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giovedì, ottobre 28, 2004
BUTTIGLIONE, BARROSO RINUNCIA ALLA PROPRIA COMMISSIONE, ORA SI NOMINI UN ALTRO COMMISSARIO CHE NON INSULTI DONNE E GAY
Non è passata l'idea clericale e confessionale delle istituzioni europee Il rinvio della Commissione europea causato dalle dichiarazioni denigratorie verso donne e omosessuali del candidato italiano Rocco Bottiglione alla carica di Commissario alla Giustizia, Libertà e sicurezza, è un segnale molto rilevante sulla diversità europea rispetto al Governo italiano arroccato sulle stesse posizioni clericali.
In Europa esiste una maggioranza laica trasversale che, alfiere della modernità, rifiuta le discriminazioni verso gay, donne e minoranze in genere. In Italia un Ministro della Repubblica, residuo della dittatura fascista, insulta con un comunicato uffciale del suo ministero gli omosessuali (è tuttora rintracciabile come atto ufficiale nel sito del Ministero per gli Italiani all’estero). Quello di Buttiglione, quindi, non è stato un incidente. E’ il prodotto di una cultura maschilista e discriminatoria largamente prevalente nel Governo Berlusconi. E non è un caso che l’Italia sia quasi l’unico paese europeo a non riconoscere i diritti delle coppie di fatto.
Sbagliano, e di gran lunga, tutti coloro che parlano di una Europa anticattolica e anticristiana. Il problema della laicità è semplice: mentre i clericali pretendono che la loro morale, spacciata come "naturale" e "universale", sia imposta per legge e riguardi anche chi non è credente, i laici difendono il diritto universale di ognuno a vivere secondo coscienza e secondo le proprie inclinazioni. La pretesa del fanatismo religioso è quella dell’imposizione e della sovrapposizione tra morale clericale e legislazione statale.
A questo l’Europa ha detto no ed è per questo che siamo grati all’Europa laica e moderna. A questo punto consigliamo vivamente al premier di designare un altro Commissario che, quantomeno, sia più sensibile ad una europa autonoma dal fanatismo religioso e aperta alle istanze delle minoranze. 27/10/2004 - Gaynews.it - Franco Grillini
Coppia gay costretta a separarsi
CECINA. «Coppia gay senza diritti per la questura di Livorno». Comincia così la protesta di Roberto Taddeucci 39 anni di Cecina e Douglas McCall 45 anni neozelandese, due persone che convivono da cinque anni e che vorrebbero vedere riconosciuto il loro diritto in maniera formale anche in Italia visto che in Nuova Zelanda possono farlo. L’istanza avanzata per autorizzare McCall a restare in Italia per motivi familiari è stata dichiarata irricevibile dalla questura per mancanza di requisiti. Per l’ufficio immigrazione non esiste un presupposto legislativo, la coppia gay reagisce e si ritiene discriminata. Il 13 dicembre al cittadino neozelandese scade il permesso di studio, da quella data non potrà più continuare «a stare a fianco in Italia del suo compagno».
«Ci siano conosciuti nel 1999 durante una vacanza inSpagna - ha detto Roberto Taddeucci - e da quella data abbiamo deciso di stare insieme come una coppia che si ama e che ha deciso di convivere per la vita». Senonchè la Nuova Zelanda riconosce questa unione di fatto ma l’Italia no. Si aprono due ordini di uno procedurale, nel senso che la coppia contesta nella forma la decisione della questura, e l’altra di sostanza contribuire cioè alla battaglia perchè anche in Italia si colmi, a loro parere, questa lacuna legislativa che impedisce, a prescindere dal sesso, di stare insieme anche a coppia gay. Io - aggiunge Roberto Taddeucci - ho vissuto tre anni inNuova Zelanda con Douglas ed avevo non solo il riconoscimento di fatto della convivenza ma anche il lavoro e l’assistenza sanitaria. Poi sono dovuto rientrare in Italia per motivi familiari e mi sono trovato di fronte ad una non legislazione nazionale, abbiamo chiesto la trasformazione per Douglas del permesso di studio in autorizzazione a restare in Italia per motivi familiari e c’è stato risposto che la nostra richiesta era irricevibile».
Da qui la prima contestazione. «La questura non poteva e non doveva limitarsi a dichiarare la irricevibilità della nostra richiesta di permesso di soggiorno per motivi familiari ma doveva motivarla, su questo faremo ricorso alla magistratura ordinaria».
Fino qui la storia per così dire formale dell’atto. La richiesta era stata inoltrata il 7 ottobre e 11 giorni dopo la questura ha risposto.
Ma c’è un problema di sostanza che la coppia gay vuol sollevare, anzi vuol contribuire a sostenere il dibattito e cioè «che lo Stato italiano interferisce pesantemente nella vita dei cittadini, nelle coppie che si vogliono formare indipendentemente dal sesso, senza che si voglia colmare questa lacuna».
Il 13 dicembre dunque è l’ultimo giorno di validità del permesso di studio e da quella data gli organi di polizia potrebbero emettere il decreto di espulsione dall’Italia. Una eventualità alla quale Roberto Taddeucci non vuol nemmeno pensare. «Un decreto di espulsione - ha detto - significa che per 10 anni Douglas non può rientrare in Italia».
Nella domanda di conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio in carta di soggiorno per motivi familiari i richiedenti hanno chiesto che venga sentito il parere della commissione prevista dall’art. 9 del Dpr 54/2002, richiesta che la questura ha ritenuto di disattendere per mancanza di presupposti giuridici.
Una questione abbastanza complessa che alimenta quasi quotidianamente il dibattito politico intorno ad una materia estremamente delicata sulla quale le autorità vaticane e cattoliche in generale hanno ampiamente riaffermato la loro contrarietà a modificare la legislazione attuale.
