto 'pres. del cons.' omosessuale".


1) "Liberarsi immediatamente dei vecchi 'arnesi' del fascismo che gli danno del 'culattone'. Non è bello essere gay ed essere circondato da omofobi".

2) "Liberarsi dei ministri 'velati'. I ministri omosessuali che si nascondono finiscono per sparare a zero tutti i giorni sugli omosessuali per allontanare da sé il sospetto. Meglio ministri e ministre esplicitamente gay".


3) "Accettare finalmente la propria calvizie e radersi a zero. I 'rapati', nella comunità omosessuale, sono considerati molto attraenti perché sembrerebbero più virili".

4) "Abbandonare il doppio petto: ingessa".

5) "Dotarsi di un partner adeguato con cui presentarsi in società. Nel Parlamento italiano Berlusconi non avrebbe che l'imbarazzo della scelta anche nelle sue file".

6) "Associarsi alla Lega italiana delle famiglie di fatto per rivendicare parità dei diritti".

7) "Partecipare ai Gay Pride con abbigliamento consono e rappresentanza del Consiglio dei ministri al seguito".

8) "Evitare assolutamente dichiarazioni maschiliste come 'In Italia abbiamo anche bellissime segretarie, delle bellissime ragazze... venite in Italia ad investire...' ".

9) "In occasione del Gay Pride pubblicare un calendario con tutti i giocatori del Milan in costume adamitico".

10) "Dare vita al ministero dell'Omosessualità perché, come noto, 'l'omosessualità logora chi non ce l'ha...".

 
23/03/2005 - La Repubblica

postato da Diamocela | 11:02 | commenti


Berlusconi ironizza sui gay  

ARCIGAY: “ALTRO CHE SANTI: COL SUO GOVERNO C’È POCO DA RIDERE” 
“Piuttosto che fare dell’ironia sui gay, Berlusconi farebbe bene ad occuparsi delle violazioni dei loro diritti” replica il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, alle parole del premier Silvio Berlusconi, che ieri sera, a Bruxelles aveva detto che in Italia i gay sono “santificati”.

 

“Nessun altro capo di governo europeo si permetterebbe una battuta del genere – continua Lo Giudice - e non a caso. Quella del presidente del Consiglio non può considerarsi solo una trascurabile leggerezza, dato che l’Italia politica di Berlusconi è uno dei più reazionari esempi di intolleranza anti-gay che la storia della Repubblica abbia mai vissuto”.

 


I ministri del governo non perdono occasione per insultare le persone omosessuali: “culattoni” scrive il ministro Mirko Tremaglia su carta intestata del ministero, “finocchi” gli fa eco il collega Roberto Calderoli, “immorali” filosofeggia l’ineffabile Rocco Buttiglione, che si è battuto per eliminare dalla nuova Costituzione europea, fortunatamente senza successo, il divieto di discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

 


Ma oltre alle parole contano i fatti. L’Italia a differenza di tutti gli altri grandi paesi europei non si è ancora dotata di una legge a favore della parità di diritti delle persone omosessuali e per il riconoscimento e la tutela legale delle coppie dello stesso sesso. L’hanno fatto la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna, che, in attesa del matrimonio gay promosso dal governo Zapatero, riconosce già da anni le unioni civili in molte sue regioni. L’hanno fatto 13 paesi europei.


Viceversa la maggioranza di Berlusconi è riuscita ad approvare la prima legge, nella storia d’Italia, che discrimina espressamente le persone omosessuali.

 


“Né la destra liberale di Cavour né quella fascista di Mussolini avevano mai introdotto un principio discriminatorio antigay nell’ordinamento italiano – prosegue il presidente Arcigay -. L’ha fatto la destra illiberale e postfascista di Berlusconi e Tremaglia, con la legge contro la procreazione medicalmente assistita, che consente l’assistenza medica solo alle coppie di di sesso diverso.


“In questo paese di santi e veline il vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella, licenzia il suo assistente perché ha partecipato ad una festa gay, il ministro della Salute Girolamo Sirchia cancella i fondi per la campagna anti-Aids rivolta alla popolazione omosessuale e quello all’Istruzione, Letizia Moratti, inonda le scuole italiane con un opuscoletto secondo cui l’omosessualità non esiste e il preservativo è inutile.


