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martedì, dicembre 21, 2004
Padre e figlio omosex, mamma etero, a Natale insieme
Famiglie La famiglia non è una, sono tante. Dietro il sipario dei ruoli ci sono le storie di ciascuno. Ci sono identità che non si possono cancellare, al massimo «nascondere», ma con dolore. La famiglia di cui parliamo ha affrontato l’omosessualità vedendo coinvolte tre generazioni. Un figlio si è detto gay, il padre si è detto gay, il nonno sa tutto e non approva. La madre del ragazzo e moglie del marito gay si trova dinanzi a rivelazioni di forte impatto e dice di aver sofferto soprattutto per il figlio. Marito e moglie hanno 4 figli. Hanno scelto la via della sincerità perché la considerano costruttiva. I ragazzi hanno capito e ringraziano il padre per la chiarezza. A Natale passeranno le feste tutti insieme, ognuno sapendo dell’altro. Non ci sono eroi in questa storia, ma solo nodi che vengono affrontati. Non ci sono verità precostituite sbandierate come uniche ammissibili, fomentando ostilità. C’è la capacità di vedere la vita e l’amore dove si trovano e, cioé, come succede non di rado, nei posti difficili.
--------------------------------------------------------------------------------- IL MARITO - Dopo quattro bambini mi sono scoperto gay Ho già passato i 50 anni ma mi sento molto più giovane dentro e anche fuori. Ho lungamente esercitato il corpo in palestra. Sono spesso abbronzato, mi sono depilato, mi sono fatto operare con il laser per correggere la miopia e non portare gli occhiali. Perché? Per essere più bello, per piacermi di più. Un po’ strano per un professionista padre di famiglia rispettabile. Famiglia perfetta, moglie e figli belli, sani, intelligenti. Tutti ci vogliamo bene. Ma da tempo dentro di me c'era un'inquietudine, qualcosa che tenevo segreto. Pensavo che mi avrebbe accompagnato fino alla tomba. Da tempo, forse da sempre, sono attratto dagli altri maschi. Sono andato spesso al mare in spiaggia naturista, e in palestra, per farmi guardare e per guardare a mia volta. Per essere visto - io uomo - da un altro uomo. La vita è andata avanti così fino a quando ho avuto il coraggio delle prime esperienze. È cambiata del tutto quando ho incontrato l'amore. Durante i primi flirt ho scritto tantissimo, volevo ricordare ogni cosa. Si dimentica tutto così in fretta. Shopping, cene, gite…, volevo condividere ogni esperienza con la persona alla quale mi sentivo legato.
Quando feci il militare, dopo essermi laureato in medicina, ero preso dal mio compagno di brandina. C'era anche un infermiere gay. Mi chiesi se lo fossi anche io. In quegli anni ho conosciuto mia moglie, Ada. Una volta lei ebbe il dubbio di essere rimasta incinta. Mi disse: «Voglio assolutamente avere questo figlio, anche se dovessimo lasciarci». Ero preoccupato, non avevamo casa, né lavoro, né soldi. Ma in una lettera, le scrissi: «Lo accetto». Le vennero le mestruazioni e diventò tristissima. Non desistette. Dopo quattro mesi avvenne il primo concepimento. Avevo 25 anni, mi sentivo un ragazzino. Nella nostra compagnia eravamo gli unici ad avere un figlio. E’ andata avanti sempre così. Quando lei ha voluto avere gli altri figli, io ho sempre resistito: «La casa è piccola, la macchina è piccola». I periodi in cui la ricordo radiosa sono stati quelli in cui era in gravidanza oppure allattava. Quando voleva averne un altro mi cercava tantissimo. Certe volte mi sono chiesto: «Mia moglie vuole me o vuole avere figli?». Ogni volta che nasceva un bambino, comunque, eravamo tutti felici. Ogni volta a mia moglie ho dato la vita che desiderava e non credo in questo di averla delusa. Vedo i miei figli soprattutto come amici, non sento una distanza tra noi. Qualche volta li rimprovero oppure mi arrabbio. Quando erano più piccoli lei era più permissiva. Oggi, che si è ulteriormente legata a loro, è diventata più autoritaria. Nell'arco di questi anni, dai miei 25 ai 40, con mia moglie sono stato bene, da tutti i punti di vista.
E’ stato dopo la nascita dell'ultimo, dieci anni fa, che ho iniziato a cambiare. Lei cresceva i bambini, frequentava le coppie con figli, i genitori dei compagni di scuola dei nostri ragazzi. Io non mi trovavo. E cercavo interessi fuori dalla famiglia: mi allenavo in palestra, il week end andavo in gita in montagna. Lei mi diceva: «Ti lascio libero, va per conto tuo, preferisco pensarti di buon umore». L'attenzione al mio corpo è diventata una priorità. Volevo recuperare tutto il tempo che avevo perduto. Con gli altri uomini sono iniziati i primi sguardi, le prime fantasie e i sogni, sempre più incalzanti.
