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giovedì, aprile 28, 2005


Svezia, ristorante multato per aver cacciato coppia lesbica  

STOCCOLMA (Reuters) - Una coppia lesbica svedese, che era stata cacciata da un ristorante di Stoccolma nel 2003 perchè si era baciata, ha vinto ieri in appello la causa contro il ristoratore accusato di discriminazione sessuale.

La Corte d'Appello di Stoccolma ha inflitto al proprietario del ristorante Aziz Cakir una multa di 50.000 corone (7.100 dollari) per danni più i costi legali sostenuti dall'organizzazione svedese contro la discriminazione sessuale, HomO, che ha portato avanti la causa.


Cakir chiese a Anna Fernstrom e Susanne Gustafsson di lasciare il suo ristorante dopo che le due donne si erano baciate e ha quindi detto alla polizia di non permette a nessuno di comportarsi in quel modo, a prescindere dall'orientamento sessuale.


La corte distrettuale di Stoccolma lo aveva scagionato dall'accusa di discriminazione, un capo d'imputazione che può portare a un anno di carcere, nel primo test della legge svedese contro la discriminazione sessuale nella fornitura di beni e servizi.


Ma il direttore di HomO director Hans Ytterberg ha spiegato che la corte di appello ha decretato che il ristorante non è riuscito a provare che "queste due ragazze si sono comportate in modo che fosse giustificato il fatto di dire loro di smetterla e di lasciare il posto" .


"La corte di appello ha chiarito che la discriminazione nel campo degli orientamenti sessuali è una seria violazione dei diritti della persona e può costare caro", ha detto a Reuters.

 
27/04/2005 - Agenzia Reuters

postato da Diamocela | 16:01 | commenti (1)


Raschiamo il fondo...  

LETTERE

Caro direttore, a pochi giorni dall'elezione del nuovo Pontefice, ecco che la Spagna di Zapatero se ne esce con la trovata del secolo: "Sì ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie gay". Non bastava il gay pride, ora dobbiamo subirci pure questa. In un mondo sottosopra, decadente, privo di ideali, di morale, di disciplina, dove non si distingue più il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato e soprattutto i ruoli ben distinti e fatti per compensarsi dell'uomo e della donna, non poteva non accadere. E allora dai! Diventiamo tutti gay! Questo è il prodotto di 60 anni di "libertà", dove tutto è lecito e consentito tranne che seguire l'ordine naturale delle cose. In un regime democratico, dove tutti reclamano "diritti" e ben pochi si ricordano i loro "doveri", accadono ahimè abominii come questi e se ti dichiari "contro" subito ti tacciano di bigottismo e di razzismo. Mi chiedo se Zapatero abbia pensato minimamente alle conseguenze che tale scelta avrà sui bimbi che vengono adottati e cresceranno in una famiglia con due papà o due mamme. Quando andranno a scuola, diverranno lo zimbello preferito degli alunni, con le gravissime ripercussioni psicologiche che ne conseguiranno. Ne usciranno bambini psicotici, turbati, disagiati, magari sedati a suon di ritalin. La dignità del bambino, non viene minimamente presa in considerazione, scordandosi che egli ha il diritto di crescere con entrambe le figure, maschile e femminile. Non basta "l'amore" (come dicono loro) per crescere una creatura. Esiste un ordine biologico nel mondo che va rispettato. Stiamo decisamente raschiando il fondo. Sessant'anni di libertà, cominciano a farsi sentire. Maurizia Brunelli 

27/04/2005 - Brescia Oggi

postato da Diamocela | 16:00 | commenti (1)


Nozze gay, obiettori i sindaci del Pp spagnolo  

Alcuni primi cittadini accolgono l’appello del Vaticano. Ma il ministro della Giustizia avverte: i pubblici ufficiali sono tenuti a rispettare la legge 

MADRID Diversi sindaci conservatori spagnoli hanno minacciato di non applicare la legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il provvedimento, voluto dal governo socialista di Josè Luis Rodriguez Zapatero, è stato approvato la settimana scorsa dalla Camera ed entrerà in vigore una volta che avrà ottenuto anche il via libera del Senato.