«Chiediamo - conclude Roberto Taddeucci - che si vieti espressamente qualsiasi forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale, l’Italia è uno dei paesi dell’Unione europea che ancora non ha nessuna legge che riconosca e regolamenti le unioni di cittadini omosessuali. Da qui deriva una totale mancanza di tutela per gli stessi e i loro partner, siano essi italiani che stranieri che regolamenti in Italia le unioni dei cittadini omosessuali. E’ questa regolamentazione che si vuole aldilà dei vizi di forma nella risposta all’istanza.
27/10/2004 - Il Tirreno - Marcello Belcari
La famiglia prima di tutto, anche della società
Presentato in Vaticano il Compendio della dottrina sociale della Chiesa in cui si parla di pace, ambiente ed economia
È PRIMA di tutto un «no» alla insignificanza della fede, ridotta a questione solo individuale ed una difesa del ruolo anche pubblico della famiglia e del matrimonio, il Compendio della dottrina sociale della Chiesa presentato ieri mattina in Vaticano, che ribadisce anche il rifiuto del terrorismo, e soprattutto di quello che si richiama a Dio («una bestemmia»), ma anche della guerra preventiva e plaude alla campagne contro la pena di morte, alla solidarietà, a un’«equilibrata» difesa ecologica.
Sono i punti di maggior rilievo dell’opera (320 pagine), divisa in un'introduzione e tre parti: la prima sui presupposti fondamentali della dottrina sociale; la seconda, di sette capitoli, sui contenuti e i temi centrali della dottrina sociale, la famiglia, il lavoro umano, l'economia, la comunità politica e quella internazionale, l'ambiente e la pace; la terza con indicazioni per l'utilizzo della dottrina sociale nella prassi pastorale della Chiesa e nella vita dei cristiani, soprattutto dei fedeli laici. La conclusione, intitolata «Per una civiltà dell'amore», esprime l'intendimento di fondo di tutto il documento. Guardandolo nell'insieme, si può quasi dire che se la prima enciclica sociale, la Rerum Novarum di Leone XIII, nel 1891, indicava nella classe operaia la questione sociale del tempo, il Compendio sembra individuare nella famiglia il nuovo centro della «questione sociale». Nel Compendio, infatti, si chiede il riconoscimento da parte dello Stato «della priorità della famiglia su ogni altra comunità e sulla stessa realtà statuale», con «l'assunzione della dimensione familiare come prospettiva, culturale e politica, irrinunciabile nella considerazione delle persone». Se tale è il presupposto, la tutela comincia dal matrimonio, con un netto «no» al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. «Se dal punto di vista legale il matrimonio tra due persone di sesso diverso fosse solo considerato come uno dei matrimoni possibili, il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune. Mettendo l'unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri».
A seguire, la previsione non solo della tutela che lo Stato «deve» alla famiglia, ma anche il principio che essa va promossa, riconoscendo i diritti a fondarla, a viverci, a vederle riconosciuto il ruolo di comunità educante. Ma anche a garantirle la possibilità di vivere degnamente, riconoscendone, e quindi difendendone, anche il ruolo economico. Una centralità che percorre in modo trasversale anche gran parte dei capitoli che non la riguardano direttamente. Argomento tra i principali, dunque, ma non l'obiettivo del Compendio che, essendo, come ha detto il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, che l'ha presentato, quello di «promuovere un nuovo impegno capace di rispondere alle esigenze del nostro tempo e misurato sui bisogni e sulle risorse dell'uomo», comporta il rifiuto dell'idea di religione come fatto privato e intimistico, privo di rilevanza sociale. Se la laicità dello Stato è infatti considerata «un valore», ci sono «espressioni di intollerante laicismo, che osteggiano ogni forma di rilevanza politica e culturale della fede», per «relegare la Chiesa in sacrestia». «Le sempre rinascenti accuse di interferenze politiche ogni volta che la Chiesa alza la voce perchè i diritti dei più deboli e indifesi siano garantiti dalle leggi degli Stati; l'ostracismo in alte istanze contro chi professa apertamente eppur senza fondamentalismi o integralismi i principi cristiani li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni».
Attesa, poi, la condanna «nel modo più assoluto» del terrorismo. «Esso manifesta un disprezzo totale della vita umana e nessuna motivazione può giustificarlo, in quanto l'uomo è sempre fine e mai mezzo». Meno che meno a quello che invoca a sua giustificazione il nome di Dio. «È profanazione e bestemmia proclamarsi terroristi in nome di Dio». Per questo, secondo la dottrina cristiana, «definire martiri, coloro i quali muoiono compiendo atti terroristici è stravolgere il concetto di martirio, che è testimonianza di chi si fa uccidere per non rinunciare a Dio e al Suo amore e non di chi uccide in nome di Dio». Il Compendio, infine, appoggia chi si mobilita contro la pena di morte, della quale ribadisce l'inutilità, pur non mettendola esplicitamente al bando 26/10/2004 - Il Tempo
Greta Garbo a Hollywood, segreti rosa e intrighi rossi
I retroscena degli anni americani: la diva svedese sedotta e tradita da Marlene Dietrich quando aveva diciannove anni Per Joseph von Sternberg, archetipo del regista hollywoodiano, le attrici che avevano avuto relazioni lesbiche «tramite l’obiettivo della cinepresa esercitavano un potente magnetismo androgino, risvegliando i desideri inconsapevoli di uomini e donne che guardavano il film attraverso l'aria torbida e fumosa dei cinema». Von Sternberg la pensava così perché molte delle attrici che lavoravano con lui erano «di quelle»: la grande Nazimova con le sue feste al Giardino di Allah, Marlene Dietrich e Tallulah Bankhead, tutte godevano di quelli che Greta Garbo definiva i suoi «eccitanti segreti». Come soleva ripetere nella sua parlata strascicata la rapace Tallulah, figlia del senatore dell'Alabama, «papà mi ha detto di stare attenta ai ragazzi e all'alcol, non alle ragazze e alle droghe». Quando Greta Garbo arrivò a Hollywood dopo essere stata notata da Louis B. Mayer a Berlino, si accorse che «lo facevano tutte». Il proibizionismo mise insieme l'alcol proibito, il sesso proibito e anche le «faccende di governo» proibite, come la Garbo chiamava la politica. Ad Harlem le ragazze dell'alta società, le Morgan, le Vanderbilt, le Du Pont, andavano in giro per i bassifondi con le allora ballerine di fila Joan Crawford, Barbara Stanwyck, Bea Lillie. Sia l'aristocratica Mercedes de Acosta, che avrebbe accompagnato la Garbo nelle gite a seno nudo in Sierra Nevada, che Tallulah si fecero cinque giorni di viaggio in treno per andare a Hollywood a sedurre la timida bionda che non a caso sognava di interpretare gli ambigui Amleto e Dorian Gray. Il fascino della Garbo le veniva dalle ferite che, chiaramente, le erano state inferte. A farla soffrire era stata un'attrice tedesca di quattro anni più grande, e sessualmente più esperta, arrivata a Hollywood nel 1930 come «la risposta della Paramount alla Garbo». Per una Garbo che considerava la segretezza come l'essenza del sesso, ecco Marlene Dietrich, una donna capace di sedurre Greta diciannovenne nei camerini della Compagnia del Teatro di Berlino di Max Reinhardt «usando solo la bocca», per poi mettere in giro la voce che la Garbo «era grande lì sotto» - cosa della quale Greta si vergognava - e che portava biancheria poco pulita. Questo fu un momento decisivo nella vita della Garbo: ne spiega l'ossessione per la segretezza e la fine prematura della sua carriera cinematografica.