“Caro Berlusconi – conclude Lo Giudice – con Lei al governo per gay e lesbiche c’è veramente poco da ridere. Se ci faranno santi è perché dal 2001 il suo governo sta mettendo a dura prova la nostra pazienza, la santa virtù di Giobbe”.

 


23/03/2005 - Comunicato Stampa - Arcigay Ufficio Stampa

postato da Diamocela | 11:00 | commenti


Diverso è più bello  

Risorse umane. Le società cambiano volto e scoprono potenziali segmenti
I gruppi anglosassoni hanno fatto da apripista. Ma ora anche nelle aziende italiane cadono gli ultimi tabù sulle differenze di etnia, religione e sesso dei dipendenti. Un patrimonio da valorizzare grazie a un consulente ad hoc. Con un duplice obiettivo: aumentare la soddisfazione in ufficio e catturare nuovi target di clientela.

Globalizzazione non solo dei mercati, ma anche delle risorse umane. Le aziende sono sempre più multietniche e multiculturali. Così diventa strategico gestire le persone facendo particolare attenzione alle diversità etniche, ma anche religiose e sessuali. Perché ogni target ha i suoi bisogni e le sue necessità, ma anche perché ogni categoria può contribuire alla crescita dell'azienda, suggerendo la realizzazione di prodotti ad hoc o la promozione di campagne di comunicazione tagliate su specifiche nicchie di mercato. Ma se nelle aziende di stampo anglosassone questa è una prassi ormai consolidata, in Italia stiamo muovendo i primi passi. E guarda caso a fare da apripista sono proprio le multinazionali. Come Eli Lilly Italia, per cui la composizione multietnica delle risorse umane è un dato di fatto. Il quartier generale di Firenze della multinazionale farmaceutica Usa impiega, infatti, persone appartenenti a ben 12 etnie. «Le nostre selezioni avvengono a livello internazionale» racconta Giorgio Davidoni, direttore risorse umane Italia, che ha 1.130 dipendenti e ha chiuso il 2004 con un giro d'affari di 449 milioni di euro (+5% sul 2003). "E per agevolare l'inserimento degli stranieri» continua Davidoni «siamo soliti affiancare personale ad hoc per la ricerca della casa, di un eventuale impiego per il partner e della scuola più adatta per i figli . Un'attenzione verso le diverse etnie e culture curata nei dettagli. La mensa aziendale, per esempio, propone menù nel rispetto dei dettami delle diverse religioni, musulmana ed ebraica su tutte. Persino le assicurazioni mediche sono estese al compagno di ciascuno, anche nel caso di omosessuali. «Partiamo dal presupposto che le diversità vanno rispettate e valorizzate» conclude Davidoni.


L'INNOVAZIONE E' DIVERSITY.

Attenzione alle differenze di ogni dipendente è la parola d'ordine anche in casa Prodter & Gamble Italia. «Operiamo nel convincimento che far leva sulla unicità di ciascuno ci permetta di dare maggiore impulso all'innovazione, che è il motore primario nel mercato in cui operiamo» dice Valentino D'Antonio, direttore risorse umane della filiale italiana, che occupa 2 mila persone circa e ha chiuso l'anno fiscale 2003-2004 con un fatturato di 1,3 miliardi di euro. «Magari realizzando prodotti su misura e campagne di comunicazione e marketing per colpire singoli target di riferimento».


IBM IN PISTA DAL 1995.

