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mercoledì, marzo 31, 2004


ASILO. LO STATUS DI ...  

ASILO. LO STATUS DI RIFUGIATO ANCHE PER ORIENTAMENTO SESSUALE

Bruxelles, 30 mar - I ministri dell'Interno dell'Unione europea hanno trovato l'accordo su una direttiva che fissa gli standard minimi per il riconoscimento dello status di rifugiato e di persona avente diritto a una protezione. La direttiva e' gia' finita nel mirino delle Ong e dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati che denunciano il rischio di violazioni del diritto internazionale e che vengano messe a repentaglio le vite dei rifugiati. La direttiva prevede che si offra protezione non solo a quanti abbiano lo status di rifugiati in base alla Convenzione di Ginevra del 1951, ma garantisce la cosiddetta protezione sussidiaria per altri gruppi di persone come le vittime di persecuzioni non di Stato o quanti in paria rischiano la tortura, la pena di morte o la persecuzione per sesso od orientamento sessuale. Secondo il presidente di turno, l'irlandese Michael McDowell, "si tratta di un elemento chiave nella costruzione di una politica comune del diritto d'asilo prevista al Consiglio europeo di Tampere". Questo provvedimento va ad aggiungersi ad altri gia' adottati in questo settore e porta un'armonizzazione che, sono le parole di McDowell, "aiutera' a ridurre i movimenti dei richiedenti asilo tra gli Stati membri e a costruire un clima di fiducia nel nostro sistema di diritto d'asilo".

"Molto soddisfatto" anche il commissario europeo responsabile della giustizia e degli interni, Antonio Vitorino. Vitorino ha parlato di "un primo passo verso una politica del diritto d'asilo europeo, che corrisponde alle aspettative del 90 per cento dei cittadini europei e rappresenta una prima risposta concreta dopo il Consiglio Europeo della scorsa settimana". Resta da sciogliere il nodo delle modalita' per esaminare le richieste che sara' sciolto solo nella prossima riunione dei ministri dell'Interno prevista per aprile.

31/03/2004 - AGI (da http://www.arcigaymilano.org/stampa )

postato da Diamocela | 16:42 | commenti


martedì, marzo 30, 2004


26 mar 03:20 Spagna:...  
26 mar 03:20 Spagna: transessuale rimarra' in Marina, ma come donna
MADRID - Potra' restare in Marina, ma come donna. Questa la decisione dopo una perizia medica che ha stabilito come la condizione di un transessuale spagnolo non costituisca impedimento al regolare svolgimento dei suoi doveri. L'episodio e' accaduto nella base navale di Rota, nel sud. Il marinaio Jose' Antonio Gordo Pantoja presta servizio da nove anni. (Agr)
(
http://www.corriere.it/ corriere della sera online)

postato da Diamocela | 20:26 | commenti


ANSA: (ANSA)-LONDRA,...  
ANSA: (ANSA)-LONDRA, 21 MAR - Una studentessa ha messo all'asta su Internet la sua verginita' e un uomo ha sborsato 12 mila euro per il privilegio di essere il primo. Rosie Reid, 18 anni, londinese, ha ricevuto oltre duemila risposte all'annuncio, e il miglior offerente e' risultato un ingegnere della British Telecom. Ma l'esperienza e' stata 'orribile', come lei stessa racconta al 'News of the World'. Una volta consumato il sesso -dice Rosie, che si dichiara lesbica- lui si e' addormentato e avrei voluto andarmene.
postato da Diamocela | 20:26 | commenti


BATTAGLIA DECISIVA A...  

