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domenica, agosto 29, 2004


Torre del Lago, vince il popolo della notte  
Ordinanza del sindaco fa proseguire feste e balli per strada. Un via libera solo provvisorio ma che alimenta nuove proteste. 
TORRE DEL LAGO. Il popolo della notte ha vinto la sua guerra. E a Torre del Lago torna di scena la musica, il ballo in strada, il divertimento a basso costo. Ma solo grazie ad un ordinanza provvisoria del sindaco di Viareggio che ieri sera ha dato il via libera alla musica nonostante lo stop del comando dei vigili urbani per il mancato rispetto delle norme del Parco sull’inquinamento acustico. Un via libera “a tempo” destinato ad alimentare ancora accuse e polemiche che nei giorni scorsi avevano dato vita a lettere e telefonate, manifestazioni in strada, botta e risposta sui giornali: una settimana di battaglia senza esclusione di colpi per difendere l’oasi del divertimento giovanile, etero e omosessuale.
 
29/08/04 - Il Tirreno - Landucci


postato da Diamocela | 15:21 | commenti


Crolla il mito del militare macho La Raf a caccia di reclute gay  

Londra — Nonostante l'imminente ridimensionamento dei suoi effettivi, e a dispetto della cultura ‘machista’ che ha tradizionalmente contraddistinto le Forze Armate britanniche, alcuni soldati in borghese della Raf parteciperanno ad una manifestazione gay alla ricerca di nuove reclute. La scelta della Royal Air Force ha già sollevato un mare di polemiche e rischia di irritare numerosi militari. Incurante delle obiezioni, la Raf il prossimo fine settimana ha già confermato la sua presenza al Gay Pride di Manchester, per persuadere la comunità gay che oggi gli omosessuali sono i benvenuti tra i militari.

28/08/04 - La provincia

postato da Diamocela | 15:19 | commenti


«Per favore, niente soldi dai gay»  

«È sempre stata nostra intenzione devolvere una parte dell’incasso della festa lesbo-gay ad un ente di beneficenza, ma molte associazioni da noi contattate, quando hanno saputo la provenienza del denaro, hanno rifiutato: insomma, soldi dai gay non se ne vogliono». Gli organizzatori della festa si sfogano sull’ennesimo colpo da parare, anche se, da quanto fatto sapere in conferenza stampa, la volontà di devolvere delle offerte a scopo benefico domenica sera avrà ugualmente modo di essere espressa. «Doneremo parte dei soldi alla fondazione Tiziano Zanella - racconta l’ideatore dell’evento Mauro Chimetto - un ente che ha sede a Vicenza e si batte da tempo per aiutare i bambini bisognosi del Kenia»

28/08/04 - Il Giornale di Vicenza

postato da Diamocela | 15:17 | commenti (1)


Corte Suprema: è guerra contro i matrimoni tra omossessuali  

Ha fatto notizia la sentenza emessa dalla Corte Suprema della California contro il sindaco di San Francisco, Gavin Newscom. Responsabile di aver concesso nella primavera scorsa oltre 4mila licenze matrimoniali a coppie di gay e lesbiche. 
La Corte Suprema della California ha manifestato il suo dissenso alle unioni legali tra persone dello stesso sesso, annullando oltre 4mila matrimoni gay, celebrati dall'inizio della primavera scorsa nella città di San Francisco. Sotto accusa, il primo cittadino della località americana, Gavin Newscom, "reo" di aver rilasciato licenze coniugali a coppie omosessuali, oltrepassando così la cerchia dei propri poteri.

LA SENTENZA Vibra di nuova polemiche la diatriba stato-municipalità sulla legge che vieta i matrimoni tra gay e lesbiche. Era stato proprio il sindaco di Los Angeles a dare fuoco alle polveri nel febbraio scorso, concedendo 4.037 licenze a rappresentanti del mondo omosessuale. Aveva preso così avvio la corsa sfrenata alle cerimonie, terminata dopo quattro settimane con l'intervento della Corte Suprema americana, inteso a ribadire il principio di legge, sostenuto da un referendum, secondo cui il matrimonio è "l'unione di un uomo e una donna". Gli stessi abitanti della California si sono più volte mostrati contrari a queste forme di legame, ritenuta in aperta violazione dei principi che sostengono la società d'oltreoceano.