Attiva sul fronte della diversity anche Ibm, che negli States ha avviato da tempo programmi per l'integrazione e la valorizzazione dei dipendenti diversi. In particolare, nel 1995 sono stati creati otto gruppi di lavoro incentrati, ognuno, su una categoria predefinita (uomini, donne, gay/Iesbiche, disabili, neri, asiatici, ispanici e indiani d'America). Il tutto con l'obiettivo di individuare gli elementi che avrebbero consentito di massimizzare le opportunità lavorative facendo leva anche sulle proprie diversità. Un processo che ha portato a risultati incoraggianti: in otto anni il numero di top executive donne nella galassia Ibm è cresciuto del 370%, mentre negli Usa gli incarichi dirigenziali affidati a persone appartenenti a minoranze etniche hanno registrato un balzo del 233%. Cifre triplicate, infine, sul fronte gay, lesbiche, bisessuali e transessuali: +733 % nel middle e top management a livello mondiale. «Siamo un player globale e come tale abbiamo necessità di trovare risposte concrete ai bisogni di tutti gli attori che compongono la galassia Ibm» avverte Patrizia Sangalli, diversity leader di Ibm Italia, che ha archiviato il 2003 con un fatturato di 4,4 miliardi di euro e 18.422 dipendenti. «Valorizzare le diversità dei dipendenti aiuta a individuare il linguaggio giusto per relazionarsi con ciascun target di clientela». Anche in Italia, dove il concetto di diversity si è fatto largo solo a partire dal 2000. Ma, a differenza degli Usa, le azioni più importanti sono incentrate sulla valorizzazione delle risorse femminili, degli over 45 e dei portatori di handicap. « Del resto per agire su altri fronti, come la categoria di gay/Iesbiche, dovremmo avere all'interno un gruppo autoriconosciutosi come tale. Altrimenti sarebbe violazione della privacy» precisa Sangalli.


ARRIVANO I CONSULENTI.

E proprio con l'obiettivo di invitare i dipendenti ad autodichiararsi è nata da poco una società di consulenza apposita. «Da quando ho fatto outing e dal dibattito nazionale che ne è scaturito » racconta Alessandro Cecchi Paone «sono stato contattato da diverse multinazionali operanti nel settore dell'Ict, della logistica e del trasporto aereo, che mi hanno chiesto una consulenza sia su come fare venire allo scoperto i loro dipendenti gay sia su come conquistare da un punto di vista commerciale questa nicchia di mercato». Da questa esigenza è nata Newside. Obiettivo: valorizzare le diversità all'interno delle società per poi mettere a punto strategie di marketing mirate ai diversi target. Così, oggi, con uno staff di 30 persone Cecchi Paone organizza corsi in azienda durante l'orario di lavoro. « Inizialmente » prosegue Cecchi Paone « opero al fianco del direttore del personale con il quale organizzo focus group dove il mio contributo è quello di far passare il messaggio che l'azienda non intende fare discriminazioni, ma semplicemente valorizzare al meglio il personale». In un secondo momento, la Newside affianca l'impresa nella realizzazione di campagne di comunicazione mirate. «Anche perché l'idea che sta alla base della mia società di consulenza è quella di diventare una struttura di marketing di nicchia per raggiungere particolari segmenti di mercato » aggiunge Cecchi Paone. Il che significa anche minoranze religiose, etniche o anziani.

 


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NON SERVE UN ESPERTO, BASTA ASCOLTARE


La gestione delle diversità nelle società può essere affidata all'area dei personale.


Ultimamente tra le aziende c'è un fiorire di progetti di diversity management. La motivazione va cercata nella crescente diversificazione delle persone nei contesti lavorativi. La partecipazione femminile al mercato dei lavoro, gli aumentati incontri-scontri culturali e di provenienze geografiche, l'allungamento della vita biologica e dunque lavorativa fanno sì che le persone che si trovano a lavorare fianco a fianco siano sostanzialmente diverse per credenze, valori e desideri. Se a questo si aggiunge la crescente differenziazione delle specializzazioni scientifiche e delle posizioni organizzative ci si rende conto che il tema della diversità non sarà un fenomeno marginale nelle organizzazioni dei futuro. A questa situazione sempre più complessa le organizzazioni rispondono con diversi approcci che potremmo classificare in due grandi filoni. L'approccio americano consiste nel definire un gruppo di persone potenzialmente discriminate, donne, over 45, disabili o persone con orientamento sessuale diverso, e creare meccanismi organizzativi di protezione o di azione positiva. L'approccio europeo, coerentemente applicato per esempio in Ikea, invece, parte dal presupposto che nessuna persona è uguale a un'altra. Il percorso organizzativo diventa allora una formazione approfondita sugli stereotipi, che devono essere compresi e affrontati per non essere preda di semplificazioni gestionalmente pericolose. Un percorso di diversity management è certamente consigliato a tutte le aziende che si muovono in contesti culturalmente differenziati, ma è utile anche a coloro che semplicemente devono far convivere bisogni differenti. Non occorre creare una posizione ad hoc. La funzione più adatta è quella del personale che, rielaborando le proprie prassi di reclutamento, selezione e sviluppo dovrà evitare di cadere negli stereotipi più diffusi. Le persone vanno ascoltate, se possibile singolarmente. Questo è l'unico e vero strumento di gestione delle diversità.