Finché ho avuto la prima esperienza gay, pieno di vergogna e di paura. Avevo paura soprattutto di essere scoperto, ma oggi credo che il mio terrore principale fosse di scoprirmi dinanzi a me stesso. Dopo ho avuto diversi flirt, ogni volta mi sono innamorato come un ragazzino, desiderando stare sempre insieme al mio lui, frequentando amici, andando in pizzeria, alle feste, vivendo momenti fantastici. Era come se avessi una sete mai ammessa a me stesso. E ogni volta mi sentivo vivo come non mai, affranto dalla mancanza altrui, felice di piacere, intenerito, in estasi ad ogni appuntamento. Mi sentivo dentro il mio corpo. Da un anno ho un legame profondo e stabile. Nell'amore che do mi sento molto ricambiato. Dinanzi a questa mia realtà emotiva gratificante e piena non ho potuto più tacere con i miei familiari. Così dopo che a dirsi gay è stato il mio ragazzo di diciassette anni, mi sono deciso anche io. Di colpo ho detto tutto a mia moglie. Abbiamo parlato tanto, abbiamo pianto insieme, ci siamo finalmente sentiti di nuovo vicini dopo tanti mesi di freddezza e incomunicabilità. Miracolo: non mi ha cacciato, non mi ha detto parole terribili, non mi ha guardato con odio e schifo, ma con amore e tanta tristezza. Abbiamo deciso di separarci, di dire tutto con sincerità. In questi giorni sto cercando un piccolo alloggio dove trasferirmi.
Sono legato a tutti i miei figli, conosco le loro amicizie, partecipo a volte anche alle loro feste. Sento che mi hanno capito. Per adesso guardo con particolare premura al ragazzo gay. Desidero per lui tutta la felicità, gli auguro di trovare un amore prestissimo, condivido le sue gioie. Con mio padre ho avuto un rapporto completamente diverso da quello che ho con i miei ragazzi. È un uomo imponente, ha sempre fatto il pater familias, è tutto di un pezzo. Anche se ha 80 anni ed è in pensione continua ad interessarsi alla sua professione di avvocato. Io l'ho deluso, tante cose di me non gli sono andate bene. Ha intuito della mia omosessualità facendomi domande dirette. Con mia madre è diverso, lei nonostante tutto mi accoglie. A Natale staremo comunque tutti insieme. La vigilia di Natale con i fratelli di mia moglie a casa loro. Il 25 a casa dei miei a pranzo. Con noi ci saranno tutti i nostri ragazzi. Con noi mio padre, il grande vecchio che non mi ha mai concesso il bene di proteggerlo e aiutarlo, come se io fossi un eterno ragazzino. Solo quando sta male si fa curare e si accorge di me. Io sono il figlio medico. Intervengo quando ogni speranza può essere perduta, lì dove il corpo può tradirci all'improvviso. Lavoro in rianimazione. Soccorro le vite appese a un filo. In questo non l'ho deluso.
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LA MOGLIE - Sono madre e medico sogno un altro amore
Ho avuto fin da bambina uno spiccatissimo senso materno. Con mio marito ho sempre insistito per avere figli. Ma oggi gli sono grata dei nostri 4 ragazzi. Un anno fa mi ha detto di essere gay. Quindici giorni prima avevamo avuto la rivelazione di mio figlio. Sì, il nostro ragazzo che oggi ha 18 anni, si è aperto con i genitori e i fratelli - è, tra loro, il più estroverso - e ha parlato della sua omosessualità. Esteriormente mi sono imposta di reagire benissimo, ma per me è stato un duro colpo. Io sono un medico, la prima preoccupazione è stata per la sua salute. Certo, sono i comportamenti non protetti ad esporre al rischio di contrarre l'Aids, ma io ho tremato lo stesso. Poi ho temuto che non fosse felice come spero lo possano essere gli altri miei figli creandosi una famiglia. Infine ho avuto paura di non riuscire a capirlo, anche se lui si apre tanto con me, avendo facilità a descrivere l'approccio sessuale, dicendomi anche quello che a una mamma non si dice. Dopo Marco, a parlare è stato Alessio, mio marito. Un'altra mazzata, ma dal punto di vista emotivo meno forte della rivelazione di mio figlio. Alessio aveva iniziato ad allontanarsi da me da diversi anni. Anche io mi ero staccata da lui. Nel momento in cui mi ha parlato ho capito che non potevo considerarmi più sposata.