Nella sentenza emessa a carico di Newscom si invita il primo cittadino ad "adottare tutte le misure necessarie a porre rimedio agli effetti delle azioni non autorizzate, inclusa la correzione dell'anagrafe e la notifica alle coppie dello stesso sesso che i loro matrimoni non hanno alcun valore legale". Elusa la questione della costituzionalità o meno dell'atto, che non può ricevere la dovuta ufficialità dai poteri concessi a un sindaco.

IL DIBATTITO Torna così in primo piano uno dei temi cari all'amministrazione Bush, che spera di accattivarsi l'elettorato cattolico, esprimendo piena volontà nella lotta a difesa dei principi cari al partito conservatore, quale appunto la questione dei legami tra omossessuali, oltre alla limitazione del diritto all'aborto. Mentre infiamma il dibattito, lo stato del Missouri ha deciso, nei giorni, di adeguarsi alla linea corrente, attestando a larga maggioranza (70%), attraverso un referendum, la propria contrarietà ai matrimoni gay. Determinante l'apporto della fascia più conservatrice della popolazione. Battaglia a fianco degli omosessuali, invece, nel Massachussets, che ha liberalizzato le unioni "particolari".

27/08/04 - Panorama


postato da Diamocela | 15:15 | commenti


L’arbitrio assoluto dell’uomo è un ideale malsano che porta alla depravazione  

I nemici dell’identità etnonazionale disgregano la famiglia tradizionale 
Che la battaglia decisiva si debba svolgere su questo campo è dimostrato con lampante evidenza proprio dalla quantità e dalla gravità degli attacchi che i nemici delle Identità etnonazionali dei Popoli Padano-Alpini e della Tradizione portano incessantemente contro la struttura naturale e le fondamenta morali della famiglia.
Le principali direttive di questo attacco sono: la sovversione della gerarchia dei valori, la denatalità, l'aborto e l'omosessualità privilegiata.

La concezione della famiglia come dovere morale, sociale e naturale si basava sulla triplice esigenza di obbedire alla legge divina di crescere e moltiplicarsi, di rafforzare e ringiovanire la Stirpe: privilegiati erano quindi il futuro e la prole. La concezione della famiglia come diritto si basa oggi sulla necessità di garantire esigenze egoistiche di benessere e di libertà: privilegiati sono quindi il presente e l'individuo.

Con ferrea logica non trovano protezione all'interno della famiglia così intesa tutte le situazioni che costituiscono un ostacolo all'ideale malsano dell'assoluta libertà dell'uomo.

Ecco gli ospizi per anziani inutili e noiosi! Ecco l'aborto per i bambini non voluti! Ecco l'omosessualità, le coppie e perfino le famiglie omosessuali che pretendono e ottengono bambini in adozione! Ecco i figli in provetta! Ecco i travestiti ed i transessuali che appaiono in televisione!

Potremmo continuare all'infinito perché non c'è limite alla depravazione quando si accetta il principio che la vita si basa sui diritti e non sui doveri.

Da un punto di vista morale l'aborto è un caso chiuso: è omicidio. Ecco la risposta al continuo chiudere di scuole ed allo spopolarsi di strade che nei decenni scorsi erano piene di bambini: i nostri bambini non sono mai stati concepiti perché non si aveva il tempo per pensare a loro o, se concepiti, venivano eliminati come un’ernia o un’appendice infiammata.

Che cosa impedisce al naturale bisogno di avere bambini la possibilità di realizzarsi? Si possono evidenziare i motivi più importanti:

le madri costrette a lavorare; la fuga dalle campagne ed il problema delle dimensioni delle case; le mentalità edonistica e materialistica.