Nadia Anzani e Zornitza Kratchmarova da Economy

postato da Diamocela | 10:27 | commenti


Spagna, svolta dei vescovi "Nozze gay, niente diktat"  

Monsignor Blàzquez: nessuna mobilitazione contro la legge ...«Nessuno può essere discriminato per il suo orientamento sessuale». Parola di monsignor Ricardo Blázquez, neoeletto presidente della Conferenza episcopale spagnola... 
Il neo presidente della conferenza episcopale pronto a incontrare il premier Zapatero

MADRID - «Nessuno può essere discriminato per il suo orientamento sessuale». Parola di monsignor Ricardo Blázquez, neoeletto presidente della Conferenza episcopale spagnola. Dopo mesi di braccio di ferro tra la Chiesa cattolica e il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero, il clima sembra essere cambiato all´improvviso. Tutto merito della designazione a sorpresa, una settimana fa, del vescovo di Bilbao ai vertici della gerarchia.

Proprio su uno dei temi più scottanti, Blázquez è stato subito molto chiaro: non ci sarà nessuna mobilitazione di piazza, nessuna manifestazione convocata dalla Chiesa contro la nuova legge sui matrimoni gay, che due giorni fa è approdata in Parlamento dove sembra destinata a una rapida approvazione. Il nuovo presidente dei vescovi ha ricordato che «l´umanità si compone di uomini e donne, non di eterosessuali e omosessuali» e che «le differenze non possono mai essere pretesto per la discriminazione». Blázquez, appena rientrato da una visita di tre giorni in Vaticano, ha espresso in una conferenza stampa la sua disponibilità a incontrarsi «presto» con il premier Zapatero. Un desiderio condiviso anche dalla Moncloa: il capo del governo fu uno dei primi, una settimana fa, a felicitarsi per telefono con il nuovo presidente della Conferenza episcopale.

L´uscita di scena dell´anziano Rouco Varela, perfettamente allineato sulle posizioni più conservatrici della gerarchia vaticana, ha colto tutti di sorpresa. Il regolamento interno dell´episcopato spagnolo prevede che, per la rielezione, il presidente uscente deve disporre dei due terzi dei voti, altrimenti deve lasciare il posto al secondo e al terzo più votati per il ballottaggio. Il cardinale di Madrid ha fallito l´obiettivo per un solo voto, e così Blázquez è riuscito a imporsi con uno scarso margine sull´ultra conservatore Antonio Caoizares, vescovo di Toledo.

Monsignor Blázquez fu uno dei firmatari, due anni fa, della lettera dei vescovi baschi contro la messa fuorilegge di Batasuna, il braccio politico dell´Eta. Oggi, nonostante il suo nuovo incarico, conferma di aver «voluto sempre agire secondo coscienza e non contro la mia coscienza. Ho fatto in ogni momento quello che credevo che dovesse essere fatto».
 
19/03/2005 - La Repubblica - ALESSANDRO OPPES

postato da Diamocela | 10:22 | commenti


venerdì, marzo 18, 2005


Per una città delle diversità  

Discriminazione: «Distinzione operata nel corso di un giudizio o di una classificazione» (Devoto Oli). Sulla base di questa definizione, tutti abbiamo sperimentato la «discriminazione» su di noi. Quante volte ci siamo sentiti giudicati sulla base di semplici, presunte appartenenze ad una categoria culturalmente costruita? Senza che guardassero invece alla nostra personalità.
Per vivere in società abbiamo bisogno di modelli, di ruoli. Ogniqualvolta incontriamo una persona, questa scompare dietro il ruolo che la società le ha imposto. Siamo portati automaticamente a giudicare questa persona in base alla conformità o non conformità del suo comportamento, ossia del comportamento che la nostra civiltà, la nostra cultura, ci dice sia adeguato per quel soggetto in quella situazione. I ruoli sono una costruzione sociale, vengono appresi durante il processo di socializzazione fin dall´infanzia e ci dicono quali sono i modelli di comportamento adeguati per ogni situazione.