Contro la normativa si è scagliato il Vaticano che ha chiesto ai funzionari pubblici di non applicarla. L'appello all'obiezione di coscienza sembra aver fatto alcuni proseliti. «Anche se la legge mi consente di sposare omosessuali, non eserciterò questa autorità e non lo delegherò a nessun consigliere dell’amministrazione comunale», ha chiarito Javier Leon de la Riva, sindaco di Valladolid, in un'intervista al quotidiano «La Razon». «Non ho nessun problema riguardo al fatto che queste coppie abbiano gli stessi diritti degli altri cittadini», ha proseguito, «ma non mi sembra giusto che la loro unione sia chiamata matrimonio». Secondo il giornale, sulla stessa linea di Riva sono anche i primi cittadini di altre grandi città della provincia della Castiglia-Leon come Avila e Leon.

Il ministro della Giustizia spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar ha però ricordato subito che sia ai sindaci che ai funzionari pubblici non è consentito di boicottare una legge approvata dal Parlamento. La norma, ha ricordato a Punto Radio, riguarda diritti e doveri civili, e «non ha niente a che fare con la religione o un sacramento». «Il fatto di applicare questa legge non condiziona la libertà di coscienza o la libertà religiosa, perchè in Spagna il matrimonio secondo i sacramenti è salvaguardato», ha detto il ministro. Comunque il governo spagnolo non ha ancora chiarito quali misure adotterà contro i sindaci obiettori.

La posizione del sindaco di Valladolid è condivisa dal vicesindaco di Valencia, Miquel Dominguez. Nonostante sia esponente del partito popolare, il primo cittadino di Madrid, Alberto Ruiz Gallardon, si è invece più volte detto disponibile a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. La sua però è una voce isolata nel Pp. A quanto riferisce il quotidiano «El Mundo» nel suo sito internet, stanno creando non poche polemiche in Spagna le dichiarazioni del sindaco popolare di Pontos, vicino a Barcellona. Lluis Fernando Caldentey non solo si è scagliato contro le unioni tra gay, che considera «immorali», ma ha anche definito gli omosessuali «persone tarate che nascono con una deformazione fisica o psichica».

Il segretario generale del Pp, Angel Acebes, non ha fatto commenti sulla decisione di questi sindaci e si è limitato a dire che la posizione del partito «è stata una netta opposizione al matrimonio omosessuale».

Il portavoce del partito socialista Alfredo Perez Rubalcaba ha reagito con durezza. Le posizioni espresse dai sindaci popolari sono «reazionarie», ha detto nel sollecitare il leader dell'opposizione Mariano Rajoy a «non chiudere gli occhi» quando i suoi colleghi di partito affermano «che non obbediranno alla legge». Perez Rubalcada, poi, ha chiesto al Pp di prendere provvedimenti nei confronti di Caldentey.

Il sindaco di Pontons è stato criticato però anche dal vicesegretario dei popolari in Catalogna, Francesc Vendrell, che ha definito «più che deplorevole» l'uscita contro i gay.

Il governo socialista ha ripetutamente mandato su tutte le furie la chiesa cattolica nel suo primo anno di potere, anche per avere allentato le restrizioni all'aborto, reso più facile il divorzio e permesso la ricerca sulle cellule staminali. I sondaggi mostrano però che la maggioranza degli spagnoli sostiene il matrimonio gay e le altri leggi in materia di diritti civili adottate dal governo socialista anche se queste hanno trovato una dura opposizione nella chiesa e nei politici conservatori all'opposizione.

27/04/2005 - L'Unità

postato da Diamocela | 15:57 | commenti


Per le coppie gay in Gb arriva la «civil partnership»  

