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mercoledì, febbraio 23, 2005


La Royal Navy arruola i gay  

 Inserzioni sui giornali e accordi con le associazioni omossessuali. 
«Il Paese ha bisogno di te». «Persone valutate per quello che valgono»

LONDRA - È bello vedere un’ipocrisia che cade. Ma è con sorpresa che s’è appreso che la Royal Navy, la gloriosa marina britannica, supera ogni pregiudizio e s’apre agli omosessuali. Non solo s’adegua alla legge di cinque anni fa che vieta le discriminazioni sessuali sul posto di lavoro, non solo accetta senza fiatare il recente Civil Partnership Act , che riconosce alle coppie gay il diritto a registrarsi per avere i benefici di quelle sposate. No, la Royal Navy va oltre: arruola marinai con inserzioni sui giornali gay, collabora con Stonewall, la storica associazione per i diritti degli omosessuali, e apre la strada all’esercito e all’aviazione, la Raf. «La nazione ha bisogno di te, specialmente se sei gay», titola un giornale, tentando l’ironia. Al contrario, espone ormai una realtà. Sono secoli di menzogne che così finiscono, sulle navi, ma che avevano resistito fino all’altro ieri. «Il cinquanta per cento della flotta ha peccato d’omosessualità a un certo punto della carriera navale», riconobbe con orrore l’ammiraglio Sir Frank Roddam Twiss, nel 1968. E con mesta ammissione l’ammiraglio Sir John Fitzroy Duyland Bush convenne: «Ci sono molte prove, va detto con dispiacere, di pratiche omosessuali nella flotta».


Una sventura sessuale che maschi tutti d’un pezzo, come Winston Churchill, condannavano senz’appello: la tradizione navale, disse il premier che salvò il Regno, «non è che rhum, sodomia e frusta». Sarebbe sorpreso, dopo che le fustigazioni furono abolite nel 1949 e la razione giornaliera di rhum è ormai un ricordo dal 1970, nello scoprire oggi che anche la sodomia - come la definiva - non è più un tabù di cui vergognarsi. Così la nuova politica della Royal Navy ha due aspetti, uno tecnico e l’altro di costume, entrambi sorprendenti. Dal punto di vista militare, valgono le parole dell’ammiraglio Sir James Burnell-Nugent che, come Second Sea Lord , siede allo Stato Maggiore: «Sono impegnato a garantire che la Royal Navy abbia una cultura in cui tutte le persone siano valutate per quel che valgono e quindi possano dare il cento per cento nel loro lavoro».


Fa il garantista, l’altissimo ufficiale, ma non dice tutto: la Royal Navy non solo accetta i gay, ma ne ha bisogno, quindi li corteggia. Per questo ha condotto negoziazioni con Stonewall, per questo pubblica inserzioni sui giornali gay. Spiega Ben Summerskill, che è il capo di Stonewall e che mai avrebbe pensato «di rilasciare un giorno comunicati d’appoggio alle parole di un ammiraglio», che dietro la decisione c’è un motivo ovvio: «Le forze armate sono diventate così sofisticate e i militari così addestrati da non potersi più permettere di perdere personale a causa di un pregiudizio». Perciò le coppie omosessuali, sia di gay che di lesbiche, potranno fra qualche mese chiedere d’avere i benefici delle coppie sposate, il primo dei quali è la casa negli alloggiamenti militari. Ciò che il tenente comandante Craig Jones, 36 anni, uno dei primi a dirsi gay, non ha ancora potuto avere: presto lascerà l’appartamento di Brighton che divide con il partner, lo psicologo Adam Mason, e sarà accolto in un alloggio della Royal Navy.


E Jones, che ricorda come ci sia sempre stato un clima di canzonatura per i gay in marina, ma accetta «una benevola presa in giro», è la prova del costume che cambia. Nelle forze armate britanniche s’è mormorato a lungo sulla sessualità di alcuni condottieri, da Lord Kitchener, eroe in Sudan e in Sudafrica, poi protagonista del celebre manifesto d’arruolamento della Grande Guerra, al maresciallo Montgomery, il più famoso comandante nella Seconda Guerra Mondiale, per non parlare di Lawrence d’Arabia. Ma contro questi mormorii s’è sempre opposta la barriera del perbenismo, esattamente come ieri, quando il deputato conservatore German Howarth ha condannato l’apertura della Royal Navy, perché contrasta con l’aspirazione di tanti marinai, «che si sono arruolati per voltare la schiena a certi valori della società moderna». Perché se prima c’era un tabù, oggi può farsi strada un clima più spregiudicato, anche troppo. A Howarth ha risposto Colin Richardson, un leader del movimento gay, che ha ammonito i marinai che «voltano la schiena ai tempi moderni» a non lasciar cadere il sapone per terra, nella doccia comune. Certo una battuta, ma che dice molto sui tempi che si preparano. Una volta si taceva per pudore, per vergogna. Oggi si parla per diritto e per rivendicazione. Alla coraggiosa Royal Navy il difficile compito di trovare un equilibrio.
 
