|
venerdì, gennaio 28, 2005
Tv: alla Bbc quiz anche per famiglie gay e genitori single
Torna 'Ask The Family', gioco a premi degli anni '60 LONDRA - Ask The Family, storico gioco a premi degli anni Sessanta e Settanta, torna in onda a primavera sulla Bbc, con un format rinnovato. In questa nuova edizione non ci saranno solo famiglie tradizionali a rispondere alle domande, ma anche coppie gay, genitori single e conviventi. A presentare il quiz-show che in questa edizione riflettera' i cambiamenti avvenuti nella famiglia inglese, ci saranno due veterani dei programmi per bambini Richard McCourt e Dominic Wood, noti come'Dick e Dom'. 28/01/2005 - ANSA
Fiaccolata per lo sterminio dei Rom
Una trentina di candele accese per non dimenticare. Trenta fiammelle in corteo per le vie del rione Monti. Erano circa cinquanta le persone che ieri sera hanno partecipato alla fiaccolata per commemorare il Porrajmos: lo sterminio nazista di mezzo milione di rom e sinti. «Uno sterminio troppo spesso dimenticato», ha detto Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi, associazione che assieme all’Anpi e alla Comunità ebraica di Roma ha organizzato la manifestazione. All’evento erano presenti l’assessore capitolino alle Politiche sociali, Raffaela Milano, e Alessandro Portelli, delegato del sindaco alla Memoria storica. La fiaccolata, partita da piazza di Santa Maria Maggiore, si è conclusa con la posa di una corona commemorativa davanti alla lapide dedicata al Porrajmos in via degli Zingari. «Ricordare la storia, anche quella meno conosciuta - ha affermato Milano - è un modo per far sì che ci sia un futuro in cui le diversità siano considerate una ricchezza». «In questa occasione - ha aggiunto Converso - annunciamo che, come comunità Rom, ci rivolgeremo agli onorevoli Paolo Cento, Niki Vendola e Franco Grillini affinché la pur giusta legge sulla Shoah del 2001 venga integrata con il riferimento a tutte le altre minoranze vittime della follia nazifascista». 28/01/2005 - L'Unità
DI TUTTI QUESTI GAY NON NE POSSO PIU'
Lo dice il giornalista Daniele Scalise che sul Foglio tiene la rubrica «Froci», innervosito dal «pollaio pigolante» che imperversa in Tv. E a Magazine propone il suo zapping d'autore. Pieno di sorprese, e di accuse. Come quella di «raccontare balle» rivolta a Pecoraro e Cecchi Paone. "Chiudetegli la bocca, vi prego. Non se ne può più. C'è un problema di soprannumero. Sono troppi». Daniele Scalise, giornalista di Prima comunicazione, redattore della rubrica «Froci» sul Foglio e omosessuale, si è «rotto i coglioni» di vedere gay ovunque. Mentre l'omomondo festeggia il successo di audience dello sceneggiato Mio figlio, c'è chi non si accoda alla sbornia mediatica e si mette di traverso alla nuova tendenza. «Non voglio fare lo snob», dice Scalise, «ma questo pollaio pigolante mi innervosisce. C'è chi dice che sia necessario per arrivare alla normalità. Che questo sia l'unico modo per ottenere una legge sulle unioni gay. Mi auguro che sia cosî, ma intanto inorridisco. Anche perché il vero obiettivo dovrebbe essere l'opposto della visibilità». Cioè?
"Rendere l'omosessualità invisibile, assicurando ai gay gli stessi diritti degli eterosessuali. Raggiunto questo obiettivo sarebbe bene che dei finocchi non si parlasse più». Eppure in Tv spopolano. Fanno audience. "Già. E può essere che Alfonso Signorini e il telefilm Will&Grace servano a qualcosa, però la maggior parte di questi spettacoli e film a sfondo omosessuale sono esteticamente ripugnanti. Il mio fidanzato dice che invece di prendere gli attori dalla strada (come faceva Pasolini, ndr), ora li prendono nei canili". Non le è piaciuto nemmeno il telefilm Mio figlio, quello con Lando Buzzanca?
«Ne ho visto un quarto d'ora e sono scappato». E I fantastici 5, il programma su La7? «Ho seguito la prima puntata e ancora rido: cinque improbabili finocchiette che cercano di far diventare gay un etera». Veramente vorrebbero farlo diventare trendy. «Si, profumandolo come una prostituta, appendendo tende viola da bordello alle finestre e piazzandogli quattro candele in casa? Ma non scherziamo!». Be', si dice che in fatto di moda e di arte gli omosessuali abbiano una sensibilità superiore. «Non c'è nulla di speciale nell'omosessualità. Basta che uno sia frocio perché diventi Michelangelo o Nureyev? Non mi si venga a raccontare questa balla», esclama Scalise dando sorprendentemente ragione a Oriana Fallaci, che aveva sostenuto proprio lo stesso concetto nel suo ultimo libro, Oriana Fallaci intervista sé stessa (Rizzoli International), in un brano pubblicato anche nel Magazine n. 2 del 2005. Che gli omosessuali siano apprezzati per le loro battaglie libertarie, almeno questo lo può ammettere. O no?