La Garbo mandò la sua amante di mezza età Salka Viertel - già amante anche della Dietrich a Berlino - a dire che se la Dietrich si fosse lasciata sfuggire a Hollywood anche una sola parola sul loro incontro, lei le avrebbe distrutto la carriera rivelando che suo marito non era il compiacente Rudi Seiber, ma il regista teatrale, poi spia addestrata dal Comintern a Mosca, Otto Katz, venuto nel 1935 a Hollywood a dirigere il fronte stalinista della «Lega Anti-Nazi» sotto il falso nome di Rudolph Breda. Il «bastone» sovietico era la minaccia di rapire la loro figlia Maria, e la «carota» erano i favolosi smeraldi imperiali, visto che tutti i guadagni hollywoodiani della Dietrich finivano, tramite Otto, a riscattare comunisti tedeschi dalle mani dei nazisti. Il club lesbico «La Silhouette» a Parigi che lei finanziava per la sua mascolina amica Frede Baule era ideale per raduni sessuali e politici clandestini, mentre per gli incontri segreti con Otto c'era lo yacht Arkel che le veniva prestato dalla sua amante lesbica, l'ereditiera della Standard Oil and Whiskey, campionessa di motonautica, Joe «Toughie» Carstairs, nonché la casa sull'isola privata di «Toughie», Whale Key, a 130 miglia dalla costa americana ed equidistante da Nord, Centro e Sudamerica.
Gli esuli dalla Mitteleuropa come Bertolt Brecht e Max Reinhardt frequentavano i diversi ritrovi della Garbo e della Dietrich. La prima finanziava questa cellula comunista, nel cuore della fabbrica dei sogni, senza saperlo; la seconda invece ne era fin troppo consapevole, e passava gli amanti del suo «circolo di cucito» a Otto, cacciatore come lei. La Dietrich era comunista nel suo sedurre tutti, dall’allora comparsa John Wayne alle stelle come Gary Cooper e Clarke Gable e Jean Gabin, ai candidati presidenziali come Adlai Stevenson.
La voracità sessuale della Dietrich era vistosa tanto quanto la solitudine della Garbo, nonostante Vanity Fair salace commentasse che «appartenevano allo stesso club».
Dopo il Patto nazi-sovietico del 1939, al quale Otto si era opposto, sia lui che Marlene servirono diversi padroni. Il drammaturgo britannico Noel Coward reclutò Otto per l'intelligence britannica, mentre gli Stati Uniti continuavano a ritenerlo un agente sovietico oltre che «probabilmente nazista». Il padre di Tallulah adesso era Speaker del Senato e grazie all'amicizia di Tallulah con il direttore omosessuale dell'Fbi Herbert Hoover, l'ormai apolide (dopo Pearl Harbor) Marlene Dietrich ottenne la cittadinanza statunitense e in cambio, a giudicare dalla consistenza del file Fbi (poi occultato) sul suo conto, divenne probabilmente un agente Usa. Il suo impegno nella guerra, cioè intrattenere le truppe alleate, dove di nuovo il suo fascino ambiguo ma universale rese «Lili Marlene» «la» canzone dell'armata di Montgomery e di Rommel insieme, le valse la più alta medaglia americana al valore civile. Ma fu questo soltanto il suo merito?
Se l'evento cruciale della vita della Garbo fu l'essere stata sedotta e tradita da Marlene, l'equivalente per Marlene fu il matrimonio con Otto Katz, che sancì l'ambivalenza umana, politica e scenica del suo personaggio. La sua corazza di cinismo s'incrinò una volta soltanto, quando seppe, nel 1952, che Otto Katz era stato arrestato e impiccato a Praga come spia - ma di chi? Né la Commissione Hays sulla morale a Hollywood né il senatore McCarthy con le sue audizioni sulle «attività non-americane» avevano timori del tutto infondati sulla fabbrica dei sogni.