Dal 5 dicembre prossimo sarà in vigore la legge che regola le unioni omosessuali. Ed Elton John si prenota 
L'ultimo ostacolo è quello del cinque dicembre prossimo. Dopo di che anche in Gran Bretagna le coppie omosessuali avranno diritto se non a celebrare un vero e proprio matrimonio, almeno a vedere equiparati alle coppie eterosessuali alcuni diritti come quelli economici e legali. Il cinque dicembre la nuova proposta di legge, civil partnership, cioè quella che regola le unioni civili, affronterà l'ultimo scoglio, l'esame alla camera dei Lords, prima di diventare esecutiva. Nei fatti le coppie omosessuali potranno registrare la loro unione in una cerimonia simile a quella dei matrimoni civili. La registrazione consentirà anche alle coppie omosessuali di godere di alcuni diritti relativi alle pensioni, alle proprietà, alla sicurezza, la casa, il lavoro. In pratica la nuova legge sulle unioni civili consentirà per esempio ad uno dei due partner di beneficiare della pensione in caso di morte dell'altro. Ma eliminerà anche la tassa sull'eredità, che i partner omosessuali attualmente sono costretti a pagare. La formula della registrazione sarà consentita soltanto alle coppie omosessuali, non sarà cioè possibile utilizzarla dalle coppie eterosessuali come alternativa al matrimonio civile. Anche la registrazione potrà essere dissolta, attraverso un atto simile al divorzio. Il primo ad annunciare, in una lunga intervista al Daily Mirror, di non vedere l'ora di godere di questa nuova legge è stato il cantante Elton John. Il matrimonio con il suo partner da undici anni, David Furnish, è stato fissato per dicembre. In realtà probabilmente la coppia dovrà aspettare gennaio, perché la nuova legge entrerà in vigore soltanto nel 2006. Per sancire la loro unione, il cantante e il suo fidanzato hanno scelto l'ufficio del registro di Windsor, lo stesso dove si sono appena sposati civilmente Carlo d'Inghilterra e Camilla Parker Bowles.

In realtà Elton John probabilmente non sarà il primo ad usufruire della nuova legge. Tre coppie infatti hanno già prenotato il loro matrimonio a Brighton, che sarà la prima città a celebrare il nuovo rito. L'ufficio del registro della cittadina balneare ha infatti annunciato a marzo che un minuto dopo il 21 dicembre (cioè non appena passati i quindici giorni di attesa necessari per l'entrata in vigore della legge) celebreranno le prime unioni. Come per i matrimoni civili, anche per le unioni omosessuali basteranno un documento di identità e due testimoni per la cerimonia.


Il 2005 in Gran Bretagna si è aperto all'insegna di grandi discussioni sulle coppie omosessuali e sull'omosessualità in genere. Ha fatto scalpore infatti la dichiarazione della chiesa episcopale scozzese che l'omosessualità non comporta un impedimento per chi decide di diventare prete. Il collegio dei vescovi ha pubblicato una dichiarazione sul suo sito internet per rispondere a chi occasionalmente chiedeva di il permesso di poter benedire le coppie dello stesso sesso. I vescovi hanno colto l'occasione per affermare che la chiesa scozzese «non ha mai ritenuto che una persona impegnata in una relazione con un'altra dello stesso sesso non possa prendere i voti».


La posizione della chiesa scozzese è in aperto contrasto con quella della Chiesa d'Inghilterra che ha stabilito che soltanto omosessuali non impegnati in una relazione con persona dello stesso sesso possono essere nominati ministri. In altre parole per la Church of England l'omosessualità non deve essere "attiva". Perché, ha sostenuto un portavoce, «il clero deve essere un modello o un esempio del comportamento di Cristo. Data l'attuale significato di omosessualità attiva - ha aggiunto - essa non è ritenuta un comportamento accettabile per uomini del clero».
 
26/04/2005 - Il Manifesto - ORSOLA CASAGRANDE

postato da Diamocela | 15:51 | commenti


Nuova Zelanda: al via le unioni civili tra omosessuali  

Al momento circa 600 coppie hanno presentato domanda, ma i gay non sembrano avere fretta di approfittare della nuova legge 
Entra oggi in vigore la legge che permette le unioni civili in Nuova Zelanda, anche fra persone dello stesso sesso. Al momento circa 600 coppie hanno presentato domanda, ma gli omosessuali non sembrano avere fretta di approfittare della nuova legge. I primi a stringere un'unione civile saranno infatti un uomo e una donna, come ha notato Tim Barnett, l'esponente politico gay che è stato fra i più decisi sostenitori della legge. Intervistato dal quotidiano New Zeland Herald, Barnett si è detto stupito che i gay non stiano accorrendo per chiedere la licenza per le unioni civili, dopo essersi battuti per anni a questo scopo. "Non ve ne sono molti per le prime due settimane"- ha detto- "ne sono sorpreso, ma la gente è consapevole che ormai questa è la legge e non c'è motivo di aver fretta".