"Quelli che lottano davvero sono una minoranza», spiega il giornalista. [...] Oppure racconta balle come quelle di Alfonso Pecoraro Scanio». Quali balle, scusi, il leader dei Verdi ha fatto coming out. «Si, ma ha detto che è bisessuale. Una balla. Come è una balla quella di Alessandro Cecchi Paone che vuole convincere tutti di essere mezzo gay e mezzo Alessandro Magno. Ma facce ride. Sono tutti riflessi condizionati con cui vorrebbero affermare che ogni tanto praticano la fica. Di fronte a tutto questo io mi fermo. Sto male». Ma delle produzioni Tv non si salva proprio niente? "L'unico capolavoro della stagione», dice Scalise, concludendo il suo gay-zapping, «è andato in onda su La7: il film a puntate Angels of America. Dopodiché è ovvio che io sia felicissimo perché vengono pubblicati molti libri e molte rubriche di autori gay. Ma non so se la presenza di tutti questi froci in Tv sia positiva. Potrebbe essere una moda passeggera senza conseguenze pratiche o, ancora peggio, un nuovo loculo dove vengono piazzati e dimenticati gli omosessuali. Il punto vero però è un altro». Quale? "Sono per le cose belle e in giro vedo solo mediocrità». Addirittura? «Sì. Che noia. Quasi quasi mollo pure la rubrica "Froci"». Da "Correre Magazine" 27/01/2005 - Corriere della Sera - Vittorio Zincone
Ma chi sei se non sei gay
Conquistano la scena come non era mai successo. Lo zapping di quest'inverno li vede star delle fiction (Mio figlio su Rai Uno), degli show in prima e seconda serata (con I fantastici 5 su La e Cronache marziane su Italia 9 dei reality show (con la vittoria al Grande Fratello del simil gay Jonathan), del grande schermo (con il kolossal Alexender di Oliver Stone), nonché della politica: con Nichi Vendola, candidato omosessuale di Rifondazione comunista che in Puglia sconfigge il moderato Francesco Boccia. Proprio nella terra dove il cantante Albano Carrisi sostiene (scherzando?) che sua moglie Loredana Lecciso invece di sculettare in abiti succinti dovrebbe stare in casa a cucinare. L'Italia omertosa dei Reali che negavano le loro propensioni omosessuali e dei democristiani che le nascondevano, diventa il Paese del coming out di Alfonso Pecoraro Scanio e dei poliziotti gay in Tv. «Incredibile», dice Franco Grillini, diessino e leader storico dell'Arcigay. «Sembrano passati secoli da quando nel 1982, durante un'assemblea, un anziano metalmeccanico si alzò per parlare dopo di me e disse: "Sono proprio d'accordo con il compagno busone". Certo, sono ancora moltissimi i politici che non si espongono ed e difficile che un leghista o un ex dicci dichiari la sua omosessualità. Ma ora c'è addirittura un segretario cittadino dei Ds che è gay. A Trieste. Si chiama Fabio Omero. E a Gela, uno dei principali comuni siciliani, a fare il sindaco antimafia c'è Rosario Crocetta: un omo¬sessuale che lotta contro le lupare omofobe».
Resta da spiegare però un'ondata di consensi per programmi, film e mode gay che va ben oltre i successi personali dei singoli politici, attori e conduttori. E allora Alessandro Cecchi Paone avanza una tesi scientifica: «Smascherata la congiura della cultura retrograda, finalmente si può dire che nessuno è eterosessuale al 100% o omosessuale al 100%.
Queste tendenze, nel corso di una vita, si pos sono rivelare in maniera più o meno forte». Gli italiani, secondo il conduttore di Mediaset, apprezzerebbero la «gaiezza» anche perché in fondo sono tutti un po' bisessuali.
La teoria sembra an po' azzardata. Vendola più semplicemente sostiene che «negli ultimi venti anni ci sono stati tanti microterremoti: i grandi apparati che producono l'immaginario collettivo sono stati attraversati dai flussi libertari dell'identità gay». Grillini condivide questa tesi: «Ormai si è consolidata una specie di "simpatia" verso gli omosessuali, perché combattono battaglie sui diritti e sulle libertà degli individui che alla fine riguardano tutti. Non solo. I gay hanno anche aiutato gli uomini eterosessuali a superare una castrazione dei sentimenti che si manifestava persino nell'abbigliamento».
Forse è per questo che sulle passerelle milanesi si sono visti modelli sfilare con disinvoltura a torso nudo con un po' di natiche al vento. O che ormai è normalissima una prima serata Tv in cui «i fantastici 5» cercano di rendere trendy un ex seminarista. Di sicuro, la «simpatia» di cui parla Grillini aiuta a capire meglio il fenomeno Mio figlio, la fiction seguita da otto milioni di tele-spettatori, dove un poliziotto orno confessa al padre commissario le sue preferenze erotiche («Sono fatto così»). Questo successo televisivo fa sembrare assolutamente estranei alla sensibilità italiana alcuni recenti episodi di omofobia, più o meno velata: il licenziamento di Dario Mattiello (in quanto presunto gay) da parte del vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, le polemiche europee di Rocco Buttiglione sugli omosessuali «peccatori» e le battute di Mirko Tremaglia sui «culattoni».
Il commissario dello sceneggiato Rai, tra l'altro, è interpretato da Lando Buzzanca, militante di An e icona machista al cui modello, negli anni Settanta, si ispirò persino un fumetto dal nome inequivocabile: il Montatore. Ora, nell'immaginario televisivo, Buzzanca ha stracciato la divisa da Merlo Maschio ed è diventato il papà ideale di un figlio gay. Vendola ha dichiarato che suo padre si è immedesimato in quel personaggio. Cecchi Paone ha chiamato il direttore di Rai Uno Fabrizio Del Noce per dirgli: «Questa fiction vale mille coming out». Tanto che il Buzzanca filogay ha gettato nello sconforto molti intellettuali di destra. Sul Secolo d'Italia, il quotidiano di An, è scoppiata la polemica («Si vuole normalizzare un'anomalia») e Marcello Veneziani, sulle pagine di Libero è partito all'attacco di una presunta lobby gay («Se vuoi avere successo di-chiara di essere omosessuale»).
Lobby gay? «Non scherziamo», dice Cecchi Paone, «se ci fosse una lobby alle elezioni europee io non sarei stato silurato dai miei stessi colleghi di Forza Italia. Ma, soprattutto, se ci fosse un gruppo di pressione omosessuale ci sarebbe già una legge sulle unioni di fatto. Che invece non c'è». Il presentatore della Macchina del tempo, che recentemente ha mandato in onda una puntata su Alessandro Magno, che si apriva proprio sul rapporto omosessuale del condottiero con il giovane Efestione, sostiene che i poli¬tici italiani siano ancora lontanissimi dalla sensibilità comune.