Richard Newbury (traduzione di Maria Serena Natale) 26/10/2004 - Corriere della Sera - Richard Newbury
La Francia tinge di «Pink» una nuova tv tutta omosex
PARIGI Che sia rosa, verde o arcobaleno, l'intento è chiaro: una tv attenta al mondo omosex fa entrare dalla finestra del piccolo schermo la legittimazione che dalla porta dei diritti stenta ad entrare. Dopo il Pacs, la legge francese che ha riconosciuto le famiglie di fatto, e il tentativo di nozze gay che ha visto come apripista il sindaco verde Mamère, in Francia il mondo omosex entra con una emittente tutta sua nell'universo televisivo. Da ieri è nata Pink tv, un canale che guarda con attenzione alle tematiche gay e lesbiche. Un tocco di rosa come gli abiti che il presidente Pascal Houzelot ha suggerito di indossare per l'inaugurazione, tenutasi al Teatro nazionale di Chaillot a Parigi, alla presenza del ministro delle Comunicazioni Renaud Donnedieu de Vabres. Un colore che evoca delizie e croci: gli abitini delle neonate e il triangolo con cui venivano contrassegnati gli omosex perseguitati nei lager. Collocandosi oltre il pregiudizio, Pink tv vuole essere, come il suo precedente tutto italiano, gay.tv, un canale mini-generalista che combatte l'esclusione, quel senso di non esistenza mediatica per troppo tempo sperimentato dagli omosessuali privi di riferimenti pubblici cui ispirarsi. Questo il significato delle parole di Houzelot: nasce un «riflesso di una cultura di libertà e di tolleranza in cui tutti gli abbonati, che siano gay, lesbiche o semplicemente simpatizzanti dell'omossessualità, possano riconoscersi». Parole che tirano dalla sua parte i 3 milioni e mezzo di omosex - tanti sarebbero gli interessati secondo un sondaggio di Pink tv - pronti quasi in massa ad abbonarsi per vedere un canale tv aperto ai gay al costo di nove euro al mese. L'offerta è ampia: talk-show, fiction, grandi classici del cinema, film d'essai, pellicole selezionate nei festival gay e lesbo francesi e internazionali (inclusi film porno), cortometraggi, documentari, dibattiti e serate a tema. L'effetto liberazione è assicurato, anche se lavora con lentezza, al ritmo dei tempi di assorbimento dell'opinione pubblica. L'esperienza italiana docet. Su gay tv (www.gay.tv), rete satellitare in chiaro, rintracciabile sul canale 810 con i decoder Sky, si alternano da tre anni talk show, classici del cinema, quiz, contenitori che offrono il microfono ai protagonisti e alle associazioni della scena gay, come il «Self-help» firmato dal bravo Mattia. Un effetto simile è procurato dai tanti programmi che hanno i gay in prima fila, da La sottile linea rosa a Will and Grace entrambi su Fox life (canale 111), a L world, vera novità dell'autunno che manda in onda storie di donne lesbiche comuni e non comuni su Canal jmmy (canale 140). Così se in Italia il Pacs non c'è, con gay.tv in testa possiamo vederlo formato fiction, ovvero scene di vita quotidiana, realtà di nuove convivenze senza ostracismi. I nostri cugini francesi con una rete tutta Pink e con il Pacs sono passati decisamente avanti.
26/10/2004 - L'Unità - Delia Vaccarello
ARCIGAY: “LE COPPIE GAY UN DANNO PER LE FAMIGLIE? BASTA GUARDARE GLI ALTRI STATI EUROPEI”
Presentato oggi il Compendio della dottrina sociale della Chiesa cattolica “Il riconoscimento delle unioni omosessuali un danno per le famiglie sposate? Basta guardare quello che succede negli 11 stati europei che già riconoscono le coppie gay e lesbiche per capire che si tratta di una menzogna pretestuosa”. E’ il commento del presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, ai passaggi su omosessualità e matrimoni gay del Compendio della dottrina sociale della Chiesa cattolica presentato oggi.
“Una semplice indagine – continua Lo Giudice - dimostrerebbe che nelle realtà sociali di quegli Stati che riconoscono le partnership o il matrimonio omosessuale le famiglie eterosessuali non hanno subìto alcun danno. Le stesse politiche a sostegno della genitorialità sono talvolta più efficaci in questi Stati che in Italia. Quella della gerarchia vaticana sembra piuttosto una campagna di falsificazione e terrorismo sociale. Evidentemente sanno di non avere buoni argomenti per negare alle persone omosessuali parità di diritti circa le loro relazioni affettive e di convivenza.
“Sostenere che gli omosessuali dovrebbero essere ‘incoraggiati’ alla ‘castità’, come fa il Compendio dimostra l’impossibilità di applicare le indicazioni dei vertici della Chiesa all’azione politica dello Stato e della pubblica amministrazione.
“E’ evidente – continua Lo Giudice - che lo Stato non possa decidere di incoraggiare l’astinenza sessuale, che la Chiesa chiama ‘castità’, di una parte dei propri cittadini né può considerare fuori della ‘legge morale’ le loro scelte affettive e relazionali. La Repubblica italiana non si occupa della ‘legge morale’ in campo sessuale ma tutela la piena dignità e uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, quella degli uomini”.
Ufficio stampa Arcigay: Luigi Valeri, cell. +39.335.310655, email: luigi.valeri@arcigay.it
25/10/2004 - Comunicato Stampa - Arcigay Ufficio Stampa
lunedì, ottobre 25, 2004
FUMETTI GAY, SEMPRE PIÙ… FELICI!
Esce il secondo numero di "Happy Boys" la prima rivista di comics glbt in Italia. Mille novità: il seguito di "Cuori in affitto", i Chelsea Boys, e i maschioni di Patrick Fillion. A distanza di poco meno di un anno dalla precedente uscita è arrivato nelle fumetterie e nelle edicole un nuovo numero del primo magazine italiano dedicato al meglio del fumetto gay nazionale ed internazionale: Happy Boys.
Fumetti gay: l'editore ci riprova
La sua precedente incarnazione era stata accolta in maniera entusiasta da tutti quelli che hanno potuto leggerla, ma purtroppo è stata penalizzata da una distribuzione poco felice e dal fatto che, essendo la prima pubblicazione italiana di questo tipo, non sapeva bene in che modo promuoversi e aquisire visibilità.