da Vita.it

postato da Diamocela | 15:48 | commenti


Incubi padani  

«C'è sempre qualche politico a sinistra che mette sullo stesso livello le coppie di sesso diverso e le coppie omosessuali. È a questa sinistra che vogliamo dare il timone del Paese? Davvero i padani e gli italiani tutti vogliono scardinare l'ordine delle cose?» (...) «Con il modello di famiglia che certa sinistra ha in mente (un figlio e due papà o due mamme a seconda della sfiga che gli capita...) è già tanto se parleremo ancora di famiglia tradizionale: con un papà che è papà e una mamma che è la mamma».

Dall'editoriale del direttore de la Padania Gianluigi Paragone pubblicato sotto la foto, a tutta pagina, del 24 aprile

26/04/2005 - L'Unità

postato da Diamocela | 15:44 | commenti


PRODI APRE ALLE COPPIE GAY E LESBICHE  

ARCIGAY: PRONTI A UN INCONTRO ALLA FABBRICA DEL PROGRAMMA 
“Accettiamo volentieri l’invito di Romano Prodi alla Fabbrica del Programma per discutere di una legge sul riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche che porti anche l’Italia fra i moderni Stati europei”.

 

É questa la prima risposta del presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice alle dichiarazioni apparse oggi sul Corriere della Sera in cui - per la prima volta - il leader dell’Unione si dice d’accordo ad un riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto anche omosessuali.

 


“In Italia – precisa Lo Giudice - non abbiamo proposto l’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali ma una responsabile mediazione: un modello, quello di un istituto giuridico distinto e differente, oggi applicato in undici paesi europei. Chiediamo che alle coppie dello stesso sesso venga riconosciuto un preciso status giuridico da cui discendano quei diritti e doveri reciproci che lo stesso Prodi ha indicato come “interventi concreti” da attivare: reciproca assistenza sanitaria, misure in campo fiscale e successorio.

 


“Le parole di Prodi - conclude il presidente di Arcigay - mostrano che la ricerca di soluzioni concrete ai problemi reali delle persone può essere perseguita senza contrapposizioni ideologiche, parlando in modo chiaro il linguaggio di un riformismo moderno”.

 

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Background

 


Sono 13 gli stati europei che riconoscono già, in forme diverse, le unioni dello stesso sesso.


Danimarca, Norvegia, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Ungheria, Francia, Gran Bretagna, Germania, Islanda, Portogallo hanno fatto ricorso ad istituti differenti dal matrimonio.


L’Olanda,il Belgio e la Spagna , invece, hanno esteso il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso.


Le organizzazioni gay e lesbiche italiane chiedono che di adotti il modello francese del Patto Civile di Solidarietà (Pacs), oggetto di diverse proposte di legge già in discussione in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

 


30 coppie di fatto – omosessuali ed eterosessuali - si uniranno simbolicamente in un Patto Civile di Solidarietà, presso la Sala del Carroccio al Campidoglio, a Roma, in occasione del “Pacs Day” promosso da Arcigay e Arcilesbica. il prossimo 21 maggio.


Il 4 giugno a Milano avrà luogo il Gay Pride nazionale dal titolo “PACS! Patti chiari, amicizia lunga”.