22/02/2005 - Corriere della Sera - Alessio Altichieri

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LONDRA: DA DICEMBRE RICONOSCIUTI DIRITTI CIVILI A COPPIE GAY  
 Londra, 21 feb. (Ap) - Le coppie gay britanniche otterranno il riconoscimento di alcuni diritti civili a partire dal prossimo dicembre, secondo i principi fissati dal 'Civil Partnership Bill' approvato dal Parlamento lo scorso anno. Lo ha annunciato oggi il governo britannico. Il provvedimento riconosce alle coppie gay britanniche alcuni diritti in materia di tasse e previdenza già garantiti alle coppie eterosessuali sposate. Dal prossimo 5 dicembre le coppie gay potranno recarsi presso gli uffici dell'anagrafe nei propri comuni di residenza, e notificare la loro intenzione di formare una 'civil partnership', una 'unione civile'. Dopo 15 giorni la coppia dovrà firmare un documento di fronte a testimoni che certifica la loro unione di fatto. Le coppie potranno comunque dissolvere il patto con una sorta di atto di divorzio. Il Dipartimento al Commercio e all'Industria stima che entro il 2050 ci saranno in Gran Bretagna oltre 42.000 accordi di 'civil partnership'.
 
21/02/2005 - Ap
postato da Diamocela | 06:45 | commenti


I SIMPSON CELEBRANO SU FOX IL PRIMO MATRIMONIO GAY ANIMATO  

 New York, 21 feb. (Apcom) - Il primo matrimonio gay tra personaggi animati è stato celebrato ieri in televisione, in una puntata della serie televisiva "I Simpsons", in onda tutte le sere sul canale Fox. La protagonista è stata Patty, una delle due sorelle "nicotina-dipendenti" di Marge Simpson. La donna ha potuto finalmente coronare il suo sogno, rendendo pubblico un segreto che da sempre teneva nascosto, il suo amore per Veronica, nota professionista di golf.

Nel corso dello stesso episodio, intitolato "There's Something About Marrying" (qualcosa a proposito dei matrimoni), il comune di Springfield decide di legalizzare i matrimoni tra gay, nel tentativo di ridare slancio al turismo locale. Mentre Homer Simpson diventa ministro e celebra su Internet decine di matrimoni tra persone dello stesso sesso, facendo pagare 200 dollari a coppia.


Grande soddisfazione è stata espressa dalle associazioni gay americane e da quelle che si battono per la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. "I Simpsons sono seguiti da migliaia di persone," ha detto Stephen Macias, rappresentate del gruppo "Gay & Lesbian Alliance against defamation". Macias si è detto convinto che la puntata di ieri sera, mandata in onda senza censure, rappresenta un passo in avanti nella discussione per la legalizzazione dei matrimoni tra gay.


Non sono mancate comunque le prese di distanza, come quelle di Brent Bozell, direttore di Parents Television Council, che ha criticato lo show dei Simpson, pur confessando di non avere ancora visto la puntata.

 
21/02/2005 - APCOM

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Pinguini gay rifiutano le "svedesi"  

 Germania: sei esemplari omosessuali

I pinguini dello zoo di Bremerhaven, in Germania, sembrano decisi a difendere la propria omosessualità. I sei esemplari di sesso maschile, dopo aver rifiutato le loro coinquiline, avevano formato tre coppie gay. Al fine di garantire la procreazione e salvaguardare la specie, però, si era deciso di far arrivare dalla Svezia altri esemplari femmina. I maschi tuttavia hanno preferito rimanere fedeli ai loro compagni.