Il vero impatto: ho capito che la mia vita sarebbe cambiata. Mi sono sentita staccata dal punto di vista emotivo, e da allora qualsiasi suo riferimento a me e al mio corpo lo vivo come un intrusione. Se mi dice: «Copriti che fa freddo», «Perché non fai palestra? Ti farebbe bene», provo fastidio. I ragazzi sono stati deliziosi. Prima abbiamo parlato loro della separazione e hanno accettato, pur soffrendo all'idea che i loro genitori non fossero più una coppia. Ma quando Alessio ha detto ai tre più grandi della sua omosessualità sono stati accoglienti. «Grazie, papà», gli hanno detto, «che ti sei confidato con noi, grazie della tua chiarezza». Nel corso degli ultimi anni Alessio si era molto allontanato, provocando all'inizio in me il dispiacere di essere rifiutata. Andava spesso in palestra, il week end in gita. Solo una volta gli chiesi: «Non puoi uscire con noi?», «No, mi dispiace». In me scattò un meccanismo difensivo che mi portò a vivere il resto della mia vita con l'intensità di sempre - figli, lavoro, amicizie - senza cercarlo. Non ero però del tutto tranquilla, mi sentivo vagamente colpevole nel constatare che le cose non andavano bene. «Si sarà allontanato per colpa mia?», mi chiedevo. Quando mi ha detto di essere gay mi sono sentita liberata. No, non si è trattato affatto di una mia colpa. Anche se i suoi familiari tendono ad attribuire a me la responsabilità: «Non hai saputo tenerti stretto tuo marito». Per il resto con me sono deliziosi, vengono spesso a trovarmi. Hanno capito tutto perché gli hanno fatto tante domande su alcune amiche comuni: «Stai con Susanna?», «No». «Allora Letizia?», «No». «Francesca?» «No». «Allora sei gay», «Si». Il padre di Alessio ha ottant'anni, ma lui se ne sente 40. E sempre rimasto il grande padre. Ho intensificato i rapporti di amicizia: gli amici che avevamo come coppia sposata, i genitori dei compagni di scuola dei miei figli, i colleghi di lavoro. Ma non ho trovato un altro affetto. Diciamo che sono una fedele. Ho 50 anni e non mi sembra di essere tanto bella. Se vedo le mie colleghe in ospedale, mi accorgo che le donne separate spesso restano sole. Di uomini separati dovrebbero essercene tanti. Invece o sono felicemente sposati o, forse, sono tutti gay! Però trovare un altro amore è il mio sogno. Vorrei innamorarmi di nuovo, provare la sensazione di una fusione totale, di avere tanti progetti insieme. Con Alessio è stato così per tanto tempo.
I figli li ho voluti io. Gli dicevo: «Voglio un figlio». E lui: «Non se ne parla». Ma poi non si è mai del tutto opposto. Una volta, due, tre, quattro… Abbiamo avuto una vita sessuale soddisfacente, io mi sentivo completamente unita a lui. Solo nell'ultimo anno e mezzo tra noi non c'è stato più nulla. Quando ci siamo conosciuti mi aveva detto che aveva provato una forte attrazione per i suoi coetanei, ma visti i nostri rapporti ho sempre pensato che si fosse trattato solo di una parentesi. Invece no. Adesso sta cercando una casa dove andare. All'inizio abbiamo provato a continuare una vita familiare, ma poi non ho retto. Pensavo di dover andar via io, perché la casa è sua. Lui ha acconsentito a che restassi con i figli. Io preferisco che esca di casa. Ai figli sono stata io a fare da padre e da madre. Per lui sono degli amici. Sono io a dare gli orari, a dettare le regole. Siamo anche partiti insieme senza Alessio. Viviamo in una cittadina lombarda. Uno dei viaggi più belli che abbiamo fatto io e i ragazzi è stato a Venezia. Sono diventati un po' una compensazione. Non mi abbandonerei mai a confidenze con loro, ma mi danno molto calore e compagnia. Ogni volta che me ne cresceva uno dentro e che li mettevo al mondo mi sentivo felicissima. E non mi bastava. Volevo sentire la vita dentro di me. Ancora una volta. Tante. Anche la mia professione è così. Il medico deve portare la vita. Eppure da qualche anno accompagno alla morte. Lavoro in un «Ospice» a contatto con i malati terminali colpiti da un tumore. Fornisco sostegno psicologico e lenitivo. Uno dei momenti più impegnativi è il colloquio, quando bisogna capire se il malato vuole sapere la verità. Non tutti vogliono conoscerla. Fanno domande inequivocabili. «Non avrò mica un tumore?», «Lei pensa di averlo?», «No, ho solo un sospetto». Quando sono certa che sanno di essere alla fine, fornisco le informazioni. Senza però far cadere mai la speranza sulla possibilità almeno di non provare atroci sofferenze, senza mai dire quanta vita resta da vivere, anche perché nessuno può saperlo. Devo mantenere distacco e lucidità, e infondere fiducia. Io sono ottimista per natura. Sono abituata alle situazioni forti. Anche alla mia stessa vita infondo speranza. Sono certa che cambierà in meglio. d.v.
21/12/2004 - L'Unità - Delia Vaccarello
RISORGE L'EUROPA GAY
Si è ricostituito a Bruxelles l'intergruppo per i diritti glbt. Presidente Michael Cashman. Progetti: lotta alla discriminazione fuori e dentro l'UE. E un incontro con Frattini. BRUXELLES - Finalmente l'Intergruppo per i diritti civili per la nuova legislatura del Parlamento Europeo 2004-2009 è ai nastri di partenza. Mercoledì 15 dicembre si è tenuta la prima riunione di ri-costituzione. Non abbiatene a noia se snoccioleremo i nomi dei deputati che fanno parte di questo gruppo di lavoro così importante per noi. Sappiamo oggi cos'è l'Europa dei diritti, anche dopo il caso Buttiglione, e quanta strada dobbiamo affrontare come italiani omosessuali per veder riconosciuti elementari diritti presenti in altri paesi dell'enclave europeista.