Ufficio stampa Arcigay:
Luigi Valeri

25/04/2005 - Comunicato Stampa Arcigay

postato da Diamocela | 15:38 | commenti


Finti gay per non tornare in Africa  
«Sono omosessuale, non fatemi tornare nel mio paese. Rischio il carcere e la tortura». Escamotage di molti immigrati: così si evita il rimpatrio. 
«Sono omosessuale, non fatemi tornare nel mio paese. Rischio il carcere e la tortura». Una frase pronunciata sempre più frequentemente nelle aule del palazzo di giustizia. È la rivelazione di chi, immigrato clandestino, confessa davanti al giudice le proprie preferenze sessuali pur di evitare il rimpatrio. Un fenomeno esploso soprattutto negli ultimi mesi: da quando le aule delle direttissime si riempiono giornalmente di stranieri fermati in città e ritenuti non in regola. Marocchini, romeni, albanesi. Senegalesi, per la gran parte. Quasi tutti di fede musulmana, tutti vittime della legge sull'immigrazione clandestina: la Bossi-Fini. Col permesso di soggiorno scaduto oppure già colpiti da decreto di espulsione prefettizio e invece trovati ancora in circolazione. Eppure, nonostante la legge parli chiaro, pochissimi vengono mandati via: arrestati la sera, vengono scarcerati la mattina seguente. La norma, almeno in apparenza, è puntualmente disattesa dai giudici. In realtà le cose non stanno proprio così. Gli immigrati arrivano all'assoluzione sfruttando una possibilità: quella del giustificato motivo. «Per la legge l'arresto e la conseguente espulsione sono obbligatori, è vero», afferma l'avvocato Luigi Porcella, legale di fiducia di tantissimi immigrati: «Ma la stessa norma, parlando di questo giustificato motivo, dà al giudice la possibilità di decidere quasi sempre per l'assoluzione. Infatti spesso gli immigrati non sono in grado di comprendere il decreto di espulsione o sono impossibilitati a eseguire il provvedimento: magari non hanno soldi». Oppure - ed ecco la nuova trovata - molti confessano la loro omosessualità. Si potrebbe dire: fatta la legge, trovato l'inganno. Ma le punizioni cui va incontro un gay nel proprio paese di origine evidentemente sono ritenute un ottimo motivo per evitare l'espulsione. È notizia dello scorso 5 aprile, del resto, la punizione inflitta in Arabia Saudita a quattro uomini gay: due anni di reclusione e 200 frustate. «Anche in Senegal esiste una normativa severissima da questo punto di vista», afferma Porcella «e allora i magistrati preferiscono essere clementi». Il punto è che in Italia si può entrare solo con un visto regolare. «E quando questo scade si diventa irregolari», dice N'Diae, rappresentante della comunità senegalese (la più numerosa in città): «Servirebbe un'altra sanatoria, l'ultima è del 2004. Oggi in tutto il Paese saranno circa 700 mila gli irregolari». Per poter stare sul territorio nazionale è necessario avere un'occupazione. Ma anche in questo caso il datore di lavoro che volesse assumere un immigrato deve tener conto delle quote di ingresso annuali. «Nel 2005 sono previsti 79 mila ingressi», afferma N'Diae. Forse con questi controlli più stretti «il Ministero vuole dare l'immagine di uno Stato efficiente», polemizza Luigi Porcella: «In qualunque caso questa situazione è stata creata da una legge meramente punitiva e al limite della costituzionalità: non c'è garanzia nei confronti di chi non è cittadino italiano. I pochissimi che vengono condannati magari non riescono a spiegare di non avere soldi o non capiscono l'italiano». Sta di fatto che «le forze dell'ordine non fanno altro che applicare la legge», afferma N'Diae. Allora, forse, la soluzione sarebbe approvare «una normativa che applichi criteri più logici», suggerisce Porcella. Andrea Manunza
 
24/04/2005 - L'Unione Sarda
postato da Diamocela | 15:35 | commenti


A FAVORE E CONTRO  

A FAVORE


Pedro Zerolo, consigliere comunale a Madrid e membro del direttivo Psoe


"Io, bandiera di una battaglia oggi sono libero di sposarmi"


nozze d´amore Farò questo passo per militanza ma soprattutto per amore, dopo anni di convivenza - uguaglianza Non si tratta di togliere diritti a qualcuno, ma di estendere quei diritti a tutti


MADRID - «Il problema non è essere omosessuale, è essere omofobo. Il problema non è essere uomo o donna, ma essere machista. Non è essere bianco o nero, ma razzista». Pedro Zerolo sorride ed esulta. Perché dopo anni di battaglie «è il momento di far festa: per il trionfo dell´uguaglianza, per il riconoscimento della nostra dignità». Una gioia incontenibile, forse anche più di quella che lo colse di sorpresa il 3 luglio scorso. Era in mezzo a una folla di un milione di persone che manifestavano a Madrid nella giornata del gay pride quando squillò il cellulare: José Luis Rodríguez Zapatero aveva deciso di inserirlo nell´esecutivo del Psoe. Era il primo omosessuale dichiarato a entrare nell´organo di governo del partito.