Già con il minimo delle informazioni, cioè osservando una persona senza conoscerla, essa viene classificata nel genere femminile o nel genere maschile. Con questo sistema binario e rigido (e gerarchico), sappiamo che chi appartiene al genere femminile deve comportarsi in questo modo e chi appartiene al genere maschile deve comportarsi in talaltro modo, ruoli profondamente diversi da società a società, da cultura a cultura. Per la cultura occidentale tra i comportamenti caratterizzanti i due sessi c´è l´eterosessualità, cioè l´attrazione fisica ed emotiva degli appartenenti al genere maschile per le appartenenti al genere femminile e viceversa, la dominazione dell´eterosessismo come norma e punto di origine. Gay e lesbiche escono da questi ruoli prefissati.

Qui nascono gli stereotipi e poi i pregiudizi. Stereotipi relativi alla non conformità con il ruolo di genere, per cui i gay avrebbero comportamenti e atteggiamenti tipici del sesso femminile e le lesbiche il contrario. Stereotipi relativi al ruolo sociale, per cui gay e lesbiche sarebbero «devianti», persone sole, anticonformiste, trasgressive, predisposte per certe professioni, stereotipi rispetto alle relazioni e al comportamento sessuale, stereotipi rispetto alle cause dell´omosessualità, con invenzioni particolarmente fantasiose che coinvolgono anche i genitori.

Dagli stereotipi ai pregiudizi, la via verso la discriminazione è segnata. L´essere classificato in una categoria fortemente penalizzata, soggetta nella migliore delle ipotesi a violenza verbale ed emotiva di cui gay e lesbiche soffrono, spesso senza rendersene conto, pone gay e lesbiche nella condizione di decidere se restare non visibili e sottrarsi a relazioni di amicizia o confidenza oppure «rinforzare le spalle» e uscire allo scoperto. Per restare invisibili debbono mettere in pratica delle strategie per adeguarsi alle aspettative della maggioranza eterosessuale, che in ogni situazione esplicita questa sua caratteristica (oltre che essere implicita nel ruolo di genere), e non è spesso sufficiente essere riservati, invocare la propria privacy, a volte si è costretti a raccontare bugie. Questo incide sulla propria autostima e fa sentire l´individuo ancora più sbagliato. Uscire allo scoperto, nominarsi è l´unico sistema per differenziarsi, per esprimere la propria personalità, per essere se stessi.

Non si tratta di essere tolleranti, di essere «politically correct» o di sentirsi «buoni e comprensivi». Si tratta di andare al nocciolo della questione: tutte le volte che traduciamo le persone in ruoli, stereotipi, pregiudizi, invece che guardare ai bisogni e alle esigenze delle persone, ci comportiamo da ignoranti e da ciechi mentali, intenti a mantenere la nostra posizione di privilegio di maschio bianco ed eterosessuale, depositario dell´unica cultura o civiltà giusta. Vogliamo invece costruire una società inclusiva, libera e curiosa di capire? Sviluppare una cultura delle differenze e delle pluralità, contro una cultura dell´oppressione e di un solo ordine naturale? (La natura è naturale o è anch´essa una costruzione culturale?).

Forse dobbiamo proprio cancellare tutte le nostre costruzioni mentali e ripartire dalla persona. La diversità è tra noi. Vogliamo continuare a combattere tra categorie? Forse vale la pena di provare a parlarsi con il cuore guardandosi negli occhi. Il silenzio non è innocente! Parliamo.

MICHELE RONER

ArciGay Trentino
 
17/03/2005 - L'Adige - MICHELE RONER

postato da Diamocela | 15:38 | commenti


Tutto quello che avreste voluto sapere sulle lesbiche  

Prima indagine sociologica su famiglia, lavoro, politica, maternità e amori delle donne omosex 