La riunione del 15, sponsorizzata dal deputato laburista inglese e militante gay, Michael Cashman, ha visto la partecipazione di numerosi deputati del Parlamento Europeo, di assistenti parlamentari e di funzionari dei gruppi politici. Sono stati, in particolare, eletti il Presidente dell'intergruppo, Michael Cashman, e tre vice-presidenti, nelle persone di Sophie In't Veld (Liberale olandese del partito D66), Raul Romeva (dei Verdi spagnoli) e Alexander Staubb (PPE finlandese).
«Siamo soddisfatti che si sia ricostituito l'intergruppo UE con cui lavoriamo in strettissimo contatto. Il questionario che avevamo dato ai candidati prima delle elezioni è stato uno strumento per far emergere quei nomi che poi si sarebbero impegnati nel lavoro dell'intergruppo. Ad esempio sia Michael Cashman che Sophie In't Veld erano nella commissione che doveva esaminare i candidati commissari. Anche il programma che hanno stilato, non si discostato di molto dal nostro», dichiara Riccardo Gottardi, co-presidente di Ilga Europe. Infatti, tra i programmi dell'intergruppo per la nuova legislatura vi sono il monitoraggio delle proposte della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri in materia di diritti Glbt; l'applicazione della direttiva anti-discriminazione sul lavoro, il completamento della politica anti-discriminazione dell'UE; il mutuo riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso nell'UE; iniziative per la promozione dei diritti Glbt nei paesi terzi, la richiesta di un incontro coi commissari per la giustizia e gli affari interni Frattini e per gli affari sociali Spidla; la creazione di un'agenzia per i diritti umani dell'UE. Niente male, no?
«Certo che no - prosegue Gottardi - perché questo vuol dire che hanno completamente accolto tutte le nostre indicazioni in materia. La cosa utile è che l'intergruppo è trasversale e pone la tematica attraverso tutti i gruppi parlamentari che aderiscono. Vi è poi la positività dell'adesione di membri del Partito Popolare Europeo, che vorremmo fosse più massiccia perché sono questioni che devono riguardare tutti, e molti di loro sentono proprie le nostre battaglie, a differenza dei Popolari nostrani o di esponenti del Cdu che preferiscono dare valore ai richiami della Chiesa di Roma».
Ottavio Marzocchi, paladino da anni delle battaglie omosessuali al Parlamento Europeo, Radicale, collaboratore del gruppo liberale, è intervenuto alla riunione affermando che «l'intergruppo, ricostituito grazie all'iniziativa ed al sostegno dei gruppi Socialisti, Liberale e Democratico, e Verde, ha svolto in passato un ruolo fondamentale nel coordinare e portare a buon fine le iniziative parlamentari e politiche in materia di diritti Glbt nell'UE e nei paesi terzi. La sua ricostituzione segna un momento importante per assicurare che le istituzioni europee continuino a svolgere un ruolo di pungolo nei confronti degli Stati membri in materia di lotta alle discriminazioni e di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso».
Alla riunione hanno partecipato i deputati socialisti Michael Cashman (UK), Luis Yanez Barnuevo (SP), Thijs Barman (NL), Asa Westlund (SV), Arlene McCarthy (UK); i liberali Sophie In't Veld (NL), Holger Krahmer (DE); il verde Raul Romeva (ES); i popolari Pia Noora Kauppi e Alexander Staubb (FIN); la non iscritta austriaca Karin Resetaris. In rappresentanza dei deputati erano presenti gli assistenti di Daniel Cohn-Bendit (Verdi, DE), di Edith Mastenbroek (PSE, NL), di Margarethe Auken (PSE, DK), nonché Ottavio Marzocchi, in rappresentanza dei Radicali Emma Bonino e Marco Pannella. "Assenti giustificati" i deputati Lissy Groner (PSE, DE) e Giusto Catania del gruppo GUE. Numerosi altri deputati hanno comunque annunciato il loro sostegno pur non potendo partecipare alla riunione.
Il prossimo incontro è previsto per il mese di marzo, nel frattempo il presidente e i vice si riuniranno per elaborare un programma di attività per la legislatura.
E' stato anche chiesto un incontro coi commissari per la giustizia e gli affari interni Franco Frattini e per gli affari sociali Spidla. Vedremo così, alla prova dei fatti, se la poltrona che non è stata assegnata a Buttiglione, è stata data ad un politico italiano che saprà dare seguito alle dichiarazioni in materia di diritti civili nell'Unione Europea e in particolar riguardo all'Italia.
Auguriamo a tutti gli esponenti dell'intergruppo un buon lavoro e il nostro sostegno. 20/12/2004 - Gay.it - Mario Cirrito
I gay e le donne
Cara Stefania, la lettera pubblicata il 16 dicembre nella sua rubrica e specialmente alcune righe rivelatrici mi hanno spinto a mandarle urgentemente questa mia: «Non ti ritroverai una nuora con cui fingere di andare d'accordo anche se pensi che stia rimbecillendo tuo figlio». Prima obiezione: perché col «nuoro» (urge velocemente creare un nuovo termine perché la parola genero non si addice allo specifico) le cose dovrebbero andare necessariamente meglio? Ma non è di questo nodo relazionale che voglio parlarle, piuttosto del modo ingenuo e indifeso con cui le donne affrontano il problema dell'omosessualità maschile. Insomma nessuno si accorge, e lei sembra essere tra costoro, di quello che gli omosessuali, pur coi loro modi così tanto carini e garbati, stanno facendo a noi donne. Ci sbattono fuori dai loro letti, e questo passi, ma stanno organizzandosi in tutta Europa, e in alcuni stati ci sono già riusciti, per sbatterci fuori dalle famiglie adottive, come se un essere che scimmiotta o possiede alcune caratteristiche femminili possa essere migliore di una vera mamma.