I fatto che le donne siano costrette a lavorare deriva essenzialmente dal precipitare della nostra economia e dall’espandersi del debito.

Fatto sta che mentre negli anni ’50 e ’60 il lavoro del capofamiglia era sufficiente a mantenere una famiglia ampia, negli anni ’90 non è sufficiente il lavoro di ambedue i genitori.

In Francia qualche anno fa il governo propose di stipendiare le madri di famiglia in quanto tali, liberando così potenzialmente milioni di uomini dalla disoccupazione. Il risultato sarebbe madri a casa con libertà economica e tasso di disoccupazione drasticamente ridotto. In Francia il progetto fu accantonato non per considerazioni economiche, ma per l'alzata di scudo di libertari, comunisti, massoni, radicali e femministe.

La mentalità materialistica è forse il problema più grave. Infatti se un governo può certamente contribuire ad incrinare lo spirito di un popolo, va premesso che una rivoluzione etno-culturale o meglio spirituale avviene per meccanismi più profondi di quelli strettamente politici.

Il lungo tunnel dell’ubriacatura materialistica sembra avviarsi alla conclusione; trent’anni di materialismo,individualismo, libertarismo, permissivismo hanno danneggiato la fibra delle Nazioni Padano-Alpine in modo quasi irrimediabile; l’aborto è stato certamente una pietra miliare nel trasformare le terre Padano-Alpine da comunità etnonazionali esemplari, basate sui valori etno-identitari, tradizionali e familiari, a terre di volgare commercializzazione e distruzione di ciò che è sacro e bello.

Se i miti fino ad oggi sono stati quelli della donna in carriera e dello yuppy, il risultato non poteva essere differente.

Solo restaurando gli antichi concetti di sacrificio e dedizione verso la propria Stirpe, verso le proprie comunità etniche di appartenenza, verso la propria Tradizione e la propria famiglia e restituendo una concezione ultraterrena alla nostra esistenza, i necessari e radicali cambiamenti sociali sortiranno l’effetto desiderato.
 
27/08/04 - La Padania - Federico Prati





postato da Diamocela | 15:06 | commenti


Spagna: matrimoni gay, dura condanna della Chiesa  

MADRID - Una ferma condanna a ogni tentativo da parte del governo spagnolo di far approvare dal parlamento una legge che riconosca completamente le unioni omosessuali è venuta oggi dalla Conferenza episcopale spagnola, che definito la proposta "un errore e un'ingiustizia" sottolineando che lo stato "non può riconoscere un diritto inesistente" e che così facendo rischia di danneggiare "molto gravemente il bene comune". In un comunicato diffuso oggi, il Comitato esecutivo della Conferenza episcopale invita tutti i cattolici spagnoli ad adoprarsi in ogni modo legale possibile affinchè "le leggi del nostro paese risultino favorevoli all'unico vero matrimonio" e ricorda ai parlamentari cattolici "il dovere morale" di votare contro il progetto di legge. La conferenza episcopale ricorda che "Il 20 giugno scorso la camera dei deputati spagnola votò a favore di una proposta di legge del partito socialista che sollecita l'equiparazione legale piena delle unioni dello stesso sesso con il vero matrimonio". E che "Il governo, per via del ministro della giustizia si è affrettato ad annunciare che a settembre porterà in parlamento un progetto di legge in tal senso e che spera che il cosiddetto matrimonio omosessuale sia possibile legalmente già dall'inizio del prossimo anno".