«Francesco Rutelli e tutti quelli che come lui fanno la spola tra Montecitorio e il Vaticano», dice, «descrivono un mondo che non esiste più: quello fatto solo da famiglie tradizionali. La vittoria di Vendola è la dimostrazione che la gente non tro¬va affatto strana una coppia omo¬sessuale». Già. Ma è anche vero che il deputato comunista è uno di quegli omosessuali che non ha un rapporto conflittuale con la religione cattolica. Tanto che per lui, Grillini, scherzando ha coniato una nuova definizione: "Teo-gay".
--------------------------------------------------------------------------------
QUELLA VOLTA CHE MI SONO SENTITO SDOGANATO Sette storie di ordinaria gayezza
di Luisa Pronzato
GIANNI VATTIMO - L'università mi ha premiato
«Dopo il mio outing involontario nel '76 ero stato candidato trai Radicali dal fuori. A mia insaputa mi chiedevo se fosse come mettersi la divisa della banda bassotti.
E quindi essere un gay e non un professore di filosofia. Temevo, a quel punto, la specializzazione in tematiche omosessuali. Volevo continuate a scrivere libri e provavo imbarazzo chiedendomi se sarei ancora stato invitato a condurre seminari su Nietzsche o se mi sarei solo ritrovato a qualche assemblea di vecchi gay malandati. Poco tempo dopo venni, invece, eletto preside della facoltà di Lettere. Bene, vera la prova che l'ambiente accademico nei digeriva. Mi sono sentitosi sdoganato che ho iniziato a temere. Mi veniva a mancare quel bello spirito di essere minoranza. Non avevo mai vissuto reali marginalità. Pure se mi era capitato di entrare in case ricche e incontrare gay la cui accettazione dipendeva dalla classe di appartenenza e non dalla tolleranza. La marginalità non dipende tanto dal tabù ma dal potere. E questo lo sapevamo già nel '68. Ora si parla di sdoganamento, può fare piacere ma significa anche che il sistema è onnivoro. E io credo che si debba conservare quella "differenza", altrimenti si finisce nella melassa". FABIO CANINO - Metti una sera a cena
Gli sdoganamenti li ho visti crescere a piccoli passi. Una volta. a Firenze. una pausa mi ha, in realtà, svelato un'apertura. Mi spiego: ero stato invitato a una cena. Di quelle molto formali e borghesi. Il padrone di casa chiamandomi mi disse: "Vieni... con chi vuoi". [...] C'era chi volevo io. D'altronde anche negli inviti di alcune ambasciate, per ovviare la banalità, hanno sostituito "e signora" con "e partner". Un passo successivo nei è accaduto al Costanzo show dove ero invitato come testimone di un tradimento. La mia storia d'amore finita male e stata presentata evitando reti ciletta di storia omosessuale. E non solo in trasmissione. Nei giorni seguenti, le signore che nei incontravano al supermercato e per strada mi fermavano per solidarizzare dicendomi: "Come si è comportato male quello". Trattavano il mio racconto come una qualsiasi variante dell'amore e non di quello indicibile. Lo sdoganamento vero e proprio, però sarà quando non mi si intervi sfera più su un ragazzo che va male a scuola e casualmente è pure gay».
PAOLO POLI - Ho fatto come Arlecchino
Sono nato in provincia, d'accordo. Ma Firenze. anche quando ero piccolo, era una città internazionale. E io ero Arlecchino "che confessa burlando". Cosi sono sempre stato amato. A scuola i compagni mì volevano bene. E poi la gente mi prendeva per quello che ero. Non ho episodi di emarginazione né di sdoganamento perché io sono nato libero.
FRANCO GRILLINI - Lo devo alla mamma
«La volta che più ho sentito sdoganata l'omosessualità fu durante il World Pride del 2000, a Roma. C'erano migliaia di persone al nostro fianco. Per lo più eterosessuali. Certo, eravamo stati costretti in uno spazio ristretto della città. Ma da quel giorno sono cambiate molte cose. Poi è stato importante anche lo sdoganamento in famiglia: lavoravo da anni all'Arcigay e venni intervistato al Tg Rai per una polemica con il sindaco di Piccione. Mia madre mi senti. Mi chiamò per farmi i complimenti e poi mi chiese: "Che c'entri tu con gli omosessuali?". Io, vigliaccamente, risposi: "Me ne occupo". Ma lei mi tranquillizzò: "Franco, basta che tu ti trovi bene. Se tu sei felice, noi siamo felici".
ALESSANDRO CECCHI PAONE - Galeotto fu il tassista
«Non conoscevo le reazioni della gente dopo il mio coming out perche subito dopo averlo fatto ero partito per Zanzibar. Tornando a Roma ero curioso e contemporaneamente preoccupato di battute e apprezzamenti. Sono salito su un taxi e il dialogo con il tassista e andato. Più o meno in questo modo."Dottore, l'ho riconosciuta. Io non ho studiato ma vedo la sua trasmissione perché lei parla di cose scientifiche e me le fa capire". Ho pensato: "Non sa niente". Però volendo fare una prova gli dico: "Non ha cambiato idea su di me?". E lui: "Perché s'e presentato con Forza Italia? Ma no". Nessun riferimento. Vi-sto che ero stanco mi scuso e mi accoccolo per dormire. II tassista, però in romanaccio verace mi chiede. "Mi dica solo una cosa: dopo la sua dichiarazione romantica, come va?" E io: "Bene, come prima". "Come come prima? Non è che tra uomini ci si capisce meglio. ci sono meno casini che con le donne?. Lo rassicuro che i casini sono gli stessi. Il tassista continua: "Mi faccia capire: com'è successo?". Non posso che rispondergli che mi sono innamorato del mio migliore amico. E lui: E sua moglie?". Lo rassicuro: "Era dispiaciuta che fosse finito il matrimonio ma non per un uomo, solo perché era finito". IL taxista continua: "Ne abbiamo parlato con i colleghi e abbiamo concluso che l'importante è stare bene. Insomma se trovi uno bello e che ti vuole bene, che importa se è maschio". A quel punto. si accorge di essersi distratto e mi richiede l'indirizzo. lo glielo dico e lui: "Senta. siamo tra ominì. me lo puo di.: è l'indirizzo suo o dei suo ragazzo?". Quel signore con fa mia "dichiarazione romantica", con la benedizione dei tassisti romani e con il continuare a considerarmi della categoria, in una chiacchierata mi aveva sdoganato tre volte».