Tuttavia l'editore ha deciso di rilanciare, proponendo un nuovo numero riveduto e corretto, in una confezione più elegante e con contenuti più mirati (nella speranza di un maggior successo di vendite che possa trasformare questa antologia in un appuntamento a cadenza regolare)
Un numero pieno di novità
In questo secondo numero di Happy Boys, inoltre, si trovano vari autori totalmente inediti in Italia, nonchè un paio di chicche molto attese dal pubblico e in anteprima assoluta, che già da sole bastano a giustificarne l'aquisto.
Ad aprire le danze un lungo articolo su come sono stati trattati i temi e i personaggi gay nel fumetto italiano dagli anni cinquanta ai giorni nostri, ricco di immagini e curiosità, giusto preambolo per la prima anteprima presentata sulla rivista: il seguito di "Cuori in affitto" di De Giovanni e Accardi, in cui (Udite! Udite!) i due protagonisti Matteo ed Enrico concretizzano fisicamente l'attrazione emotiva - e non solo - che li aveva accompagnati per ben tre cicli di storie (e in questa avventura c'è spazio anche per le prime gelosie "ufficiali"). A seguire ritornano le strips femministe e acidissime di Roberta Gregory (con la sua perennemente incazzata Bitchy Bitch) e il delicato intimismo saffico di Mabel Morri, che ci presenta una lieve parentesi fra le riflessioni e i sentimenti stimolati da un falò in spiaggia.
Le tre gaye paladine del buongusto
A questo punto ecco la seconda anteprima mondiale: una nuova avventura delle "amiche giuste", ovvero l'unico fumetto al mondo incentrato su tre bimbi di quinta elementare che si trasformano in Giustissima, Scicchissima e Avantissima, le tre super paladine del buon gusto! Questa volta la versione gay kitch delle superchicche se la deve vedere nientepopodimenochè con una gita scolastica a sfondo artistico, con un maestro che di nome fa Ivo Passivo, con la loro arcinemica Lesbica e con una certa voglia di contribuire al concetto di arte contemporanea...
La quasi esordiente Giulia Argnani è l'artista successiva, che racconta con toni soffusi le atmosfere che accompagnano un momento di passione fra due ragazze innamorate, dopodichè Max Basili ci diverte con le esileranti strips della Rosetta, il primo fumetto gay incentrato sull'arzilla colf di un gruppo di ragazzi gay, alle prese con le contraddizioni e l'involontario umorismo del mondo di oggi.
E per la prima volta in Italia...
Tom Bouden, invece, è il primo autore franco belga di fumetti gay mai pubblicato in Italia! In patria è una specie di icona da diverso tempo e ora si appresta a conquistare anche il pubblico nostrano con le sue tavole ricche di ironia e i suoi personaggi capaci di mettere a nudo - con candore e al tempo stesso con una disarmante schiettezza - le luci e le ombre di quella che è la comunità gay dei nostri giorni. Con uno stile solo apparentemente semplice, riuscendo ad essere al tempo stesso satirico e sensuale, Tom Bouden può riuscire senz'altro conquistare tutti quei gay che hanno sempre avuto dei pregiudizi sui fumetti, reputandoli incapaci di rappresentare quell'odiata/amata realtà omosessuale con cui tutti devono fare i conti prima o poi (con tanto di saune, amici che fanno i furbi e piccoli prontuari su cosa non dire dopo aver fatto sesso...)
Maschioni iperdotati direttamente dal Canada
Un'altra esclusiva per l'Italia è rappresentata da un dossier ricco di immagini e notizie su un'altro artista che finora era rimasto totalmente inedito in Italia: il canadese Patrick Fillion, che può considerarsi a buon titolo uno degli autori più rappresentativi della new wave dell'erotismo gay (quello nato a cavallo di internet, per intenderci). Famoso per i suoi maschioni a dir poco iperdotati alle prese con situazioni tendenti al morboso, Patrick Fillion dimostra che, anche in quest'epoca in cui è facilissimo procurarsi materiale erotico e pornografico di tutti i tipi, c'è ancora spazio per chi usa solo la propria arte per veicolare le fantasie erotiche di un vasto pubblico, riuscendo ad avere un gratificante successo e a conquitare platee sempre più vaste.
Il divertimento dei Chelsea Boys
L'ultimo fumetto di questo numero di Happy Boys, invece, è rappresentato da un nuovo appuntamento con gli spassosissimi protagonisti della sit com Chelsea Boys di Hanson and Neuwirth, che al suo esordio sul primo numero di Happy Boys era stata accolta con un assenso pressochè totale (e questa volta c'è spazio anche per una parodia gay di Biancaneve!).
Una chicca da non perdere
In conclusione questo nuovo numero di Happy Boys si presenta ancor più ricco e succoso del precedente, e probabilmente è in grado di dimostrare una volta di più che i fumetti gay sono un genere che merita di avere perlomeno uno spazio fisso nelle edicole italiane.
A questo punto, però, è necessario fare un paio di precisazioni: molte persone che cercavano il primo numero sono rimaste a bocca asciutta perchè diverse edicole non lo hanno accettato e perchè - probabilmente - nelle fumetterie è successo altrettanto. Per questo secondo numero, visto che un anno non basta per far cadere pregiudizi e tabù, potrebbe verificarsi lo stesso problema: quindi, se non trovate subito la vostra copia, non arrendetevi e la vostra costanza sarà senz'altro premiata... Forse non avrà lo stesso risalto mediatico di un gay pride, ma sicuramente aquistare Happy Boys, oltre a dare un futuro all'iniziativa, può dimostrare che i gay ci sono e che hanno diritto ai loro fumetti anche in Italia.
24/10/2004 - Gay.it - Valeriano Elfodiluce
BERNA: MANIFESTAZIONE PER LE COPPIE GAY
I cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi su una legge che migliora la situazione delle coppie dello stesso sesso BERNA - Alcune migliaia di persone hanno manifestato oggi a Berna sulla piazza federale in favore del partenariato registrato per coppie omosessuali, legge sulla quale il popolo dovrà esprimersi l'anno prossimo, al più presto il 5 giugno 2005, poiché il Consiglio federale ha deciso di non indire votazioni il 27 febbraio.