27/08/04 - Gay.it

postato da Diamocela | 15:04 | commenti


EDITORIALE - Il veep e la figlia lesbica  

Matrimonio gay, la libertà vale per tutti. Cheney ha ragione e torto 
I tabloid americani accorciano il vicepresidente in “veep”. Lui è Dick Cheney, un famoso macho in un’amministrazione testosteronica. Sua figlia è lesbica.
Da quattro anni Cheney ripete che sua figlia deve, come tutti coloro che sono omosessuali, potersi scegliere liberamente il suo modo di vita, senza rinunciare a diritti che il matrimonio legalmente conferisce. Oggi la cosa fa più notizia di ieri, perché il boss di Cheney, George Bush, vorrebbe scrivere nella Costituzione americana che il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna, ciò che molti pensatori del moderno considerano una bizzarria. Però una quota rilevante degli elettori di Bush e di Cheney (e anche una bella fetta degli elettori democratici) la pensa così, e appena può vota in conformità a questa idea, come è avvenuto di recente nel Missouri.

La faccenda ha importanza civile e politica, oltre che un peso elettorale legato al grande attivismo repubblicano della destra che punta sui valori, i social conservative, quelli dell’aborto e della difesa della libertà di culto. Ma i politici americani sono liberi e disinvolti, così un classico campione della destra prende su questo tema, senza problemi, una posizione generalmente sostenuta dai liberal.

A sua volta, un campione liberal come Bill Clinton aveva varato nel 96 una legge a tutela del matrimonio che autorizzava gli Stati a non riconoscere le legislazioni pro matrimonio gay varate in altri Stati. Nei sistemi politici solidi ci si scambiano le parti e si va al nucleo dei problemi, quando lo si giudica necessario.

Poi si decide con le note procedure della democrazia liberale.

Cheney ha ragione, però Bush non ha torto. Nessuno vuole impedire un’unione civile fra persone dello stesso sesso, con gli stessi effetti legali di un matrimonio e qualche problema in più da risolvere per quanto riguarda la questione dei figli. E anche sul terreno religioso, la libertà vale per tutti: una congregazione episcopaliana che conta due milioni di fedeli ha ordinato vescovo un pastore gay. Ma perché bisogna chiamare matrimonio questo tipo di unione? Perché si grida alla discriminazione se una parte della società, forse la maggioranza, vuole proteggere il brand, il marchio di fabbrica di una usanza ancestrale? I più onesti fra i leader del movimento gay affermano di volere proprio il matrimonio, e non altro, perché desiderano partecipare di questa istituzione in tutto il suo sapore carismatico, forse romantico, e non si accontentano di inventarsene una apposta per loro, con gli stessi caratteri contrattuali ma diversamente denominata. Ma questa non è un’intrusione, un assalto piuttosto intollerante alla diversità e identità della famiglia tradizionale, insomma una clamorosa prepotenza?
 
26/08/04 - Il Foglio





postato da Diamocela | 15:03 | commenti


Un vicepresidente e tre olimpionici esaltano l’orgoglio omosessuale  

Avere a che fare con la mutazione è molto più complicato ma anche più utile che assistere passivamente o legittimamente protestare contro lo status quo. Segnali a volte vaghi e altre volte potenti indicano che la percezione dell’omosessualità sta subendo cambiamenti epocali nella sostanza, cambiamenti che tutti noi registriamo con difficoltà perché muovendosi sul piano della quotidianità essi ci appaiono ovvi e quasi sempre inutili a dirsi.
Tre esempi: dagli Stati Uniti Dick Cheney, in una conferenza stampa piuttosto aggressiva, dichiara senza il benché minimo imbarazzo, un paio di cose del tipo: “la gente dovrebbe poter entrare in qualsiasi tipo di relazione che desideri” e poi aggiunge: “Lynne ed io abbiamo una figlia gay e quindi la questione (dei matrimoni gay) ci è estremamente familiare”. Stiamo parlando del vicepresidente degli Stati Uniti d’America, un repubblicano commeil- faut e non di uno spregiudicato manager dello show-biz, non di un progressivo padre che di sera si fa le canne perché conciliano il sonno.