BATTAGLIA DECISIVA ALL’ONU PER I DIRITTI DEI GAY

A Ginevra, nella sessantesima Commissione per i diritti umani, braccio di ferro sulla risoluzione relativa all’orientamento sessuale
Mentre la questione dei matrimoni gay sta pesando non poco sulla campagna elettorale americana, fino al 23 aprile il diritto a non subire violenze sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere sarà argomento di discussione anche in sede Onu. Un argomento che getta luce sullo scenario internazionale, palesando la posizione degli stati a favore e contrari. Si è aperta il 15 marzo a Ginevra la sessantesima sessione della Commissione Onu per i diritti umani. Sapete come si era chiusa un anno fa la precedente? Gli stati avevano deciso, dopo un iter sofferto, di rinviare la votazione su una risoluzione (vedi scheda) proposta dal Brasile e tesa a focalizzare l’attenzione sulle violazioni ai danni dei gay. Per evitare il rinvio dell’unico argomento in agenda che non era stato trattato i paesi favorevoli avevano tentato ogni mezzo, anche avanzando la richiesta, fatta dal Canada, di prolungare la sessione di due giorni. Nulla da fare. La Presidenza aveva suggerito il rinvio e la proposta era stata votata e approvata per prima, per ordine di presentazione, senza che venisse preso in considerazione il prolungamento della sessione. A presiedere era la Libia, già criticata perché poco adatta a coordinare un confronto sui diritti umani. Questo succedeva alla fine di un animatissimo dibattito nel corso del quale Arabia Saudita, Egitto, Libia, Pakistan e Malesia erano arrivati a proporre di eliminare le parole «orientamento sessuale» dal testo della risoluzione, con ciò vanificandola. Eppure la situazione è della massima urgenza. «In oltre 80 Paesi nel mondo omosessuali, lesbiche e trans sono torturati e perseguitati, in alcuni casi legalmente condannati a morte per questioni di orientamento sessuale e di identità di genere, e infinite denunce di gravissime violazioni sono state fatte nel corso degli anni a livello internazionale» ricorda Maria Gigliola Toniollo dei Nuovi Diritti Cgil. In appoggio alla risoluzione, L’Associazione Gay Lesbica Internazionale (Ilga) ha lanciato una petizione che si può firmare collegandosi al sito:
http://www.brazilianresolution.com/

DIRITTI VIOLATI

Ma che cosa potrebbe cambiare se quest’anno dovesse passare la risoluzione? «Nonostante le norme esistenti, i diritti umani delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans (Glbt) sono molto spesso violati, ignorati o negati. Basta leggere il recente rapporto pubblicato da Human Rights Watch sulla persecuzione dei gay in Egitto per rendersene conto – dichiara Stefano Fabeni, esperto in normative comparate e fondatore del Cersgosig - . La risoluzione darebbe un chiaro segnale di indirizzo alla comunità internazionale e agli organismi dell'Onu, ratificherebbe che le violazioni dei diritti umani delle persone Glbt devono essere sradicate. Indicherebbe con chiarezza che la comunita' internazionale non accetta più come una sorta di "stato di fatto" l’offesa alla dignità di tali persone». In Egitto sono stati documentati persecuzioni, arresti e torture ai danni di oltre 250 individui in due anni. Ma perché fare una risoluzione ad hoc? Si potrebbe osservare che le persone Glbt, in quanto persone, sono già tutelate dai trattati internazionali sui diritti umani. E infatti non si tratta di nuovi diritti, bensì di diritti sui quali grazie a un pronunciamento mirato deve scattare la massima allerta, proprio perché da alcuni paesi vengono violati. Sul piano concettuale e su quello delle politiche internazionali la differenza è molto rilevante: il diritto a non essere perseguitati sulla base dell’orientamento sessuale è contenuto nel principio più generale secondo il quale non si deve esercitare violenza su nessun essere umano, ma l’esplicitazione diventa oltremodo necessaria nella misura in cui molte persecuzioni vengono fatte proprio sulla base dell’omosessualità. Se si lascia implicito il diritto, si rischia di mantenere il silenzio su una tragedia e di non attuare a sufficienza specifici programmi di intervento. Esplicitandolo, si dà un segnale inequivocabile e si indirizza l’azione politica. Diversi organismi ed esperti sono già al lavoro, ma un pronunciamento della Commissione, che rappresenta 53 stati, avrebbe un peso politico considerevole. «Con la risoluzione votata dalla Commissione le violazioni ai danni dei gay e delle lesbiche possono essere effettivamente monitorate e la comunità internazionale può intervenire – aggiunge Fabeni -. Si creano le giuste premesse per un’azione di contrasto. Non a caso chi si oppone penalizza l’omosessualità. Contrari alla risoluzione sono i paesi dell'Organizzazione dei paesi islamici e alcuni paesi africani. Il Vaticano, che ha status di osservatore permanente presso la Commissione, si oppone». Ma qual è il compito della Commissione Onu per i diritti umani? Presieduta la prima volta da Eleonore Roosevelt, ha avuto un ruolo fondamentale nella elaborazione del «Patto internazionale sui diritti civili e politici» e del «Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali» (i due trattati fondamentali in materia di diritti umani). A partire dalle violazioni avvenute con l’apartheid in Sudafrica e con le dittature sudamericane, ha iniziato anche a svolgere la funzione di osservatorio. Attraverso le sue risoluzioni, negli ultimi anni, ha sviluppato un sistema di monitoraggio mediante la nomina di esperti che si occupano di specifiche tematiche, gli «special rapporteur». Insomma, a risoluzione approvata, l’attività dei paesi ove si violano i diritti delle persone Glbt sarebbe oggetto di sistematica denuncia.