La vicenda ha suscitato l'interesse delle organizzazioni gay di tutto il mondo, che hanno seguito con apprensione la sorte dei sei esemplari omosessuali. Considerandola una minaccia all' "autodeterminazione sessuale", le comunità gay tedesche, austriache e australiane hanno contestato duramente la decisione di importare delle nuove pinguine dalla Svezia per "redimere" i maschi dello zoo tedesco.


I quattro stupendi esemplari femmina comunque nulla hanno potuto fare contro la determinazione dei sei pinguini, che hanno resistito alle loro avances continuando a preferire i loro partner.


Heike Kueck, la direttrice dello zoo che aveva attuato il provvedimento nell'intenzione di favorire la riproduzione dei pinguini, appartenenti alla specie Humboldt, in via d'estinzione, non ha potuto fare altro che constatare che "non ci sono stati contatti con le nuove arrivate".

 
21/02/2005 - TGCom.it

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Sul «Times» l’annuncio dei fidanzati gay  

 LONDRA - La colonna degli annunci di fidanzamento del «Times» è sempre stata uno dei luoghi deputati della buona borghesia britannica. Ci sono passati i figli di professionisti, imprenditori e militari, o semplicemente di famiglie che ci tengono. Talora vi compare anche qualche nome di Lord o Lady. L’altro ieri questo spazio tradizionale della società bene conteneva un’inserzione singolare, la prima nella lunga storia del giornale: quella di una coppia gay, che sta aspettando di poter legalizzare la propria unione in base alla nuova normativa che riconoscerà ai partner omosessuali gli stessi diritti di cui godono le coppie sposate in materia di proprietà, pensione e sicurezza sociale.
Tra le varie inserzioni con cui si partecipano i «matrimoni imminenti» si legge: «Si annuncia un periodo di fidanzamento tra il signor John Christopher O’Connor e il dottor Mark Bryan Jones, entrambi del quartiere di Islington, Londra. Dopo l’entrata in vigore della legislazione sulle partnership civili prevista per la fine di quest’anno, la coppia annuncerà agli interessati l’ora e il luogo della cerimonia civile e della successiva benedizione in chiesa». Il «Times» ha messo in rilievo l’annuncio con un articolo sulla loro storia. Il dottor Jones, che fa lo psichiatra, ha detto al giornale: «Non credo che una partnership civile sia la stessa cosa del matrimonio, perché il matrimonio in un certo senso riguarda i figli. Ma ci sono dei paralleli per quanto riguarda l’uguaglianza e la validità della nostra relazione. Ci sono ancora molte persone dichiaratamente omofobiche e credo che molte cose cambieranno con questa legge, che significherà stabilità emotiva, stessi diritti delle coppie sposate e dimostrerà agli altri la serietà del nostro impegno reciproco».

La nuova legislazione britannica, approvata l’autunno scorso, prevede fra l’altro una procedura per «divorziare» in tribunale. Sulla questione dell’omosessualità la Chiesa anglicana è tuttora profondamente divisa, ma alcune parrocchie permettono di fatto alle coppie gay di ricevere una benedizione non ufficiale.

 
21/02/2005 - La Stampa - Maria Chiara Bonazzi

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C'È UN ISLAM CONTRO L'OMOFOBIA  

 Dalla Francia un appello per aderire al 'Manifesto musulmano delle libertà'. Che prevede diritti per donne, gay e miscredenti. E che raccoglie consensi. Anche in Italia. 
Sembra assumere rilevanza "straordinaria" l'iniziativa francese del "Manifesto musulmano delle libertà". La notizia arriva per il tramite di Gianni De Martino ed è stata ripresa da un vero e proprio Think Tank per la libertà che si sta formando in Italia, e che ha come punto di riferimento la rivista "Ideazione", "il Foglio" di Giuliano Ferrara e "Noi e gli altri", la rubrica di riflessioni e di dibattito aperta da Magdi Allam per il "Corriere della Sera".

Un folto gruppo di intellettuali, giornalisti, cittadini di origine musulmana ha deciso di siglare questo Manifesto mirante a salvare l'Islam dalla cattiva letteratura e dal suicidio provocato dal pensiero integralista. I firmatari e gli "amici del Manifesto" mirano a diffondere nella cultura islamica gli ideali di pace, di tolleranza verso le donne, le persone omosessuali e i laici.