Stando agli organizzatori, circa 6.000 persone erano presenti alla manifestazione. Le stime della polizia comunale parlano invece di 4.000. La legge sul partenariato tra coppie omosessuli è stata approvata questa estate dal parlamento. Tuttavia, contro di essa si è formato un comitato referendario che a inizio ottobre ha consegnato alla Cancelleria federale oltre 67'000 firme.
Rolf Trechsel, presidente di Pink Cross, organismo che raggruppa tutte le organizzazioni di omosessuali attive in Svizzera, ha rimproverato al comitato referendario di considerare i gay e lesbiche cittadini di serie B. Ad ogni modo, il referendum ha anche vantaggi. A suo avviso, per la prima volta al mondo i cittadini di un Paese potranno esprimersi su una legge che migliora la situazione delle coppie del medesimo sesso.
Principali promotori del referendum sono il piccolo partito conservatore UDF e il Partito evangelico (Pev). Nel comitato referendario siedono però anche diversi esponenti di spicco dell'UDC, fra cui i consiglieri nazionali Ueli Maurer, Toni Bortoluzzi, Ulrich Schlüer e Oskar Freysinger, nonché il consigliere nazionale vallesano del PPD Maurice Chevrier.
Il partenariato si ispira al diritto matrimoniale, in particolare nei campi fiscale, del diritto successorio e delle assicurazioni sociali, pur restando formalmente distinto dal matrimonio. Esso esclude per le coppie gay e lesbiche il ricorso all'adozione e alla procreazione assistita. Ma gli avversari temono che prima o poi anche questa porta ancora chiusa finirà con l'aprirsi. (fonte Ticinonline)ATS
24/10/2004 - Gaynews.it
GAY SÌ, MA ANCORA DIVERSI
Accettati. Almeno in parte. Purché non chiedano di sposarsi o di adottare figli. In un sondaggio esclusivo, l'atteggiamento degli italiani verso gli omosessuali Speranza, orgoglio, fiducia nel futuro. Quasi per paradosso sono le sensazioni che è più facile cogliere in queste settimane fra gli omosessuali del nostro paese, fra i vari leader delle associazioni che innervano la Penisola ma anche nel popolo più giovane e meno politicizzato di gay e lesbiche che camminano mano nella mano sotto i portici di Bologna e si abbracciano fieri nei bar milanesi dei Navigli o nei turbinosi pub di Roma. Ed è probabilmente l'indignazione abbastanza diffusa sollevata nell'opinione pubblica dal doppio epiteto con cui li hanno bollati due ministri della Repubblica, «peccatori» per Buttiglione, «culattoni» per Mirko Tremaglia, ad aver confermato nel mondo omosessuale la sensazione che ormai la gente è dalla loro parte e che è la politica, o almeno una certa politica, a essere indietro anni luce rispetto alla società. Riflette benissimo questo stato d'animo Elisabetta Biagetti, una donna di 44 anni, cresciuta a Terni, ma che da tempo vive a Bologna dove è presidente di Arcilesbica.«Quando a 16 anni mi sono accorta che mi piacevano ragazze la vita eri molto dura. Ma ormai l'Italia è cambiata profondamente e l'omosessualità è entrata a far parte del costume. Se due sedicenni si baciano per la strada nessuno si volta di certo a guardarle non c'è più bisogno di nascondersi nelle associazioni e nei club privati, come dovevo fare io. Oggi quelli che si indignano sono davvero una minoranza».
Ma è veramente così? Non è un po' troppo ottimistico l'atteggiamento che fa dire a Luca Colorini, uno studente di Scienze politiche di 22 anni che «la mia omosessualità non mi pone assolutamente nessun problema, il mio gruppo di amici è soprattutto etero e tutti in giro mi accettano per quel che sono» ? E avrà ragione fino in fondo Luca Trappolin, un sociologo che ha appena pubblicato un'accurata indagine sui Gay Pride e sull'effetto evolutivo che hanno sul costume italiano ("Identità in azione", Carocci), a sostenere che gli anni Settanta, con i loro interdetti e con l'omosessualità considerata da molti psichiatri come una devianza sono lontani anni luce? Le indicazioni che arrivano da un sondaggio realizzato dalla Swg per "L espresso" sono un po' meno rassicuranti e riservano sorprese non proprio di segno positivo. Secondo questa indagine, l'accettazione piena dell'omosessualità si è realizzata su un solo piano, quello del linguaggio. Quasi l'80 per cento degli italiani, infatti, quando parla di loro, li indica con i termini corretti di gay e di omosessuali. Sono solo piccole minoranze, perlopiù maschili, a usare il campionario di termini dispregiativi a cui ha attinto Mirko Tremaglia, mettendolo nero su bianco in un comunicato del suo Ministero, senza che peraltro il governo abbia fatto una piega.
Quando però si domanda agli intervistati come considerano i gay si scopre con una certa sorpresa che solo una maggioranza di misura, il 56 per cento, li considera appunto persone normali. E se sono pochissimi, il 2 per cento, quelli che sulla scorta di Bottiglione li vivono come "peccatori", per quasi il 40 per cento si tratta ancor oggi di "malati" o addirittura di "deviati". Se poi si va a chiedere una valutazione su come la pensano in generale gli italiani il quadro peggiora ancora: solo un quarto, secondo gli intervistati dalla Swg, li considererebbe "normali".