Non hanno dubbi: la parola lesbica indica una donna che ama le donne, ma solo una su due la pronuncia per sé e chi lo fa a volte abbassa il tono della voce. Quattro su cinque hanno relazioni stabili, ma meno durature di quelle dei gay. Più della metà si dice femminista e moltissime vogliono rafforzare i legami tra donne, creare comunicazione e cultura. La maggioranza, quando sorge Afrodite, mette al primo posto i baci, poi le carezze e l'odore della pelle. In amore prediligono «affiatare» lingua e vagina, e una su due si abbandona all’amplesso tra le mani dell’altra. Ancora: infrangendo un certo immaginario da cabaret, solo una esigua minoranza (5 per cento) fa uso di falli finti. La metà di loro non si riconosce nelle donne mascoline. Vogliono un figlio e alcune sono diventate madri in una relazione stabile con un uomo. Una su due non nasconde di essere una mamma omosex. Tengono molto agli affetti, tante restano amiche quando l'amore fugge. Usano Internet anche per nascondersi dietro maschere seducenti per poi approdare a incontri oltre il virtuale. Al lavoro la metà parla di sé, però con i colleghi fidati, sanno che rischiano derisione e mobbing (una su dieci). Tifano quasi tutte per chi dice pubblicamente: «Sì, certo, sono una donna lesbica e ne vado fiera». La maggioranza conosce le proposte di legge per i diritti omosex, e la metà quando va alle urne tiene conto della posizione espressa a riguardo dai partiti. Sono consapevoli che una legge non coinciderà con la liberazione dai pregiudizi. Sognano un mondo in cui nessuno debba più nascondersi e la diversità di ciascuno sia di casa. La novità è di rilievo: donne lesbiche disposte a partecipare, intervenire negli spazi pubblici, unirsi e fare politica, senza smettere di sognare. Animate dalla voglia matta di essere sempre più libere, consapevoli di muoversi come apripista. Pronte a rischiare un po' di più, a non essere più soltanto voci fuori campo. Queste istantanee mai viste, frutto di uno studio che smonta gli stereotipi più gettonati sul lesbismo, sono una sintesi delle risposte agli oltre settecento questionari interpretati dal gruppo Soggettività lesbica della Libera università delle donne di Milano, compilati dalle donne per conoscersi e per entrare in relazione con chi nulla sa delle loro storie e pensieri.
Un'indagine che mancava, iniziata nel 2001 diffondendo su tutto il territorio nazionale tremila questionari, proseguita leggendone e interpretandone quanti ne hanno fatto ritorno debitamente compilati con aggiunta di voci libere, fertile arricchimento al lavoro. Nasce un libro, «Cocktail d'amore», ed. DeriveApprodi, scritto da Anita Sonego, Chantal Podio, Lucia Benedetti, Maria Pierri, Nicoletta Buonapace, Piera Vismara, Rosa Conti (a fine marzo in libreria, e fino ad allora da richiedere a: gruppogsl@yahoo.it ). Dopo le opere di sociologia che indagano sulla realtà gay - «Omosessuali moderni» di Barbagli e Colombo (Il Mulino), «Diversi da chi?» di Chiara Saraceno (Guerini e Associati) - un gruppo di donne lesbiche fotografa il proprio mondo in movimento. E inizia a colmare il vuoto di informazione che induceva a dire: «Delle lesbiche non sappiamo niente».

PARENTI E AMICI

Adesso sappiamo, invece, che le donne lesbiche rifiutano il cliché del maschio mancato, che due su tre si definiscono femminili, pur lasciandosi affascinare dal mito dell'androginia (una su tre). In famiglia solo la metà dice di sé: chi tace tende ad evitare i conflitti, chi parla sceglie quasi sempre di aprirsi con la madre (che reagisce con più inquietudine rispetto al padre) e lo fa per «bisogno di sincerità». Vogliono sentirsi intere e verificare le relazioni importanti. Sono pronte a ogni esito visto che, sebbene nel tempo i rapporti con i familiari migliorino, le reazioni alla «notizia» una volte su tre non sono positive e che i sentimenti dei genitori sono di accoglienza nel cinquanta per cento dei casi e di delusione e sopportazione nell'altra metà. Luci e ombre che non paralizzano come succedeva ieri, così il coming out in famiglia si rivela ora «una tragedia siciliana» ora «un'esperienza bellissima!». Nelle amicizie poco meno della metà frequenta indifferentemente maschi e femmine, sapendo di muoversi con gli uomini su un terreno oltre i codici consueti. Disinvolte a seconda dei contesti, in compagnia scelgono di passare al filtro della riservatezza e dell'agio i gesti affettivi verso la partner. Quasi tutte frequentano altre donne lesbiche e due su tre si incontrano nei locali «for women only». Si cercano e provano le une per le altre in primo luogo solidarietà (59,7 per cento) e, a seguire, complicità, identificazione, curiosità. Pur tenendo conto che a rispondere sono state le donne nell'orbita di associazioni e locali, possiamo comunque dire che il grido: «Sono l'unica lesbica al mondo» non rivela più il dramma di ogni donna che si scopre omosex.