A che titolo? Perché loro sono i migliori. Ma migliori in cosa? Migliori perché riescono a venderci a cifre esorbitanti straccetti di abiti a volte insignificanti? Migliori perché sulle passerelle di moda di Parigi hanno fatto sfilare delle modelle con musi di animali, e queste non si sono ribellate togliendosi quelle mostruosità, in cui le avevano imprigionate, per buttarle adosso a chi le aveva conciate così (la moda è in gran parte nelle mani degli omosessuali e le modelle sono solo oggetti passivi e non persone).
Migliori perché grazie alla solidarietà che vige tra omosessuali riescono ad accaparrarsi i posti di potere? Basta vedere cosa è successo a Bruxelles dove Barroso ha confermato l'omosessuale della sua squadra e buttato fuori Buttiglione. Sono infatti abilissimi a far sembrare chi non è disposto a prostrarsi ai loro piedi come colpevole, razzista, retrogrado e quant'altro. Non ci accorgiamo noi donne che quegli omosessuali verso cui non dovremmo essere compassionevoli e accoglienti, e guai a non esserlo, sono invece dei gretti e spietati misogeni, come appunto dimostra di essere chi ha scritto la lettera da lei pubblicata?
«Poveretti questi omosessuali devono sostenersi a vicenda».... Ma dove, se sicuramente, pro capite, sono infinitamente più ricchi di noi donne, noi sì quelle poverette. (Se uno prova a licenziare un omosessuale, apriti cielo, subito compaiono titoloni sui giornali, se invece si licenziano donne perché incinte o in maternità, chi se ne accorge mai?)
Sarebbe ora di finirla con questo buonismo sciocco nei confronti degli omosessuali.
Non si è occorta, cara Stefania di aver pubblicato, alludo alla lettera di Fabrizio un inno di vittoria su noi donne, odiate quando siamo mogli, amanti o compagne, al massimo tollerate come madri? (tollerate ancora per breve tempo finché la clonazione non diventerà una pratica abituale). Noi donne andiamo incontro a tempi duri, in un mondo in cui il potere economico, militare e politico è in mano agli uomini, omosessuali e no ed io non mi sento proprio di rallegrarmi perché un omosessuale ha trovato il coraggio di dirlo a sua madre.
Poveretta quella madre anche se suo figlio ha scelto la sponda di chi conta e ha potere in questo mondo. Io mi rallegrerò se un giorno leggerò da qualche parte che qualcuno, stufo di saune, petti glabri o pelosi, promiscuità, storie brevi ed effimere, come sono tante storie omosessuali, di mondi asfittici, superbi e arroganti, di mondi ripiegati su se stessi, proverà invece nostalgia per la nostra quieta, sobria, salda fragilità di donne e tornerà ad appoggiare il suo capo sulle nostre morbide spalle, non per rimbecillire, ma per crescere in umanità. Magari il prossimo Natale. Il meraviglioso giorno del «coming back». So che questa lettera non sarà pubblicata. Non è carina, affettuosa o politically correct. Per cestinarla, però, qualcuno dovrà leggerla. Spero sia lei, Stefania. Mi accontento di questo. Buon Natale.
Maria
NO, Maria, non mi sono accorta di nulla. Non del fatto che i gay starebbero facendo fuori noi donne (a parte qualche stilista che, in effetti, non si rende conto...). Certo, alcuni gay - e altrettanti etero: insomma, alcuni maschi - sono profondamente misogini. Certo, il potere (economico, politico) è in mano agli uomini, e le donne, anche quelle molto brave, continuano a battere le solite capocciate nel soffitto di cristallo. Insomma, si sa come sono i maschi... ma davvero ti sembra che l’orientamento sessuale faccia la differenza? davvero pensi che la parità tra i sessi sia una questione tra noi e i gay? 20/12/2004 - La Stampa
LA SVIZZERA INVESTE SUL TURISMO GAY
L'ente turistico della confederazione ha preparato un'opuscolo per i gay americani e inglesi "Suisse Tourisme", l'ente per il turismo della Svizzera, ha da poco edito una guida turistica in inglese indirizzata a gay e lesbiche inglesi o americani. La guida propone nove destinazioni, alcune urbane, tra le quali Ginevra e Losanna, e altre di montagna, come Arosa o Davos. E' intitolata "It's Only Natural" e presenta agli omosessuali americani e britannici una Svizzera pulita e pittoresca.