LEO GULLOTTA - Bastava chiedermelo
«L'ho detto che ero gay. L'ho detto perche un giornalista mi aveva chiesto se lo ero. E a chi nei domandava perché non l'avevo reso pubblico prima rispondevo: 'Nessuno me lo aveva chiesto". Non è una battuta per far ridere. Per quelle ho le mie platee. E che dopo la "scoprimento" c'è stato un iniziale blocco nelle persone che hanno temuto di farsi individuare a me vicine. Chiamiamola paura del contagio. Ma a parte questi. una minoranza a dire il vero, c'era chi si sentiva compreso e mi si avvicinava in modo più disinvolto sapendo che con me trovava maggior spazio in virtù delle mie sensibilità e capacità dì ascolto. E non solo su questioni omosessuali. Non ho quindi, raccontini relativi allo sdoganamento. Anzi a dire la verita, tutto questo accalorarsi su una questione sorpassata mi pare piuttosto una manovra sporca. Si sta spostando l'asse dove il tema fa più scalpore. L'accento sull'omosessualità di Vendola viene scambiato con il tema dominante. Così sì nascondono la povertà di candidati e il traballamento della sinistra. Niente più che un giochetto di potere che si serve di Vendola gay per non riconoscergli il valore persona-le e politico».
COSTANTINO DELLA GHERADESCA - Vedrete quando mi sdoganerò
«Io rientro in una tipologia di omosessuali freek e non di gay appena usciti dalla manicure o dalia palestra. Anzi quelli mi fanno orrore, quanto gli omosessuali con tanto di professioni di fede religiosa. In un Paese retrivo che vie Fonda del ritorno cattolico gli sdo ganati sono quelli accettabili non solo nei film di Pasolini ma pure a Buona domenica. Mi disturba l'idea di sdoganamento buona per famiglie e minorenni. Quelli come me, più simili a un oscuro mito del punk come Johnny Thunders che a Cecchi Paone, restano fuori e non solo per le scelte sessuali. Appaio in Tv, certo, però devo annacquare quello che sono. Per essere dine ribile mi concedono in versione omeopatica. E, per fortuna, non mi hanno ancora sdoganato».
DA "Corriere Magazine" 27/01/2005 - Corriere della Sera - Vittorio Zincone
«Ogni giorno il rischio di nuovi lager»
CHE cos’è la memoria (non voglio fare il neurologo): una competenza, un dono o una condanna, che ci permette di rivivere ma anche di vivere emozioni, esperienze, odi o amori, sogni o delusioni... Il giorno della memoria è in qualche modo la sintesi di tutte le memorie. In essa viene concentrata tutto il male ma anche tutti gli eroismi, la voglia di vivere e di riscattarsi che l’umanità ha vissuto in pochi anni che hanno il valore di un’eternità. Un buco nero che può assorbire tutto persino negandosi oppure restituire a chi la possiede e soprattutto agli altri l’impegno che questa immane tragedia non si ripeta mai. Debbo aggiungere che affinché la memoria “serva davvero” non può essere circoscritta a un rituale, che in ogni caso è doveroso ed importantissimo, ma deve nutrirsi anche della capacità di fare; altrimenti la memoria rischia di essere un alibi, fortemente emotiva ma di corto respiro. Mi sento, anche come sopravvissuto a una cosa che non ho vissuto , di dire la mia. Intanto non esageriamo a descrivere gli esecutori come burattini inconsapevoli. Mai come nel caso della realtà dell’olocausto chi ha eseguito ha infierito oltre misura; con una ferocia inimmaginabile che non può essere conseguente agli ordini: il plotone di esecuzione uccide (siamo contro la pena di morte) ma cerca tranne qualche caso di non infierire. In quel limbo del terzo Reich queste persone hanno potuto esprimere senza limiti una ferocia che certo è in tutti noi ma che in quel “luogo” ha trovato due condizioni scatenanti: la completa libertà di far del male, anzi avendone encomi, e farlo tutti insieme. Non la violenza che vive solitaria in noi tenuta al guinzaglio da regole, etica, comandamenti, timore di punizione, ma libera e inoltre vissuta in branco. Quindi chi ha torturato ed infierito l’ha fatto nella stragrande maggioranza dei casi, mi si inceppano le mani nello scriverlo, per suo piacere. Andando avanti incontriamo un altro elemento che appare come un alibi o un’attenuante: persecuzione e distruzione della persona come delirio. Questo teorema non mi ha mai convinto. L’organizzazione capillare politica, tecnica, scientifica della distruzione di milioni di esseri umani, che per la sua orrenda specificità è senz’altro unica nella storia, non può essere frutto di un delirio ma di un progetto politico talmente aberrante che, siccome è stato fatto da esseri umani, per tranquillizzarci definiamo frutto della follia. Non posso e non voglio essere d’accordo. In quegli anni orrendi con estrema lucidità - che qualcuno può definire paranoica, ma ciò non ha nulla a che vedere con una malattia individuale e collettiva - si è perseguito lo scopo di distruggere chi si percepiva come diverso. Il diverso così scomodo e inquietante perché evoca, così come evocava allora, la diversità che sentiamo dentro di noi. Ecco allora non la verità ma una parte essenziale della verità: accanto agli ebrei si sono distrutti con la sterilizzazione dei genitori con figli disabili e nei forni almeno 100.000 disabili soprattutto mentali e accanto a questi oltre mezzo milione di nomadi e tanti, tanti omosessuali. Questa parte dell’Umanità perduta ha ancora troppo poca voce e ad essa va data poiché