Si può essere musulmani, quindi, ed essere contro la misoginia, l'omofobia, l'antisemitismo e l'islam politico: «Noi donne e uomini di cultura musulmana - credenti, agnostici o atei - denunciamo con la massima energia le dichiarazioni e gli atti di misoginia, di omofobia e di antisemitismo, rivendicati in nome dell'Islam, di cui siamo i testimoni da qualche tempo, qui in Francia».


Il diritto islamico è il terzo grande sistema giuridico mondiale. In più di quaranta Stati al mondo, la vita è regolata dall' "Islam", dalla "totale sottomissione ad Allah". Difficile distinguere tra peccato e reato. Trovare posizioni unitarie nell'interpretazione della "sharia", "la via da seguire" (ma si può anche tradurre con "legge divina"), è impossibile.


Fabio Scuto de "la Repubblica" (07.02.05) spiega come per la legge islamica i peccati-reati sono inglobati in tre grandi categorie: gli hudud sono i reati più gravi (come l'apostasia, la bestemmia o l'adulterio puniti con la flagellazione, la lapidazione, la decapitazione). I qisas, i delitti di sangue (omicidi, lesioni), sono puniti con la legge del taglione, ma se ci si accorda un indennizzo risolve tutto. La "sodomia" rientra nei tazir (il giudice-teologo ha un forte potere discrezionale), sono i peccati più lievi (come i furti, il consumo di alcol, la disobbedienza al marito e la falsa testimonianza). La donna? Un semplice complemento della vita dell'uomo: nessun diritto, solo doveri.


Per questo, secondo quanto scritto nel Manifesto, "occorre ritrovare la forza di una laicità viva", promuovere l'"uguaglianza tra i sessi, condizione di democrazia", dire "basta con l'omofobia":


«Per gli islamisti come per tutti i maschilisti ed integralisti, "essere un uomo" significa esercitare un potere sulle donne, ivi compreso il potere sessuale. Ai loro occhi ogni uomo che patteggia per l'uguaglianza dei sessi è potenzialmente un sotto-uomo, un "finocchio". Questo modo di pensare è ricorrente e va di pari passo con il rafforzamento dell'islamismo politico: la sua ferocia è pari solo alla sua ipocrisia».


In Francia, uno degli organizzatori delle recenti manifestazioni a favore del velo islamico, avrebbe dichiarato: "È uno scandalo che individui scioccati dal velo non siano scioccati dall'omosessualità".


«Secondo lui - commentano gli autori del Manifesto - è probabile che una società virtuosa sia una società che rinchiude le donne dietro il velo e gli omosessuali dietro le sbarre, come si è visto fare in Egitto. Si trema pensando a ciò che tali teorie, se trionfassero, porterebbero per tutti gli "spudorati", ossia le donne senza velo, gli omosessuali o i miscredenti. Noi consideriamo invece che il riconoscimento dell'esistenza dell'omosessualità e la libertà per gli omosessuali di vivere la propria vita come intendono loro è un progresso che non si discute: dal momento in cui una persona rispetta le leggi di protezione dei minorenni, le scelte sessuali di ognuno riguardano solo lui e in nessun modo lo Stato».


All'interno degli Stati musulmani c'è uno scontro non privo di ambiguità fra "conservatori" e "riformatori". Il presidente iraniano, il "moderato" Khatami, ha spiegato: "… esistono due correnti: quella che sostiene la democrazia e lo sviluppo, e quella che vuole l'arretratezza e crea i terroristi".


Intanto il collettivo riunito intorno al Manifesto delle libertà, pubblicato il 16 febbraio 2004 su "Libération", si è costituito nell'Associazione omonima ed ha ritenuto di non mantenere più l'iniziale separazione, date le circostanze, tra i firmatari di "cultura musulmana" e gli "amici del Manifesto".


«La questione che si gioca in questo momento attorno all'Islam - spiega Tawfik Allal, presidente della neonata Associazione del Manifesto delle libertà - concerne tutte e tutti, e la riflessione e l'azione transnazionale che vogliamo condurre ha bisogno di tutte le energie». Per informazioni: manifeste@manifeste.org - http://www.manifeste.org
 