Alle Olimpiadi di Atene almeno tre atleti si sono dichiarati apertamente – ma senza clamore – gay: due americani, Robert Dover e Guenter Seidel, e la francese Amélie Mauresmo, nemmeno a dirlo tennista. I primi due si portano a casa due medaglie di bronzo, la terza una d’argento. Un tempo (non molto tempo fa) se uno collegava l’omosessualità allo sport passava per diffamatore e sporcaccione, oggi l’autodefinizione entra nel panorama visivo e uditivo senza far torcere le budella né agli organizzatori né agli allentori né ai colleghi né tanto meno al pubblico. Quel che un tempo (non molto tempo fa) era vissuto come un insulto e in quanto tale perseguito dalla legge, oggi si va trasformando in dato anagrafico e, se sei famoso, in aneddoto della tua storia biografica, spesso declinato dagli stessi soggetti che lo vivono e che con generosità lo raccontano a beneficio di quanti si costringono ancora all’asfissia del silenzio.

A Roma, all’interno del Gay Village, una rassegna di film a tematica gay – Drive Out – organizzata da quattro portenti come Fabio Bo e Mario Mazzarotto, Luca Andreotti e Angelo Acerbi ha proposto commedie e drammi ma grazie al cielo nessuna pedante lezione ideologica e militante. Il pubblico era numeroso e attento, rilassato e letteralmente in visibilio quando è stato proiettato “Parigi o cara” di Franca Valeri che ha ricevuto applausi di amore e di gioia. Nel film del 1962, un culto per i finocchi di una certa età e forse non proprio comprensibile per quelli più giovani, il fratello della Valeri (un magrolino e stizzosetto Fiorenzo Fiorentini) risulta espatriato nella città delle luci e dei lumi dove evidentemente gli veniva consentito di portare senza ansie una orrenda frezza bionda in cima ai capelli.

Sono passati quarant’anni, quel che si dice un’era geologica.


Lessico familiare

Zia. Termine importato dal francese (tante) e che indica l’omosessuale maschio, di solito invecchiato. Molto in uso negli anni Cinquanta e Sessanta, faceva evidentemente riferimento alla figura stereotipata della zia zitella, solitaria, un poco isterica nella quale, a volte, gli stessi omosessuali si identificavano con un qualche compiacimento.
 
26/08/04 - Il Foglio - Daniele Scalise





postato da Diamocela | 15:00 | commenti


Reggae da censura  

I gay inglesi si mobilitano contro il «Mobo» 
Outrage!, una delle più combattive organizzazioni britanniche che lottano per i diritti gay, continua la sua crociata contro i più gettonati cantanti giamaicani del momento, accusati - testi alla mano - di incitare all'odio contro gli omosessuali. Dopo aver dichiarato guerra a Bennie Man, che in Damn canta tra l'altro «Sogno una nuova Giamaica in cui tutti i gay vengano giustiziati», il nuovo attacco è al Mobo (Music of black origin), forse il più importante riconoscimento britannico per la musica nera. Peter Thatchell, responsabile di Outrage!, chiederà alla Bbc di non trasmettere il prossimo 6 ottobre la serata finale del premio, in programma a Londra il 30 settembre. Motivo, le nomination a Elephant Man e Vybz Cartel, due artisti finiti nel fascicolo pieno di traduzioni dall'anglo-patois, lo slang del reggae, che l'organizzazione ha consegnato alla polizia (inchiesta già avviata). Conterrebbe altri nomi illustri, aldilà della scena dancehall - non nuova agli eccessi linguistici delle cosiddette slack lyrics. Si va da Capleton e Bounty Killer a Sizzla, passando per Buju Banton che ci va giù pesante in brani come Batty Man e Boom Bye Bye e il già citato Beenie Man, che in Bad Man Chi Chi Man praticamente invita ad eliminare i dj gay. Quest'ultimo, lo scorso giugno, al suo arrivo a Heathrow ha trovato ad attenderlo Scotland Yard e un divieto di cantare in Inghilterra qualsiasi testo omofobico. Poco importa che Back to basics, il suo ultimo successo, sia decisamente tranquillo e radio friendly. Inutili anche le sue scuse ufficiali.