arricchisce la lotta che le persone ebree e tutti i cittadini democratici stanno facendo perché non si ripeta quello che è accaduto. Qual è il fare? Proprio questo arricchimento lo produce. E’ evidente che quando si discrimina un ebreo in qualche modo si ripercorre la strada del razzismo nazista ma anche - e su questo bisogna lavorare moltissimo e concretamente - bisogna evitare il mantenimento o la costruzione di nuovi lager. Quando si permette l’esistenza di campi nomadi invivibili o si fa coincidere il nomade con il delinquente; quando si ha nostalgia per scuole speciali per i disabili, quando si nascondono o si negano manicomi sotto mentite spoglie o si propone un neomanicomialismo, magari ipocrita; quando gli anziani vengono costretti nei ghetti, ecco che riproponiamo la logica del lager. Memoria quindi ma anche vigilanza continua e azioni non solo per evitare che ritorni l’inferno ma che l’inferno, che troppe persone vivono, venga contrastato. ANTONIO GUIDI
Sottosegretario alla Salute 27/01/2005 - Il Messaggero - ANTONIO GUIDI
Il Comune è “sponsor morale” di un testo che accosta il Messia all'omosessualità
Bufera sul sindaco ds di Salerno per un libro su Gesù SALERNO – Già il titolo ha suscitato un vespaio: «L'uomo che Gesù amava», scritto da Gianni De Martino (edizioni Fabio Croce) con testi del giornalista salernitano Pasquale Quaranta. «È inaudito che il Comune dia il patrocinio a un'iniziativa blasfema che accosta Gesù all'omosessualità», tuona il vicesindaco Carmine Mastalia della Margherita. Il sindaco Mario De Biase, braccio destro del parlamentare dalemiano, Vincenzo De Luca, tace, ma sotto la Quercia l'imbarazzo è grande. Sono in molti, soprattutto tra i riformisti e i liberal, ad attaccare il primo cittadino accusandolo di leggerezza per aver dato l'avallo a un'iniziativa così scabrosa proprio mentre si apre la tornata elettorale. Il libro, presentato ieri sera nei locali di Spazio Donna a Salerno, ha potuto contare sul patrocinio morale dell'amministrazione (affissione dei manifesti a metà prezzo, uso a prezzo politico degli spazi) dopo la richiesta avanzata da un consigliere verde della maggioranza. Ed è diventato, suo malgrado, un caso politico. I primi ad insorgere sono stati i consiglieri di Alleanza Nazionale, Cesare Festa e Roberto Celano, che hanno scatenato un'offensiva pubblica investendo del problema non solo i vertici nazionali del partito, ma anche la Conferenza episcopale italiana, e in ambito locale l'arcivescovo, monsignor Gerardo Pierro e lo stesso sindaco Mario De Biase. Al quale è stata chiesta la revoca immediata del patrocinio. «Noi rispettiamo l'omosessualità – precisa il capogruppo Cesare Festa – ma sostenere una manifestazione e un libro che lasciano trasparire tratti di omosessualità in Gesù non ci sembra davvero opportuno». Bacchettate arrivano anche dagli ambienti clericali. Il direttore della Caritas diocesana, don Franco Fedullo, attacca: “Cosicché il Signore Gesù praticava relazioni omosessuali con San Giovanni? Il Messia sponsor dei gay? È una scadente falsificazione storica. Avessero fatto questo al profeta Maometto, il Comune, e giustamente, si sarebbe ben guardato dal concedere il patrocinio all'iniziativa. Un libro del genere, infatti, offendendo i credenti nell'Islam sarebbe stato considerato un attacco alla libertà religiosa». Poi il presidente della Caritas ricorre al sarcasmo: «Penso che ci sia stato un errore di stampa e che il Comune ha concesso un “patrocinio immorale” alla manifestazione». È possibile che, a causa della bufera politica, sia a rischio qualche “testa”. Di politici e dirigenti. 27/01/2005 - La Gazzetta del Sud - Nino Femiani
I Ds: Melis omofobo
Docente antisemita - Soru: è solo «I sardi sono un popolo generoso, tollerante, ospitale, l'hanno confermato in tante occasioni, anche durante le persecuzioni degli ebrei». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Renato Soru in occasione della giornata della Shoah definendo «deprecabile l'episodio di intolleranza razziale da parte di un singolo, di cui si è parlato e scritto nei giorni scorsi, che non può certo scalfire questa immagine». Il riferimento, anche se non viene nominato nella nota è al professor Pietro Melis e al suo saggio con affermazioni antisemite. «Anzi - prosegue Soru - per la Sardegna posta al centro del Mediterraneo è una spinta ulteriore a coltivare la cultura dell'accoglienza e ad aprirsi al confronto con altre civiltà, difendendo costantemente la propria identità e i valori, senza avere mai atteggiamenti di superiorità nei confronti di quelli altrui. Intanto il deputato dei Ds Franco Grillini, leader del movimento gay, ha presentato un'altra interrogazione che prende spunto da alcune affermazioni contenute in un testo del professor Melis. «Per quanto riguarda il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, non è necessario essere cristiani per avvedersi che si tratta di un assurdo giuridico proprio alla luce del diritto naturale, essendo gli omosessuali errori della natura»: è uno degli «insulti omofobi» segnalati dal diessino nell'interrogazione presentata al ministro dell'Istruzione. Nell'interrogazione parlamentare (firmatari i deputati Magnolfi, Zanotti, Siniscalchi, Kessler, Zumino, Abbondanzieri, Bimbi, Zanella, e Giacco) si sottolinea, tra l'altro, che il docente di filosofia ha inviato il suo testo a 140 biblioteche italiane, «e a molti politici 'oltre che ad alcuni noti omosessualì una lettera di accompagnamento contenente frasi insultanti». Si chiede, pertanto, al ministro Moratti «se ritenga di intervenire sulla Facoltà di Scienze della Formazione di Cagliari per chiedere chiarimenti anche tenendo conto delle leggi vigenti a partire dalla nota legge Mancino contro il razzismo». Il caso era stato sollevato qualche giorno fa dal capogruppo di An Gianfranco Anedda . 27/01/2005 - L'Unione Sarda