20/02/2005 - Gay.it - Pasquale Quaranta

postato da Diamocela | 06:34 | commenti


Democrazia e terzo sesso  

 Non v'è dubbio che l'incremento della omosessualità e l'avanzata di quello che è stato chiamato il "terzo sesso" costituiscono un fenomeno caratteristico degli ultimi decenni, constatabile non solo in Italia. Per quel che riguarda l'omosessualità è da rilevare, come tratto peculiare, che essa non si restringe più ad ambienti delle classi superiori, di artisti, di esteti, di cultori decadentistici di perversità e di esperimenti "fuor dal normale", ma è un fenomeno che ha investito anche il cosiddetto "popolo semplice". La legge basale dell'attrazione sessuale, legge presentita già da Platone e da Schopenhauer, è stata poi esattamente formulata dal Weininger e consiste che "l'attrazione sessuale nelle sue forme più tipiche nasce dall'incontrarsi di un uomo e di una donna tali, che la somma delle parti di maschilità e di femminilità in ciascuno dia complessivamente un uomo assoluto e una donna assoluta". Tale legge permette quindi di individuare i casi nei quali l'omosessualità è comprensibile e "naturale"; sono i casi in cui il sesso di due individui che si incontrano non è molto "differenziato". A queste poco differenziate "sessuazioni" si potrebbe far corrispondere il concetto di "terzo sesso", benché siano pur sempre casi limite. Se si volesse formulare un giudizio morale, sarebbe da darsi soprattutto verso la pederastia, quando in essa una delle due parti l'uomo come "persona" viene degradato, cioè viene usato sessualmente come una donna. Non così nel caso delle lesbiche; se è vero, come dicevano gli antichi, tota mulier sexus, cioè se la sessualità è il sottofondo essenziale della natura femminile, una relazione fra due donne non appare così degradante; sempre che anche qui non si tratti della caricatura grottesca di una relazione eterosessuale normale, ma di due donne egualmente femminili.

Venendo ai giorni nostri si può quindi ben comprendere come lo sviluppo dell'omosessualità anche in strati popolari ed eventualmente in forme endemiche sia un segno dei tempi, sia cioè un fenomeno che rientra logicamente nell'insieme di quelli, per via dei quali il mondo moderno si presenta come un mondo regressivo. In una società ugualitaria e democratica, in una società dove non esistono più caste, nè classi funzionali organiche, nè Ordini; in una società in cui la "cultura" è qualcosa di livellato, di estrinseco, di utilitario e la tradizione ha cessato di essere una forza formatrice viva; in una società in cui il pindarico "sii te stesso" è diventata una frase vuota di senso; in una società in cui avere un carattere vale come un lusso che solo lo stupido si può permettere, mentre la labilità interiore è una norma; in una società, infine, in cui si è scambiato ciò che può stare al di sopra delle differenze di razza, di ceppo e di nazione con quel che effettivamente sta al di sotto di tutto ciò e che ha, dunque, un carattere informe e ibrido - in una tale società agiscono forze che alla lunga non possono non incidere sulla stessa costituzione degli individui, con l'effetto di colpire tutto ciò che è tipico e differenziato, perfino nel campo psico-fisico. La democrazia non è un semplice fatto politico e sociale; è un clima generale il quale a lungo andare non può non avere conseguenze regressive sullo stesso piano esistenziale, in particolare nei sessi ne può venire senz'altro propiziato quello sfaldamento interno, quel potere interno sessuatore che sono la premessa nel determinarsi e nel diffondersi del "terzo sesso" e, con esso, di molti casi di omosessualità. A noi, che non apparteniamo al mondo democratico, non ci resta che constatare queste ottusità dei nostri contemporanei ai quali tutto questo ben gli appartiene e rimanere ad osservare tutte queste "fioriture" che secondo la nostra visione si sviluppano ed appartengono a questo mondo in dissoluzione.


Giampaolo Speranza

 
20/02/2005 - Il Gazzettino

postato da Diamocela | 06:22 | commenti


« Verona è la città di Giulietta e Romeo. Non di Romeo e Romeo »  

 BERTOZZO NON CAMBIA IDEA - La mia frase sui capponi dieci anni fa è stata una sparata. Non ce l'ho con loro. Per quelle parole ho ricevuto molta solidarietà. Ma anche tante minacce 
VERONA — « Verona è la città di Romeo e Giulietta. Non di Romeo e Romeo. In ogni caso quella di dieci anni fa è stata una sparata, io non sono cattivo » .
Di lui in molti si ricordano soprattutto per quella « sparata » .

La sua iperbole politica finì da lì a poco, in un tramonto che lo ha visto traghettare dalla Lega Nord al movimento Unione Nord Est di cui, con Adriano Bertaso, è stato uno dei fondatori. Ma quella « sparata » travalicò le mura e la balconata del consiglio comunale di Verona.