Storia analoga per Elephant Man, atteso protagonista del Mobo: ad inchiodarlo ci sono i toni più che espliciti di una sua vecchia canzone, We nuh like gay (Non ci piacciono i gay), anche in questo caso inutilmente ripudiata. Vybz Cartel, che a settembre dovrebbe esibirsi alla Wembley Arena per il festival Reggae in the Park, inciterebbe invece ad uccidere gay e lesbiche nel brano Bedroom slaughteration.


La Bbc intanto fa sapere che non trasmetterà alcun testo omofobico, forte del fatto che le canzoni «nominate» non ne contengono. Non basterà a placare la rabbia di Outrage!
 
26/08/04 - Il Manifesto





postato da Diamocela | 14:58 | commenti


Cheney "tradisce" Bush "Gay liberi di sposarsi"  

Il vice-presidente avrebbe scelto un approccio morbido per conquistare gli omosessuali moderati, infastiditi dall´estremismo di Bush 
L´uscita del falco della Casa Bianca non stupisce troppo: da anni appoggia le scelte di Mary, sua figlia, che è lesbica
Ma molti si chiedono se sia il padre a parlare o il politico, in un´astuta divisione di compiti con il presidente

I gay sono una fetta importante dell´elettorato, su cui negli ultimi anni l´attenzione dei candidati si è concentrata con forza
 
DEVE essere stato difficile, per l´uomo, contraddire il politico che vive dentro lo stesso abito e la faccia, tesa e cupa anche più del solito, tradiva il conflitto. Ma è bello, anche se forse non del tutto vero, pensare che il padre abbia vinto il duello con il politicante e che sia stato l´affetto, e non l´opportunismo, il sentimento che ha spinto Dick Cheney.

Che sia stato un sentimento paterno a guidare il campione della destra pura e dura, il vicepresidente tutore di George W. Bush, a commuoversi e a dichiarare in pubblico il proprio «orgoglio» verso la figlia lesbica, Mary. E rinnegare così il proprio superiore e allievo, Bush, che vorrebbe proibire il matrimonio ai gay per assecondare il fanatismo degli elettori della destra di Dio.

La malizia e i trucchi delle campagne elettorali spingerebbero a pensare che Dick e George, quindi il tutore e il pupillo, abbiano fatto il solito gioco delle parti da "poliziotto buono" e "poliziotto cattivo" per imitare in due quello che John Kerry sa fare benissimo da solo, prendere due posizioni opposte sulla stessa questione e così far contenti - o scontenti - tutti. La lobby gay, che oggi non è più un monolito politico di sinistra, non è numericamente decisiva nelle elezioni ma è finanziariamente e culturalmente importante, e l´opposizione alla proposta di snaturare la costituzione per qualche vantaggio elettorale, aveva incollerito anche esponenti moderati e "pro Bush" come il commentatore Andrew Sullivan, arrivato a parlare di «colpo di Stato». Nella Washington ammorbata dalla faziosità di questa campagna presidenziale particolarmente tossica, il circuito del pettegolezzo indica nel cinico regista della propaganda, Karl Rove, il movente dell´uscita pubblica di Cheney, commosso dai sondaggi più che dal cuore di padre.

Ma in gioco c´è, questa volta, il rapporto tra padre e figlia, e Cheney, con la sua collezione di cinque infarti e il battito cardiaco regolato da un sofisticatissimo pacemaker per non andare fuori giri, comincia ad avere, a 63 anni, quella età nella quale i rimpianti contano più dei voti e si può credere che per una volta il politico e l´uomo si siano trovati sullo stesso ritmo. Il fatto che Mary Cheney, la figlia di 34 anni, fosse lesbica è noto da tempo, il suo outing non fa più scandalo, ed è comunque una gay dichiaratamente repubblicana, dunque almeno politicamente corretta secondo la nuova egemonia culturale.