Giornata della memoria 2005
GLI OMOSESSUALI VITTIME DEL NAZIFASCIMO FURONO 100MILA: PIU’ DIMENTICATI, FURONO PERSEGUITATI ANCHE DOPO LA GUERRA Bologna, 26 gennaio 2005 Al ricordo delle 100mila vittime omosessuali del nazifascismo, dimenticate più in fretta di altre e più a lungo perseguitate, si aggiunge quello degli omosessuali ancora uccisi e incarcerati in molte parti del mondo. Oggi sarà apposta una lapide in loro memoria nell’unico campo di sterminio sul suolo italiano, la Risiera di San Sabba, a Trieste. Decine le iniziative per non dimenticare dei circoli Arcigay in molte città. La giornata della memoria di domani è l’occasione per ricordare le 100mila vittime omosessuali del nazifascismo, ma anche le tante vittime della persecuzione negli stati del mondo in cui ancora oggi vige la pena di morte per le persone omosessuali. Pur essendo molti meno degli ebrei sterminati dalla follia di Hitler i 100mila omosessuali maschi arrestati dai nazisti, 15mila dei quali internati nei lager dove circa 10mila vennero uccisi, sono stati molto meno ricordati anche a causa della vergogna subita dalle loro famiglie.
“A differenza delle famiglie ebree – spiega il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice - che hanno saputo coltivare la memoria dei loro cari uccisi dal nazismo e ne hanno compianto la sofferenza, spesso le famiglie delle vittime omosessuali si sono vergognate di rendere pubblico l’accaduto. La memoria è stata così occultata per decenni e solo recentemente sta lentamente tornando a galla. Per questo è ancora più prezioso conoscere e ricordare”.
Oggi a Trieste, presso l’unico campo di sterminio nazista in territorio italiano, la Risiera di San Sabba, sarà apposta una lapide in memoria delle vittime omosessuali dell’olocausto. La lapide sarà scoperta questa sera alle ore 19:00, alla presenza del presidente nazionale di Arcigay. Decine le iniziative di circoli dell’associazione in molte città: convegni, proiezioni di film e documentari, spettacoli teatrali, partecipazione alle cerimonie ufficiali, deposizioni di fiori, presentazioni di libri, esposizioni di mostre. Tra le città interessate, oltre a Trieste, Bologna, Brescia, Modena, Padova, Piacenza, Piombino (LI), Bassano del Grappa (VI), Reggio Emilia, Udine, Milano.
In Germania l’articolo del codice penale, il famigerato “paragraph 175”, in base al quale furono perseguitati gli omosessuali durante la dittatura nazista, rimase ancora in vigore per decenni dopo la fine della guerra. Solo nel 1968 venne abrogato nella Germania dell’Est e nel 1969 in quella dell’Ovest. Alcuni dei superstiti dei lager nazisti furono nuovamente arrestati dopo la guerra in base alla stessa legge.
Gli omosessuali reclusi nei lager venivano contrassegnati con un triangolo rosa cucito sulle casacche. Ad essi non toccarono le camere a gas, riservate agli ebrei. Morirono a seguito di sperimentazioni chirurgiche, castrazione, lavori forzati. Nei campi costituivano il gradino più basso, talvolta maltrattati o violentati dagli stessi compagni di prigionia.
In Italia, alla deportazione si preferì il confino coatto in luoghi isolati e remoti (Favignana, Ustica, San Donnino delle Tremiti, ecc.). Almeno 90 sono i casi ad oggi accertati, 42 dei quali ad opera del solo questore di Catania, Molina. La repressione venne, infatti, affidata ad atti di polizia. Nel codice penale dell’epoca fascista, il Codice Rocco (1931), si omise, appositamente, ogni norma anti-omosessuale, negando fosse un “problema” che affliggesse gli italiani.
“Il ricordo di quelle vittime è ancora oggi di grande attualità anche perché sono ancora moltissimi i paesi del mondo che perseguitano e uccidono le persone omosessuali”, ricorda Lo Giudice.
In sei paesi islamici gli omosessuali sono tutt’oggi sottoposti alla pena di morte: Iran, Afghanistan, Arabia Saudita, Mauritania, Sudan e Yemen. Altri 20 paesi mussulmani puniscono comunque duramente gli atti omosessuali. I rapporti omosessuali rimangono reato in molti altri paesi, tra cui la Cina.
LE INIZIATIVE DEI CIRCOLI ARCIGAY IN ALCUNE CITTÀ
Trieste Mercoledì 26 gennaio, ore 18:00, fiaccolata alla volta della Risiera di San Sabba; ore 19:00 scopertura della lapide in memoria delle vittime omosessuali dell’olocausto nazifascista.
Giovedì 27 gennaio, deposizione di un triangolo di fiori rosa sull’area dell’ex forno crematorio della Risiera.
Bassano del Grappa (VI)
Giovedì 27 gennaio, ore 20:45, largo Parolini, 39, proiezione del documentario “Paragraph 175”, di Rop Epstein e Jeffrey Friedman, sull’olocausto degli omosessuali nei lager nazisti, con testimonianza di alcuni superstiti. Premiato come miglior documentario al Festival di Berlino del 2000 e al Festival Sundance dello stesso anno, è in edicola in questi giorni con Diario.