E lui assurse alla fama del « castratore degli omosessuali » . Lui, Romano Bertozzo, ex consigliere comunale della Lega Nord, è stato uno dei promotori di quelle tre mozioni che il 14 luglio 1995 vennero approvate e che bollavano come « immorale » la risoluzione europea per le pari opportunità delle persone omosessuali. Ma è stato soprattutto l'estensore di una frase che è passata alla storia politica non solo veronese. « Possiamo riconoscere le coppie gay solo a patto che si facciano castrare come i capponi e donino i loro organi alla scienza » .

Da allora sono trascorsi dieci anni e un Gay Pryde, la manifestazione dell'orgoglio omosessuale del 10 giugno 2001. Nulla, a Verona, è cambiato. Quelle tre mozioni rimangono a guardia del tempio, nonostante due anni e mezzo di governo del centrosinistra e diverse promesse di cancellazione. Tanto che sabato prossimo il movimento omosessuale ritornerà a protestare tra le strade di Verona. Dieci anni che invece sono trascorsi per lui, Romano Bertozzo, che ha lasciato la politica attiva per vestire i panni del nonno di sei nipotini. E che dopo dieci anni prova a spiegare quella che lui definisce una « sparata » . « Quel giorno in consiglio c'erano toni accesi di discussione. Sulle balconte i gay si baciavano. A me è venuta quella frase, l'ho detta lì per lì, ma senza cattiveria. Io non ce l'ho con i gay. Ma quel giorno continuavano ad avallare diritti.

A chiedere e a chiedere. E allora ho detto: " volete questo e volete quello. Vi diamo tutto, voi in cambio ci date i vostri attributi" » .

In realtà il « Bertozzo pensiero » segue le linee di dieci anni fa. Sono i termini, le parole, ad essere cambiati.

« La nostra società è un po' arcaica dice . Non è che uno può arrivare e cambiare tutto. Che loro facciano la loro vita. Ma non devono disturbare la società. È una questione di rispetto reciproco. Io sono uno abbastanza laico.

Ma loro non possono pensare di crearsi una famiglia, come quella normale. Non c'è nessun bisogno di evolversi, perchè la nostra Costituzione è già evoluta e sancisce che la famiglia è composta da un uomo e da una donna » . Dice, Bertozzo, di avere avuto moltissima solidarietà, dopo la « sparata » .

« Ma anche un sacco di minacce. Del resto i gay sono come tutti gli altri. Quando sono da soli non contano, ma quando sono insieme sono cattivi » .

Sabato, a Verona, ce ne saranno a migliaia. Ed oltre a loro ci saranno anche i militanti di Forza Nuova. La destra radicale ha in programma una contro manifestazione, proprio per ribadire la « sacralità della famiglia » . An. Pe.
 
20/02/2005 - Corriere del Veneto

postato da Diamocela | 06:17 | commenti


Coppie di fatto e mozione « anti omosessuali » Il doppio affondo del mondo gay veronese  

 DIRITTI Gli omosessuali veronesi chiedono il riconoscimento delle pari opportunità - L'Arci sceglie la via istituzionale con i Ds, tutti gli altri in piazza il 26 febbraio 
In vista delle Regionali il leader nazionale Grillini chiede il riconoscimento dei diritti 
PADOVA — Il voto gay scuote la campagna elettorale. Una forza contrattuale che l'Arcigay stima in 450 mila omosessuali nel Veneto, il 10% degli abitanti, 24 mila regolarmente iscritti alle associazioni del territorio. A Verona l'Arcigay ha 5.647 tesserati, il numero più alto di ogni altra provincia della regione.

Il 26 febbraio una parte dei gay italiani, quelli che si riconoscono negli organizzatori della manifestazione « Ogni cittadinanza è possibile » , scenderanno in piazza per protestare contro una mozione obsoleta del consiglio comunale, mai sostituita, che condanna l'eliminazione delle discriminazioni. Una manifestazione a cui non aderirà l'Arcigay, impegnato a fianco dei Ds sul fronte istituzionale, con la proposta di modifica dello statuto comunale per inserire il riconoscimento delle coppie di fatto. Il fermento degli omosessuali veronesi contagia le altre province. Escono allo scoperto i gay veneti e promettono voti e sostegno al candidato presidente della Regione che si impegnerà ad attuare le loro richieste: inserire nello statuto regionale il riconoscimento delle unioni alternative e approvare una legge contro le discriminazioni sessuali. « Il voto gay è sdoganato definitivamente — sottolinea Franco Grillini, parlamentare Ds e presidente nazionale onorario di Arcigay, tenendo a battesimo a Padova la presa di posizione « politica » del movimento — . Il Veneto omosessuale ha superato la fase di vittimismo, è arrivato alla consapevolezza che anche il voto è uno strumento per l'affermazione dei diritti » .