COMPAGNE, MADRI, AMANTI

Spesso prima degli amori al femminile, si vive l'esperienza con un uomo. È il percorso emotivo di due lesbiche su tre, mentre per un terzo l'esordio dell'amore è con una donna. Altre volte rapporti etero e omo si alternano nel tempo e sono segnali di «un difficile percorso di accettazione della propria omosessualità», sottolineano le curatrici dell'indagine. Ma è diffusa la sensazione che non è il «letto» a rilevare l'orientamento, poiché come dice Paolo Rigliano in «Amori senza scandalo» (Feltrinelli): «Si è omosessuali per come ci si sente rispetto all'altro e non per quello che si fa». Così una su cinque si definisce lesbica pur non avendo avuto ancora né relazioni né flirt con donne. Nell'incontro l'età della partner sembra spesso indifferente e ad attrarre sono intelligenza e sensibilità (68 per cento), seguite da umorismo, ironia e bell'aspetto. Il sale del rapporto è costituito dall'affinità emotiva per la maggioranza e la soddisfazione sessuale gioca un buon ruolo (è importante per una su due). La metà dice di avere una vita sessuale soddisfacente e il 40 per cento la definisce «migliorabile». I ruoli nella coppia tendono ad alternarsi e restano per una su quattro aspetti temuti. Nel menage due su tre dividono equamente le spese in comune. La gelosia per eventuali altri rapporti d'amore o incontri sessuali della partner infiamma al massimo due terzi delle intervistate (risposte frenate?). La modalità diffusa di relazione è quella monogamica, non condivisa solo da una su cinque. L'amore finisce per la rottura della comunicazione verbale e per l'infedeltà. Al centro della relazione, il delicato equilibrio tra fusionalità - tendenza che si rivela spiccata - e capacità di vivere in modo autonomo la propria vita. L'amore travolgente, di cui molte parlano, necessita di una solidità dell'io per evitare che la passione sentimentale diventi perdita di sè. Una consapevolezza che è già conquista.

Il rapporto lesbico non frena più desideri di maternità che il 16 per cento delle intervistate ha cercato di realizzare, anche con un uomo che faccia da padre. Il desiderio di allevamento sembra diffuso quasi quanto quello di gravidanza e vede le partner desiderose di prendersi cura insieme dei figli. Per una mamma su tre che vive apertamente il suo lesbismo, un'altra sceglie la discrezione e un'altra ancora lo nasconde. Questo quadro in movimento di cui abbiamo dato solo un cenno (leggete il libro e di scoperte ne farete), che sembra fotografare un'esplosione al rallentatore di istanze e dimensioni finora compresse nel segreto, è dominato da un sogno di «libertà sociale». Per una vita migliore occorre, dicono in molte, «far politica, costruire gruppi seri, lottare insieme a tutti i discriminati». «Il nostro impegno, i nostri pensieri e il nostro desiderio - concludono le curatrici di “Coktail d'amore” - sono rivolti alla costruzione di un mondo in cui chiunque sia portatore di una diversità possa vivere senza menzogna e paura». Esce dal buio un coktail di luci.

15/03/2005 - L'Unità - Delia Vaccarello

postato da Diamocela | 15:31 | commenti


Ecco i bagni neutri per i sessualmente "incerti"  

STATI UNITI Dopo le proteste, college ed università iniziano ad allestire le prime toilette separate da quelle per gli uomini e per le donne


Washington - La protesta dal titolo ribelle ed enigmatico "Alla ricerca di una bagno sicuro" parte dai mitici campus universitari americani: gli stessi atenei che negli Sessanta scatenarono l'ondata di dimostrazioni contro la guerra del Vietnam hanno ora un nuovo motto e soprattutto un'inedita missione al passo con i tempi. Far approvare in ogni college tanto per cominciare, e poi in ogni città dell'Unione, l'allestimento di gabinetti pubblici asessuali e asessuati. O meglio: transessuali, travestiti, androgini, sessualmente fluidi, senza chiare distinzioni tra maschi e femmine. Proprio come i potenziali fruitori dei rivoluzionari bagni: ossia la crescente fetta di popolazione giovanile americana che non si riconosce «nelle tradizionali divisioni fra i sessi». Ed in barba a distinzioni marcatamente biologiche, giudicate obsolete e politicamente "incorrect", ora reclama gabinetti in cui sentirsi sicura, senza rischiare assalti da individui dal sesso non opposto (vista l'impossibilità di certezze) ma semplicemente nettamente definito.