Venezuelano di nascita, avvocato, poeta per vocazione, consigliere comunale a Madrid dopo essere stato per anni bandiera del movimento gay spagnolo, a 43 anni Zerolo si prepara a un altro grande passo.

Dicono che sarà uno dei primi a sposarsi. E´ vero?

«Mi sposo. Per militanza e per amore. Per militanza presentai i documenti, quando la legge era ancora di là da venire. Per amore perché è l´unico vero motivo per cui sento di dovermi sposare. Perché con il mio compagno, Jesús, dopo anni di convivenza non abbiamo smesso di stare nell´ambito della poesia. Quando si passa dalla poesia alla prosa, è l´ora di lasciar perdere».

Questa legge suscita non poche polemiche. C´è chi dice che il governo ha deciso di impegnarsi per qualcosa che interessa solo lo 0,1 per cento della popolazione.

«La libertà e l´uguaglianza non si possono misurare in percentuale. E poi qui stiamo parlando del rispetto di un impegno elettorale, di una decisione che gode dell´appoggio della grande maggioranza dei cittadini e del sostegno di quasi tutti i partiti».

Prima d´ora, nel mondo, solo Belgio e Olanda. Perché la Spagna?

«Ci siamo arrivati nel modo migliore, convincendo la gente. Con l´impegno della sinistra, che è trasformatore e rivoluzionario quando vuole esserlo».

Esistono altri governi di sinistra in Europa e nel mondo. Eppure l´argomento sembra fuori da qualsiasi prospettiva imminente.

«Ci si deve liberare della paura e dell´ignoranza. Quando la sinistra è timorata e indecisa, la destra appare come se fosse di centro. Quando la sinistra fa valere le sue idee la destra appare per quello che è, cioè aggressiva».

Quanto conta il "fattore Zapatero"?

«È stato un appoggio importante per il cambiamento. Perché è un presidente che difende una società dove ci sia posto per tutti e tutte».

Dicono che volete distruggere la famiglia.

«Assurdità. Il fatto di riconoscere i diritti di una minoranza non significa negare quelli di cui gode la maggioranza».

(a.o.)

 

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CONTRARIO

Parla José Gabaldón, presidente del Foro spagnolo della famiglia


"La società non è stata sentita ha vinto una minoranza"


lo scopo Dicendo che non serve a conservare la specie si altera la natura del matrimonio - il futuro Oggi le nozze omosessuali, domani potremmo arrivare alla poligamia


MADRID - «Ci opporremo fino in fondo. Vogliono modificare il concetto costituzionale e giuridico del matrimonio. E questo è inaccettabile». José Gabaldón è presidente del Foro spagnolo della famiglia, promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare «in difesa del matrimonio e della famiglia», ovvero contro le nozze gay. Attraverso una pagina web, «noesigual. com» («non è uguale», appunto per rimarcare la differenza tra una coppia omosessuale e una etero), ha raccolto in pochi mesi mezzo milione di firme, e tre giorni fa le ha presentate alla giunta elettorale centrale.

La Camera ha già dato il suo «sì» alla nuova legge, con un´ampia maggioranza. La vostra iniziativa è stata tardiva?

«Non si tratta tanto di riuscire a impedire questa riforma voluta dal governo. Vogliamo soprattutto dimostrare che esiste una forte posizione contraria. Vogliamo sottolineare che si è deciso in fretta, senza un dibattito scientifico, senza ascoltare tutte le voci all´interno della società».

Perché vi opponete ai matrimoni gay?

«È soprattutto una questione giuridica. Il matrimonio è un´istituzione costituita dall´unione di amore tra un uomo e una donna. Ora il governo vuole alterarne la natura dicendo che è solo l´unione tra due persone, quindi che non serve per la conservazione della specie».

Ma il governo insiste sull´uguaglianza, che è, anch´esso, uno dei principi fondamentali della Costituzione.

«L´uguaglianza esiste già. A nessuno è negato il diritto di sposarsi. Anche gli omosessuali possono farlo».

In che senso?

«Al momento di sposarsi, a nessuno viene chiesto se è gay o etero».