Quando si parla affari, infatti, i gay non formano più una comunità, ma un "succoso" segmento di mercato. Studi di marketing mostrano che i gay e le lesbiche USA viaggiano più dei loro concittadini etero e che partono più facilmente per l'estero. E, certamente, molti di loro fanno parte della categoria di persone che il linguaggio del marketing qualifica come "Dink" (double income no kids). Questi studi ci insegnano d'altra parte che i gay americani gradiscono visitare le curiosità e i musei, scoprire la cultura locale, mangiare, fare shopping... In breve, il turista gay sembra essere un turista come gli altri, ma in media più danaroso. Bisogna anche tenere conto che questo segmento di mercato è molto più ricettivo quando è contattato attraverso canali specializzati e campagne timbrate "gay". "Svizzera Turismo" ha sviluppato quindi una comunicazione molto indirizzata, attraverso la presenza nei saloni LGBT, nei siti Internet e nella stampa della comunità gay, oltre alla pubblicazione della guida.
"Siamo già attivi da molti anni in questo segmento in Gran Bretagna. Adesso abbiamo preso coscienza della possibilità di indirizzarci direttamente alla comunità omossuale. In Inghilterra la comunità è molto attiva e dispone di numerosi canali di comunicazione ", spiega Véronique Kanel, portavoce di "Svizzera turismo". "Se questa prima campagna è imperniata sui mercati americani e britannici, Svizzera turismo punta anche sulla comunità gay francese". Questo sforzo d'apertura e accettazione nei confronti degli omosessuali appare però strettamente commerciale. Ci si può chiedere fino a che punto i nostri amici gay di oltre Manica ed di oltreocenao saranno accettati durante la loro prossima visita a Arosa o Engelberg. "Perché un partner si impegni in questa campagna, occorre che tutte le sue infrastrutture turistiche siano pronte ad accogliere questo tipo di clientela", precisa Veronique Kanel.
19/12/2004 - Gaynews.it
Spagna: riserve sui matrimoni gay
Sono state espresse dal Consiglio di Stato (ANSA) - MADRID, 18 DIC - Il Consiglio di Stato ha espresso 'riserve' sul progetto del governo socialista di Jose' Luis Zapatero di legalizzare i matrimoni gay. L'organo consultivo supremo spagnolo giudica 'preferibile' l'adozione di una denominazione diversa dal matrimonio e di una legislazione distinta che garantisca tuttavia il godimento degli stessi diritti delle coppie eterosessuali unite in matrimonio. Lo riferisce la stampa. Si possono regolare altri modelli di vita comune fra persone dello stesso sesso.
18/12/2004 - ANSA
venerdì, dicembre 17, 2004
Omosessualità - Perbenismo e moralità
Leggo retrospettivamente l’intervento della dottoressa Tinuccia Lo Curto Somma, seguìto dalle numerose repliche di vario segno, e proporrei alcune considerazioni aggiuntive. Non mi pare che la richiesta da parte degli omosessuali del riconoscimento del diritto alla parità giuridica e alla libertà di espressione, oggettivamente conculcato da secoli, possa definirsi oltraggiosa o arrogante. D’altra parte, senza voler tornare su questioni basilari, come la sofferenza causata dalla discriminazione o la natura dell’amore umano, che prestano il fianco alle citate accuse di vittimismo e suscitano tutt’al più un’ipocrita condiscendenza, vorrei soffermarmi su un paio di punti che mi sembrano sostanziali. Che la società e le condizioni di vita umana siano da sempre immutabili, e destinate a rimanerlo, è assioma che soltanto un cieco sarebbe disposto a sottoscrivere. Non soltanto la sensibilità, l’etica e la concezione stessa della famiglia hanno conosciuto nel corso di millenni evoluzioni radicali (si è giustamente fatto riferimento alla condizione della donna o all’accettazione della schiavitù), ma tutto ciò è stato enormemente influenzato, se non addirittura determinato, dalla storia del sapere e della tecnologia, che ha modificato sostanzialmente la struttura delle società dalla scoperta dell’uso del fuoco fino a quella del genoma umano. Che su questi punti si possa tornare indietro, come asserito dalla dottoressa Lo Curto, mi sembra eventualità piuttosto improbabile, e il progresso pare fin qui tendere per sua stessa natura a un andamento rettilineo, per quanto irregolare. Proprio ora, quindi, che possibilità senza precedenti creano un clima di grande dibattito e disorientamento (basti pensare alle frontiere aperte dalla cosiddetta ingegneria genetica) a cui ognuno reagisce secondo i propri valori e convincimenti, che vanno dai diktat di ordine morale al possibilismo scientifico, stabilire che ciò che è sempre stato necessariamente sempre sarà mi pare un tantino azzardato, per non dire ottuso.
In secondo luogo, concedere agli omosessuali diritto di esistenza purché vivano con discrezione la loro condizione di obiettiva anomalia corrisponde all’ideologia alla base di quella forma di deresponsabilizzazione sociale che costituisce la vera causa del lamentato egoismo o edonismo non progettuale e fine a se stesso dello stile di vita omosessuale, nonché di quella ghettizzazione dove inevitabilmente i moralisti potranno, volendo, stigmatizzare un degrado da loro stessi fomentato. Come sempre, perbenismo e moralità si dimostrano ai loro esatti antipodi, e d’altronde le medesime persone che oggi si schierano contro il riconoscimento di diritti paritari a una minoranza sessuale cent’anni fa si sarebbero probabilmente indignate per le rivendicazioni di altre categorie etniche o sociali.