LE NOVITA’

Nel corso di una recente riunione tra le Organizzazioni non governative e Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, per fare il punto sulle questioni che affronterà la delegazione italiana, Gigliola Toniollo del Settore Nuovi diritti Cgil ha chiesto l’impegno su ulteriori passi avanti: «E’ necessario un appoggio attivo che prevede eventuali azioni di convincimento dei Paesi determinati all'astensione, la capacità di respingere possibili emendamenti peggiorativi del testo, il sostegno all'inserimento fra i diritti da tutelare dell'identità di genere, non presente nell'ultima stesura del documento». La Boniver ha assicurato l’appoggio, anche se una lettera dello stesso tenore inviata dal Settore Nuovi diritti Cgil al ministro Frattini attende ancora una risposta. Toniollo ha introdotto la questione dell’identità di genere rifacendosi a «un importante documento redatto da un gruppo di Ong internazionali per i diritti umani» e anche sulla scorta della posizione assunta dal Parlamento Europeo. Il 27 gennaio scorso la commissione Affari esteri del Parlamento europeo ha adottato una risoluzione su «Diritti, priorità e raccomandazioni dell'Unione europea» in vista della 60esima sessione della Commissione Onu sui Diritti Umani. Su proposta di due deputati radicali della Lista Bonino, il Parlamento Europeo si è impegnato a giocare un ruolo più attivo in ambito Onu e a sostenere la risoluzione anche in merito ai diritti delle persone trans. Il provvedimento è passato, registrando l’opposizione di alcuni deputati legati all’attuale coalizione governativa italiana. Per l’Europa non è una novità il richiamo ai diritti delle persone trans, di qui la sottolineatura al nostro governo: «Non vi é motivo valido per l'Italia, così come per i Paesi che fanno parte del Consiglio d'Europa, per non invocare la protezione dei diritti umani delle persone transessuali e transgender. Sarebbe onorare gli impegni che derivano dall'appartenenza all'Unione Europea ed al Consiglio d'Europa», ha concluso Toniollo.

Il CONSIGLIO D’EUROPA

L’ultimo passo per rafforzare la risoluzione è stato compiuto pochi giorni fa e proprio in seno al Consiglio d’Europa. Peter Schieder, presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, ha inviato agli stati membri un appello. «Sin dal 1981 all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa è stata affidata la lotta contro la discriminazione relativa all’orientamento sessuale e all’identità di genere. A quel tempo quando molti paesi europei avevano ancora, all’interno del loro sistema legale, norme penali criminalizzanti l’omossessualità, l’Assemblea è stato il primo corpo istituzionale internazionale che ha supportato con forza il rispetto dei diritti fondamentali degli omosessuali». Sono passati 23 anni e bisogna tenere alti i valori che Schieder considera prioritari: «Ho fatto della lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere una priorità mia propria dal primo giorno della mia Presidenza dell’Assemblea del Consiglio d’Europa. Sostengo con forza la risoluzione “Orientamento sessuale e diritti umani”… Invito tutti i governi degli stati membri del Consiglio d’Europa a supportare la risoluzione senza riserve a ogni stadio della discussione … Non ci può essere giustizia, libertà e democrazia se la comunità internazionale non è in grado di difendere e rispettare la dignità umana di ogni singolo individuo senza differenziazioni sul piano dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere». La Commissione conclude i suoi lavori a Ginevra il 23 aprile: riusciranno i «nostri eroi» a convincere i paesi che lo scorso anno, quando si votò il rinvio della votazione, preferirono astenersi? Del numero facevano parte gli Stati Uniti.

23/03/2004 - L'Unità - Delia Vaccarello




postato da Diamocela | 20:21 | commenti
 
       

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