Bisogna dire che invece è decisamente diverso l'atteggiamento dei giovani. L’82 per cento di chi ha meno di 24 anni accetta pienamente gay e lesbiche, e anche le donne hanno un'opinione più favorevole rispetto agli uomini. Insomma, c'è un'opinione pubblica in movimento, che però è ancora condizionata da un notevole zoccolo duro di pregiudizi e di interdetti. Come d'altra parte fa vedere anche la percentuale decisamente alta, 61 per cento, di chi nella vita di tutti i giorni ammette di non frequentare nessuna persona di orientamento omosessuale. Che la condizione dei circa tre milioni di omosex italiani sia oggi come un cantiere aperto, dove tutto è in via di definizione, lo dimostrano d'altra parte le migliori ricerche uscite in questi anni. In "Diversi da chi?", un'indagine sui gay torinesi a cura di Chiara Saraceno, molti degli intervistati, sia maschi che femmine, raccontano che almeno una volta nella vita sono stati fatti oggetto di violenze e insulti. E il 50 per cento dei gay maschi dichiara di essere stato tormentato e isolato a scuola dai compagni, pronti a trasformarsi in persecutori dei ragazzi che non rispettano i codici di comportamento maschili (ma solo il 10 per cento delle donne ha vissuto esperienze simili). Anche dal mondo del lavoro continuano ad arrivare segnali preoccupanti. Se si sono fatte più rare le discriminazioni aperte, con la flessibilità e la precarietà degli impieghi, è in realtà molto più facile mettere da parte chi non va a genio al dirigente o al datore di lavoro, senza che ci sia bisogno di tante spiegazioni. Secondo Maria Giliola Tognollo, responsabile del settore Nuovi diritti della Cgil, un ufficio nato 15 anni fa in seguito alla denuncia di un impiegato di banca, sospeso dal lavoro per aver sfilato con un cartello a una manifestazione gay, «l'aria da molte parti è pesante. Gli omosessuali lamentano spesso di essere oggetto di battutacce, di ammiccamenti o addirittura di mobbing. Per le donne poi l'aggressione si traduce spesso in molestie sessuali». E non è facile difendersi, visto che nonostante una direttiva europea di contenuto opposto, in Italia anche in questi casi il complesso onere delle prova continua a spettare a chi è stato molestato. La verità è che in questi anni a essere cambiati in modo ben più radicale dell'ambiente che li circonda sono stati gli stessi omosessuali, ormai molto lontani non solo dai vecchi frequentatori dei ragazzi di vita alla Pasolini, ma anche dal travestitismo esibito e provocatorio dei Gay Pride. «In passato si facevano lotte rivoluzionarie per affermare a tutti i costi una diversità. Oggi i gay aspirano più spesso alla normalità. Se sono in coppia si preoccupano della mutua, dell'eredità, delle detrazioni dalle tasse. Si stanno rendendo conto che è indispensabile aprire un varco nel muro dei diritti civili negati», dice Ezio Menzione, il battagliero avvocato pisano che è uno dei difensori preferiti nel mondo omosessuale. E in quest'ottica che Antonio e Mario - la coppia di Latina che due anni fa si era sposata in Olanda - gli hanno chiesto di far trascrivere il loro matrimonio nel nostro paese. Ovviamente sarebbe stata un'azione solo formale, priva di conseguenze giuridiche. Ma proprio in questi giorni il ministero dell'Interno ha respinto la domanda, sostenendo che si tratta di un atto «contrario all'ordine pubblico «Ma quale sovversione può mai esserci in un atto d'amore?», si chiede Ezio Menzione, che si prepara a impugnare il provvedimento davanti al Tar. E anche questo episodio può essere uno dei tanti segnali che la strada per essere riconosciuti a pieno titolo è ancora piuttosto faticosa. Due domande del sondaggio della Swg riguardano appunto le unioni omosessuali. Viene fuori che al matrimonio è favorevole solo il 33 per cento, una percentuale più bassa di quel che risultava da un'indagine Gallup dell'anno scorso, dove comunque l'Italia, con il 47 per cento di opinioni a favore, era in coda rispetto al 57 per cento della media europea. Piuttosto risicato, visto che non arriva neanche al 50 per cento, è perfino il sì al ben più modesto riconoscimento delle coppie di fatto, che funziona da tempo in molti altri paesi, e che in precedenza aveva avuto un gradimento più alto. Secondo Franco Grillini, l'uomo immagine di Arcigay, primo firmatario di una proposta di legge sui Pacs che i Ds hanno fatta propria, è anche a causa della campagna insistente della Chiesa se l'opinione pubblica ha questi sbandamenti. A indignare Grillini è poi il fatto che vari prelati, fra cui proprio in questi giorni il cardinal Martino, usino come uno spauracchio contro i diritti dei gay il delicato problema delle adozioni, a cui è contraria la grande maggioranza degli italiani e che anche in Europa ha un'accettazione media solo del 42 per cento. «Ma nemmeno noi pretendiamo di poter adottare i bambini, non fa parte di nessuno dei nostri programmi. D’altra parte oggi non chiediamo nemmeno il matrimonio, anche se è una prospettiva a cui non possiamo rinunciare. Diventeremmo degli esclusi, cittadini con diritti dimezzati, come i neri d’America al tempo della segregazione”, dice Franco Grillini Sul matrimonio non c'è concordia nemmeno fra gli stessi omosessuali. Un'ala più radicale, anche se ormai in netta minoranza, continua a rifiutarlo come un'omologazione ai modelli etero. Ma il fatto che sia diventato lecito nella Spagna di Zapatero, un paese così simile al nostro, ha in qualche modo riaperto i giochi. Per Delia Vaccarello, una delle voci più originali del mondo lesbico, che cura un paginone di argomenti omosex su "l'Unità", «il riconoscimento legale delle nostre unioni è anche un modo per ottenere una maggiore legittimazione sociale. È un po' come ai tempi del divorzio, che aveva permesso a tante di non sentirsi più delle svergognate fuori legge». Altri invece sostengono che il modello della convivenza omosessuale, più paritaria e basata sulla solidarietà, potrebbe addirittura ristrutturare l'istituto un po' vecchiotto del matrimonio etero. Che in effetti oggi corrisponde ben poco al modello caro a Buttiglione del marito che "protegge" la moglie, ma è sempre più un'unione fra uguali. Al di là di qualunque sondaggio c'è poi un diritto a cui sempre meno il mondo delle lesbiche, è disposto a rinunciare ed è la maternità.