Quanto all’aspetto della riproduzione della specie, concordo pienamente con la signora Elena Faggi e col signor Andrea Picco sul fatto che si tratti di un punto nodale, e proprio per questo non liquidabile con tanta rozzezza e faciloneria. Se si dovesse penalizzare chiunque non partecipa con questo apporto ne farebbe per l’appunto le spese un numero probabilmente maggiore di eterosessuali (per scelta o impossibilità fisiologica), oltre alla categoria ecclesiastica in toto, ritenuta da questo punto di vista inutile. A prescindere comunque dal fatto che il contributo creativo di molti omosessuali (senza arrivare a scomodare geni dell’umanità come i soliti Michelangelo piuttosto che Leonardo) vada indubbiamente riconosciuto come più significativo di un loro eventuale apporto anagrafico, penso sia difficile prevedere le forme che assumerà tra soli 50 anni la questione riproduttiva umana (o la complementare questione contenitiva delle nascite, al momento attuale apparentemente più urgente, almeno a un più rilevante livello planetario). Del resto, in età classica (che non si può definire di decadenza ideologica), i greci avevano notoriamente risolto l’argomento segregando le donne in casa e spassandosela apertamente fra maschi; formula adottata anche attualmente, ma con molta più “discrezione”, da un buon 50% degli omosessuali, i quali, assolti i propri doveri procreativi, vivono con piena soddisfazione (e presumibile sollievo della signora Elvira de Nardo Fassetta, dell’Associazione Famiglia domani) all’ombra di un regolare matrimonio la loro effettiva sessualità.
Paolo Chinellato 17/12/2004 - Il Messaggero Veneto - Paolo Chinellato
Rispetto per l’essere umano
Il signor Picco, nella sua lettera pubblicata in questa rubrica in data 15 dicembre, in buona sintesi dice che non è logico concedere alla coppia omosessuale gli stessi diritti di quella eterosessuale perché la coppia omosessuale non può garantire la sopravvivenza della specie. Spesso mi càpita di sentire questa convinzione fra le persone a cui dichiaro la mia omosessualità e, a volte, provo un sentimento di tenerezza perché penso come ingenuamente molti individui cerchino di crearsi certezze sulle leggi della vita. Altre volte, invece, sono sconfortata perché penso a come, per molti, sia indispensabile costruirsi certezze a tutti i costi. Trovo umanamente sconfortante si possa pensare che taluni hanno diritto a diritti perché decidono o càpita loro di procreare, mentre chi non procrea costituisce una categoria di esseri umani inferiore. È la stessa logica che porta a pensare che i ricchi sono persone migliori dei poveri, che la gente di pelle bianca è superiore a quella di pelle scura, che maschio è più intelligente di femmina, che donna che si sposa è meglio e più giusta di una donna che non si sposa eccetera eccetera.
Dov’è il rispetto per l’essere umano in tutto questo? Perché in chi è così sicuro d’indicarmi ciò che è giusto e ciò che non è giusto non trovo il valore del rispetto dell’individuo in sé, indipendentemente da come decida di vivere la sua vita affettiva? Negli ultimi anni, noi omosessuali siamo diventati più “visibili” e la nostra visibilità ha sospinto molti a pensare che ci stiamo “diffondendo”.
In realtà l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) afferma che l’omosessualità non è una malattia (non può contagiare!) e sostiene che le persone omosessuali sono circa il 10% della popolazione. Voglio pertanto rassicurare il signor Picco: in futuro il 90% della popolazione resterà comunque eterosessuale e potrà proseguire indisturbata la specie, a suo gradimento.
Il signor Picco nella sua lettera afferma che la coppia eterosessuale è potenzialmente aperta alla nascita di persone omosessuali. È vero, così come è altrettanto vero che, se io decidessi di fare un figlio-a (perché potenzialmente lo posso fare, mi basterebbe avere un rapporto sessuale con un uomo in Italia o ricorrere alla fecondazione artificiale se decidessi di farlo all’estero), sarei potenzialmente e parimenti aperta alla nascita di persone eterosessuali. Pertanto, signor Picco, la tesi con la quale vuol dimostrare che le coppie omosessuali non hanno diritto ad “avere diritti” non regge.
Eva Dose presidentessa ArciLesbica Udine
17/12/2004 - Il Messaggero Veneto - Eva Dose
«Fantastici» luoghi comuni
Il programma di bon ton con i gay su La7 Ma prima gli show di Ferrara con la Armeni
NON ci sono intenti polemici, politici, sociali nel nuovo programma della 7, «I fantastici cinque» (tutti ospiti ieri a «Markette» di Chiambretti). Però non è casuale né tanto meno privo di significato il fatto che i cinque «fantastici» protagonisti dello show siano maschi, e gay. Più Camila Raznovich. E non è casuale che questo programma vada in onda su La7, la rete generalista più sofisticata e di nicchia, quella che può vantare il maggior numero di spettatori dal «peso specifico» consistente. Persone che seguono una trasmissione perché hanno deciso di farlo, e dunque stanno a sentire. E che di solito non vengono puniti con programmi che non finiscono mai, fatti apposta per non essere seguiti, bensì gratificati con trasmissioni, a parte i film, che riescono a durare un'ora soltanto.