Bologna
Martedì 25 gennaio, proiezione di due film, ”Ricordare”, che raccoglie le testimonianze di alcuni gay italiani che hanno subìto le persecuzioni e le vessazioni del regime fascista, e “L’altro ieri”, sul periodo fascista dal punto di vista femminile. Giovedì 27 gennaio, ore 10:30, Giardini di villa Cassarini, deposizione di due corone di fiori sulla lapide triangolare in marmo rosa in memoria delle vittime omosessuali del nazifascismo. Alla cerimonia parteciperanno rappresentanti del circolo Arcigay Il Cassero di Bologna. Le corone saranno una dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) e l’altra dell’Amministrazione comunale. La lapide per le vittime omosessuali è stata collocata nei giardini nel 1990.
Brescia
Una delegazione del locale circolo Arcigay partecipa all’iniziativa “Un treno per Auschwitz”, in Polonia dal 25 al 30 gennaio. Milano
Domenica 30 gennaio, una delegazione di Arcigay Milano parteciperà alla cerimonia ufficiale per la Giornata della memoria. In simbolo di rispetto per le vittime del nazismo, i rappresentanti di Arcigay porteranno un triangolo rosa appuntato sul petto. Modena
Giovedì 27 gennaio, ore 21:00, proiezione del documentario “Paragraph 175”. Venerdì 28 gennaio, presentazione di tre libri, tra cui “Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e i fascismo” (a cura del circolo Pink, Ombre Corte, Verona 2002)
Iniziative del Comune di Modena in collaborazione con il circolo Arcigay della città.
Padova
Una delegazione del circolo Arcigay di Padova parteciperà alla cerimonia ufficiale per la Giornata della memoria. Piacenza
Venerdì 27 gennaio, ore 9:30, Auditorium S. Ilario, via Garibaldi. Convegno “Omocausto. Il triangolo rosa” Piombino (LI)
Una delegazione dell’Arcigay di Piombino partecipa all’iniziativa “Treno della memoria”
Reggio Emilia
Giovedì 27 gennaio, ore 17:00, Teatro Valli, Sala degli specchi.
Lezione dialogata del professor Sergio Luzzatto, ordinario dell’Università di Torino, studioso del fascismo. Iniziativa del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con il circolo Arcigay della città.
Udine
Lunedì 24 gennaio, ore 18:00, antisala Ajace, inaugurazione della mostra fotografica “Omocausto. Lo sterminio dimenticato degli omosessuali”. Ore 19:00, sala Ajace, Conferenza “I triangoli rosa. Persecuzione e sterminio degli omosessuali sotto il nazismo” Giovedì 27 gennaio, ore 17:00, sala Ajace, tavola rotonda “Altri volti dell’olocausto”
Sabato 29 gennaio, San Osvaldo, padiglione 21 del Dsm, ex Ospedale psichiatrico, “Triangoli Rosa”, lettura scenica accompagnata da proiezioni e musiche.
28, 29 e 30 gennaio, ore 19:00 – 24:00, bar cinema Visionario, via Asquini. Film documentario Paragraph 175, mostra fotografica, “Omocausto. Lo sterminio degli omosessuali”.
Ufficio stampa Arcigay
I personaggi dei 'Simpsons' e 'O.C.' Scoprono 'gay è bello'
NEW YORK, 25 GENNAIO 2005 - Delusa dall'ex boyfriend Ryan e sottosopra per il divorzio dei genitori Marissa Cooper esplora il suo lato lesbico. E' l'ultimo sviluppo del serial televisivo 'O.C.', il fenomeno televisivo che incolla allo schermo in prima serata legioni di teen-ager. In onda sulla Fox, la rete di Richard Murdoch, il serial su quattro adolescenti di Newport Beach nella ricchissima Orange County non e' il solo in America che ha scoperto che gay e' bello, almeno sul fronte degli indici di ascolto. Sempre sulla Fox Patty Bouvier, la sorella-ciminiera di Marge dei 'Simpsons' sta per uscire dall'armadio, come si dice negli Usa, per rivelare apertamente la sua sessualita'. In uno dei prossimi episodi, Homer si fara' addirittura registrare online come giudice di pace. Sara' lui a celebrare il primo matrimonio gay nella serie di cartoni animati disegnata da Matt Groening. I 'Simpsons' e gli 'O.C.': due show di prima serata destinati a un pubblico di tutte le eta', e due show della Fox, il canale che secondo molti democratici ha portato alla vittoria i repubblicani di George Bush cavalcando con gusto molte delle tesi care ai conservatori. Ma gli indici di ascolto, che svettarono durante un bacio lesbico del serial 'Buffy the Vampire Slayer', sono a volte il solo vangelo che conta quando si fa televisione: ed e' cosi' che la scorsa settimana ha ceduto alla tentazione gay perfino il rigoroso 'Law and Order'.
Contagiati dal trend, gli sceneggiatori del serial popolato da giudici e poliziotti hanno fatto dire a Serena Southerlyn (Elizabeth Rohm) licenziata dal District Attorney Arthur Branch (Fred Thomson): ''Mi mandi via perche' sono lesbica?''. Tutto qui, ma adesso gli spettatori che seguono le repliche dello show sui canali via cavo potranno dare una nuova lettura al suo personaggio.