Il movimento di alcune centinaia di attivisti "People in search of a safe restroom" (letteralmente "Gente alla ricerca di un bagno sicuro") nato silenziosamente un paio di anni fa sta guadgnando terreno grazie al nuovo fenomeno appunto della cosiddetta sessualità "fluida".


Spiegano gli psicologi: «Negli anni Ottanta e Novanta androgini e transessuali cercavano in massa di ricorrere ad interventi chirurgici o forti trattamenti ormonali per trasformare la proprio appartenenza sessuale, ora molti giovani con le stesse caratteristiche accettano la loro ambiguità e vogliono viverla appieno».


Conclusione: i sessualmente fluidi non sanno più a che gabinetto votarsi. Rischiando di suscitare irate e confuse reazioni dagli occasionali compagni di bagno non certi dell'identità del vicino di orinale.


Ecco allora che il movimento ha già ottenuto notevoli successi: a Chicago l'università della città ha appena installato 10 bagni di "sesso neutrale". E la stessa battaglia è stata appena vinta al Beloite college del Wisconsin, al Lawrence college di New York, e allla famosa università di California a Santa Barbara, dove una serie di gabinetti espongono ora la rassicurante scritta "bagni neutri". All'avanguardia è il City college di San Francisco - la città dei gay, dell'arte, della trasgressione - dove si calcola che addirittura il 12% del corpo studentesco sia "transessuale".


Nella California del governatore-culturista Arnold Schwarzenegger che insulta i politici maschi che parlano come "girlie-man" ("uomini-femminucce"), la lotta all'ultimo gabinetto è infuocata. Il comune di San Francisco ha appena passato una raccomandazione in favore dei bagni-neutri e la campagna sta dilagando a macchia d'olio in tutta la Baia.


Osserva Mary Anne Case, docente di Legge all'università di Chicago: «Non c'e' da stupirsi i bagni sono sempre stati al centro di grandi rivoluzioni culturali e di costume, si pensi alle lotte incetrate sul loro uso ai tempi della segregazione razziale o alle moderne battaglie per ottenere bagni per disabili. E oggi le toilettes sono uno dei pochi spazi rimasti in cui si consacra la divisione dei sessi».

 
15/03/2005 - Il Gazzettino - Nicoletta Nencioli

postato da Diamocela | 15:29 | commenti


Il «no» ai matrimoni tra persone dello stesso sesso è incostituzionale  

WASHINGTON - Secondo il tribunale, che si è pronunciato su richiesta della Corte Suprema del Golden State, la legge statale che considera il matrimonio «una unione tra un uomo e una donna» non rispetta la Costituzione dello Stato, che garantisce a tutti i cittadini gli stessi diritti.
Poco più di un anno fa circa 4mila matrimoni omosex erano stati celebrati a San Francisco, la città più 'liberal' degli Stati Uniti, ma era stata la stessa Corte Suprema a porre un termine all'iniziativa del sindaco Gavin Newsom e a chiedere l'annullamento delle unioni. Ma il massimo tribunale aveva deciso di rivolgersi ad un tribunale di livello più basso, la Superior Court di San Francisco, sul merito della vicenda. Negli Usa, i matrimoni gay sono autorizzati soltanto in Massachusetts, dal 17 maggio 2004, e le unioni civili sono riconosciute nel Vermont. La sentenza di ieri potrebbe spalancare le porte ai matrimoni omosessuali, esattamente com'era successo l'anno scorso in Massachusetts, dove peraltro ieri è stato stabilito che non si può fare un modello unico per le coppie gay e lesbiche che l'anno scorso si sono sposate.

 
15/03/2005 - L'Unità

postato da Diamocela | 15:26 | commenti
 
       

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