Anche le perplessità famigliari sull´oltranzismo moralistico di «W» e sulla sua ingegneria costituzionale discriminatoria erano conosciute e sovente il «pillow talk», i sussurri sul cuscino tra mariti e mogli, pesano quanto i suggerimenti dei consiglieri politici. Lynne, la moglie di Cheney, aveva già detto in un´intervista alla Cnn di poche settimane or sono, che l´idea di snaturare la Costituzione, un documento costruito per dare diritti e non per toglierli, come proponeva Bush, non le piaceva e avrebbe preferito lasciare ai singoli 50 stati americani il compito di scriversi le proprie norme e leggi.

Ma le mogli, soprattutto nelle amministrazioni repubblicane che non tollerano i tipi alla Hillary Clinton, non governano e ben diverso è stato l´effetto sul pubblico delle stesse frasi quando a dirle è stato martedì quel Dick Cheney che tutti sanno essere il nocciolo duro ideologico nella polpa molle di questa Amministrazione. Ha contraddetto direttamente non soltanto Bush, il federalista divenuto centralista accanito per lisciare il pelo alla destra cristiana, ma addirittura ha sostenuto l´esatto opposto di quello che il suo partito, il repubblicano, in questi giorni sta freneticamente cercando di iscrivere nella piattaforma ideologia ufficiale per il Congresso, la Convention di New York la prossima settimana, appunto l´emendamento costituzionale anti-gay. E infatti dal ventre del moralismo integralista americano sono subito venute le voci di irritazione e di dissenso per questa sortita di un campione del conservatorismo come Cheney che si proclama «orgoglioso» di una figlia che tanti dei suoi elettori considererebbero come una depravata.

Se dunque tenerezza e cinismo, cuore di padre e cervello di politico, hanno coinciso per una volta nel leader della destra neoconservatrice e falchissima come Cheney, è giusto che il tanto destato "Darth Vader" (soprannome affibbiato dai pacifisti) abbia approfittato dell´occasione per compiere un gesto intelligentemente umano. Non ha certamente dato il proprio sigillo al matrimonio fra gay, che soltanto il sindaco di San Francisco e la corte suprema del Massachussets avevano autorizzato, prima di essere cassati entrambi, deludendo le 4 mila coppie californiane che avevano celebrato le nozze. Non si è arreso, apparentemente, alla lobby gay che aveva prodotto un sito Internet, www. dearmary. com, per mobilitare le lesbiche e scatenare una pioggia di lettere e di mail elettroniche su Mary Cheney per chiederle di prendere posizione contro il boss di suo padre.

Ha usato l´uscita di sicurezza più facile in questi casi, scaricando sugli Stati, e non sull´autorità federale della Costituzione e del Congresso, la responsabilità di decidere, anche qui come vuol fare John Kerry, pur se questo produrrebbe sicuramente una grottesca coperta patchwork di legislazioni diverse e in contraddizione fra di loro. E se i 30 milioni di importantissimi elettori delle «armate cristiane» fondamentaliste, senza le quali George Bush e il suo tutore tornerebbero a casa per direttissima il 2 novembre prossimo, sono oggi indignati per la concessione fatta da Cheney a quello che gli elettori timorati di Dio ancora chiamano «sodomia», ne usciranno turbati, pazienza.

È impensabile che i milioni di crociati di Ralph Reed, l´organizzatore della lobby biblica, e degli altri fanatici della Bibbia cambino campo e votino per il liberal (si traduce "comunista" in italiano) Kerry. Nella peggiore delle ipotesi, si asterranno o si chiuderanno il naso votando comune «W» e pensando a tutte le credenziali ultra-conservatrici che Dick Cheney ha saputo conquistarsi in decenni di militanza inflessibile con la destra, dagli anni di Nixon fino alla sua vigorosa e cruciale sponsorizzazione della guerra. E se proprio l´elettorato dovesse bocciarlo, potrebbe almeno rincasare guardando in faccia Mary e abbracciarla, orgoglioso di non avere, per una volta, venduto la propria dignità per un voto.

26/08/04 - La Repubblica - VITTORIO ZUCCONI





postato da Diamocela | 14:50 | commenti
 
       

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