A partire dall'«Otto e mezzo» di Ferrara: qualcuno l'ha definito tenebroso, Ferrara in effetti gioca molto a fare l'orco, e poi c'è tutto quel blu scuro inquietante. Però, si può essere d'accordo o dissentire, non conoscere gli argomenti o conoscerli bene, essere interessati o indifferenti al tema del giorno: comunque sia, lo spettatore non può non riconoscere la lucidità del personaggio, quelle idee taglienti, spesso urticanti, che irritano ma talvolta chiariscono. Quest'anno accanto a lui, a rappresentare «la sinistra» c'è Ritanna Armeni di «Liberazione», una bella scelta. Lei lo affianca, lo bacchetta, lo modera; lui travalica come impone il personaggio, ma lei non fa un plissé. Sembrano intendersi. Nel giro delle sette chiese, la Lecciso, per stare sul leggero, è andata anche da loro: ed è stata l'occasione in cui meglio si è capito tutto il perverso giro autoreferenziale nel quale si è trovata coinvolta, ben consenziente si capisce. Il reality politic ha sostituito la realpolitic.
I «Fantastici 5», dunque, un cuoco, un architetto, uno acconciatore, un esperto di look e uno di «life style» (ma tu pensa): si assumono l'onere di prendere un eterosessuale qualunque, con la pancia e malvestito, e di rimetterlo all'onor del mondo. Con il buongusto tipico eccetera eccetera. E' un gioco, certo, ma i giochi, come i luoghi comuni o i proverbi, vogliono sempre dire qualcosa. Intanto: alimentare un pregiudizio positivo (e se fosse vero?) secondo il quale gli omosessuali hanno gusti più raffinati degli etero; introdurre nella programmazione una tipologia di personaggi che possa attirare una tipologia di pubblico «alta» e pronta al consumo (sapete che gli spettatori sono i clienti delle reti); seguire la tendenza di inserire i gay nell'intrattenimento, perché rendono. Insomma, la tv userà anche i gay, ma nello stesso tempo ne è usata.
17/12/2004 - La Stampa
GRILLINI: IL PAPA SBAGLIA SULLE COPPIE DI FATTO
Ogni tipo di famiglia è un bene per la società Le famiglie di qualsiasi tipo rappresentano una realtà umana di cui tenere conto, anche sul piano del diritto. La loro esistenza è un fatto incontrovertibile, nelle famiglie di fatto vivono ormai milioni di persone (qualcuno dice addirittura 7 milioni in Italia), ed è profondamente sbagliato, oltre che inutilmente crudele, definire le famiglie di fatto un “danno per la nazione”. La famiglia tradizionale è profondamente in crisi, ogni giorno le cronache ci parlano di sofferenze e tragedie, di cui non ci rallegriamo affatto. Moltissime persone vivono in famiglie tradizionali serene, come moltissime persone vivono ormai in famiglie di fatto ugualmente serene. Occorre prendere quindi atto che sono le persone a decidere qual è il miglior rapporto familiare per la propria relazione, e non certo entità esterne alla famiglia stessa che si arrogano il diritto di stabilire cosa è bene e cosa è male. Per prima cosa occorre rispetto per la dignità umana, qualunque sia la condizione familiare di ogni persona. E questo rispetto significa in primo luogo riconoscere diritti e opportunità. Esiste una domanda fortissima anche in Italia di un pluralismo delle forme familiari e del loro riconoscimento in campo giuridico. È a questa domanda che il Parlamento deve responsabilmente rispondere, varando al più presto una legge che riconosca diritti umani inalienabili delle coppie di fatto, come quello di visita e assistenza, diritto alla casa, alle esenzioni fiscali della coppia, eccetera. Peraltro questi riconoscimenti sono già operanti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, e stanno per essere approvati persino nella cattolicissima Polonia e nella cattolicissima Irlanda. In questi paesi l’applicazione della legge ha rappresentato un elemento di straordinaria positività per la convivenza civile e per la coesione sociale. Questi sono fatti dimostrati, che smentiscono, a partire dall’esperienza quotidiana, le affermazioni di chi definisce la persona che vive in una coppia di fatto “un danno per la nazione”.
Franco Grillini Deputato Ds Presidente Onorario Arcigay
16/12/2004 - Gaynews.it
PAPA: COPPIE DI FATTO PROVOCANO DANNI ALLA NAZIONE
Equiparare le coppie di fatto, gay o eterosessuali, al matrimonio causa "danni alle nazioni". Il Papa torna a "chiedere a leader religiosi e civili di preservare la sacra istituzione del matrimonio" in un discorso rivolto al nuovo ambasciatore di Norvegia Lars Setter Forberg. Riflettendo sull'eclisse "del senso del sacro" che si registra nelle società del Nord Europa, Wojtyla mette in guardia dai pericoli che queste corrono: "le distorsioni del secolarismo e del pragmatismo -afferma- producono una distorsione sulla realtà del matrimonio, vale a dire una alleanza che dura tutta la vita e che si basa sulla reciproca e generosa donazione, sull'amore incondizionato. Queste distorsioni possono solo causare danni alle fondamenta stesse e alle legittime aspirazioni delle nazioni".
16/12/2004 - APC
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