Un tempo l'essere gay era considerato il bacio della morte nella cultura pop: lo show 'Ellen' di Ellen De Generes, la lesbica piu' famosa della televisione americana, non era sopravvissuto alla rivelazione, sul piccolo schermo e nella vita, dell'orientamento sessuale della sua protagonista. Oggi pero', almeno nella fiction tv, le cose sono cambiate. Serial gay come 'Will and Grace' trionfano in televisione. E tra i reality show piu' gettonati della televisione Usa spopolano anche all'estero programmi come 'The L World' (un 'Sex and the City' in formato lesbico in onda su Showtime) e soprattutto 'Queer Eye for the Straight Guy' di Bravo, in cui cinque gay rimettono a nuovo un fortunato etero. Da dicembre in Italia lo trasmette La7 mentre in America ha appena debuttato la versione femminile: 'Queer eye for the straight girl'. Ma il cavo e' una cosa e i network, molto piu' attenti a non urtare i sentimenti conservatori dell'America profonda, ben altra cosa.
Ecco dunque che la svolta lesbica di Marissa, la tormentata teen-ager interpretata da Mischa Barton, sugli 'O.C.' ha messo a rumore le famiglie americane. L'ultimo episodio della serie ambientata nei villoni sul Pacifico di Orange County, la contea della California piu' ricca degli Usa e, per inciso, anche quella a piu' alta concentrazione di voti per Bush, vede Marissa sotto una coperta con Alex (Olivia Wilde), la barista bisex del Bait Shop gia' apparsa in altri episodi al fianco di Seth Cohen. Uno sguardo languido da parte di quella che i fan hanno entusiasticamente definito ''la teen-ager piu' bella della storia del liceo'' lascia preludere a contatti piu' intimi nelle prossime puntate.
Nulla a che fare con gli indici di ascolto pero', stando al creatore dello show Josh Schwartz: ''Vedrete che a dettare tutto sara' lo sviluppo del personaggio, i ratings non c'entrano'', ha detto, smentendo che le esplorazioni lesbiche di Marissa siano stata dettate dall'emorragia di un milione di spettatori nel corso della seconda stagione.
26/01/2005 - Il Quotidiano
L’omocausto sempre celato
Una tavola tonda e una mostra sullo sterminio degli omosessuali Introdotta da Pietro Pisano, presidente del Circolo ArciGay Nuovi Passi di Udine, si è tenuto in Sala Ajace, il primo appuntamento della rassegna di eventi Triangoli Rosa – Per non dimenticare l’omocausto, organizzato in collaborazione con il Comune di Udine. La serie di incontri è stata preceduta dall’inaugurazione di una mostra fotografica e documentaria dedicata proprio all’omocausto, che resterà visibile in sala Ajace fino a domani prima di essere trasferita nelle sale del Visionario. All’inaugurazione ha partecipato anche l’assessore alla Cultura Gianna Malisani. L’introduzione di Pietro Pisano, che ha preceduto il breve saluto del vicesindaco Vincenzo Martines, è stata completamente dedicata alla alla segregazione: un fenomeno non circoscritto ai soli eventi bellici, ma costantemente presente, soprattutto per quanto riguarda la sessualità, anche oggi. «Basti ricordare – ha affermato Pisano – a quanti siano nel mondo i paesi che perseguitano gli omosessuali, anche condannandoli alla pena di morte». Il tema della persecuzione e della valutazione della memoria è stato al centro dell’intervento di Gianpaolo Carbonetto del Messaggero Veneto, che ha coordinato la tavola rotonda. «Parlare della Giornata della memoria – ha affermato Carbonetto – provoca partecipazione e disagio. La prima perché non è possibile sottrarsi dalla riflessione su quanto è successo. Il disagio sorge dalla paura che celebrazioni separate possano portare alla riproposizione di una segregazione di minoranze che, invece, proprio questa giornata vorrebbe sconfiggere». Ancora più importante è, per Carbonetto, ricordare l’aberrazione delle generalizzazioni che sono esempio di massificazione e spinta vero il razzismo. È giusto ricordare i morti, ma la pietas non basta: occorre concentrarsi più sul nazismo che sulle sue vittime, per abituarsi a scoprire immediatamente i pericoli del razzismo e dell’intolleranza. Conciso ma partecipato, l’intervento di Eva Dose, presidente del Circolo Arci Lesbica di Udine, che ha ricordato la mancanza di documentazione sulla deportazione della lesbiche perché queste non erano riconosciute come tali dal nazismo: per loro non era neppure previsto un contrassegno come per gli altri deportati e veniva usato il triangolo nero delle asociali. Impossibile, quindi, secondo la Dose, stabilire quante donne siano morte nei campi di concentramento. Anche per lo storico Giovanni Dall’Orto esiste il rischio che le giornate della memoria possano imbalsamare il ricordo di quello che è successo, facendo abbassare la guardia sul fatto che determinati fenomeni di segregazione restano tutt’ora latenti. La relazione dello storico è partita dall’analisi degli scritti hitleriani per far comprendere quanto il progetto della soluzione finale fosse tutt’altro che improvvisato. «Ciò che colpisce nella lettura del Mein Kampf – ha affermato Dall’Orto – a parte la sua pretetesa di essere un’opera scientifica, è la definizione di concetto di degenerazione al quale il capo del nazismo oppone il concetto di rigenerazione». Per il nazismo, ha ricordato il direttore della rivista Pride, non si trattava di far diventare più morale il popolo tedesco quanto di arrivare all’eliminazione fisiologica degli elementi classificati come ostacolo dell’evoluzione. E gli omosessuali venivano classificati alla stessa stregua degli ermafroditi e, in quanto tali, esempio di degenerazione della razza umana. L’aberrazione più intollerabile del nazismo, è stato il suo farsi portatore di una supposta incontrovertibile scientificità. Non solo il frutto di un pensiero deviato nato dalla psicologia malata di Hitler, quanto un percorso della cultura dell’Occidente che non è stata ancora completamente sradicata. «Non è un caso – ha affermato Dall’Orto – che negli Stati Uniti alcune leggi repressive siano state soppresse solo pochi mesi fa: questo fa capire come il preconcetto scientifico persista latente in tutte le società attuali». 26/01/2005 - Il Messaggero Veneto - Alessandro Montello
|