Zeno Menegazzi, responsabile dell'Arcigay veronese « Pianeta Urano » : « I candidati devono dire chiaramente cosa intendono fare per il riconoscimento delle unioni gay. Non faremo sconti nè a destra, nè a sinistra » .

Grillini avverte: « Il voto degli omosessuali sarà il valore aggiunto per le prossime elezioni. Come in Puglia, dove la candidatura di Nichi Vendola ha trascinato in alto il centrosinistra » .

Ma l'Arcigay veneto non guarda solo a sinistra. Lo ribadisce Menegazzi: « Vogliamo incidere anche nell'elettorato di destra » .

Alessandro Zan, consigliere comunale a Padova, quarto eletto come numero di preferenze, nelle file dei Ds, con 424 voti, fa notare: « Il caso Padova è emblematico. Il sindaco Zanonato in campagna elettorale si era espresso a favore delle unioni gay. E ha vinto » .

Immediate le reazioni dei due sfidanti alla poltrona di presidente della Regione. Massimo Carraro, imprenditore sostenuto dal centrosinistra. « Sì alla legge contro le discriminazioni e al riconoscimento nello statuto delle convivenze di fatto — dice Carraro — . Nel Veneto che cambia è giusto riconoscere dignità e parità agli omosessuali » .

Con Carraro è in lista anche una gay veronese, Simonetta Brizzi, vicepresidente Arcigay.

Sul fronte del centrodestra, ribatte il governatore Giancarlo Galan ( Fi): « Che l'Arcigay verifichi le condizioni di vita degli omosessuali nei paesi comunisti » .

E Galan conclude: « Lo statuto non attiene al presidente, ma al consiglio, in una materia come quella delle coppie di fatto » .


ORGOGLIO GAY

I gay veneti escono allo scoperto, rivendicano il diritto di incidere nella scelta del prossimo presidente regionale


LA POLITICA

L'Arcigay del Veneto chiede che i candidati alla presidenza della Regione si impegnino a inserire nello statuto regionale il riconosicmento delle coppie di fatto e a fare approvare una legge regionale contro le discriminazioni. In cambio mettono sul piatto 450mila possibili voti

20/02/2005 - Corriere del Veneto - Francesca Visentin

postato da Diamocela | 06:15 | commenti


REGIONALI: ARCIGAY, CANDIDATI SI ESPRIMANO SU COPPIE DI FATTO  

 (ANSA) - PADOVA, 19 FEB - ''Occorre che i candidati alle regionali dicano chiaramente cosa pensano di fare riguardo alle copie di fatto, prendano posizione in maniera chiara contro le discriminazioni di carattere sessuale''. Cosi' il parlamentare dei Ds e presidente nazionale dell'Arcigay Franco Grillini, intervenuto oggi a Padova per presentare le richieste formulate dai presidenti dei circoli Arcigay del Veneto, associazione che conta oltre 23 mila iscritti in regione.
''Il voto degli omosessuali - ha spiegato Grillini - puo' essere il vero valore aggiunto per gli schieramenti in lizza alle prossime elezioni regionali. La candidatura di Nichi Vendola in Puglia ha trascinato tutto il centrosinistra in su' di almeno venti punti percentuali, portando Vendola alla parita' con Fitto. Nel Veneto vogliamo fare altrettanto: gli omosessuali veneti sono almeno trecentomila''.

''Chiediamo a tutti i candidati governatori - ha precisato il presidente dell'Arcigay di Padova Claudio Malfitano - l'inserimento nello statuto regionale del principio di non discriminazione e del riconoscimento delle convivenze alternative al matrimonio. Purtroppo attorno alle tematiche delle discriminazioni di genere e delle coppie di fatto dalla amministrazione regionale non e' arrivata in cinque anni nemmeno una proposta''.(ANSA).

 
19/02/2005 - ANSA

postato da Diamocela | 06:11 | commenti
 
       

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