In questi anni è cresciuto silenziosamente l'esercito delle mamme gay, sia che abbiano portato nella nuova convivenza con una compagna un figlio avuto in precedenza, sia che lo abbiano messo al mondo con un rapporto occasionale e mirato o con la fecondazione assistita. Recentemente hanno dato vita anche ad un'associazione nazionale. E una ventina di coppie lesbo si sono rivolte a Ezio Menzione, l'avvocato dei gay, perché trovi un grimaldello giuridico per riconoscere legalmente la figura della "seconda madre", come succede in Inghilterra e come hanno stabilito sentenze recenti in Spagna e Francia. «Non sarà di certo facile ma è una battaglia a cui non si può rinunciare», dice Menzione. Convinto come molte e molti che sempre di più il grado di civiltà di un paese si misurerà anche sulla accettazione verso i cittadini una volta "diversi".
(ha collaborato Fiamma Tinelli)
E La Camera non sta a guardare
Parlamento e governo non sembrano molto in sintonia sulle coppie di fatto. Mentre infatti il Consiglio dei Ministri ha impugnato lo Statuto della Toscana e di altre regioni perché prevedevano forme dì convivenza non fondate sul matrimonio, la commissione Giustizia della Camera sta muovendo i primi faticosi passi che potrebbero portare al loro riconoscimento. La maggior parte delle cinque proposte di legge sulle coppie di fatto in esame alla commissione Giustizia vengono dall'opposizione, a cominciare dal testo che ha come primi firmatari il presidente onorario dell'Arcigay Franco Grillini e la responsabile delle donne Ds, Barbara Pollastrini, alleati per ottenere finalmente il Pacs, il Patto civile di solidarietà. C'è poi un testo di Katia Bellillo dei Comunisti italiani e di Enrico Buemi dello Sdi. Ma anche la maggioranza è presente sul tema con le proposte di Chiara Moroni del Nuovo Psi e di Dario Rivolta di Forza Italia. Si tratta di testi piuttosto prudenti. Il progetto Rivolta, per esempio, si preoccupa di specificare che «il patto non attribuisce uno status familiare» e quindi non dà nessun diritto all'adozione, particolarmente invisa alla Chiesa. II testo di Grillini definisce l'unione di fatto come «convivenza stabile e continuativa fra due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, che conducono una vita di coppia». Il Pacs in sostanza consiste nel redigere davanti a un ufficiale dello Stato civile un accordo dove i due conviventi regolano le questioni legate alla vita in comune. Ma assicura anche che a queste coppie si estendano varie garanzie proprie del matrimonio, in particolare riguardo al patrimonio, all'eredità, allo scioglimento dei rapporto, alle detrazioni fiscali. Stabilisce anche la possibilità di subentrare nel contratto d'affitto in caso di morte dei partner o di prendere decisioni in caso di malattia. Qualcuno ha criticato il Pacs come «un matrimonio di serie B». Ma come dimostra anche il successo che ha avuto in Francia, si tratta piuttosto di un modo diverso di stare assieme, e non solo da parte delle coppie omosessuali.
24/10/2004 - L'Espresso - Chiara Valentina
CANALE 5. ALLA TRASMISSIONE L'ANTIPATICO IRENE PIVETTI DICE SI AI PACS ANCHE GAY
Alla trasmisisone di Maurizio Belpietro, L'Antipatico, si è discusso di gay, matrimonio, adozione, Buttiglione, lobby, Europa Su Canale 5 (e come mai no sulle altre tv?) è andato in onda un dibattito tutto interno alla destra italiana su gay, Pacs, coppie, adozioni, matrimoni gay, lobbyes, Europa, culattoni e Tremaglia. Presenti Ignazio La Russa di An, Maurizio Belpietro (direttore de "Il Giornale", l'hause organ di FI)conduttore in studio, Cecchi Paone, Irene Pivetti.
Sorprendentemente la Pivetti, ex presidente della Camera dei Deputati, ha sostenuto le tesi del Pacs anche per le coppie gay. "E' giusto -ha detto la Pivetti- che lo Stato riconosca una relazione di coppia basata sugli affetti, anche quella gay".
Mentre Ignazio La Russa concordava sulla necessità di una legge per le coppie di fatto ma solo quelle eterosessuali e solo per sistemare la questione figli nati fuori dal matrimonio negando con ciò di "avercela coi gay come dimostrano i miei amici gay" (ma certa genete chi frequenta?, ndr).
Bravo Cecchi Paone nel sostenere le ragioni delle coppie omosessuali anche se si è detto contrario alle adozioni da parte delle coppie gay e al matrimonio gay.
La Russa intervenendo continuamente ha sostenuto, mentendo, che lo Stato già riconosce la possibilità di contratti privati tra le persone in coppia. Ovviamente ciò non è affatto vero, ma è nota la tecnica di dire balle in una trasmissione dove nessuno è in grado di smentirle.
Per dare una parvenza di pluralismo è stato tarsmesso un collage di interventi supertagliati di vari parlamentari del centrosinistra tra cui Grillini ("c'è chi vuole trasformare il peccato in reato"), Vendola, Finocchiaro, Realacci, Santanchè, Franceschini ("mai il matrimonio gay che è incostituzionale").
Non è mancata la solita battuta da bar del per così dire ministro Calderoli che non perde una occasione per sparlare degli omosessuali, si direbbe che la cosa costituisca una sua propria autentica ossessione.
Cecchi Paone è apparso anche su "Cronache marziane", la trasmissione condotta su Italia 1 da Fabio Canino, subito dopo con un'ottima performance molto apprezzata anche dagli sms che sono apparsi successivamente di sottofondo.
23/10/2004 - Gaynews.it
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