Quindi l´uguaglianza sta nel fatto che anche un omosessuale si può sposare con una donna, come un etero...

«Certo. Del resto la libertà non significa che tutti possono fare tutto. Il matrimonio non permette altra cosa che non sia l´unione tra un uomo e una donna. E poi gli omosessuali sono solo una piccola minoranza».

Pensate che questa riforma costituisca un pericolo per la famiglia tradizionale?

«Qui si stanno cambiando le basi dell´unione tra due persone. Oggi si riconoscono i matrimoni omosessuali, domani non sappiamo cosa potrà accadere. Una volta che si attaccano i principi fondamentali, che si cambia la natura essenziale, potremmo magari arrivare al riconoscimento della poligamia. O, perché no, all´unione tra una madre e un figlio».

Non crede che questa legge sia stata voluta dai gay per vedersi garantiti gli stessi diritti degli eterosessuali sposati (pensione, eredità, eccetera)?

«Ci sono altri modi per riconoscere questi diritti. Per l´eredità, ad esempio, sono sufficienti le volontà testamentarie».

23/04/2005 - La Repubblica

postato da Diamocela | 15:26 | commenti


«Ci hanno separate a forza»  

Questa non è una storia di speranza. La speranza se l’è portata via una parola scritta su una cartella clinica: «Cancro al colon». La diagnosi che ha spezzato futuri e sogni di Cinzia (la chiameremo così), una donna di 42 anni che, dopo un matrimonio travagliato, aveva finalmente trovato la sua strada sentimentale accanto a Lidia, sei anni più giovane. Tutte e due lavorano come interpreti e proprio ad un convegno, all’estero, si sono incontrate otto anni fa. «Cinzia si era sposata giovanissima con un coetaneo, un uomo dal carattere chiuso e molto forte», racconta adesso Lidia che vive insieme con una figlia di otto anni e che solo saltuariamente («grazie a qualche infermiera o a qualche amico») riesce a vedere la sua compagna che da mesi ormai vive dentro e fuori la clinica.
«Fino alla malattia tutto andava bene. O quasi. Certo, i genitori di Cinzia erano contrari al nostro legame e pensavano che la frattura nel matrimonio della figlia fosse colpa mia». Lidia parla mordendosi le unghie, abbassando il tono e gli occhi, una stanchezza del cuore che la corrode da quando le hanno impedito di vedere Cinzia. «In realtà, io e Cinzia ci siamo conosciute in un gruppo in terapia psicologica. Incontri per capirsi, per avere il coraggio di fare delle scelte. Lei era timida, impaurita. Poi mi disse che si sentiva in colpa di essere lì. Abbiamo iniziato a frequentarci. Era disperata a casa, con un marito sempre assente e cattivo nei suoi confronti. Le diceva che era brutta e vecchia, mentre non c’è niente che mi venga in mente più bello dei suoi occhi».

Cinzia si separa (e poi divorzierà). Le due donne iniziano a frequentarsi, si innamorano e decidono di andare a vivere insieme. «Cinzia era felice di stare con me e di vivere anche con mia figlia. Naturalmente avevamo stanze separate e non abbiamo mai fatto capire alla bambina la natura dei nostri rapporti anche se lei, sono certa, li ha capiti lo stesso. I bambini sono buoni, limpidi non vedono il male dove non c’è». Lidia si interrompe mille volte quando deve raccontare la separazione forzata: «Una violenza devastante, per me e per lei. La scoperta del tumore è stata improvvisa, non aveva mai avuto fastidi. E quando ce ne siamo accorti il male aveva ormai occupato il suo corpo. Quando l’hanno portata in ospedale, la famiglia ha detto ai medici di non farmi entrare. Se in Italia ci fosse stata la possibilità di sposarsi tra donne, non sarebbe successo. Cinzia è devastata dal male e non si sa opporre, non può opporsi. L’ex marito è rientrato nella sua vita come se niente fosse e dà ordini ai medici e agli infermieri. Io la chiamo, nei rari momenti di lucidità. Lei l’ultima volta mi ha detto: “Non farti fare del male, stai lontana da loro. Tanto io non ci sono più”».

23/04/2005 - La Stampa

postato da Diamocela | 15:19 | commenti
 
       

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